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    Notizie

    Nadia Toffa se n'è andata - il 13/08/2019 00:00 con Webmaster

    Nadia Toffa se n'è andata, ma ha lasciato in eredità il suo sorriso, affidato ai social, speso soprattutto durante il periodo della malattia per dare speranza a chi stava lottando come lei

    "Vi bacio tutti tutti tutti": l'ultimo messaggio di Nadia Toffa

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    Nadia Toffa con il suo cane Totò

    A dare la brutta notizia è stato stamattina lo staff della trasmissione TV le Iene sulle proprie pagine Social.

    Nadia_00.jpg

    Il 2 dicembre 2017 ha un malore nella sua camera d'albergo a Trieste e viene ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell'Ospedale di Cattinara. L'11 febbraio 2018 ritorna a condurre Le Iene e rivela di aver sconfitto un tumore grazie alla chemioterapia e alla radioterapia. “Ho avuto un cancro. In questi mesi mi sono curata: prima ho fatto l’intervento, poi la chemioterapia e la radioterapia. L’intervento ha tolto interamente il tumore, ma poteva esserci una piccola cellula rimasta e quindi ho seguito i consigli del medico e ho seguito le cure previste. Ora è tutto finito: il 6 febbraio ho finito la radio e la chemio”, aveva detto nel corso della trasmissione. Affermazioni che avevano suscitato forti polemiche sui social da parte dei malati di cancro tanto che la Toffa aveva, poi, precisato su Instagram: “Nessuno di noi può parlare di guarigione e nemmeno la sottoscritta lo ha fatto”. Una frase che, forse, lasciava presagire che non tutto era risolto. Domenica 8 aprile, infatti, annuncia via Twitter che non avrebbe partecipato al programma: “Ciao ragazzi, - si legge sul suo profilo - stasera non sarò alla conduzione del mio programma preferito, #LeIene, perché negli ultimi giorni ho fatto delle cure che mi hanno provata un bel po' e quindi mi tocca saltare la puntata di questa domenica. Vi prometto comunque che da settimana prossima tornerò”.

    Il Video del rientro alla Iene e la sua dichiarazione di lotta al cancro :


    I presidenti dell'Unione Europea - il 04/07/2019 00:00 con Webmaster

    I presidenti dell'Unione Europea - Chi fa cosa

    Ciascuna delle tre principali istituzioni dell'Unione Europea ha un presidente come di seguito riportiamo:

    Il Presidente della Commissione Europea: Ursula Von der Leyen001.jpg
    Durata del mandato: 1°novembre 2019 - 31 ottobre 2024
    Succede a Jean-Claude Juncker  - Durata del mandato: novembre 2014 - ottobre 2019
    Nominato da: i leader nazionali (capi di Stato o di governo dei paesi membri), con l'approvazione del Parlamento europeo
    Il suo Ruolo principale è:
    Assicurare la guida politica della Commissione
    Convocare e presiedere le riunioni del collegio dei commissari
    Guidare i lavori della Commissione per l'attuazione delle politiche dell'Unione Europea
    Prende parte alle riunioni del G7
    Contribuire ai più importanti dibattiti sia in sede del Parlamento Europeo che del Consiglio dell'Unione europea (nel quale sono rappresentati i governi nazionali).

    Il presidente del Consiglio Europeo: Charles Michel002.jpg
    Durata del mandato: 1º dicembre 2019 al 31 maggio 2022
    Succede a Donald Tusk - Durata del mandato: giugno 2017 - novembre 2019
    Il presidente del Consiglio europeo è eletto per un periodo di due anni e mezzo
    Nominato da: i leader nazionali (capi di Stato o di governo dei paesi membri)
    Il suo Ruolo principale è:
    Presiede e anima i lavori del Consiglio europeo per stabilire gli orientamenti politici generali e le priorità dell'UE, in cooperazione con la Commissione
    Promuove la coesione e il consenso in seno al Consiglio europeo
    Assicura la rappresentanza esterna dell'Unione Europes per quanto riguarda le questioni di politica estera e di sicurezza.

