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    Notizie

    Chi sono i Valdesi - il 20/08/2014 00:00 con Webmaster

    Con questo termine si indica uno dei principali movimenti religiosi medievali,  successivamente confluito nella "Riforma protestante", i Valdesi furono i primi riformisti della Storia.

    Un po di Storia

    La Storia della Chiesa Valdese inizia a Lione dove, Pietro Valdo, Valdès de Lyon (1140-1217),  commerciante, ricco banchiere e cittadino di Lione, chiamato anche dagli storici Pierre Valdo, Valdus, Waldo, Valdes, Valdius, Valdesio, Valdensis o Valdecius e Valdesius. 

    01.jpg La statua di Valdo di Lione, che si trova a Worms (Germania)

    Non si hanno molte informazioni riguardo Pietro Valdo, sono ignote sia le origini che la fine della sua vita. Per ciò che riguarda il cognome esatto, esiste solamente una forma latinizzata (Valdesius) e il nome Pietro, datogli dalla tradizione nel XIV secolo che lo definiva così come nuovo apostolo, tali informazioni provengono dagli archivi dell’Inquisizione e dalle leggende Valdesi.

    Valdo vivamente colpito della morte improvvisa di uno dei suoi amici, tutto accadde quando in una riunione di piacere, mentre era a tavolo con alcuni amici uno di essi cadde improvvisamente morto. Questo avvenimento lo colpi talmente che si pose la domanda “Sono pronto ad incontrare Dio, se morissi adesso ?”.

    Confidò la sua preoccupazione al suo confessore che gli affermò che il migliore medio di assicurare la sua serenità era di fare ciò che Gesù aveva detto al giovane uomo ricco: "Vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri."

    Si interesso alle Scritture ed era stato toccato dal racconto della vita di Sant'Alessio che aveva venduto tutti i suoi beni ed aveva intrapreso un pellegrinaggio in Terra-Santa. Un teologo attirò l'attenzione di Valdo su queste parole del Signore in Mattia 19.21 "Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che possiedi, dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi".

    Decise di devolvere tutti i suoi beni, si presume fosse l’anno 1173, fa in modo che la sua famiglia sia al riparo dal bisogno, dando a essa ciò che occorre loro per vivere, pagò ciò che doveva e vendette il resto per poi distribuirlo ai poveri, rinuncia alle sue ricchezze e predica il vangelo, alzandosi contro la dittatura del clero che vuole che solo i suoi membri possono insegnare al popolo

    Ad inizio del 12 secolo, il,  popolo era analfabeta, anche i nobili ed i cavalieri non sapevano né leggere né scrivere. Solo il clero ed i commercianti facevano eccezione, questi ultimi perché il loro commercio esigeva certe conoscenze.

    In quel tempo la Bibbia e le messe si pronunciavano solamente in latino, ed il popolo non comprendeva niente.

    Valdo era letterato, intelligente, devoto e benefico, aveva letto gli scritti di padri della chiesa e constatato quanto la chiesa romana si era allontanata dal cristianesimo, particolarmente mediante il dogma della transustanziazione e dell'adorazione dell'ostia, fu preso allora di un grande desiderio di conoscere bene le Scritture, e si dedico così a leggere con attenzione la Bibbia. Si dice anche che tradusse alcuni libri dal latino in lingua volgare. Si dedicò anche allo studio dei Padri della chiesa, e si fa fare una traduzione dei Vangeli e di altri libri della Bibbia nella lingua locale, l'arpitan, più correntemente chiamato "franco-provenzale", anche se questa designazione causa a volte malintesi, utilizzando dei chierici per tradurne certe parti.

    Pietro Valdo con un piccolo gruppo di simpatizzanti, prendono d'assalto le vie di Lione annunciando la Buona Novella, con la loro Bibbia tradotta e fanno diffusione delle Sante Scritture in lingua popolare.

    La sua casa diventa una fiorente scuola ed un ospedale pubblico, per ospitare e nutrire i poveri che vengono dall’estero per essere istruiti. Poco a poco, formò dei discepoli che andavano due per due predicare il vangelo nelle vie e nei posti pubblici, ascoltati ed apprezzati grandemente, erano trattati con tutti i segni del rispetto e dell'affetto, guadagnando cosi dei fedeli.

