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Notizie

Storia Banda cittadina - il 08/04/2015 00:00 con Webmaster

Banda cittadina

L'espressione banda cittadina, spesso utilizzata anche nella versione inglese citizens' band, sigla CB, identifica una banda di frequenze radio attorno ai 27 MHz, corrispondente a 11 metri di lunghezza d'onda, destinata all'uso privato.

Storia
La citizens' band nacque negli Stati Uniti come uno dei vari servizi radio regolamentati dopo il 1945 dalla Federal Communications Commission (FCC) per consentire ai cittadini di utilizzare una banda di frequenze radio per la comunicazione personale (ad esempio i modellini radiocomandati, le chiacchiere fra parenti ed amici, le piccole imprese).
Originariamente, la CB era stata permessa nel segmento 460-470 MHz della banda UHF, ed indicata come servizi A e B della banda cittadina. Viste le difficoltà tecniche nel produrre negli anni cinquanta un ricetrasmettitore UHF economico, l'11 settembre 1958 venne destinata una porzione di banda centrata attorno ai 27 MHz al servizio CB di tipo "D": quello che sarebbe stato poi conosciuto universalmente come "CB".
Le frequenze vennero recuperate riassegnando le frequenze destinate ai radiocomandi e la adiacente banda radioamatoriale degli 11 metri (che era compresa tra 26,96 e 27,23 MHz), poco utilizzata dai radioamatori.
La banda venne quindi canalizzata ottenendo 26 canali, cinque dei quali vennero utilizzati per i radiocomandi, ed aggiungendo un ulteriore canale, il 23, centrato a 27,255 MHz.
Anche in Italia nella seconda metà degli anni sessanta la CB ebbe il suo momento di grande successo dovuta all'importazione di apparecchi a transistor tipo importati dagli Stati Uniti.

Nonostante fossero vietati e perseguibili la diffusione fu rapidissima.

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I primi apparati importati, come quelli qui sopra e sotto erano a 23 canali.

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Visto l'enorme successo del sistema, altri Stati successivamente permisero l'utilizzo di sistemi simili, sia come uso della frequenza, che come tipo di apparati utilizzabili che per il tipo di regolamentazione, come per esempio il General Radio Service in Canada.
Nei paesi dell'Est europeo, come ad esempio la Polonia, le frequenze dei canali erano spostate 5 kHz più in basso rispetto a quelle USA, mentre nel Regno Unito si dovette attendere il 1981 per avere allocati 40 canali, ma tra 27,60125 e 27,99125 MHz e la modulazione utilizzata era la FM.

In Italia, la regolamentazione del diritto a irradiare le proprie trasmissioni sulla banda CB è stata ufficializzata nel 1973 con l'utilizzo di 23 canali, che vennero portati prima a 34 canali e poi a 40.
Lo sviluppo e la richiesta di canali per scopi specifici, i cosiddetti punti 1/2/3/4 e 7 dell'art. 334, portò poi negli anni novanta ad assegnare ulteriori frequenze per questo uso attorno ai 43 MHz.
Queste nuove frequenze non ebbero grande successo, sia perché rendevano necessario utilizzare nuovi apparati e nuove antenne, non utilizzabili con i CB sui 27 MHz, sia perché alla fine degli anni novanta lo sviluppo della telefonia cellulare rese molto meno popolare l'uso della CB, specie per scopi "specifici".
Inoltre per utilizzo professionale e a corto raggio, PMR 446 e LPD, sono più piccoli e maneggevoli rispetto ad un portatile per i 27 o 43 MHz, non soffrono di disturbi dovuti alla propagazione ionosferica, alle interferenze elettromagnetiche di vario genere, e sono comunque più adatti per la maggiore portata in "linea retta" e tra le vie dei centri urbani.
In diversi casi le associazioni di protezione civile hanno sostituito od affiancato l'uso di appartati CB con l'uso di apparati per uso civile.
Anche l'utilizzo a scopo generico della banda cittadina si è di molto ridotto alla fine degli anni novanta, e le frequenze un tempo piene di segnali sono spesso vuote.
Per trasmettere sulla banda CB in Italia occorre inviare una denuncia di inizio attività al Ministero delle Comunicazioni e pagare una quota annua di 12 euro (anno di riferimento 2014), che è indipendente dal numero di apparecchi posseduti - artt. 105 e 145 del Codice delle Comunicazioni - D.Lgs. 259 del 01/08/2003. L'autorizzazione è valida 10 anni, sempre che si paghi il contributo previsto annualmente, diversamente, il mancato pagamento anche per una sola annualità (entro il 31 gennaio di ogni anno) comporta la decadenza dell'autorizzazione. Alla scadenza dei 10 anni si deve ripresentare la denuncia d'inizio attività. Non c'è obbligo di inviare comunicazione di eventuale cessazione anticipata, come invece è previsto per i PMR per i quali si applicano le norme degli artt. 104 e 107 del citato decreto e vanno indicate le quantità, le marche ed i modelli degli apparati che si posseggono.

