Proseguendo la vostra navigazione su questo sito, accettate l'utilizzo di cookies per offrirti una navigazione ottimizzata, semplici ed efficiente. Avvisi Legali.
Siete qui :   Home » Notizie
 
Anteprima ...  Stampa...  Stampa la pagina ...
Anteprima ...  Stampa...  Stampa la sezione ...

Notizie

+ Anno 2019
 -  Anno 2019
+ Anno 2018
 -  Anno 2018
+ Anno 2017
 -  Anno 2017
+ Anno 2016
 -  Anno 2016
+ Anno 2015
 -  Anno 2015
+ Anno 2014
 -  Anno 2014
+ Anno 2013
 -  Anno 2013

Preferenze


Riconnettersi :
Il tuo nome ( o pseudonimo ) :
La tua password
<O>


Connessi :
( nessuno )
Snif !!!

Effemeridi

Mercoledi 26 Giugno 2019
Cancro
dal 22 Giugno
al 22 Luglio

Il Santo del giorno è :
  • San Vigilio Vescovo e martire

  • Buon anniversario á :
  • Rodolfo
  • Elisa
  • Filippo
  • Filippa
  • Vigilio
  • Vigilia

  • Anniversario celebritá :
  • Claudio Abbado 26/06/1933
  • Andrea Pininfarina 26/06/1957
  • Chris O�Donnell 26/06/1970
  • Max Biaggi (Massimiliano Biaggi) 26/06/1971

  • Accaddé Oggi :
  • 26/06/1945 Creazione dell'ONU ( 51 membri in origine - 185 oggi).



  • Calendario

    Chat8

    Spiacenti, la chat è riservata agli utenti registrati

    Visite

     304984 visitatori

     32 visitatori in linea

    Cerca Farmaco

    Se La vostra Farmacia non dispone di un determinato Farmaco potete usare la seguente ricerca, inserite il nome del farmaco e cliccate su cerca si aprirà una nuova finestra dove dovrete inserire la vostra località

    Notizie

    La storia di Vincenzo è di quelle che commuovono, uno di quei racconti di sofferenza, speranza ed immensa umanità.

    Tra i protagonisti ci sono anche i Volontari del Comitato della Croce Rossa Italiana di Susa.

    Volontari che hanno voluto realizzare l’ultimo desiderio di un uomo in stato terminale.

    E' arrivata a 31 anni quella sentenza senza scampo: "Non ci sono speranze". Così, Vincenzo Corda, ricoverato da gennaio nell'ospedale tedesco di Heidelberg, ha saputo da una dottoressa che il ritorno del tumore creduto sconfitto gli sarebbe stato fatale, e la malattia di era in uno stadio ormai troppo grave.

    A quel punto Vincenzo, giovane fabbro emigrato in Germania nel 2012, a espresso il desiderio"Voglio tornare a Palermo". Per Vincenzo a Palermo c’era una piccola speranza di fare la chemioterapia, un lungo viaggio per tentare una cura straordinaria nella sua terra di origine, ma soprattutto voleva rivedere la sua terra la Sicilia.
    Sua moglie Rosanna ed i suoi familiari si sono subito attivati per poterlo accontentare. La ricerca è però difficile, Vincenzo non poteva essere trasportato ne in aereo ne in auto, ad un certo punto la suocera a un idea, "proviamo con la Croce Rossa Italiana". Il trasporto sanitario, si presenta molto delicato per le condizioni critiche del paziente, ma i Volontari del Comitato di Susa (Torino), in modo particolare l'infermiere Fabio Giammetta milite della Croce Rossa, lo organizzano in due giorni, contribuendo ad esaudire e realizzare il desiderio di Vincenzo. Durante quei 2mila chilometri ha parlato con i Volontari che lo assistevano, con loro si è aperto, ha raccontato le sue speranze, i suoi desideri da papà di una bimba di tre anni, che sognava di tornare a Palermo e costruirsi una casa". Appena arrivato in Sicilia a potuto sentire per l’ultima volta l’odore del mare, attraverso il finestrino dell’ambulanza, e mangiare una brioches.

    Così Vincenzo, nel marzo scorso, è potuto tornare a casa, per vederla per l'ultima volta. Purtroppo Vincezo è mancato due settimane dopo essere tornato in Sicilia e al funerale ha partecipato una delegazione della Croce Rossa Italiana.

    Ora i suoi parenti vogliono far conoscere la storia del suo ultimo viaggio, in compagnia dei volontari Cri. "Sono angeli", sottolinea Rosanna.

    I Volontari della Croce Rossa di Susa hanno realizzato un video "L'ultimo viaggio di Vincenzo" che vi proponiamo di seguito:


    Grande Torino - il 04/05/2019 00:00 con Webmaster

    Sono ormai trascorsi 70 anni quando avvenne la più grande tragedia calcistica della storia italiana.

    grande.jpg

    Erano le 17.04 del 4 maggio 1949 quando l'aereo, un Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, Avio Linee Italiane, siglato I-ELCE, con a bordo una delle squadre più forti della storia del calcio, il Grande Torino, si schianta contro il muraglione del terrapieno posteriore della  Basilica di Superga. Non sopravvisse nessuno, le vittime furono 31, tra calciatori, tecnici, dirigenti e giornalisti al seguito.

    L’aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica, la partita era stata combinata qualche mese prima, in occasione della partita Italia e il Portogallo, In quell’occasione Francisco Ferreira parlò con Valentino Mazzola (capitano azzurro non che degli Invincibili): ”Vorrei organizzare qualcosa di speciale. Vorrei affrontare la squadra più forte del Mondo”. Quella squadra allora portava la maglia granata era il Torino. Allora i giocatori non guadagnavano come al giorno d'oggi e sembra che Ferreira, capitano del Portogallo, che era in difficoltà economiche, pensò bene di organizzare un match speciale in quanto l’incasso lo avrebbe aiutato, anche se non si sa se questo aneddoto sia vero.