    I suoi discepoli non avevano né beni, né focolare, né famiglia. Talvolta rompevano i legami già formati. Conducevano una vita di abnegazione, di privazioni e di pericoli. Viaggiavano nelle condizioni di estrema semplicità, senza denaro e senza vestito di ricambio, contando sui fratelli che visitavano per i loro bisogni materiali. Andavano sempre due a due, l'un più vecchio che l'altro, il più giovane servente il suo maggiore.

    Per fronteggiare i pericoli dell'epoca, circolavano spesso come commercianti. I più giovani vendevano delle merci leggere, dei coltelli, degli aghi, ecc. non richiedevano mai niente. Molti tra essi facevano dei seri studi di medicina per essere in grado di curare i malati che incontravano.

    Valdo ed i suoi compagni viaggiarono e predicarono, ciò li fece chiamare i "Poveri di Lione", come Valdo anche i suoi condannavano gli errori di Roma, rigettavano il purgatorio, le indulgenze ed il culto dei santi e le pratiche dei preti della Romana Chiesa, il Clero ingiunse loro di smettere il loro insegnamento sotto pena di essere scomunicati, giudicati e bruciati come eretici.

    I Poveri di Lione espulsi dalla diocesi di Lione dall'arcivescovo, il monaco cistercense Guichard di Pontivy, il quale aveva rifiutato loro l'autorizzazione a predicare liberamente in lingua volgare nelle strade e nelle piazze della loro città, si recano allora a Roma nel 1179, quando Alessandro III convoca il terzo concilio del Laterano. E gli presentano per l'approvazione le versioni in volgare «Gallico» dei testi biblici da utilizzare per la predicazione.

    Il papa Alessandro III li accoglie bene ma non invece il Curia Pontificia, che cerca di accertare se essi siano in possesso di una cultura teologica di stampo chiericale e nel corso dell'esame Walter Map non ha nessuna difficoltà a metterli in trappola. I Poveri di Lione, infatti, laici, inesperti in dispute scolastiche, ignorano la sottilissima distinzione che si fa nella teologia dogmatica: la Vergine non è la madre di Cristo, ma la madre di Dio.

    Vengono comunque autorizzati a predicare purché l'arcivescovo di Lione sia di accordo, Guichard di Pontivy, si sensibilizza alle tesi riformatrici del movimento li autorizza.

    I Vaudois crescono in numero. Ma il successore di Guichard di Pontivy , l'arcivescovo Jean di Bellesmains è ostile. Perciò convoca Valdo per vietargli di continuare a predicare, ma questo, seguendo fedelmente la Bibbia, risponde citando "Atti capitolo 5 versetto 29", come fece l'apostolo Paolo in una situazione identica, e si difende dochiarando "Dobbiamo ubbidire a Dio, nella sua qualità di Capo, piuttosto che agli uomini". Per la loro persistenza nel predicare nelle vie di Lione, i Vaudois sono perseguitati e forzati a lasciare la città.

    L'arcivescovo di Lione cercò di far catturare anche Valdo, ma questo aveva tanti amici in città che potè restare nascosto per ben tre anni, insegnando, incoraggiando e fortificando i fedeli.

    Valdo fu poi costretto a fuggire, con un certo numero di seguaci, e si rifugiarono nelle piccole comunità cristiane in disaccordo con Roma e molto unite tra esse, nel sud dell'Italia ed a nord della Germania,

    Pietro Valdo, si reco poi con parecchi dei suoi discepoli nel sud della Francia, dove dovette nuovamente fuggire recandosi in Piccardia, in Germania ed infine in Boemia, lavorando sempre all'opera del Signore. È in questa regione che finì pacificamente i suoi giorni, morendo pare nel 1217, altri individuano la sua morte nel 1206.

    Alla morte di Pietro Valdo, il suo movimento, sembra vicino ad una riconciliazione con la Chiesa, il papa Innocente III era infatti disposto anche al dialogo.   

    Così, più di tre secoli prima della proclamazione delle 95 tesi di Lutero, nascevano, con Pietro Valdo, i primi riformisti della Storia.

    I Poveri di Lione, furono un mezzo che permise al Vangelo di spargersi in tutte le contrade dove passavano. In Piemonte, raggiunsero di altri esiliati che si chiamava i Valdesi e portarono ad essi la loro Bibbia che era stata ricopiata accuratamente. Le persecuzioni esercitate con perseveranza e crudeltà dall'inquisizione ed il clero ebbero finalmente ragione di questi piccoli gruppi di cristiani disseminati e che rifiutavano di sottoporsi a Roma.