L'uso degli apparati radio CB, come dei sistemi di comunicazione deregolamentati (ad es. PMR 446, LPD), differisce dall'uso di apparati radioamatoriali, che sono subordinati al superamento un esame scritto del futuro operatore e da altri numerosi obblighi, conoscenze e "approcci" nel comunicare.

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Apparati a 40 canali

Caratteristiche tecniche
In Italia, le apparecchiature utilizzabili devono avere una omologazione ministeriale. I tipi di modulazione ammessi sono AM, FM e SSB, questi ultimi sono per i modelli a 34 canali. La potenza massima concessa è di 4,5 watt per AM ed FM, mentre è di 12 watt di picco per la SSB. La portata degli apparati, se si usano con antenne mobili è di circa 5–10 km e può diminuire in presenza di ostacoli.
In particolari condizioni di propagazione, soprattutto utilizzando antenne ad alto guadagno, è possibile tuttavia effettuare collegamenti a distanze molto maggiori, arrivando talvolta a collegamenti intercontinentali.


Canalizzazione
Negli anno 70 il maggior numero di apparati erano a 23 canali, con l'arrivo di nuove apparecchiature i canali arrivarono a 40 canali. Le radio CB omologate a 40 canali possono utilizzare un massimo di 40 frequenze fisse (canali) comprese tra 26,965 e 27,405 MHz, secondo lo schema seguente:

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Come si vede i canali sono organizzati con una spaziatura di 10 kHz e ci sono alcune frequenze saltate, attribuite ai radiocomandi oppure ai sistemi cercapersone, in Italia indicati rispettivamente come punto 4 e punto 5 dell'articolo 334 del D.P.R. 156/73 (detto anche Codice Postale). Questi canali vengono colloquialmente chiamati canali alpha e sono posizionati 10 kHz sopra i canali 3, 7, 11, 15 e 19.

Queste frequenze non sono di utilizzo generico, ma sono da utilizzarsi per scopi specifici, come indicato dall'articolo 334 del Codice Postale e successive modificazioni.

Alcuni canali, che in un primo tempo erano riservati ad un uso specifico, sono poi passati ad un utilizzo di Apparati a 43 MHz, infatti con il  D.P.R. n° 107 del 29 aprile 1994, vengono assegnate delle frequenze per usi specifici, nella banda dei 43 MHz. Di proposito non vengono assegnate frequenze per l'uso come al punto 8 dell'art.334, per cercare di favorirne l'uso per scopi non generici.

Linguaggio CB

Il cosiddetto linguaggio CB è un insieme di sigle, abbreviazioni e modi di dire in uso nelle comunicazioni radio nella banda cittadina, ed è frutto in parte dal gergo utilizzato dai radioamatori, principalmente alcune sigle del Codice Q
e della sua iniziale clandestinità.
A differenza dei radioamatori gli operatori CB sono utenti di un sistema di comunicazione deregolamentato, pertanto
nella trasmissione orale alcune sigle hanno finito per assumere sfumature diverse. Ad esempio la sigla QRA, che
dal significato originario di nominativo della stazione da cui il radioamatore trasmette, è diventato la famiglia in
senso lato, per cui è un comune atto di cortesia per un CB concludere un collegamento estendo i saluti "a tutto il
QRA familiare".
Durante il lungo periodo iniziale di clandestinità, durato in Italia almeno 26 anni, ai tecnicismi derivanti dall’adattamento del Codice Q si sono mescolate altre fonti, quali la ricerca di un gergo per confondere la Polizia Postale, ad esempio "puffo" per "poliziotto", "ciabatta" per amplificatore di potenza (detto anche "booster"), a tutt’oggi vietato.
La libera interpretazione di alcuni elementi tecnici: per esempio la potenza con cui viene ricevuto il segnale radio viene indicata con l'abbreviazione S (per strength o signal). Nel linguaggio CB la S è diventata "Santiago", nonostante nell'Alfabeto fonetico NATO, oggi adottato anche dai CB, corrisponda a "Sierra".
Il codice 10, usato dai CB in varie parti del mondo, è derivato da abbreviazioni in codice numerico che la polizia americana (quando impiegava le frequenze della radiodiffusione) usava per abbreviare le comunicazioni e renderle meno comprensibili agli ascoltatori esterni. È abbastanza diffuso presso i CB anglofoni ed ispanici – per esempio "diesquatro" (dieci-quattro) per "ricevuto".
La seguente lista include alcune frasi e abbreviazioni comuni tra i CB di lingua italiana.