    Vi furono alcuni che dovevano partire con la squadra ma che per un motivo o l'altro non andarono a Lisbona. Il più famoso è Nicolò Carosio, voce del calcio radiofonico e televisivo, che avrebbe voluto andare ma la moglie, a causa della cresima del figlio, si impose e non lo lascio partire. Il presidente del Torino comm. Ferruccio Novo non partì a causa di una forte influenza. Vittorio Pozzo il Commissario Tecnico della nazionale Italiana non partecipò all’ultimo momento. Il giocatore Sauro Tomà non potè partire per questa partita amichevole a causa di un brutto infortunio al ginocchio, era sconvolto e triste di non poter partecipare ma per ironia della sorte, questo gli salvò la vita. L'altro giocatore che si salvò era Renato Gandolfi, che era il secondo portiere, ma in occasione  della trasferta a Lisbona gli fu imposto di lasciare il suo posto a Dino Ballarin, che in realtà era il terzo portiere, su pressione del fratello Aldo, la delusione per Renato fu forte, ma questo fatto gli salvò la vita evitandogli di essere coinvolto nella tragedia di Superga.

    Sono rimasti famosi "i 15 minuti granata" infatti Capitan Valentino Mazzola, ad un certo punto della partita, tirava su le maniche della sua casacca fino oltre i gomiti e urlava il suo "alè", era il segnale della carica, ed in quel quarto d' ora la partita veniva vinta sconfiggendo gli avversari, con goals e gioco spettacoloso.

    Quando la squadra morì il campionato non era ancora finito, mancavano infatti quattro giornate al termine, la Figc, su richiesta di Inter e Milan ed a nome anche delle altre società decisero di assegnare lo scudetto al Torino, alla memoria. La società potè schierare la squadra giovanile delle riserve, che era comunque forte, vinsero tutti e quattro gli incontri, occorre ricordare che, per solidarietà, anche le squadre avversarie mandarono in campo le loro squadre riserva.

    Le Vittime
    Giocatori                               Età Mansione Dirigenti                                       
    Valerio Bacigalupo       25   Portiere Egidio (detto )Arnaldo Agnisetta (Direttore Generale)
    Aldo Ballarin 27 Difensore Ippolito Civalleri (Dir.Accompagnatore)
    Dino Ballarin 23 Portiere Andrea Bonaiuti (Organizzatore delle trasferte della squadra) 
    Émile Bongiorni 28 Attaccante
    Eusebio Castigliano 28 Mediano Allenatori
    Rubens Fadini 21 Centrocampista Egri Erbstein (Direttore Tecnico)
    Guglielmo Gabetto 33 Attaccante Leslie Lievesley (Allenatore)
    Roger (Ruggero) Revelli Grava 27 Centravanti Osvaldo Cortina (Massaggiatore)
    Giuseppe Grezar 30 Mediano
    Ezio Loik 29 Mezzala Destra Giornalisti
    Virgilio Romualdo Maroso 23 Terzino Sinistro Renato Casalbore (Tuttosport)
    Danilo Martelli 25 Mediano e Mezzala Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo)
    Valentino Mazzola 30 Attaccante e Centrocampista Luigi Cavallero (La Nuova Stampa)
    Romeo Menti 29 Attaccante
    Piero (detto Pierino) Operto 22 Difensore Equipaggio dell'Aereo
    Franco Ossola 27 Attaccante Pierluigi Meroni (Primo Pilota)
    Mario Rigamonti 26 Difensore Cesare Bianciardi(Secondo Pilota)
    Julius (detto Giulio) Schubert 26 Mezzala Celeste D’Inca (Motorista)
    Antonio Pangrazzi (Radiotelegrafista)

    Di seguito un cinegiornale dell'epoca che riporta la notizia della tragedia


    25 anni Fa - il 01/05/2019 00:00 con Webmaster

    Sono passati 25 anni dal tragico tragico week end del 1° Maggio 1994 ad Imola all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari, in quel giorno moriva Ayrton Senna da Silva, pilota brasiliano, tre volte campione del mondo una leggenda della Formula 1.

    Il giorno prima il 30 aprile 1994 perse la vita in seguito ad un terribile incidente durante le qualifiche del Gran Premio di San Marino il pilota automobilistico austriaco Roland Ratzenberger

    Desideriamo rendere omaggio e ricordare questi due Piloti con i video qui sotto, tratti da YouTube.

    Ayrton Senna da Silva
    Roland Ratzenberger

    Ora Legale - il 27/03/2019 00:00 con Webmaster

    Nella notte tra sabato 30 e domenica 31 Marzo torna l'Ora Legale

    sveglia.jpg

    L'ora legale è la convenzione di spostare avanti di un'ora le lancette degli orologi di uno Stato per sfruttare meglio l'irradiazione del sole durante il periodo estivo, per il risparmio energetico ed un minore consumo di illuminazione elettrica. Dovremo quindi spostare in avanti di un’ora, passando direttamente dalle 2:00 alle ore 3:00. Tale convenzione durerà fino a domenica 27 ottobre, quando andremo a spostare di nuovo le lancette dell’orologio indietro. L'Unione Europea impone agli Stati membri dell’Ue di passare all’ora legale l’ultima domenica di marzo e di tornare all’ora solare l’ultima domenica di ottobre, con l’attuale direttiva. Il 2021 potrebbe essere l'ultimo anno di applicazione in quanto il Parlamento Europeo a approvato la direttiva che sostiene la fine del passaggio dall’ora solare a quella legale.


    Si è spenta il mattino del 23 febbraio 2019 - il 26/02/2019 00:00 con Webmaster

    Donna Marella principessa Caracciolo di Castagneto Vedova dell’Avvocato Gianni Agnelli

    001.jpg

    Una passione di Donna Marella i suoi Huski

    Marella Caracciolo era nata a Firenze il 4 maggio 1927. Figlia di Filippo Caracciolo Principe di Castagneto, una famiglia ricchissima dell’alta e antica aristocrazia napoletana e di Margaret Clarke, signora americana dell’Illinois. Dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, frequenta “l’Académie des Beaux-Arts” e poi “l’Académie Julian” di Parigi. In seguito inizia la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld. Tornata in Italia collabora come redattrice e fotografa per la Condé Nast. Nel 1952 conosce Gianni Agnelli a Roma. Si sposano l’anno dopo il 19 novembre 1953 con rito religioso in una chiesetta nel castello di Osthofen nei pressi di Strasburgo dove il padre di lei è segretario del Consiglio generale d’Europa. Cerimonia ristretta, per modo di dire dato il numero dei parenti, e poi festa al Trianon Palace di Versailles e partenza per gli Stati Uniti a bordo della Queen Elizabeth. A giugno del 1954 nasce Edoardo e due anni dopo la sorella Margherita, madre di tutti i suoi otto nipoti, John e Lapo e Ginevra, figli di Alain Elkann e degli altri cinque nipoti, Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana, figli di Margherita e Serge de Pahlen.