    I Valdesi

    I Valdenses o Valdesi erano già conosciuti sotto questo nome, prima di 1144, e di conseguenza molto prima Pietro Valdo. Anche se le relazioni di Pietro Valdo coi Valdesi furono così intime che molto lo designarono come fondatore di questa comunità, mentre per altri il nome di "Valdesi" proviene delle valli alpestri - Vallenses - dove questi credenti vivevano in grande numero, infatti Vallenses deriva da Valli o da Valle, o più generalmente da vallisdensa, valle folta. Un vecchio pastore della valle di Sant-Martin, nel territorio attuale dei Valli Valdesi, ha dichiarato che, secondo la tradizione, la valle che abita si chiamava, una volta, Valle Ombrosa.

    Valdo ed i suoi predicatori diedero un impulso straordinario alle opere missionarie dei Valdesi che, fino ad allora, erano restati piuttosto isolati nelle loro valli remote, ma che, da allora, se ne andarono a predicare dovunque la Parola di Dio. 

    I Valdesi furono condannati ufficialmente al concilio di Verona, il 4 marzo 1184, dal papa Lucio III. Questa condanna fu rinnovata al 4 concilio Laterano, il 30 novembre 1215, dal papa Innocente III.

    Queste comunità desideravano restare tuttavia in seno alla Chiesa Romana, annunciando però la loro nuova fede, ciò che Roma non poteva certamente tollerare .

    Infatti i primi Valdesi non intendevano contestare più di tanto la Chiesa istituzionale. Si definivano “veri cattolici” che rispettavano i consigli dei Vangeli diversamente da quanto facevano i “falsi cattolici”.

    Si installarono e trovano rifugio nelle valli del Piemonte le cosiddette “Valli Valdesi”, in Germania, ed in Europa centrale. Con il termine Valli Valdesi si intendono tre valli dell'Italia nord-occidentale, tutte situate in Piemonte nella provincia di Torino che sono, la Val Pellice, la Val Chisone e la Val Germanasca.)

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    In queste vallate subirono le più terribili persecuzioni da parte della Chiesa Cattolica e dell'Inquisizione.

    Dopo la crociata contro gli Albigeois, infatti la Chiesa Cattolica concentra i suoi attacchi verso i Valdesi. L'inquisizione entra in azione nel 1230, per paura, i Valdesi fermano la predicazione che faceva parte della loro particolarità. Somigliando oramai più ai protestanti classici. Li si accusa di eresia, di stregoneria, ed anche di adorare il Diavolo, vengono inoltre diffamati. I Valdesi tra di loro erano molto uniti, si sposavano infatti tra loro, ciò che ha contribuito a creare il patrimoni dei Valdesi.

    Nel XVI Secolo, la Riforma arrivo con le guerre di religione. I protestanti ed i Valdesi si avvicinano ulteriormente. I primi incoraggiano i secondi a finanziare una traduzione in francese. Paradossalmente, pochi Valdesi compredevano il francese ma ciò vece si che tale lingua diventasse la loro prima lingua.  Certi abitanti dubitano della fedeltà dei Valdesi e li accusano di turbare l'ordine pubblico. L'editto di Mérindol scatena un orribile bagno di sangue. In numerose regioni, i Valdesi sono massacrati, infilzati, bruciati vivi.

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                Tortura di Anna Charboniere             Massacro di bambini Valdesi nel 1655 durante le "Pasque piemontesi"

    Le atrocità commesse sono terribili. Nelle loro sofferenze, i Valdesi si vedono costetti a ricorrere anche alle armi per difendersi. Questi conflitti li spingeranno ad allearsi ai Protestanti ed a diventare come essi.

    Nel 1163, un concilio della Cattolica Chiesa Romana, convocato a Tour dal papa Alexandro III , vieta ogni relazione coi Valdesi, a causa della loro "dannabile eresia, conosciuta da molto tempo nel territorio di Tolosa".

    Verso la fine del dodicesimo secolo, c'era a Metz una chiesa Valdese importante che aveva in uso delle traduzioni della Bibbia. A Colonia, una chiesa esisteva fin dai vecchi tempi, quando nel 1150 un gran numero dei suoi membri furono perseguitati, il giudice dichiarò: "Camminano alla morte, non solo con pazienza, ma con entusiasmo". In Spagna, il re Alponso di Aragona emise, nel 1192, un editto contro i Valdesi, dove dichiarava di agire come i suoi predecessori. Erano numerosi in Francia, in Italia, in Austria ed in altri paesi. Nel 1260, li si trova in quarantadue parrocchie della diocesi di Passau ed un prete di Passau scriveva allora: "In Lombardia, in Provenza ed altrove, gli eretici hanno più scuole dei teologi e molto più di ascoltatori, discutono liberamente ed invitano il popolo a solenni riunioni nei posti di mercato, od in campi. Nessuno osa resister loro a causa del potere e del gran numero di loro ammiratori." 