TERMINE

SIGNIFICATO

144

Essere a letto (‘buona notte’ = "buon 144"). 144 MHz corrisponde infatti alla lunghezza d'onda di due metri (vedi sotto)

15

Fratello, Sorella

2 metri (orizzontale)

Il letto. Analogamente al radioamatore, che può spostarsi ad operare sulla lunghezza d'onda dei due metri, anche il CB si sposta sui 2 metri ma "in orizzontale".

25

Fidanzata, fidanzato

50

Moglie, marito

51

Auguri (si legge sia "cinquantuno" che "cinque uno")

73

Saluti ("settantatré" o "sette tre")

73 + 51

Saluti e auguri (sette tre cinque uno)

88

Baci

Antenna spezzata

Operatore non in regola. Azione delle Autorità verso un CB non in regola

Ascoltone o

Orecchie Pelose o

Orecchie d'oro o

Orecchie di gomma

Uno che sta in ascolto senza intervenire. Equivale al ‘lurking’ dei Newsgroup e delle Chat

Bailame /

Bailamme

Confusione

Baraccamento

L’insieme dell’attrezzatura della stazione trasmittente

Baracchino

Ricetrasmettitore CB

Baraccone

Grosso ricetrasmettitore CB

Barra

Stazione di trasmissione (b. fissa = a casa; b. mobile = in macchina; b. pesante = sul camion; b.turistica = sul pullman; b. nautica = su un natante). Per regolamento, in caso di trasferta, i radioamatori devono far precedere o seguire il proprio nominativo dall'indicatore della zona ove si trovino in quel momento (es. I0AAA/1 potrebbe essere un radioamatore laziale che opera in Liguria). Nel linguaggio CB si è prima mutuata la "/" con significato simile (es. "Corsaro/mobile" o "Corsaro in barra mobile") per poi farle assumere quello di tipo o posizione della stazione.

Bassa

Telefonata. Da "bassa frequenza" in contrapposizione all'alta frequenza tipica dei segnali radio.

Bianco in frequenza

Richiesta di rimanere in ascolto senza intervenire (v. anche "Ascoltone").

Binario

Canale (v.)

Birra

Potenza d'uscita della stazione trasmittente in antenna

Break/Brecco

Richiesta di inserimento in una conversazione

Cambio

Passo la parola ad un altro (vedi anche "K’")

Canale

Una delle 40 frequenze fisse in cui è divisa la C.B. (vedi anche "Rubinetto" e "Binario")

Carica batteria

Mangiare

Carichetta

Mangiare

Carica elettrolitica

Bere

Carica pupille

Dormire

Controllo, controllino

Richiesta di definizione di "Santiago" (v.) e di "Radio" (vedi). (Vedi anche "QRK")

Copiare

Ricevere, comprendere, capire

CQ

Segnale generale di chiamata (la pronuncia inglese di CQ suona come "seek you", "ti cerco")

DX

Collegamento con una stazione particolarmente distante

Grande

Autostrada (esempio: "essere sulla Grande")

Grande Acca

L’ospedale

Gringhella/o o

Ghiringhella/o

Ragazza non sposata (vedi anche "XYL") o ragazzo, figlia/o, nipote

HI (acca-i)

Che ridere! Equivale al "Lol" dei Newsgroup e delle Chat sebbene possa indicare uno scherzo insito nel linguaggio usato

HI³ (acca-i al cubo)

Una risata incontenibile! Equivale al "ROTFL" dei Newsgroup e delle Chat

IH (i-acca)

Contrario di HI, stato d'animo angosciato o triste

In verticale

Di persona (riferito ad un incontro)

K

Passo la parola ad un altro (v. anche "cambio"). Viene dalla telegrafia, dove la lettera K in codice Morse sta per "cambio", "passo".

Kappa Emme

Chilometri

lineare/stufetta

Amplificatore di potenza. Detto anche booster, "scarpone" (vedi) e "Alfa Lima" (dalle iniziali di: Amplificatore Lineare). È vietato dalla legislazione italiana

Liscio (essere liscio)

Regolare, senza alcun amplificatore

Luce Blu

la Polizia (v. anche ‘Puffi’)

Mike

il microfono

Modulare

Parlare

Negativo

No

Neri

I Carabinieri detti anche Charlie Charlie (da C.C.)