    Nel 1973, su richiesta della fabbrica di tessuti in Svizzera Abraham Zumsteg, ha realizzato una serie di disegni per tessuti d’arredamento. Ad essa sono seguite le collezioni in Italia per la Ditta Ratti di Como, in Francia per gli Stabilimenti Steiner, negli Stati Uniti per la Martex e numerose collezioni per la Marshall Field’s.

    Nel 1977 ha ottenuto negli Stati Uniti l’Oscar del disegno con il premio “Product Design Award of the Resources Council Inc.”. Ha comunque sempre continuato a fotografare, collaborando con la Condé Nast ed altre riviste.

    Nell’ottobre 2000 è stata insignita del titolo di “Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

    Era una grande appassionata d'arte, di fotografia e di giardinaggio.

    Aveva appreso una vastissima cultura botanica che la portò a dedicarsi con passione per anni all’Associazione dei Giardini Hanbury, presiedendo il famoso e prestigioso premio letterario dei Giardini stessi. Aveva anche patrocinato ed in parte inventato per il FAI le giornate al Castello di Masino. Testimonianza di questa sua passione botanica, sono i suoi progetti dei giardini della residenza di Torino "Villa Frescot", quelli di Villar Perosa che sentiva sua più di tutte le altre, il giardino prese forma grazie al suo gusto personale e quello di Russel Page, il celebre paesaggista inglese, con cui collaborò fianco a fianco nella realizzazione di quel gande giardino e di tanti altri, continuando, dopo la morte di Page, con Paolo Pejrone, nel giardino c'è anche una cisterna ottocentesca, imitazione di una torre medievale. La villa della Corsica piena di piccoli ruscelletti che portano dappertutto scendendo di balza in balza, di orto in orto, l’acqua arriva a perdersi per vecchi e spaziosi agrumeti, gelsomini, ortensie, insalate, zucchine, pomodori, aranci, mandarini e pompelmi.

    Aveva creato dei giardini biologici, contraria ai veleni sotto forma di insetticidi o anticrittogamici non li aveva mai usati nei suoi giardini, dicendo "perché far vivere una situazione dannosa e pericolosa a chi lavora e a chi gode e vive nel suo giardino?". Utilizzava concimi naturali, fatti in casa con i resti di sfalci, foglie, rami e letame, sono stati da sempre la base del suo grande successo. Aveva poi progettato il giardino in Marocco, nel ritiro invernale di Marrakech, l’Aïn Kassimou, che in dialetto berbero vuol dire “l’occhio della fonte”,  dove negli ultimi tempi si rifugiava anche per poter curare una lunga malattia.In onore di questa sua passione è stata a lei dedicata una rosa dal famoso vivaio pistoiese Rose Barni. Si era distinta anche per il suo impegno nel Board degli Amici dei Giardini Botanici Hanbury ed era presidente honoris causa della Riserva Naturalistica Torrente Chisone di Villar Perosa.

    La sua passione per ila botanica l'aveva portata a scrivere dei libri che avessero come tema il giardinaggio, sua grande passione dopo la fotografia, avvalendosi della consulenza di Paolo Pejrone, archittetto e paesaggista. I più famosi sono il best-seller "Giardini Italiani",della Weidenfeld e Nicholson, scritto nel 1987, "Giardino Segreto", nel 1998, "Ninfa Ieri e Oggi", del 2007, "Ho coltivato il mio giardino" del 2007, “Ho coltivato il mio giardino’ del 2014 ed ‘La Signora Gocà’ del 2015.

    Oltre al giardinaggio, Marella Agnelli ha ‘coltivato’ il mecenatismo. Era membro dell’International Board of Trustees del Salk Institute di San Diego (California) e dell’International Council of the Museum of Modern Art di New York. È stata, tra l’altro, vicepresidente del Consiglio di Palazzo Grassi a Venezia, nonché presidente de “I 200 del Fai” di Milano e dell’Associazione degli Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea di Torino. Inoltre presidente Onorario Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, presidente de ‘I 200 del Fai’ di Milano e dell’Associazione degli Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea di Torino. E’ stata vicepresidente della Commissione Nazionale dei Collegi del Mondo Unito.

    Donna Marella non offre tanti spunti alle cronache mondane, la sua discrezione come stile di vita era una sua scelta, è stata un perno nella sua famiglia d’ origine, aveva un legame strettissimo con i fratelli Carlo e Nicola, che adorava. Ma era anche un riferimento per tutti i nipoti.

    002.jpg

    Da grande signora era sempre gentilissima con tutti, il suo modo di fare era uguale sia si trattasse di un nobile o di un cameriere.

    Molto impegnata nelle attività sociali di charity ed aiuto ai poveri, sia a Villar Perosa che a Torino.

    È un addio privato quello che si è celebrato a Villar Perosa, la cittadina della Val Chisone, dove la famiglia ha le sue radici e dove è stato proclamato il lutto cittadino. Nella Chiesa di San Pietro in Vincoli si ritrova per il funerale la famiglia al completo per una cerimonia semplice e sobria, all'ingresso in chiesa del feretro le note dell'Ave Verum di Mozart mentre durante la comunione è stato suonato “Lascia che io pianga” di Handel. Donna Marella riposa nella cappella di famiglia sulla sommità del cimitero di Villar Perosa, è sepolta vicino al figlio Edoardo, morto suicida nel novembre del 2000 e al nipote Giovanni Alberto, prematuramente scomparso nel 1997, di fronte alla tomba di Gianni Agnelli.

    003.jpg


    Norad Track Santa - il 19/12/2018 00:00 con Webmaster

    flying.gif

    Rudolph apre la strada a Babbo Natale e alla sua slitta.