    A Strasburgo, nel 1212, i Dominicani avevano fermato e fatti prigionieri già cinquecento persone che facevano parte delle chiese Valdesi. Appartenevano a tutte le classi, nobili, preti, ricchi e poveri, uomini e donne. I prigionieri dichiararono che avevano molti fratelli in Svizzera, in Italia, in Germania, in Boemia. Ottanta di essi, con altri dodici preti e ventitre donne, furono bruciati sul rogo. Il loro vecchio direttore, chiamato Jean, dichiarò prima di morire: "Siamo come ogni peccatore, ma non è la nostra fede che ci rende tali, e noi non siamo colpevoli di bestemmia per cui ci si accusa senza ragione. Contiamo sul perdono dei nostri peccati, e ciò senza il soccorso degli uomini, né a causa del merito delle nostre opere." I beni dei martiri furono divisi tra la Chiesa Cattolica e le autorità civili il cui potere era al servizio della Chiesa. 

    Nel 1263, un decreto del papa Gregorio IX dichiara: "Scomunichiamo e colpiamo di anatema tutti gli eretici, Catari, Patarins, Poveri di Lione, Arnoldistes ed altri, qualunque sia il loro nome, perché, sebbene avendo differenti facce, sono riuniti tra loro e si incontrano in un stesso punto per la loro vanità."

    L'inquisitore Davide di Asburgo ammette che "prima era solamente una setta" che si univa di fronte ai loro nemici. In certi paesi, erano così numerose ed influenti che godevano di una grande libertà, mentre altrove erano esposte alle più crudeli persecuzioni.

    Le dottrine e le pratiche di questi fratelli - conosciuti sotto il nome di Valdesi - mostrano per il loro carattere che non erano frutto di una prova della riforma delle Chiese Romana e Greca, infatti non portano nessuna influenza di queste Chiese. Indicano al contrario la continuità di una vecchia tradizione derivata da tutta altra sorgente quale l'insegnamento della scrittura e le pratiche della Chiesa Primitiva.

    La loro esistenza prova che ci sono sempre stati degli uomini di fede, di grande potere ed intelligenza spirituale, che hanno mantenuto nelle Chiese una tradizione molto simile a quella conosciuta nei tempi apostolici e molto lontani di quella che avevano elaborato le Chiese dominanti.

    All'infuori delle Sacre Scritture, i Valdesi non avevano nessuna confessione di fede, né nessuna altra regola. Nessuno uomo, per tanto eminente che fosse, aveva il diritto di mettere da parte l'autorità delle Scritture. Tuttavia, attraverso i secoli, ed in tutti i paesi, confessarono le stesse verità e si conservarono le stesse forme di culto.

    Lo spirito di Cristo, dicevano, agisce in ogni uomo nella misura in cui questo uomo ubbidisce a Cristo e lo segue fedelmente. Solo il Signore può renderci capaci di comprendere le sue parole. Quello che l'ama custodirà i suoi comandi.

    Si opponevano ad ogni spargimento di sangue, come pure alla pena di morte. Non adoperavano mai la forza per imporre la loro fede e non intentavano processo a coloro che facevano loro torto.

    Tuttavia un buon numero adoperò le armi per difesa personale o quella delle loro famiglie, quando vennero attaccati nelle loro Valli.

    Negli affari di Chiesa, i Valdesi amavano la semplicità e nulla ricordava le forme adottate dalla chiesa di Roma, ciò non impediva alle Chiese ed agli Anziani di accettare le loro responsabilità col la più grande serietà. I credenti si univano agli anziani per le decisioni da prendere in materia di disciplina e per nominare un Anziano.

    La “Santa Cena” era per tutti i credenti e veniva distribuita in memoria del corpo del Signore.

    I mezzi più ricercati per mantenere la vita spirituale erano la lettura personale delle Scritture, il culto regolare con la famiglia e delle frequenti conferenze.

    Questi credenti non prendevano parte agli affari governativi, dicevano che gli Apostoli erano comparsi spesso davanti ai tribunali, ma non si erano mai stati seduti come giudici. Apprezzavano l'educazione accanto alla spiritualità. Parecchi di quelli che annunciava la Parola avevano ottenuto un Istruzione Universitaria.