OM

Radioamatore (dall’inglese Old man)

Pacco

Lo scherzo che consiste nel far credere di trasmettere da una posizione molto più distante da quella in cui ci si trova per dare l’impressione di essere in un DX (v.). Si scopre di essere stati vittime di un ‘pacco’ con arrivo della QSL (v.)

Portante

Segnale non modulato

Portantero

Un sabotatore che disturba o impedisce un QSO (v.) utilizzando la propria portante (v.)

Puffi

La Polizia

QRA

Abitazione, indirizzo, nome personale (per estensione: la famiglia)

QRK

Controllo di comprensibilità del segnale, che viene reso in ‘Radio’ (v.) e "Santiago" (v.). Vedi anche "Controllino"

QRM

Rumore di fondo. Disturbo di ricezione

QRN

Disturbi atmosferici

QRT

Chiudo la trasmissione

QRX

Rimanere in ascolto. Aspettare un momento

QRZ

L’identificativo di chi chiama. Equivale al "nickname" dei Newsgroup e delle Chat

QSB

Evanescenza del segnale

QSL

Cartolina postale che conferma l’avvenuto collegamento

QSO

Collegamento, chiacchierata

QSY

Spostarsi su un altro canale (v.)

QTC

Messaggio

QTH

Località (città da cui trasmetto)

QTR

L’ora

Radio (o Erre)

Livello di qualità del segnale (da 0 = incomprensibile, a 5 = perfetto e senza rumori di

sottofondo) con cui si fornisce un "QRK" (v.) o ‘controllino’ (v.)

ROGER

Ok, ricevuto. Va bene (è infatti deprecato dovendosi usare: "si conferma").

Rubinetto

Canale (v.)

Ruota

Gruppo di partecipanti ad una trasmissione

Santiago (o Esse)

Livello di ricezione del segnale, da 1 a 9+ (1-2 molto debole, 3-4 debole, 5-6 discreto, 7-8 forte, 9 molto forte, 9+10 fortissimo, 9+30 molto forte distorto)

Sblaterare

Quando una emissione disturba i canali adiacenti a quello in uso (dal termine inglese "splatter")

Scarpone (o scarpa)

V. "lineare"

Scarrellare (o spazzolare)

Fare "zapping", saltare da un canale (v.) all’altro

Spire

(numero di) indica l’età (numero di anni)

Stazione fissa

parlare da casa(v. barra)

SWL

Stazione d’ascolto o, anche, chi fa ascolto sulle onde corte

Trabacco / trabaccare

Posto di lavoro, lavorare

TVI

TeleVision Interferences, disturbi alla ricezione di segnali televisivi

Verticale

incontro di persona

Wiskey

Watt

XYL

Signora, moglie (dall’inglese ex young lady)

YL

Ragazza, bambina (dall’inglese young lady. È una delle abbreviazioni del codice Morse) (v. anche "Gringhella")

Codice Q
Il codice Q è una raccolta standardizzata di messaggi codificati di tre lettere, che iniziano tutti con la lettera Q, sviluppata inizialmente per le comunicazioni commerciali via telegrafo e successivamente adottata per altre comunicazioni via radio, in particolare dai radioamatori. Sintetizzano una domanda, quando seguite da un punto interrogativo, o una risposta dettagliata. Il significato di ogni codice deve, o può, essere ampliato o completato con l'aggiunta di nominativi di chiamata, nomi di luoghi, cifre, numeri ecc. I dati sono opzionali.
Sebbene fossero stati inventati quando le comunicazioni avvenivano unicamente in codice Morse, i codici Q continuarono ad essere utilizzati anche dopo l'avvento delle trasmissioni in voce. Per evitare confusione, spesso è vietato assegnare alle stazioni di trasmissione nominativi che iniziano per Q o che contengono una sequenza di tre lettere che inizia per Q.
I codici da QAA a QNZ sono riservati per uso aeronautico e sono definiti dalla International Civil Aviation Organization (ICAO). I codici da QOA a QQZ sono riservati per uso marittimo, mentre le combinazioni da QRA a QUZ sono utilizzate per tutti i tipi di comunicazioni; entrambi sono definiti dall'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU).
Di seguito si riportano le più importanti voci del codice, tra quelle usate anche dai radioamatori:

Codice

Domanda

Risposta

QRA

Qual è il nome della tua stazione?