    ( Animation coutesy of CESIUM)


    Ritrovato il sottomarino Argentino ARA San Juan - il 18/11/2018 00:00 con Webmaster

    Un anno e due giorni dopo la sua scomparsa, la nave norvegese Seabed Constructor della Ocean Infinity, ha ritrovato il relitto del sottomarino argentino ARA San Juan a 907 metri di profondità nell'Oceano Atlantico meridionale al largo della Patagonia, dopo un anno e due giorni dalla sua scomparsa, avvenuta il 15 Novembre 2017.

    Era l'ultimo giorno di lavoro per la Ocean Infinity, doveva andare in Sud Africa per una revisione obbligatoria della nave norvegese Seabed Constructor, con la quale dallo scorso settembre ha effettuato le sue operazioni per conto dello Stato argentino.

    A bordo della nave norvegese Seabed Constructor vi erano tre ufficiali della Marina Argentina e quattro famigliari dei membri dell'equipaggio del sommergibile ARA San Juan in qualità di osservatori, rispettivamente Silvina Krawczyk (sorella del tenente Eliana Krawczyk, l'unica donna facente parte l'equipaggio del sottomarino), Luis Tagliapietra (padre del tenente comandante Alejandro Tagliapietra), Jose Luis Castillo (fratello dal caporale Enrique Castillo) e Fernando Arjona (fratello del caporale Alberto Arjona) ed appartenente alla Marina Argentina.

    00.jpg

    Fernando Arjona, José Luis Castillo, Luis Tagliapietra e Silvina Krawczyk

    Il "Seabed Constructor" è stato costruito in Norvegia nel 2014, è lungo 115 m, largo 22 m, ca. 8.000 tonnellate di dislocamento. E' dotata di un eliporto, droni subacquei, AUV (Autonomous Underwater Vehicle), ROV (Remote Operated Vehicles), laboratorio informatico di ultima generazione, gru da 250 tonnellate e motoscafi.

    (Come Opera Ocean  Infinity )

    La storia completa del sottomarino ARA San Juan (Sigla S-42).

    L'ARA San Juan,  era uno dei più nuovi e moderni sottomarini della Marina Militare Argentina, ARA è l'acronimo di Armada de la República Argentina, tale sigla è usata come prefisso per le unità della Marina Militare Argentina. Il San Juan era un sottomarino a propulsione Diesel - Elettrica, seconda unità della classe TR-1700, con il gemello ARA Santa Cruz costruito in Germania dalla Nordseewerke nel cantiere di Emden, fu varato il 20 giugno 1983 ed è entrato in servizio nella Marina Argentina il 18 novembre 1985 nel "Comando de la Fuerza de Submarinos (COFS)", la prima traversata oceanica avvenne dal Cantiere Navale di Thyssen Nordseewerke di Emden Mare del Nord fino al Mar del Plata (BNMP) dove arrivò il 16 gennaio 1986 navigando per 26 giorni con 638 ore di navigazione in immersione.

    01.jpg

    Nel 1994, durante l'esercitazione FleetEx 2/94 "George Washington" con la Marina degli Stati Uniti , San Juan evitò di essere scoperto dalle forze anti-sottomarine degli Stati Uniti per l'intera durata del gioco di guerra , penetrando nella difesa del cacciatorpediniere e "affondando (virtualmente)" il cacciatorpediniere USS Mount Whitney . Il sottomarino ha preso parte ad altre esercitazioni tra cui Gringo-Gaucho e UNITAS.

    Il Sottomarino ha subito un aggiornamento di mezza età tra il 2008 e il 2013, impiegando più tempo del previsto a causa di vincoli di bilancio. L'aggiornamento costava circa 100 milioni di pesos (US $ 12,4 milioni) e comprendeva più di 500.000 ore di lavoro durante le quali al sottomarino erano stati sostituiti i suoi quattro motori Diesel MTU e batterie. Gli aggiornamenti sono stati effettuati presso i cantieri navali di Tandanor e cantiere Almirante Storni del complesso navale argentino (CINAR). In seguito, il San Juan fu incaricato di svolgere esercitazioni di sorveglianza nella zona economica esclusiva intorno a Puerto Madryn, in particolare nel ruolo di combattere la pesca illegale.

    Scomparsa, ricerche e sforzi per il salvataggio
    Il 13 novembre 2017, il San Juan era partito da Ushuaia diretto alla sua base navale di Mar del Plata. Il 17 novembre 2017 è stato annunciato che del San Juan non si avevano più notizie da mercoledi 15 novembre, quando alle 7.19, avevano comunicato che i membri dell'equipaggio del sottomarino San Juan "sono stanchi" dopo aver subito una tempesta con onde fino a 6 metri in superficie e domato un incendio al blocco batterie di prua. Alle 7.30 locali il comandante dell’Ara San Juan, il capitano di fregata Pedro Martínez Fernández, trasmetteva un messaggio indicante "Batterie di prua fuori servizio a causa dell'entrata di acqua di mare dallo Snorkel nel sistema di ventilazione del blocco
    batterie n°3 che ha causato un cortocircuito e un incendio, scendiamo a 40 metri di profondità per cercare di riparare una parte delle batterie e riposare, nessuna notizia del personale" aggiungendo il “vi terrò informati” di rito. Succedeva a 432 chilometri (270 miglia) dalla costa patagonica all’altezza del Golfo San Jorge. Poi più nessuna notizia ed il silenzio straziante per chi aspettava sulla terraferma da quel momento tutto piombava nell’incubo.

    Un'operazione di ricerca e soccorso era stata condotta nella stessa area. C'erano 44 militari a bordo del sottomarino, inclusa la prima ufficiale sommergibilista donna argentina, Eliana María Krawczyk.