    Il presidente del Parlamento Europeo: David Maria Sassoli003.jpg
    Durata del mandato: dal 3 luglio 2019
    Succede ad Antonio Tajani - Durata del mandato: gennaio 2017 - luglio 2019
    Il presidente viene eletto per un mandato di due anni e mezzo, per cui ad ogni legislatura del Parlamento Europeo si alternano due presidenti.
    Eletto da: i deputati del Parlamento Europeo
    Il suo Ruolo principale è:
    Assicurarsi che vengano seguite le procedure prescritte dal regolamentoV
    Vigilare sulle attività del Parlamento e delle sue commissioni
    Rappresentare il Parlamento in tutte le questioni giuridiche e nelle relazioni internazionali
    Dichiarare l'adozione finale del bilancio


    La storia di Vincenzo è di quelle che commuovono, uno di quei racconti di sofferenza, speranza ed immensa umanità.

    Tra i protagonisti ci sono anche i Volontari del Comitato della Croce Rossa Italiana di Susa.

    Volontari che hanno voluto realizzare l’ultimo desiderio di un uomo in stato terminale.

    E' arrivata a 31 anni quella sentenza senza scampo: "Non ci sono speranze". Così, Vincenzo Corda, ricoverato da gennaio nell'ospedale tedesco di Heidelberg, ha saputo da una dottoressa che il ritorno del tumore creduto sconfitto gli sarebbe stato fatale, e la malattia di era in uno stadio ormai troppo grave.

    A quel punto Vincenzo, giovane fabbro emigrato in Germania nel 2012, a espresso il desiderio"Voglio tornare a Palermo". Per Vincenzo a Palermo c’era una piccola speranza di fare la chemioterapia, un lungo viaggio per tentare una cura straordinaria nella sua terra di origine, ma soprattutto voleva rivedere la sua terra la Sicilia.
    Sua moglie Rosanna ed i suoi familiari si sono subito attivati per poterlo accontentare. La ricerca è però difficile, Vincenzo non poteva essere trasportato ne in aereo ne in auto, ad un certo punto la suocera a un idea, "proviamo con la Croce Rossa Italiana". Il trasporto sanitario, si presenta molto delicato per le condizioni critiche del paziente, ma i Volontari del Comitato di Susa (Torino), in modo particolare l'infermiere Fabio Giammetta milite della Croce Rossa, lo organizzano in due giorni, contribuendo ad esaudire e realizzare il desiderio di Vincenzo. Durante quei 2mila chilometri ha parlato con i Volontari che lo assistevano, con loro si è aperto, ha raccontato le sue speranze, i suoi desideri da papà di una bimba di tre anni, che sognava di tornare a Palermo e costruirsi una casa". Appena arrivato in Sicilia a potuto sentire per l’ultima volta l’odore del mare, attraverso il finestrino dell’ambulanza, e mangiare una brioches.

    Così Vincenzo, nel marzo scorso, è potuto tornare a casa, per vederla per l'ultima volta. Purtroppo Vincezo è mancato due settimane dopo essere tornato in Sicilia e al funerale ha partecipato una delegazione della Croce Rossa Italiana.

    Ora i suoi parenti vogliono far conoscere la storia del suo ultimo viaggio, in compagnia dei volontari Cri. "Sono angeli", sottolinea Rosanna.

    I Volontari della Croce Rossa di Susa hanno realizzato un video "L'ultimo viaggio di Vincenzo" che vi proponiamo di seguito:


    Grande Torino - il 04/05/2019 00:00 con Webmaster

    Sono ormai trascorsi 70 anni quando avvenne la più grande tragedia calcistica della storia italiana.

    grande.jpg

    Erano le 17.04 del 4 maggio 1949 quando l'aereo, un Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, Avio Linee Italiane, siglato I-ELCE, con a bordo una delle squadre più forti della storia del calcio, il Grande Torino, si schianta contro il muraglione del terrapieno posteriore della  Basilica di Superga. Non sopravvisse nessuno, le vittime furono 31, tra calciatori, tecnici, dirigenti e giornalisti al seguito.

    L’aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica, la partita era stata combinata qualche mese prima, in occasione della partita Italia e il Portogallo, In quell’occasione Francisco Ferreira parlò con Valentino Mazzola (capitano azzurro non che degli Invincibili): ”Vorrei organizzare qualcosa di speciale. Vorrei affrontare la squadra più forte del Mondo”. Quella squadra allora portava la maglia granata era il Torino. Allora i giocatori non guadagnavano come al giorno d'oggi e sembra che Ferreira, capitano del Portogallo, che era in difficoltà economiche, pensò bene di organizzare un match speciale in quanto l’incasso lo avrebbe aiutato, anche se non si sa se questo aneddoto sia vero.