    Il papa Innocente III (1198-1216) rese loro una doppio testimonianza, dicendo che, tra i Valdesi, i laici educati si incaricavano della predicazione, e che i Valdesi non volevano ascoltare nessun uomo che non fosse Dio. 

    La pace relativa nelle Valli Valdesi fu turbata quando nel 1380 il papa Clemente VII mandò un monaco come inquisitore per punire gli eretici.

    Nei tredici anni che seguirono, circa 230 persone furono bruciate ed i loro beni ripartiti tra gli inquisitori ed i magistrati del paese.

    Durante l'inverno di 1400, la persecuzione si estese e molte famiglie si rifugiarono sulle alte montagne dove numerosi bambini, donne ed anche uomini morirono di fame e di freddo.

    Nel 1486, una bolla di Innocente VIII autorizzò l'arcivescovo di Cremona ad estirpare gli eretici, 18.000 uomini invasero le Valli ed allora i contadini cominciarono a difendersi, approfittando della natura montagnosa del paese, che ben conoscevano, respinsero le forze nemiche. Tale conflitto durò più di un centinaio di anni.

    All'inizio della Riforma Protestante, (vasto movimento iniziato da Martin Lutero nel 1517, che partendo dalla contestazione della vendita delle indulgenze e della corruzione della chiesa provocò la scissione dalla Chiesa Cattolica). Gli aderenti alla Riforma Protestante negavano il ruolo della Chiesa quale intermediaria tra l'uomo e Dio, con la funzione di rimettere i peccati in quanto tutti gli uomini, sono in rapporto diretto con il loro creatore del quale devono conoscere e interpretare la parola contenuta nelle Sacre Scritture, i sacramenti vengono ridotti al Battesimo e all'Eucaristia.

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    Monumento di Chanforan

    I Valdesi aderirono alla Riforma Protestante nell'assemblea del 1532 a Chanforan. Su iniziativa di Guglielmo Farel, si tenne un sinodo a Chanforan in alta Val d’Angrogna (Piemonte), che segnò una svolta nella storia Valdese. Tale sinodo era stato preceduto da incontri regolari tra i Barba (Zio in piemontese e franco provenzale) e numerosi Riformatori, quali Oecolampadius, Bucer e Farel. Con tale sinodo i Poveri aderirono definitivamente alla Riforma.

    Il simbolo più netto di tale adesione fu l’adozione da parte dei centoquattro Barba delegati di una confessione di fede composta da ventiquattro articoli, dall’impronta prettamente riformatrice.

    Un ulteriore effetto del Sinodo di Chanforan fu La Bibbia di Olivetan, richiesta e finanziata, dedicando 500 scudi, dai delegati della “Povera Chiesa” menzionata dal traduttore nella sua prefazione.

    Luigi Oliviero, più noto con il nome di Pietro Robert Olivetan, nacque a Noyon in Picardia, cugino di Giovanni Calvino, nato ne 1506, morì a Roma nel 1538. Studiò il Greco e l’Ebraico a Strasburgo. Nel momento in cui ricevette la richiesta dei “barba”, esercitava la professione di precettore a Neuchâtel dove viveva. Amava chiamarsi con lo pseudonimo di “Belishem de Belimakon” (senza nome e senza luogo).

    La traduzione di Olivetan è basata sul Nuovo Testamento di Lefebvre d’Etaples, stampato da Martin L’Empereur, ad Anversa, nel 1528. Tradusse l’Antico Testamento a partire dall’ebraico tenendo conto della versione latina di Sate Pagnini. Tale traduzione rivela come Olivetan fosse un umanista appassionato di lingue antiche ed un profondo conoscitore dei commentari  rabbinici.

    La Bibbia di Olivetan fu stampata il 4 giugno 1535 a Neuchâtel da Pietro de Wingle, un altro “picard”, rifugiato li dopo Lione.

    La Bibbia di Olivetan verrà poi utilizzata per altre importanti traduzioni del mondo protestante, in particolare quella di Ostervald. Inoltre fu il frutto di diversi autori che affiancarono Olivetan, tra cui Thomas Malingre, il poeta Bonaventure Desperriers, redattori degli indici, e il giovane Giovanni Calvino, autore di varie prefazioni nelle quali difende un tema caro ai Valdesi e ai Riformatori “l’accessibilità alla lettura dei testi sacri da parte del popolo”.