    02.jpg
    Le operazioni di ricerca e salvataggio sono stata effettuata sotto l'egida dell'International Submarine Escape and Rescue Liaison Office, un'organizzazione di oltre 40 paesi istituita nel 2003 in seguito al disastro sottomarino Russo di Kursk.L'area di ricerca era di 482.507
    chilometri quadrati e le condizioni meteorologiche durante il periodo di ricerca e soccorso erano pessime, con grandi onde e venti forti, rendendo il compito molto più difficile.
    Il 23 novembre il Governo argentino viene informato dal proprio ambasciatore a Vienna, Rafael Grossi che la CTBTO, Organizzazione del Comprehensive
    Nuclear Test Treaty ( Organizzazione del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari), nelle sue stazioni idroacustiche HA10 Isola di Ascensione (Ascension Island) e HA04 Isole Crozet (Crozet) registrato una forte esplosione "anomalia idroacustica" dovuta ad un'implosione sottomarina avvenuto alle 13:51 GMT del 15 novembre alla posizione Latitudine: W46.12 gradi, Longitudine: S59,69 gradi che si trova a circa 30 miglia nautiche a nord dall'ultimo punto nave conosciuto del sottomarino ARA San Juan alle 10:31 (13:31 UTC ) del 15 novembre 2017. Il portavoce dell’ARA, capitan de navío Enrique Balbi, nella conferenza stampa indetta appositamente, parla di un “rumore anomalo, singolare, corto, violento e non nucleare consistente in un’esplosione”.

    Le operazioni di ricerca e soccorso hanno coinvolto più di 30 aerei e navi provenienti da Argentina, Brasile, Canada, Cile, Stati Uniti, Norvegia, Gran Bretagna e Russia e altri paesi. In tutto, oltre 4.000 persone provenienti da 13 paesi hanno collaborato alla ricerca, perlustrando un'area della dimensione della Spagna.

    Il 27 novembre è stato rivelato alla stampa che, secondo l'ultimo rapporto del sottomarino del 15 novembre, dallo Snorkel del San Juan era entrata acqua nelle batterie di riserva, che ha provocato un incendio. Dopo aver spento l'incendio, l'equipaggio ha scollegato le batterie di riserva ed il sottomarino continuava a muoversi alimentato dalle batterie di poppa dirigendosi a Mar della Plata alla velocità di 5 nodi.

    Le ricerche continuarono fino alla fine del 2017, ma non sono riuscite a trovarlo a causa della tecnologia insufficiente e della presenza di numerosi canyon sottomarini.

    Scoperta del relitto
    Il 16 novembre 2018, ARA San Juan è stata trovata a una profondità di 907 metri (2.976 ft), a 45°56'59"S 59°46'22"W nell'Oceano Atlantico al largo della Patagonia (a 20 km o 12 miglia
    dovute a NNW dall'anomalia sismica precedentemente riportata dalla CTBTO) e quasi 300 miglia nautiche (600 km) da Comodoro Rivadavia, da Ocean Infinity.03.jpg

    Pertanto, si presume che il San Juan sia esploso a causa dall'idrogeno rilasciato dalle batterie bagnatesi con acqua di mare, che era entrato attraverso lo Snorkel, ad una profondità di 40 metri per poi inabissarsi nel canyon dove è stato ritrovato.

    Il portavoce della Marina argentina, capitano Jorge Balbi, ha presentato le foto ravvicinate del relitto, effettuate da Ocean Infinity, in una conferenza stampa, confermando che il relitto è a 907 metri di profondità e vi sono detriti sparsi su una superficie di 80 x 100 metri quadri, nell'Oceano Atlantico al largo della Patagonia.04.jpg

    Video del ritrovamento

    05.jpg

    06.jpg

    L'ultima fotografia del San Juan partito da Ushaia naviga tranquillamente nel canale di Beagle.


    Estinta l'Ara di Spix - il 14/09/2018 00:00 con Webmaster

    ara-di-spix_01

    Ufficialmente estinto in natura il pappagallo blu Ara di Spix (Cyanopsitta spixii WAGLER, 1832), unica specie del genere Cyanopsitta BONAPARTE, 1854, è un uccello della famiglia degli Psittacidi, prende il nome dal naturalista tedesco Johann Baptist von Spix, che scoprì la specie nel 1817. A rivelare la sua estinzione è un report di BirdLife International. La deforestazione sarebbe la causa principale dell'estinzione di questo uccello, secondo quanto sostiene il report. Sembra che l'ultimo avvistamento di ara di Spix in natura risalga al 2000. La specie era originaria di alcune zone dello Stato brasiliano di Bahia, ma anche in passato non è mai stata molto diffusa, essendo legata, per la nidificazione, solamente agli alberi di Caraibeira (Tabebuia aurea).

    Diventato famoso nel cartone animato "Rio". Il pappagallo protagonista della storia viaggia dagli Stati Uniti al Brasile per ricongiungersi all'ultimo esemplare della sua specie, per evitarne l'estinzione.Nel film Blu è un pappagallo Ara addomesticato che non ha mai imparato a volare, e vive una vita comoda insieme alla sua padrona e migliore amica Linda nella piccola città di Moose Lake, in Minnesota. Blu e Linda pensano che lui sia l'ultimo della sua specie, ma quando scoprono che un'altra Ara vive a Rio de Janeiro, viaggiano in quella lontana ed esotica terra per trovare Jewel, il corrispettivo femminile di Blu. Non molto tempo dopo, Blu e Jewel vengono rapiti da un gruppo di maldestri contrabbandieri di animali. Con l'aiuto di Jewel e di un gruppo di saggi ed eloquenti uccelli di città, Blu riesce a scappare. Con i nuovi amici dalla sua parte, Blu trova il coraggio ed imparare a volare per combattere i rapitori e tornare da Linda, la sua migliore amica. REGISTA: Carlos Saldanha SCENEGGIATURA: Don Rhymer CAST: Anne Hathaway, Rodrigo Santoro, George Lopez, Jake T. Austin DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox Italia USCITA: 4 Aprile 2011. Nella pellicola distribuita dalla 20th Century Fox il pappagallo riesce nella sua missione, ma purtroppo la realtà oggi è ben diversa.

    ara-di-spix_02

    Attualmente vi sono in cattività circa 85 esemplari di ara di Spix. 77 di questi sono impiegati in un progetto internazionale di riproduzione sotto la supervisione dell'Istituto Chico Mendes per la Conservazione della Biodiversità (ICMBio), l'istituzione del Governo brasiliano che si occupa della salvaguardia del patrimonio naturale. 56 esemplari di queste are si trovano presso il Centro di Conservazione di Al Wabra (AWWP), nello Stato
    del Qatar; questa popolazione, frutto delle riproduzioni effettuate da Birds International, è coinvolta in un programma di riproduzione che mira a reinserire la specie nel suo habitat naturale in Brasile.

    ara-di-spix_03

    Qui sotto il Trailer del Film Rio

    Grazie molte al sito L'Arca di Noè che mi ha inviato la notizia

    Si può essere ricchi o poveri, giovani o anziani, famosi e potenti o del tutto irrilevanti e sconosciuti, la morte non quarda in faccia a nessuno.