    Vi furono alcuni che dovevano partire con la squadra ma che per un motivo o l'altro non andarono a Lisbona. Il più famoso è Nicolò Carosio, voce del calcio radiofonico e televisivo, che avrebbe voluto andare ma la moglie, a causa della cresima del figlio, si impose e non lo lascio partire. Il presidente del Torino comm. Ferruccio Novo non partì a causa di una forte influenza. Vittorio Pozzo il Commissario Tecnico della nazionale Italiana non partecipò all’ultimo momento. Il giocatore Sauro Tomà non potè partire per questa partita amichevole a causa di un brutto infortunio al ginocchio, era sconvolto e triste di non poter partecipare ma per ironia della sorte, questo gli salvò la vita. L'altro giocatore che si salvò era Renato Gandolfi, che era il secondo portiere, ma in occasione  della trasferta a Lisbona gli fu imposto di lasciare il suo posto a Dino Ballarin, che in realtà era il terzo portiere, su pressione del fratello Aldo, la delusione per Renato fu forte, ma questo fatto gli salvò la vita evitandogli di essere coinvolto nella tragedia di Superga.

    Sono rimasti famosi "i 15 minuti granata" infatti Capitan Valentino Mazzola, ad un certo punto della partita, tirava su le maniche della sua casacca fino oltre i gomiti e urlava il suo "alè", era il segnale della carica, ed in quel quarto d' ora la partita veniva vinta sconfiggendo gli avversari, con goals e gioco spettacoloso.

    Quando la squadra morì il campionato non era ancora finito, mancavano infatti quattro giornate al termine, la Figc, su richiesta di Inter e Milan ed a nome anche delle altre società decisero di assegnare lo scudetto al Torino, alla memoria. La società potè schierare la squadra giovanile delle riserve, che era comunque forte, vinsero tutti e quattro gli incontri, occorre ricordare che, per solidarietà, anche le squadre avversarie mandarono in campo le loro squadre riserva.

    Le Vittime
    Giocatori                               Età Mansione Dirigenti                                       
    Valerio Bacigalupo       25   Portiere Egidio (detto )Arnaldo Agnisetta (Direttore Generale)
    Aldo Ballarin 27 Difensore Ippolito Civalleri (Dir.Accompagnatore)
    Dino Ballarin 23 Portiere Andrea Bonaiuti (Organizzatore delle trasferte della squadra) 
    Émile Bongiorni 28 Attaccante
    Eusebio Castigliano 28 Mediano Allenatori
    Rubens Fadini 21 Centrocampista Egri Erbstein (Direttore Tecnico)
    Guglielmo Gabetto 33 Attaccante Leslie Lievesley (Allenatore)
    Roger (Ruggero) Revelli Grava 27 Centravanti Osvaldo Cortina (Massaggiatore)
    Giuseppe Grezar 30 Mediano
    Ezio Loik 29 Mezzala Destra Giornalisti
    Virgilio Romualdo Maroso 23 Terzino Sinistro Renato Casalbore (Tuttosport)
    Danilo Martelli 25 Mediano e Mezzala Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo)
    Valentino Mazzola 30 Attaccante e Centrocampista Luigi Cavallero (La Nuova Stampa)
    Romeo Menti 29 Attaccante
    Piero (detto Pierino) Operto 22 Difensore Equipaggio dell'Aereo
    Franco Ossola 27 Attaccante Pierluigi Meroni (Primo Pilota)
    Mario Rigamonti 26 Difensore Cesare Bianciardi(Secondo Pilota)
    Julius (detto Giulio) Schubert 26 Mezzala Celeste D’Inca (Motorista)
    Antonio Pangrazzi (Radiotelegrafista)

    Di seguito un cinegiornale dell'epoca che riporta la notizia della tragedia


    25 anni Fa - il 01/05/2019 00:00 con Webmaster

    Sono passati 25 anni dal tragico tragico week end del 1° Maggio 1994 ad Imola all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari, in quel giorno moriva Ayrton Senna da Silva, pilota brasiliano, tre volte campione del mondo una leggenda della Formula 1.