Il mio nominativo è...

QRB

A che distanza approssimativa ti trovi dalla mia stazione?

La distanza tra la mia stazione e la tua è di circa... km.

QRG

Qual è la mia frequenza esatta (o la frequenza di...)?

La tua frequenza esatta (o quella di...) è... kHz (o MHz).

QRH

La mia frequenza varia?

La tua frequenza varia

QRI

Qual è la tonalità della mia emissione?

La tua tonalità è...

QRK

Qual è la comprensibilità dei miei segnali (o dei segnali di...)?

La comprensibilità dei tuoi segnali (o quelli di...) è...

QRL

Sei occupato?

Sono occupato, questa frequenza è occupata

QRM

Sei disturbato da emittenti limitrofe (interferenze)?

Sono disturbato da interferenze

QRN

Sei disturbato da disturbi atmosferici?

Sono disturbato da disturbi atmosferici

QRO

Devo aumentare la potenza di emissione?

Aumenta(o) la potenza di trasmissione

QRP

Devo diminuire la potenza di emissione?

Diminuisci(o) la potenza di trasmissione

QRQ

Devo trasmettere più in fretta?

Aumenta la velocità di trasmissione

QRS

Devo trasmettere più adagio?

Trasmetti più adagio

QRT

Devo sospendere la trasmissione?

Chiudi(o) le trasmissioni

QRU

Hai qualcosa per me?

Non ho niente da comunicare

QRV

Sei pronto?

Sono pronto

QRW

Devo avvisare... che lo chiamerai su... kHz (o MHz)?

Avvisa... che lo chiamerò su... kHz (o MHz).

QRX

Quando mi richiamerai?

Ti richiamerò alle ore... (su... kHz (o MHz)).

QRZ

Chi mi chiama?

Sei chiamato da... (su... kHz (o MHz)).

QSA

Qual è la forza dei miei segnali (o dei segnali di...)?

La forza dei tuoi segnali (o di quelli di...) è...

QSB

La forza dei miei segnali varia?

La forza dei tuoi segnali varia

QSD

La mia manipolazione è difettosa?

La tua manipolazione è difettosa

QSK

Mi senti? In caso affermativo posso interromperti?

Ti sento, parla pure

QSL

Puoi mandarmi la ricevuta?

Confermo, ricevuto

QSM

Devo ripetere l'ultimo messaggio (o un messaggio precedente)?

Ripeti(o) l'ultimo messaggio (o il messaggio...)

QSN

Mi hai sentito (o hai sentito...) su... kHz (o MHz)?

Ti ho sentito (o ho sentito...) (alle ore...).

QSO

Puoi comunicare con...?

Posso comunicare con... (tramite...) o collegamento

QSP

Puoi ritrasmettere a...?

Avverti... della mia presenza, passa a... questo QTC

QSS

Quale frequenza di lavoro userai?

Userò la frequenza... kHz (o MHz).

QSU

Devo trasmettere o rispondere sulla frequenza attuale (o su... kHz)?

Trasmetterò sulla solita frequenza (o su... kHz (o MHz)).

QSV

Devo trasmettere una serie di V su questa frequenza (o su... kHz)?

Trasmetti una serie di V (su... kHz (o MHz)).

QSX

Vuoi stare in ascolto di... su... kHz (o MHz)?

Resto in ascolto di... su... kHz (o MHz).

QSY

Devo passare a trasmettere su un'altra frequenza?

Cambio frequenza (e vai su... kHz (o MHz)).

QTC

Quanti messaggi hai da trasmettere?

Messaggio, ho un messaggio da trasmettere (o... messaggi).

QTH

Qual è la tua posizione (latitudine e longitudine o...)?

La mia posizione è...

QTR

Qual è l'ora esatta?

L'ora esatta è...

Attualmente la CB è praticamente sparita, rimpiazzata dalle Chat  degli smartphone, gli apparati vengono perlopiù utilizzati dagli autotrasportatori.

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Da dove viene Babbo Natale - il 25/12/2014 00:00 con wald23

La storia di Babbo Natale

Babbo Natale si sa arriva dal Polo Nord, è un vecchietto allegro un po sovrappeso con una folta barba bianca.

Torna tutti gli anni la notte tra il 24 e il 25 dicembre, portando regali ai bimbi di tutto il mondo., viaggiando su una slitta trainata da renne il cui capo branco si chiama Rudolf, una renna speciale con il naso rosso che si illumina.

Ma la storia di Babbo Natale è lunga ed affascinante quasi come la sua leggenda.