    Si possono avere opinioni diverse su di lui, ma ci si deve inchinare alla sua genialità, correttezza, caparbietà, lungimiranza, innovazione, spirito di negoziatore e voglia di fare. Le sue basi erano, onestà, serietà, senso del dovere, disciplina e spirito di servizio.

    001.png

    Sergio Marchionne era nato a Chieti il 17 giugno 1952 da Concezio, Maresciallo dei Carabinieri, e Maria Zuccon, veneto-istriana, dopo la pensione Concezio porta la sua famiglia in Canada, dove già viveva la sorella di Maria la zia materna Anna Zuccon, allora Sergio aveva 14 anni.
    Qui Sergio studia e consegue ben tre lauree, la prima delle tre lauree conseguite da Sergio Marchionne è infatti in filosofia, presso l'Università di Toronto, le altre sono in Giurisprudenza con il massimo dei voti alla Osgoode Hall Law School della York University (Ontario, Canada), poi in Economia con un master in Business Administration, presso la University of Windsor (Ontario, Canada). esercita quindi come dottore commercialista (Institute of Chartered Accountants in Canada) dall’85 e procuratore legale e avvocato (nella regione dell’Ontario) dall’87.

    Ma vediamo le tappe della sua carriera:
    1983 - 1985 - lavora alla Deloitte & Touche come dottore commercialista
    1985 - 1988 - lavora alla Lawson Mardon Group di Toronto come procuratore legale ed avvocato.
    1989 - 1990 - lavora alla Glenex Industries con la carica di Executive Vice President
    1990 - 1992 - lavora alla Acklands Ltd come CFO (Chief Financial Officer)
    1992 - 1994 - lavora alla Lawson Mardon Group (gruppo Algroup) come CFO e con responsabilità sullo sviluppo legale
    1994 - 2000 - con l'acquisizione da parte di Algroup (Alusuisse-Lonza, gruppo metalchimico svizzero) di Lawson Mardon Group, Marchionne si trasferisce a Zurigo dove in poco tempo diventa il CEO vale a dire l'amministratore delegato di Algroup.
    2000- 2002 - diventa prima Amministratore delegato e poi Presidente della Lonza Group Ltd (società nata dalla separazione da Algroup).
    2002- 2003 - diventa prima amministratore delegato del Gruppo SGS(Société Générale de Surveillance) di Ginevra, grande gruppo leader mondiale di certificazione aziendale e controllo della movimentazione merci con oltre 50.000 dipendenti, che Marchionne riesce a risanare in soli due anni guadagnando subito la stima e gli onori da parte degli ambienti economici e finanziari internazionali, nel 2006 diventa anche presidente della SGS. I risultati di Marchionne non passano inosservati e Umberto Agnelli, lo convince ad entrare e lo nomina nel consiglio di amministrazione della FIAT.
    Giugno 2004 - Diventa Amministratore Delegato di Fiat Auto e del Gruppo Fiat.
    Giugno 2009 - Diventa Amministratore Delegato di Chrysler Group.
    Ottobre 2014 - dal 13 ottobre 2014 è presidente della Ferrari.

    Quando Umberto Agnelli muore diventa Amministratore Delegato di Fiat Auto e del Gruppo Fiat, la Fiat perdeva circa due milioni di Euro al giorno il salvataggio appariva una cosa disperata. Marchionne  è consapevole di avere davanti una situazione disperata, il sabato e la domenica la passa a girare per lo stabilimento di Mirafiori da solo, controlla mense, docce, gabinetti, disse quindi «Come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato». Ripulisce e risistema tutti gli ambienti, dando quindi il via ad una rifondazione totale dell'intera azienda, licenzia una serie di dirigenti e da il via al concetto di squadra. Negozia con la General Motor, la trattativa dura un anno, appaiono le sue doti di negoziatore, conscio che la General Motor non fosse in grado di rilevare il ramo auto, alla  fine porta a casa circa 2 miliardi di dollari. La Fiat era anche fortemete indebitata con le banche e Marchionne converte i debiti in azioni vendendo il rilancio dell'azienda. Risanate le casse applica un nuovo piano industriale con progetti di progettazione e produzioni più rapidi. Nascono la nuova cinquecento, la Grande Punto, le nuove Alfa romeo e Lancia. Si rende conto che deve espandere il Gruppo.

    500.png

    Nell’aprile del 2009 Marchionne aveva cominciato lunghe e travagliate trattative per l’acquisizione di Chrysler con i sindacati e il governo americani. Si raggiunge un accordo che prevede l’acquisizione da parte del Lingotto del 35% della Chrysler, in cambio del know how e delle tecnologie torinesi. Nasce così il sesto gruppo automobilistico del mondo. L’annuncio viene dato dallo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che voleva salvare la Chrysler a tutti i costi.

    Nel 2014, il 13 ottobre, Sergio Marchionne assume la presidenza della Ferrari per rilanciare il reparto corse a secco di vittorie da 6 anni. Il nuovo presidente dichiara che l'obiettivo primario è dare credibilità alla Ferrari in pista. Vincere in pista non è negoziabile per Marchionne.

    Sabato 21 luglio 2018 il gruppo FIAT diffonde un comunicato stampa in cui si dichiara che Marchionne abbandona le cariche di amministratore delegato del gruppoe (FCA) e la presidenza di Ferrari per il suo stato di salute.

    Mercoledì 25 luglio 2018 viene ufficialmente comunicata la morte di Marchionne ed entra di fatto nella leggenda del mondo del business.