    Il giorno prima il 30 aprile 1994 perse la vita in seguito ad un terribile incidente durante le qualifiche del Gran Premio di San Marino il pilota automobilistico austriaco Roland Ratzenberger

    Desideriamo rendere omaggio e ricordare questi due Piloti con i video qui sotto, tratti da YouTube.

    Ayrton Senna da Silva
    Roland Ratzenberger

    Ora Legale - il 27/03/2019 00:00 con Webmaster

    Nella notte tra sabato 30 e domenica 31 Marzo torna l'Ora Legale

    sveglia.jpg

    L'ora legale è la convenzione di spostare avanti di un'ora le lancette degli orologi di uno Stato per sfruttare meglio l'irradiazione del sole durante il periodo estivo, per il risparmio energetico ed un minore consumo di illuminazione elettrica. Dovremo quindi spostare in avanti di un’ora, passando direttamente dalle 2:00 alle ore 3:00. Tale convenzione durerà fino a domenica 27 ottobre, quando andremo a spostare di nuovo le lancette dell’orologio indietro. L'Unione Europea impone agli Stati membri dell’Ue di passare all’ora legale l’ultima domenica di marzo e di tornare all’ora solare l’ultima domenica di ottobre, con l’attuale direttiva. Il 2021 potrebbe essere l'ultimo anno di applicazione in quanto il Parlamento Europeo a approvato la direttiva che sostiene la fine del passaggio dall’ora solare a quella legale.


    Si è spenta il mattino del 23 febbraio 2019 - il 26/02/2019 00:00 con Webmaster

    Donna Marella principessa Caracciolo di Castagneto Vedova dell’Avvocato Gianni Agnelli

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    Una passione di Donna Marella i suoi Huski

    Marella Caracciolo era nata a Firenze il 4 maggio 1927. Figlia di Filippo Caracciolo Principe di Castagneto, una famiglia ricchissima dell’alta e antica aristocrazia napoletana e di Margaret Clarke, signora americana dell’Illinois. Dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, frequenta “l’Académie des Beaux-Arts” e poi “l’Académie Julian” di Parigi. In seguito inizia la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld. Tornata in Italia collabora come redattrice e fotografa per la Condé Nast. Nel 1952 conosce Gianni Agnelli a Roma. Si sposano l’anno dopo il 19 novembre 1953 con rito religioso in una chiesetta nel castello di Osthofen nei pressi di Strasburgo dove il padre di lei è segretario del Consiglio generale d’Europa. Cerimonia ristretta, per modo di dire dato il numero dei parenti, e poi festa al Trianon Palace di Versailles e partenza per gli Stati Uniti a bordo della Queen Elizabeth. A giugno del 1954 nasce Edoardo e due anni dopo la sorella Margherita, madre di tutti i suoi otto nipoti, John e Lapo e Ginevra, figli di Alain Elkann e degli altri cinque nipoti, Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana, figli di Margherita e Serge de Pahlen.

    Nel 1973, su richiesta della fabbrica di tessuti in Svizzera Abraham Zumsteg, ha realizzato una serie di disegni per tessuti d’arredamento. Ad essa sono seguite le collezioni in Italia per la Ditta Ratti di Como, in Francia per gli Stabilimenti Steiner, negli Stati Uniti per la Martex e numerose collezioni per la Marshall Field’s.

    Nel 1977 ha ottenuto negli Stati Uniti l’Oscar del disegno con il premio “Product Design Award of the Resources Council Inc.”. Ha comunque sempre continuato a fotografare, collaborando con la Condé Nast ed altre riviste.

    Nell’ottobre 2000 è stata insignita del titolo di “Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

    Era una grande appassionata d'arte, di fotografia e di giardinaggio.