    Un ulteriore simbolo fu l’edificazione dei primi templi nel 1555 nelle valli valdesi a San Lorenzo d’Angrogna ed al Ciabas.

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    Queste “Capanne”, così definite nel "Trattato di Cavour" per via della loro nudità, testimoniavano la volontà di offrire un luogo di Culto diverso a comunità Cristiane altrettanto diverse, oltre ad affermare la loro reale esistenza.

    Dal XVI al XIX, la specificità Valdese svanì per garantire la propria sopravvivenza in mezzo ad una serie continua di correnti riformatrici che costituì una successione apostolica parallela a quella del cattolicesimo, fondata non sull’istituzione ma sulla fedeltà allo stesso messaggio.

    Questo concetto di “libera interpretazione delle Sacre Scritture (Bibbia)”, unitamente a motivazioni di ordine sociali, politiche, economiche e culturali, determinò il rapido frazionamento delle chiese riformate.

    Fra le principali Chiese riformate e bene ricordare, la Chiesa Luterana, la Calvinista e l'Anglicana, ma moltissime sono le correnti e sotto correnti tutte accomunate dalla contestazione della Chiesa Cattolica.

    Emarginati dall'istituzione ecclesiastica, i Valdesi conobbero tuttavia una progressiva larghissima diffusione tra il sec. XIII e il XIV in Lombardia, in Linguadoca e in Provenza (fine sec. XII). Elementi di predicazione Valdese vennero recepiti da ambienti già legati all'eterodossia, dando luogo a un movimento religioso caratterizzato da una tendenza anti-istituzionale particolarmente radicale e da una notevole capacità di espansione missionaria, che portò i Valdesi, attraverso la Svizzera, l'Austria e la Germania, sino nell'Ungheria e nella Boemia (dove considerevole fu poi l'apporto Valdese alla rivoluzione hussita del sec. XV.

    Altre aree di diffusione Valdese furono le vallate alpine del Piemonte occidentale, del Delfinato e, nell'Italia meridionale, la Calabria e le Puglie.

    La strategia dell'autorità ecclesiastica non escluse tentativi, parzialmente riusciti,  l'istituzionalizzazione monastica dei Valdesi (i poveri cattolici in Francia nel 1208, i poveri riconciliati in Lombardia nel 1210), tesa a neutralizzarne la carica contestativa, ma rimase essenzialmente repressiva.

    I motivi fondamentali del Valdismo medievale risiedevano in una prassi che univa la predicazione itinerante del Vangelo al popolo con la povertà di vita. Di qui derivò la divisione tra ministri itineranti (distinti poi secondo i tre ordini dell'episcopato, del presbiteriato e del diaconato) e semplici fedeli.

    La predicazione dei Valdesi, sostenuta da un'estesa attività di volgarizzazione della Scrittura, si arricchì di motivi esplicitamente antitradizionali, negazione del purgatorio e delle messe per i defunti, della validità dei sacramenti amministrati da sacerdoti indegni, riduzione del numero stesso dei Sacramenti al Battesimo, all'Eucarestia e alla Penitenza. Rifiuto della gerarchia ecclesiastica e dei tradizionali ruoli di culto. Verso l'ordinamento civile, nonché ecclesiastico del tempo, i Valdesi erano apertamente contestatori rifiutando il giuramento e la violenza.

    Nel sec. XV i Valdesi di Boemia si unirono con gli Hussiti e confluirono nella Unitas Fratrum, quelli di lingua neolatina aderirono nel sec. XVI alla Riforma protestante, adottando le Ordonnances ecclesiastiche ginevrine.

    Dalla metà del sec. XVI in poi, la storia dei Valdesi è un alternarsi di persecuzioni e di effimere tregue, ottenute grazie alla resistenza armata e alla coesione sociale dei Valdesi delle Valli,

    Nel 1551 i Valdesi delle Valli ottennero da Emanuele Filiberto di Savoia il riconoscimento di una relativa libertà di culto. Costituivano nelle valli di San Martino, oggi Val Germanasca, e di Luserna, oggi val Pellice, una popolazione di circa 12.500 persone.

    Ma nel secolo successivo, la persecuzione antivaldese ebbe i suoi momenti culminanti nel 1655, allorché furono compiute le stragi note come le Pasque Piemontesi, e nel 1683-85 quando i Valdesi vennero espulsi dalle valli e costretti ad un esilio che li portò nella Svizzera e nella Germania meridionale.