Babbo Natale nasce sulle rive del Mediterraneo, si evolve nell’Europa del Nord e assume la sua forma definitiva (Santa Claus) nel Nuovo Mondo, da dove poi si ridiffonde quasi in ogni parte del globo.


L'Inizio

Avvenne con San Nicola, che nacque probabilmente a Pàtara di Licia, tra il 261 ed il 280, da Epifanio e Giovanna che erano cristiani e benestanti. Cresciuto in un ambiente di fede cristiana, perse prematuramente i genitori a causa della peste, diventando così erede di un ricco patrimonio. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra, oggi Demre nell’attuale Turchia,  dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Durante gli anni delle persecuzioni dei cristiani, emanate da Diocleziano, si guadagnò la reputazione di fiero difensore della fede venne imprigionato ed esiliato nel 305d.C.,  trascorse molti anni in prigione finché, nel 313 d.C., fu poi liberato da Costantino e riprese l'attività apostolica.

Vi sono diverse sue immagini, soprattutto in formato di icone, ma di queste  nessuna somiglia a quello che oggi chiamiamo Babbo Natale.

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Infatti il professore di patologia forense presso l'Università di Bari, Francesco Introna, sapendo degli avanzamenti nella tecnica diagnostica ha assunto, nel 2004, un antropologo facciale esperto, Caroline Wilkinson, dell’Università di Manchester, in Inghilterra, per costruire un modello di testa del santo sfruttando anche le misurazioni precedenti raccolte nel 1950, ha cercato di ricostruirne il vero aspetto basandosi sui resti umani conservati nella cripta della Basilica di San Nicola a Bari, dove le presunte reliquie del santo furono traslate da Myra a Bari, 8 maggio 1087, da un gruppo di marinai e sacerdoti baresi.

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Caroline Wilkinson ha aggiornato il suo lavoro originale del 2004, dieci anni dopo, nel 2014. Questa nuova immagine incorpora la più recente tecnologia interattiva 3D e sistema di ricostruzione facciale come l'aveva ulteriormente sviluppata presso l'Università di Dundee e Liverpool John Moores University. Lavorando nel nuovo laboratorio alla Scuola di Arte e Design, lei e Mark Roughley hanno prodotto un'immagine del volto, utilizzando le norme anatomiche e tecniche di immagini grafiche le più avanzate. Il risultato è un uomo di mezza età, dalla pelle olivastra, con una lunga barba e capelli grigi, testa rotonda, e mascella quadrata, San Nicola ha avuto anche un naso rotto gravemente che è guarito asimmetricamente.

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Un documentario della BBC dal titolo “The Teal Face of Santa”, “La reale faccia di Babbo Natale”, ha illustrato queste ricerche.

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Dopo la morte di San Nicola avvenuta a Myra il 6 dicembre presumibilmente dell'anno 343, forse nel monastero di Sion. Il culto di San Nicola si diffuse dapprima in Asia Minore con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell'abitato di Myra. Numerosi scritti in greco ed in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal meridione d'Italia, allora soggetto a Bisanzio. San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del Cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.

Molte professioni (ad esempio i marinai), città e intere nazioni lo adottarono e ancora lo venerano come loro patrono. E’ infatti il santo patrono della città di Amsterdam e della Russia.  Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, Sinterklaas viene festeggiato il 6 dicembre, giorno in cui distribuisce i doni.

Ma perché diventò anche protettore dei bambini e mitico dispensatore di doni?

Vi sono delle leggende che intorno al 1200 ebbero diffusione in Europa, nella prima si narra che Nicola, giovane vescovo,  venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l'abbia gettato nella casa dell'uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio. La leggenda vuole che la terza notte San Nicola trovò tutte le finestre inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie.
Nella seconda, Nicola entra in una locanda il cui proprietario ha ucciso tre ragazzi, li ha fatti a pezzi e li ha messi sotto sale, servendone la carne agli ignari avventori. Nicola non si limita a scoprire il delitto, ma resuscita anche le vittime. Nella terza leggenda, Nicola regalò a tre bambini poveri tre mele rosse che nottetempo si tramutarono in oro garantendo il loro sostentamento.

Per questi episodi venne venerato come protettore dei bambini e dei fanciulli.