    Aveva appreso una vastissima cultura botanica che la portò a dedicarsi con passione per anni all’Associazione dei Giardini Hanbury, presiedendo il famoso e prestigioso premio letterario dei Giardini stessi. Aveva anche patrocinato ed in parte inventato per il FAI le giornate al Castello di Masino. Testimonianza di questa sua passione botanica, sono i suoi progetti dei giardini della residenza di Torino "Villa Frescot", quelli di Villar Perosa che sentiva sua più di tutte le altre, il giardino prese forma grazie al suo gusto personale e quello di Russel Page, il celebre paesaggista inglese, con cui collaborò fianco a fianco nella realizzazione di quel gande giardino e di tanti altri, continuando, dopo la morte di Page, con Paolo Pejrone, nel giardino c'è anche una cisterna ottocentesca, imitazione di una torre medievale. La villa della Corsica piena di piccoli ruscelletti che portano dappertutto scendendo di balza in balza, di orto in orto, l’acqua arriva a perdersi per vecchi e spaziosi agrumeti, gelsomini, ortensie, insalate, zucchine, pomodori, aranci, mandarini e pompelmi.

    Aveva creato dei giardini biologici, contraria ai veleni sotto forma di insetticidi o anticrittogamici non li aveva mai usati nei suoi giardini, dicendo "perché far vivere una situazione dannosa e pericolosa a chi lavora e a chi gode e vive nel suo giardino?". Utilizzava concimi naturali, fatti in casa con i resti di sfalci, foglie, rami e letame, sono stati da sempre la base del suo grande successo. Aveva poi progettato il giardino in Marocco, nel ritiro invernale di Marrakech, l’Aïn Kassimou, che in dialetto berbero vuol dire “l’occhio della fonte”,  dove negli ultimi tempi si rifugiava anche per poter curare una lunga malattia.In onore di questa sua passione è stata a lei dedicata una rosa dal famoso vivaio pistoiese Rose Barni. Si era distinta anche per il suo impegno nel Board degli Amici dei Giardini Botanici Hanbury ed era presidente honoris causa della Riserva Naturalistica Torrente Chisone di Villar Perosa.

    La sua passione per ila botanica l'aveva portata a scrivere dei libri che avessero come tema il giardinaggio, sua grande passione dopo la fotografia, avvalendosi della consulenza di Paolo Pejrone, archittetto e paesaggista. I più famosi sono il best-seller "Giardini Italiani",della Weidenfeld e Nicholson, scritto nel 1987, "Giardino Segreto", nel 1998, "Ninfa Ieri e Oggi", del 2007, "Ho coltivato il mio giardino" del 2007, “Ho coltivato il mio giardino’ del 2014 ed ‘La Signora Gocà’ del 2015.

    Oltre al giardinaggio, Marella Agnelli ha ‘coltivato’ il mecenatismo. Era membro dell’International Board of Trustees del Salk Institute di San Diego (California) e dell’International Council of the Museum of Modern Art di New York. È stata, tra l’altro, vicepresidente del Consiglio di Palazzo Grassi a Venezia, nonché presidente de “I 200 del Fai” di Milano e dell’Associazione degli Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea di Torino. Inoltre presidente Onorario Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, presidente de ‘I 200 del Fai’ di Milano e dell’Associazione degli Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea di Torino. E’ stata vicepresidente della Commissione Nazionale dei Collegi del Mondo Unito.

    Donna Marella non offre tanti spunti alle cronache mondane, la sua discrezione come stile di vita era una sua scelta, è stata un perno nella sua famiglia d’ origine, aveva un legame strettissimo con i fratelli Carlo e Nicola, che adorava. Ma era anche un riferimento per tutti i nipoti.

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    Da grande signora era sempre gentilissima con tutti, il suo modo di fare era uguale sia si trattasse di un nobile o di un cameriere.

    Molto impegnata nelle attività sociali di charity ed aiuto ai poveri, sia a Villar Perosa che a Torino.

    È un addio privato quello che si è celebrato a Villar Perosa, la cittadina della Val Chisone, dove la famiglia ha le sue radici e dove è stato proclamato il lutto cittadino. Nella Chiesa di San Pietro in Vincoli si ritrova per il funerale la famiglia al completo per una cerimonia semplice e sobria, all'ingresso in chiesa del feretro le note dell'Ave Verum di Mozart mentre durante la comunione è stato suonato “Lascia che io pianga” di Handel. Donna Marella riposa nella cappella di famiglia sulla sommità del cimitero di Villar Perosa, è sepolta vicino al figlio Edoardo, morto suicida nel novembre del 2000 e al nipote Giovanni Alberto, prematuramente scomparso nel 1997, di fronte alla tomba di Gianni Agnelli.