    Infatti seguendo la politica di Luigi XIV di Francia, Vittorio Amedeo II impose ai suoi sudditi di Religione Riformata di cessare ogni manifestazione pubblica, demolire i luoghi di culto, allontanare i loro ministri e battezzare i figli nella Chiesa romana.

    I valdesi però rifiutando l’ipotesi di un esilio decisero di resistere, ma furono massacrati. Deportati nelle prigioni e nelle fortezze perirono di stenti. Poco meno di 2.500 poterono ritirarsi in Svizzera e e nella Germania meridionale.

    Il Glorioso Rimpatrio

    Ritornarono in Italia nell’agosto del 1689, la situazione internazionale infatti si volse in loro favore, Guglielmo III d’Orange diventato re d’Inghilterra ricostituì il fronte anti francese della Legge di Augusta e nel quadro della guerra contro la Francia finanziò una spedizione militare in Piemonte composta da un migliaio di uomini che per la maggioranza erano Valdesi.

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    A fine agosto, per la precisione il 26, un gruppo di un migliaio di esuli Valdesi ed Ugonotti, condotti da Henri Arnaud (1643-1721 -già ministro di culto a Pinasca all’epoca della cacciata e fautore della disperata resistenza Valdese successiva) fu indotto a tentare una difficile e rischiosa spedizione attraverso le Alpi per raggiungere militarmente le valli piemontesi. L’impresa è poi passata alla storia col nome di “Glorieuse Rentrée”, ad evidente richiamo della “Glorious Revolution” inglese che l’aveva indirettamente resa possibile. Ottenuto infatti l’appoggio politico e finanziario dallo storico avversario di Luigi XIV, Guglielmo III d’Orange, da poco insediatosi sul trono d’Inghilterra a seguito appunto della “Gloriosa Rivoluzione” e tenace tessitore dell’alleanza europea antifrancese.

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    I circa mille uomini di Arnaud si concentrarono segretamente nei pressi del lago Lemanno da cui la spedizione partì, marciando per 13 giorni, attraversarono la Savoia e si scontrarono a Salbertrand con le truppe francopiemontesi che vennero sconfitte. Proseguirono quindi per Prali, in Val Germanasca dove Arnaud, con la spada in una mano e la Bibbia nell’altra celebrò una funzione religiosa in un tempio Valdese. Proseguendo la marcia arrivarono in Val Pellice ed a Bobbio Pellice, nella frazione di Sibaud, i Valdesi, per evitare sbandamenti, pronunciarono un solenne giuramento, ovvero di mantenere fra loro unione e solidarietà. Questo impegno venne chiamato con il nome di “Giuramento di Sibaud”.

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    Stretti dalle truppe francesi si trovarono impegnati in mesi di guerriglia e furono costretti ad asserragliarsi alla Balsiglia, una borgata sopra a Massello, in val Germanasca. L’attacco nel maggio 1690 delle truppe franco-sabaude stava per segnarne la fine ma li salvò l’improvviso cambiamento nelle alleanze politiche, che portò il duca di Savoia Vittorio Amedeo II ad abbandonare la sua alleanza con la Francia per firmarne una con Inghilterra e Olanda e quindi gli divenne strategicamente utile impiegare i valdesi in funzione anti-francese. Liberò i prigionieri, favorì il rientro dalla Svizzera degli esiliati e offrì il cosiddetto Editto di Reintegrazione, con il quale i Valdesi furono riconosciuti legittimi proprietari dei loro territori.

    La situazione rimase favorevole ai Valdesi solo fino al 1696, quando, grazie al trattato di pace firmato con la Francia, Vittorio Amedeo II si mise nuovamente a perseguitarli, 3.000 di essi, sotto il comando di Arnaud, si rifugiarono nel ducato di Württemberg, in Germania, sotto la protezione del duca Eberardo Luigi (1677-1733), e qui Arnaud divenne pastore di Durrmenz-Schonenberg, vicino a Stoccarda, nel 1699.

    Negli ultimi anni della sua vita, Henri (Enrico)Arnaud, si dedicò alla stesura della sua «Histoire de la glorieuse rentrée des Vadois dans leurs vallées » (Storia del glorioso rimpatrio dei valdesi nelle loro valli), che fu pubblicata nel 1710.  Enrico Arnaud morì a Schonenberg nel 1721.