    Curiosità su Sergio Marchionne:
    Della sua vita privata si conosce ben poco, nonostante i riflettori, il manager italo-canadese è riuscito, per sua precisa volontà, a mantenere uno stretto riserbo sulla sua vita privata, per prima la scelta di mantenere in Svizzera la propria residenza, nel cantone di Zugo, dove abitano anche la prima moglie Orlandina, italiana abruzzese con origini canadesi, e i due figli Alessio Giacomo,nato nel 1989, e Jonathan Tyler,nato nel 1994. Dopo sei anni dalla fine del primo matrimonio, ha trovato una nuova compagna in Manuela Battezzato, che lavora nella comunicazione di Fca.
    Marchionne aveva una passione per le Ferrari, che acquistava di tasca propria, per la musica lirica e la musica classica (era grande estimatore della Callas).
    Accanito  fumatore si dice fumasse più di due pacchetti di Muratti al giorno, anche se ultimamente era passato alla sigaretta Elettronica. Il suo vezzo, diventato 'mitico', era quello di presentarsi persino alla Casa Bianca o al Quirinale con un informale maglioncino scuro, diventato il simbolo di un'era come lo era stato l'orologio sopra il polsino di Gianni Agnelli.

    Non era un frequentatore dei salotti di Torino ne dei ristoranti storici od alla moda. Anziche al ristorante del Cambio di piazza Carignano preferiva la pizzeria Cristina di corso Palermo.
    Marchionne amava la cucina semplice, “i sapori, la sostanza e non la forma”, e cucinare “mi rilassa – diceva il top manager - la mia specialità è il ragù alla bolognese”.
    Amava il vino, passione che ha scoperto tardi, “Non ero mai riuscito a bere vino, ho incominciato a farlo a 43 anni col Brunello che mi ha strutturalmente corrotto”.
    Tifava Juve ed aveva come idolo, Omar Sivori.

    La notizia della morte di Sergio Marchionne campeggia in prima pagina sulle principali testate del mondo.

    L'ultima apparizione in pubblico di Sergio Marchionne è avvenuta il 26 giugno scorso, in occasione della consegna della Jeep Wrangler in dotazione all'Arma dei carabinieri. Seppur sorridente e con la battuta pronta, era apparso, a chi lo ha incontrato, affaticato, stanco e pallido.


    Questa è la storia di un galantuomo che ebbe come unica colpa quella di non essere abbastanza allineato con certe idee e con certa stampa, un uomo onesto, integerrimo, colto e perfino signorile diventato il simbolo dell'ingiustizia.

    001.jpg

    Enzo Claudio Marcello Tortora, era il suo nome, nacque a Genova il 30 novembre 1928, figlio di Salvatore Tortora e Silvia, entrambi di origini napoletane ma emigrati al nord.

    002.jpg

    ( Enzo Tortora con i Genitori)

    E’ stato un conduttore televisivo, autore televisivo, conduttore radiofonico, attore, giornalista e politico italiano.
    Collaborò sin da giovanissima età con la Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, con propri testi e insieme alla sorella Anna, in seguito autrice televisiva.
    Nel 1947 entrò nell'Orchestra di Totò Ruta come percussionista, esibendosi nei night club di tutta Italia. Dopo aver conseguito la laurea presso l'Università degli studi di Genova, lavorò per alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, prima di entrare in RAI a ventitré anni. In quello stesso periodo facevano il loro ingresso nella radio di stato Piero Angela e Luigi Marsico (con cui Tortora lavorò in radio a Torino). Tre anni dopo, al giovane Enzo fu affidato lo spettacolo radiofonico Campanile d'oro. Il 26 dicembre 1953 Tortora si sposò a Rapallo con Pasqualina Reillo, dalla quale ebbe la figlia Monica. La coppia si separò nel marzo del 1959 e successivamente il loro matrimonio fu dichiarato nullo dalla Sacra Rota.
    La prima apparizione in video risale al 1956, come valletto di Silvana Pampanini, Primo applauso, di cui divenne poi conduttore. Le sue prime trasmissioni di grande successo, andate in onda seconda metà degli anni cinquanta, furono Telematch e soprattutto Campanile sera, in cui era spesso inviato esterno. Insieme a Silvio Noto condusse nel 1957 il programma Voci e volti della fortuna, gara musicale abbinata alla Lotteria di Capodanno che negli anni successivi diventerà un appuntamento fisso con i telespettatori con il nome di "Canzonissima".
    Sul finire degli anni cinquanta fu anche interprete di fotoromanzi per il periodico femminile Grand Hotel.
    Nel 1957 e nel 1958 presentò il Festival della Canzone di Vibo Valentia, nel 1959 il Festival di Sanremo. Nel 1962 fu allontanato dalla RAI per un'imitazione che Alighiero Noschese fece di Amintore Fanfani. Dopo un triennio passato alla Televisione Svizzera, in cui presentò il programma Terzo grado, tornò nell'emittente italiana di stato per condurre in radio Il gambero.
    Il 19 dicembre 1964, a Fiesole, si unì in matrimonio a Miranda Fantacci, un'insegnante ventisettenne incontrata 3 anni prima a Firenze. Da questa unione nacquero Silvia, nel 1962, e nel 1969 Gaia (in seguito giornalista e conduttrice del TG LA7), ma questo matrimonio, però, sebbene nato sotto i migliori auspici, non sarà destinato a durare a lungo, dopo meno di dieci anni, infatti, si concluderà.

    003.jpg

    Diventa Conduttore della trasmissione radiofonica a quiz Il gambero e della Domenica sportiva negli anni dal 1965-69.
    Enzo Tortora, un uomo che non la manda a dire a nessuno. Una persona con il coraggio di esprimere il proprio pensiero senza timore, ed è questo lato del suo carattere, probabilmente, a non renderlo simpatico agli "addetti ai lavori", e questo fa si che venga cacciato dalla Rai, a causa di  una intervista rilasciata al settimanale Oggi in cui criticava pesantemente l'ente di Stato e il monopolio televisivo. Ma Lui non se ne fa troppo un problema per quella "cacciata" che forse aveva anche previsto. Si rimette subito al lavoro collaborando con varie testate giornalistiche tra cui “La Nazione”, “il Resto del Carlino” e “Il Nuovo Quotidiano”.  Accetta la vicepresidenza di una società che gestisce la prima televisione via cavo italiana, Telebiella, ed è tra i fondatori di Telealtomilanese, dove è l'ideatore della trasmissione “Pomofiore”, che conduce anche, con grandissimo successo di pubblico per una piccola televisione privata.