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    Norad Track Santa - il 19/12/2018 00:00 con Webmaster

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    Rudolph apre la strada a Babbo Natale e alla sua slitta.

    ( Animation coutesy of CESIUM)


    Ritrovato il sottomarino Argentino ARA San Juan - il 18/11/2018 00:00 con Webmaster

    Un anno e due giorni dopo la sua scomparsa, la nave norvegese Seabed Constructor della Ocean Infinity, ha ritrovato il relitto del sottomarino argentino ARA San Juan a 907 metri di profondità nell'Oceano Atlantico meridionale al largo della Patagonia, dopo un anno e due giorni dalla sua scomparsa, avvenuta il 15 Novembre 2017.

    Era l'ultimo giorno di lavoro per la Ocean Infinity, doveva andare in Sud Africa per una revisione obbligatoria della nave norvegese Seabed Constructor, con la quale dallo scorso settembre ha effettuato le sue operazioni per conto dello Stato argentino.

    A bordo della nave norvegese Seabed Constructor vi erano tre ufficiali della Marina Argentina e quattro famigliari dei membri dell'equipaggio del sommergibile ARA San Juan in qualità di osservatori, rispettivamente Silvina Krawczyk (sorella del tenente Eliana Krawczyk, l'unica donna facente parte l'equipaggio del sottomarino), Luis Tagliapietra (padre del tenente comandante Alejandro Tagliapietra), Jose Luis Castillo (fratello dal caporale Enrique Castillo) e Fernando Arjona (fratello del caporale Alberto Arjona) ed appartenente alla Marina Argentina.

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    Fernando Arjona, José Luis Castillo, Luis Tagliapietra e Silvina Krawczyk

    Il "Seabed Constructor" è stato costruito in Norvegia nel 2014, è lungo 115 m, largo 22 m, ca. 8.000 tonnellate di dislocamento. E' dotata di un eliporto, droni subacquei, AUV (Autonomous Underwater Vehicle), ROV (Remote Operated Vehicles), laboratorio informatico di ultima generazione, gru da 250 tonnellate e motoscafi.

    (Come Opera Ocean  Infinity )

    La storia completa del sottomarino ARA San Juan (Sigla S-42).

    L'ARA San Juan,  era uno dei più nuovi e moderni sottomarini della Marina Militare Argentina, ARA è l'acronimo di Armada de la República Argentina, tale sigla è usata come prefisso per le unità della Marina Militare Argentina. Il San Juan era un sottomarino a propulsione Diesel - Elettrica, seconda unità della classe TR-1700, con il gemello ARA Santa Cruz costruito in Germania dalla Nordseewerke nel cantiere di Emden, fu varato il 20 giugno 1983 ed è entrato in servizio nella Marina Argentina il 18 novembre 1985 nel "Comando de la Fuerza de Submarinos (COFS)", la prima traversata oceanica avvenne dal Cantiere Navale di Thyssen Nordseewerke di Emden Mare del Nord fino al Mar del Plata (BNMP) dove arrivò il 16 gennaio 1986 navigando per 26 giorni con 638 ore di navigazione in immersione.

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    Nel 1994, durante l'esercitazione FleetEx 2/94 "George Washington" con la Marina degli Stati Uniti , San Juan evitò di essere scoperto dalle forze anti-sottomarine degli Stati Uniti per l'intera durata del gioco di guerra , penetrando nella difesa del cacciatorpediniere e "affondando (virtualmente)" il cacciatorpediniere USS Mount Whitney . Il sottomarino ha preso parte ad altre esercitazioni tra cui Gringo-Gaucho e UNITAS.

    Il Sottomarino ha subito un aggiornamento di mezza età tra il 2008 e il 2013, impiegando più tempo del previsto a causa di vincoli di bilancio. L'aggiornamento costava circa 100 milioni di pesos (US $ 12,4 milioni) e comprendeva più di 500.000 ore di lavoro durante le quali al sottomarino erano stati sostituiti i suoi quattro motori Diesel MTU e batterie. Gli aggiornamenti sono stati effettuati presso i cantieri navali di Tandanor e cantiere Almirante Storni del complesso navale argentino (CINAR). In seguito, il San Juan fu incaricato di svolgere esercitazioni di sorveglianza nella zona economica esclusiva intorno a Puerto Madryn, in particolare nel ruolo di combattere la pesca illegale.