    Solo nel 1848 Carlo AlbertoCon le « Lettere Patenti di Carlo Alberto » ( lunedi 17 febbraio 1948)

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    "Carlo Alberto, per la grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, duca di Savoia, di Genova ecc.ecc. Principe di Piemonte ecc.ecc.
     
    Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti di devozione delle popolazioni Valdesi, i Reali nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili. E noi stessi, seguendo le loro tracce abbiamo concedute a questi Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle medesime leggi. Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risluti a farli partecipare di tutti i vantaggi con le massime generali della nostra legislazione.
     
    Epperciò per le presenti, di Nostra certa scienza. Regià autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:

    I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici dei nostri sudditi, frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.

    Nulla però è innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.

    Deroghiamo ad ogni legge contraria  alle presenti, che mandiamo ai Nostri Senati, alla camera de'Conti, al Controllo generale di registrare, ed a chiunque spetti di osservarle, volendo che sieno inserite nella raccolta degli atti del Governo, e che alle copie stampate nella Tipografia reale si presti fede come all'originale: tale è Nostra mente.

    Firmate in Torino addì diciasette del mese di febbraio. Anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.  »

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    Da questo momento, i Valdesi, poterono così dedicarsi a un'attività di evangelizzazione, che ne estese la presenza nel corso della seconda metà del sec. XIX in numerose città e centri minori della penisola italiana.

    Alla fine del XVIII secolo la comunità valdese appariva confinata alle Valli come in una sorta di ghetto, vi si trovavano 6000 persone suddivise in quindici paesini.

    Nel XIX secolo, le comunità valdesi ricevettero da Francia, Svizzera e Inghilterra un impulso revivalistico che modificò la loro spiritualità e la loro teologia. Vistisi riconoscere i propri diritti civici i Valdesi si aprirono all’Italia.

    Torino fu la prima tappa di questa conquista. Jean-Pietro Meille vi giunse nel 1850 e l’edificazione di un imponente tempio fu conclusa nel 1853. La comunità celebrava i culti in italiano. Meille fondò un periodico di evangelizzazione popolare, La Buona Novella e una casa editrice, la Claudiana.

    12.jpgTempio di Torino

    L’affermazione di Charles Beckwith : “Ormai o siete missionari o non siete nulla”, costituì una parola d’ordine per la seconda metà del XIX secolo. Le valli formarono e inviarono pastori, insegnanti e colportori. Un comitato di evangelizzazione fu fondato nel 1860. L’espansione missionaria valdese seguì di pochissimo la costituzione dell’unità d’Italia: Lombardia e Toscana, Sicilia, Veneto.

    Nel 1889, in occasione del bicentenario di questi avvenimenti, vennero inaugurate la Casa Valdese a Torre Pellice ed una scuola-monumento alla Balsiglia.

    L’edificazione del tempio di Piazza Cavour a Roma, inaugurato nel 1914, segnò il pieno ingresso della Chiesa valdese nel panorama religioso italiano.

    13.JPGTempio di Piazza Cavour Roma

    Parallelamente a ciò, nuove denominazioni, di origine anglosassone, fanno la loro comparsa nel corso del XIX e XX secolo, spesso tramite convertiti di origine Valdese od immigrati, Assemblee dei Fratelli, Battisti, Metodisti, Pentecostali. La Chiesa Valdese svolge un ruolo determinante nell’unità di questo neo-protestantesimo italiano, nel 1979 si unisce alla Chiesa Metodista, mantiene un dialogo privilegiato con le Chiese Battiste e con esse conduce la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane.

    Attualmente la Chiesa Valdesi è presente in Italia con circa un centinaio di comunità, il nucleo più numeroso di Valdesi permane nelle Valli del Pinerolese, ed attiva attraverso iniziative di carattere culturale (p. es. la facoltà Valdese di teologia in Roma, la libreria editrice Claudiana di Torino, la stampa periodica) e sociale (scuole, ospedali, centri per minori o anziani), la sua struttura organizzativa è di tipo presbiteriale-sinodale. È stata inoltre attuata l'integrazione tra la Chiesa Valdese e la Chiesa Evangelica Metodista d'Italia.

    Centri di cospicua presenza Valdese fuori dell'Italia sono in Francia ed in Svizzera (Losanna, Ginevra, Basilea, Zurigo), negli Stati Uniti d'America (Chiesa di New York, Chiese di Valdese, città dello Stato della Carolina) e soprattutto in Uruguay e in Argentina, dove una ventina di comunità direttamente legate alla Chiesa italiana raccolgono diverse migliaia di persone.



     
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