In molte località dell'Italia settentrionale il 6 dicembre,il giorno di San Nicola, è una festa molto radicata nella tradizione, come in tutte le terre dell'ex Impero Austro-ungarico.                                                                                In Russia San Nicola è di sicuro il santo più venerato. I credenti più umili si rivolgono sempre a lui nei momenti difficili della vita, quelli del bisogno, chiedendo prosperità, felicità e salute. In tante città russe continuano a costruire chiese in suo onore. La Chiesa Russa Ortodossa celebra la festa di San Nicola due volte l’anno, nel giorno della sua morte ( 6/19 dicembre ) e nel giorno della traslazione delle reliquie a Bari da Myra ( 9/22 maggio ).

Così i bambini scrivono a san Nicola (o sankt Niklaus) una letterina che lasciano sul tavolo della cucina la sera precedente la festa e la mattina del 6 dicembre trovano sul cuscino una mela lucida e tonda, dolcetti, mandarini, biscotti, cioccolato, mandorlato e doni.

Come si arriva da San Nicola a Santa Claus – Babbo Natale

E’ difficile spiegare come abbia fatto questo Santo Mediterraneo a spostarsi al Polo Nord e sia stato associato al Natale. In realtà per molti secoli il culto di san Nicola e la tradizione di fare regali ai bambini, continuò ad essere celebrata il 6 dicembre, come avviene tuttora in diverse zone dell’Italia del Nord e dell'arco alpino ed in Germania.

Col tempo al santo vennero attribuite alcune caratteristiche tipiche di divinità pagane preesistenti, come il romano Saturno o il nordico Odino, anch’essi spesso rappresentati come vecchi dalla barba bianca in grado di volare.                   San Nicola era anche incaricato di sorvegliare i bambini perché facessero i buoni e dicessero le preghiere.

Con l’avvenire della Riforma protestante, a partire dal Cinquecento, si abolì il culto dei santi in gran parte dell’Europa del Nord. Questo diventò un problema infatti non si sapeva a chi far portare “i doni ai bambini ”. In molti casi il compito fu attribuito a Gesù Bambino, e la data venne spostata dal 6 dicembre a Natale. Ma al piccolo Gesù non si poteva far portare troppi regali, e soprattutto non poteva minacciare i bambini cattivi. Così gli fu spesso affiancato un aiutante più forzuto, in grado anche di mettere paura. Nacquero così nel mondo germanico alcune figure a metà tra il folletto e il demone. Alcune, come i krampus (i diavoli), servono da aiutanti dello stesso san Nicola, in altre il ricordo del Santo sopravvive nel nome, come Ru-klaus (Nicola il Rozzo), Aschenklas (Nicola di cenere) o Pelznickel (Nicola il Peloso). Erano loro a garantire che i bambini facessero i buoni, minacciando punizioni come frustate o rapimenti. Per quanto possa sembrare strano, anche da questi personaggi nasce la figura dell’allegro vecchietto in slitta.

Infatti gli immigrati nordeuropei portarono con sé queste leggende quando fondarono le prime colonie nel Nuovo Mondo. Quelli olandesi, rimasti affezionati a san Nicola, diffusero il suo nome, sotto il nome di "Sinterklaas", queste leggende piacquero anche ai coloni inglesi che trasformarono il nome in Santa Claus. Gli abiti di Santa Claus sono simili a quelli di un Vescovo. Porta una mitra rossa (copricapo liturgico) con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale. Il richiamo al Vescovo di Myra città della Turchia è molto evidente. Santa Claus ha un cavallo bianco od un asinello con il quale vola sui tetti. I suoi aiutanti scendono nei comignoli a lasciare doni nelle scarpe dei bambini buoni.

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Ma nell’America di quei tempi il Natale era molto diverso da come lo consideriamo oggi. Nel puritano New England era del tutto snobbato, mentre altrove era diventato una specie di festa pagana dedicata soprattutto al massiccio consumo di alcol. Cosi era anche in Inghilterra, e non vi era nessun magico dispensatore di doni.

Nei primi decenni dell’Ottocento, diversi poeti e scrittori cominciarono a impegnarsi per trasformare il Natale in una festa di famiglia, recuperando anche la leggenda di san Nicola. In un libro del 1809, Washington Irving immaginò un Nicola che passava sui tetti con il suo carro volante portando regali ai bambini buoni, poi fu la volta di un libretto anonimo in versi, The Children’s Friend, con la prima vera apparizione di Santa Claus, associato al Natale, ma privato di qualsiasi caratteristica religiosa. Questo Santa Claus porta doni ma infligge anche punizioni ai bambini cattivi, e il suo carro è trainato da una sola renna.