    Scomparsa, ricerche e sforzi per il salvataggio
    Il 13 novembre 2017, il San Juan era partito da Ushuaia diretto alla sua base navale di Mar del Plata. Il 17 novembre 2017 è stato annunciato che del San Juan non si avevano più notizie da mercoledi 15 novembre, quando alle 7.19, avevano comunicato che i membri dell'equipaggio del sottomarino San Juan "sono stanchi" dopo aver subito una tempesta con onde fino a 6 metri in superficie e domato un incendio al blocco batterie di prua. Alle 7.30 locali il comandante dell’Ara San Juan, il capitano di fregata Pedro Martínez Fernández, trasmetteva un messaggio indicante "Batterie di prua fuori servizio a causa dell'entrata di acqua di mare dallo Snorkel nel sistema di ventilazione del blocco
    batterie n°3 che ha causato un cortocircuito e un incendio, scendiamo a 40 metri di profondità per cercare di riparare una parte delle batterie e riposare, nessuna notizia del personale" aggiungendo il “vi terrò informati” di rito. Succedeva a 432 chilometri (270 miglia) dalla costa patagonica all’altezza del Golfo San Jorge. Poi più nessuna notizia ed il silenzio straziante per chi aspettava sulla terraferma da quel momento tutto piombava nell’incubo.

    Un'operazione di ricerca e soccorso era stata condotta nella stessa area. C'erano 44 militari a bordo del sottomarino, inclusa la prima ufficiale sommergibilista donna argentina, Eliana María Krawczyk.

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    Le operazioni di ricerca e salvataggio sono stata effettuata sotto l'egida dell'International Submarine Escape and Rescue Liaison Office, un'organizzazione di oltre 40 paesi istituita nel 2003 in seguito al disastro sottomarino Russo di Kursk.L'area di ricerca era di 482.507
    chilometri quadrati e le condizioni meteorologiche durante il periodo di ricerca e soccorso erano pessime, con grandi onde e venti forti, rendendo il compito molto più difficile.
    Il 23 novembre il Governo argentino viene informato dal proprio ambasciatore a Vienna, Rafael Grossi che la CTBTO, Organizzazione del Comprehensive
    Nuclear Test Treaty ( Organizzazione del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari), nelle sue stazioni idroacustiche HA10 Isola di Ascensione (Ascension Island) e HA04 Isole Crozet (Crozet) registrato una forte esplosione "anomalia idroacustica" dovuta ad un'implosione sottomarina avvenuto alle 13:51 GMT del 15 novembre alla posizione Latitudine: W46.12 gradi, Longitudine: S59,69 gradi che si trova a circa 30 miglia nautiche a nord dall'ultimo punto nave conosciuto del sottomarino ARA San Juan alle 10:31 (13:31 UTC ) del 15 novembre 2017. Il portavoce dell’ARA, capitan de navío Enrique Balbi, nella conferenza stampa indetta appositamente, parla di un “rumore anomalo, singolare, corto, violento e non nucleare consistente in un’esplosione”.

    Le operazioni di ricerca e soccorso hanno coinvolto più di 30 aerei e navi provenienti da Argentina, Brasile, Canada, Cile, Stati Uniti, Norvegia, Gran Bretagna e Russia e altri paesi. In tutto, oltre 4.000 persone provenienti da 13 paesi hanno collaborato alla ricerca, perlustrando un'area della dimensione della Spagna.

    Il 27 novembre è stato rivelato alla stampa che, secondo l'ultimo rapporto del sottomarino del 15 novembre, dallo Snorkel del San Juan era entrata acqua nelle batterie di riserva, che ha provocato un incendio. Dopo aver spento l'incendio, l'equipaggio ha scollegato le batterie di riserva ed il sottomarino continuava a muoversi alimentato dalle batterie di poppa dirigendosi a Mar della Plata alla velocità di 5 nodi.

    Le ricerche continuarono fino alla fine del 2017, ma non sono riuscite a trovarlo a causa della tecnologia insufficiente e della presenza di numerosi canyon sottomarini.