    006.jpg

    ( Enzo Tortora e Renzo Villa )

    Inoltre, torna a collaborare con la televisione svizzera, dove conduce programmi molto seguiti come “La Domenica Sportiva” e “Si rilassi”. Rientra in Rai nel 1976 con la conduzione di Portobello-Il mercatino del venerdì di cui è anche l’ideatore con Mario Carpitella, trasmesso su Rete 2 oggi Raidue in varie edizioni, dal 1977 al 1983, diventando così uno dei personaggi più amati dal pubblico televisivo che apprezza la sua eleganza, la sua competenza, la sua cultura, la sua umanità ed il suo sorriso.

    004.jpg

    Il programma ha successo in quanto presenta nuove formule, come il contatto diretto con il pubblico tramite telefono, la presentazione di nuove invenzioni talora bizzarre e due rubriche rivolte alla ricerca delle persone scomparse ed ai cuori solitari, famosa la sua frase «Bing-Beng ha detto stop», come ospite fisso vi è anche un simpatico pappagallo.

    005.jpg

    ( Enzo Tortora e Renée Longarini )

    Nel 1982 passò a Mediaset, approdando a Retequattro, per condurre "Cipria", mentre nella primavera del 1983 Tortora fu impegnato assieme a Pippo Baudo alla guida della rubrica elettorale "Italia parla".
    Il 17 giugno del 1983 il noto presentatore viene svegliato alle quattro e un quarto di mattina dai Carabinieri di Roma all’ Hotel Plaza ed arrestato, nel corso di un’ operazione diretta dalla Procura di Napoli, accusato di "associazione a delinquere di stampo camorristico", i suoi accusatori sono ‘pentiti’ Pasquale Barra (detto “‘O animale” per l’efferatezza dei suoi delitti), Giovanni Pandico e Giovanni Melluso (detto Gianni il bello), che dichiarano che è un corriere di stupefacenti per conto della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, a questi si aggiungono poi altri 17 testimoni che non solo confermano le accuse ma le coloriscono di particolari , ad «inchiodare» Tortora è una agendina con il suo nome ed un numero di telefono, si scoprirà poi che in realtà vi era scritto Tortona e non Tortora ed il numero telefonico non corrispondeva a quello del Presentatore. Nello stesso giorno vennero arrestate altre 856 persone in tutta Italia delle quali solo 137 rimasero in carcere.
    Dopo il suo arresto all’alba in un albergo del centro di Roma, fu portato in carcere solo in tarda mattinata, quando fotografi, cineoperatori e telecamere, avvertiti, furono pronti a ritrarre l’ imputato in manette, le immagini di Tortora ammanettato e sconvolto sono mandate in onda di continuo e più di un giornalista e collega a prendere le distanze dal noto presentatore, la stampa, che in fatti di cronaca si ritrovò più spesso nel coro dei “colpevolisti”, non esercitò il doveroso senso critico, base dell’informazione democratica, anzi diede il peggio di se solamente rari giornalisti quali Vittorio Feltri, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Giampaolo Pansa e Dino Biondi scrissero parole come “Lessi le carte, capii che era innocente” (Feltri), “E seTortora fosse innocente” Enzo Biagi.

    007.jpg

    Il suo caso divenne “Il Caso Tortora”, una delle pagine più ignobili della giustizia italiana ed il suo nome è ricordato anche per questo caso di malagiustizia di cui fu vittima .
    Tortora resta sette mesi di carcere, tra Regina Coeli e Bergamo, poi grazie al tribunale della libertà ottiene gli arresti domiciliari a Milano. Nel giugno del 1984, a un anno esatto dal suo arresto, Enzo Tortora fu eletto deputato al Parlamento europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sostenne le battaglie giudiziarie, il 20 luglio 1984 tornò in libertà ed annunciò che avrebbe chiesto al Parlamento europeo di concedere l’ autorizzazione a procedere nei suoi riguardi, autorizzazione che fu data il 10 dicembre.
     Il 17 settembre 1985, i due pubblici ministeri del processo, Lucio Di Pietro e Felice di Persia, – tra l’incredulità generale e del suo pubblico – fanno condannare Tortora, benché non vi siano prove sostanziali a 10 anni di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti, così i pubblici ministeri hanno finalmente trovato un modo per assurgere all'onore delle cronache

    La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta il 15 settembre 1986, quando venne infine definitivamente assolto dalla Corte d'appello di Napoli ed i giudici smontarono tutte le accuse rivoltegli dai camorristi, per i quali iniziò un processo per calunnia.

    Tortora tornò in televisione il 20 febbraio del 1987, ricominciando il suo Portobello.

    008.jpg

    ( Enzo Tortora con Ambrogio Fogar ed il cane Armaduk )

    Il ritorno in video fu toccante, il pubblico in studio lo accolse con un lunghissimo applauso alzandosi in piedi. Tortora con evidente commozione pronunciò la famosa frase:« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete, molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo, io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta. »

    008.jpg


    Nell'autunno 1987 condusse il suo ultimo programma televisivo intitolato "Giallo", ma purtroppo le sue condizioni di salute non gli permisero di proseguire.

    La prima sezione penale della Cassazione confermò definitivamente l’ innocenza del presentatore il 13 giugno 1987 dove fu assolto con formula piena. Questo errore giudiziario clamoroso lo provò psicologicamente e fisicamente, disse infatti “mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro”, tanto che l’anno successivo, la mattina del 18 maggio 1988, morì per questa pena accessoria dell’esperienza umana e giudiziaria a cui fu sottoposto.

    010.jpg

    I funerali, cui parteciparono amici e colleghi tra i quali Marco Pannella, Enzo Biagi, Piero Angela, la fedele Renée Longarini, si tennero presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.

    011.jpg

    Le ceneri riposano nel famedio del cimitero monumentale di Milano. Tra le sue disposizioni testamentarie, vi fu di avere nell'urna con le sue ceneri una copia del libro di Alessandro Manzoni "Storia della colonna infame" nell'edizione con prefazione di Leonardo Sciascia, uno dei primi casi documentati di giustizia sbagliata in Italia.



     
    Siete qui :   Home » Notizie
     
     
    Ricerche
     
    Chiudi