    Scoperta del relitto
    Il 16 novembre 2018, ARA San Juan è stata trovata a una profondità di 907 metri (2.976 ft), a 45°56'59"S 59°46'22"W nell'Oceano Atlantico al largo della Patagonia (a 20 km o 12 miglia
    dovute a NNW dall'anomalia sismica precedentemente riportata dalla CTBTO) e quasi 300 miglia nautiche (600 km) da Comodoro Rivadavia, da Ocean Infinity.03.jpg

    Pertanto, si presume che il San Juan sia esploso a causa dall'idrogeno rilasciato dalle batterie bagnatesi con acqua di mare, che era entrato attraverso lo Snorkel, ad una profondità di 40 metri per poi inabissarsi nel canyon dove è stato ritrovato.

    Il portavoce della Marina argentina, capitano Jorge Balbi, ha presentato le foto ravvicinate del relitto, effettuate da Ocean Infinity, in una conferenza stampa, confermando che il relitto è a 907 metri di profondità e vi sono detriti sparsi su una superficie di 80 x 100 metri quadri, nell'Oceano Atlantico al largo della Patagonia.04.jpg

    Video del ritrovamento

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    L'ultima fotografia del San Juan partito da Ushaia naviga tranquillamente nel canale di Beagle.


    Estinta l'Ara di Spix - il 14/09/2018 00:00 con Webmaster

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    Ufficialmente estinto in natura il pappagallo blu Ara di Spix (Cyanopsitta spixii WAGLER, 1832), unica specie del genere Cyanopsitta BONAPARTE, 1854, è un uccello della famiglia degli Psittacidi, prende il nome dal naturalista tedesco Johann Baptist von Spix, che scoprì la specie nel 1817. A rivelare la sua estinzione è un report di BirdLife International. La deforestazione sarebbe la causa principale dell'estinzione di questo uccello, secondo quanto sostiene il report. Sembra che l'ultimo avvistamento di ara di Spix in natura risalga al 2000. La specie era originaria di alcune zone dello Stato brasiliano di Bahia, ma anche in passato non è mai stata molto diffusa, essendo legata, per la nidificazione, solamente agli alberi di Caraibeira (Tabebuia aurea).

    Diventato famoso nel cartone animato "Rio". Il pappagallo protagonista della storia viaggia dagli Stati Uniti al Brasile per ricongiungersi all'ultimo esemplare della sua specie, per evitarne l'estinzione.Nel film Blu è un pappagallo Ara addomesticato che non ha mai imparato a volare, e vive una vita comoda insieme alla sua padrona e migliore amica Linda nella piccola città di Moose Lake, in Minnesota. Blu e Linda pensano che lui sia l'ultimo della sua specie, ma quando scoprono che un'altra Ara vive a Rio de Janeiro, viaggiano in quella lontana ed esotica terra per trovare Jewel, il corrispettivo femminile di Blu. Non molto tempo dopo, Blu e Jewel vengono rapiti da un gruppo di maldestri contrabbandieri di animali. Con l'aiuto di Jewel e di un gruppo di saggi ed eloquenti uccelli di città, Blu riesce a scappare. Con i nuovi amici dalla sua parte, Blu trova il coraggio ed imparare a volare per combattere i rapitori e tornare da Linda, la sua migliore amica. REGISTA: Carlos Saldanha SCENEGGIATURA: Don Rhymer CAST: Anne Hathaway, Rodrigo Santoro, George Lopez, Jake T. Austin DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox Italia USCITA: 4 Aprile 2011. Nella pellicola distribuita dalla 20th Century Fox il pappagallo riesce nella sua missione, ma purtroppo la realtà oggi è ben diversa.

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    Attualmente vi sono in cattività circa 85 esemplari di ara di Spix. 77 di questi sono impiegati in un progetto internazionale di riproduzione sotto la supervisione dell'Istituto Chico Mendes per la Conservazione della Biodiversità (ICMBio), l'istituzione del Governo brasiliano che si occupa della salvaguardia del patrimonio naturale. 56 esemplari di queste are si trovano presso il Centro di Conservazione di Al Wabra (AWWP), nello Stato
    del Qatar; questa popolazione, frutto delle riproduzioni effettuate da Birds International, è coinvolta in un programma di riproduzione che mira a reinserire la specie nel suo habitat naturale in Brasile.

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    Qui sotto il Trailer del Film Rio

    Grazie molte al sito L'Arca di Noè che mi ha inviato la notizia


     
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