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Nel 1822 le renne diventano otto ed il carro diventa una slitta nella poesia scritta da Clement Clark Moore per i suoi figli, dal titolo “A Visit from St. Nicholas”, “Una visita di San Nicola”, più nota con il titolo “La notte di Natale ( The Night Bifore Christmas) ” stampata sul giornale Sentinel della città di Troy (stato di New York) il 23 dicembre 1823. Santa Claus viene descritto come un signore un po’ tarchiato. A sua disposizione ci sono otto renne che vengono nominate per la prima volta con i nomi di Kasher, Dancer, Prancer, Vixen Comet, Cupid, Dander e Blitzen. Fu aggiunta in seguito Rudolph, la nona renna,in una canzone di Gene Autry. Per molti anni ancora Santa Claus viene rappresentato in vari modi,  con vestiti di varie forme e colori. Solo verso la fine del secolo, grazie soprattutto alle illustrazioni fatte da Thomas Nast, grande disegnatore e vignettista politico, una  classica versione di Santa Claus, disegnata nel 1863 per la rivista Harper's Weekly,  Nast, disegnò un uomo anziano, paffuto, barbuto, in pelliccia come lo conosciamo ancor oggi.

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La versione “standard" è quella di un adulto corpulento, vestito di rosso con i bordi di pelliccia bianca, che parte dal Polo Nord con la sua slitta trainata da renne e sta attento a come si comportano i bambini.

Il Ritorno in Europa di Santa Claus avvenne grazie anche alla “The Coca-Cola Company” che introdusse pubblicità di Natale nel 1920, che ritraevano un uomo dallo sguardo severo sul modello di quello di Thomas Nast, durante la Seconda mondiale a diffonderlo sono stati anche i soldati americani, e l’allegro uomo paffuto finisce per simboleggiare la generosità degli USA nella ricostruzione dell’Europa occidentale.

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I nomi di Babbo Natale sono diversi a secondo della nazione come Père Noel, Father Christmas o Babbo Natale e sostituisce man mano i vecchi portatori di doni.

Naturalmente, c'è anche chi nel Babbo Natale di origine yankee vede nient'altro che il simbolo della deriva consumista del Natale. Altri lo rifiutano o lo snobbano semplicemente in nome della tradizione, come i non pochi italiani ancora affezionati a santa Lucia, alla Befana o al vecchio, originale san Nicola.

Dimora di Babbo Natale

La dimora tradizionale di Babbo Natale cambia a seconda delle tradizioni.

Negli Stati Uniti si sostiene che abiti al Polo Nord (situato per l'occasione in Alaska) mentre in Canada il suo laboratorio è indicato nel nord del paese.

In Europa è più diffusa la versione finlandese che lo colloca in un villaggio vicino alla ben più grande città finlandese di Rovaniemi, in Lapponia esattamente sul Circolo Polare Artico.

Secondo i norvegesi la sua residenza è Drøbak, dove si trova l'ufficio postale di Babbo Natale. Altre tradizioni parlano di Dalecarlia, in Svezia, e della Groenlandia. Nei paesi dove viene identificato con San Basilio viene talvolta fatto abitare a Cesarea in Cappadocia.

Seguire Babbo Natale

Con l'avvento di Internet, sono stati pubblicati alcuni siti web affinché i bambini e gli adulti interessati potessero simbolicamente seguire via radar il percorso di Babbo Natale.

In realtà si tratta di un jet della US Air Force che parte da una base canadese per arrivare a Città del Messico, ma l'intento di seguire le gesta di Babbo Natale sono di molto precedenti.

Ad esempio, nel 1955 Sears Roebuck, un grande magazzino di Colorado Springs, negli Stati Uniti, distribuì ai bambini il fantomatico numero di telefono di Babbo Natale, da chiamare il giorno della vigilia. Per un errore di stampa il numero corrispondeva però al comando della difesa aerea, che allora si chiamava CONAD (Continental Air Defense Command), un precursore del NORAD (North American Aerospace Defense Command). Harry Shoup, il comandante di turno quella sera, quando cominciò a ricevere le prime telefonate dei bambini si rese conto dell'errore e disse loro che sui radar c'erano davvero dei segnali che mostravano Babbo Natale in arrivo dal Polo Nord.

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Harry Shoup ed il manifesto pubblicitario della Sears Roebuck

Dal 1958, anno di creazione del NORAD, statunitensi e canadesi hanno approntato un programma congiunto di monitoraggio di Babbo Natale, che ora è disponibile sul sito web del comando della difesa aerea.

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Allo stesso modo, molte stazioni televisive locali sparse per il Canada e gli Stati Uniti danno conto ai propri telespettatori della posizione di Babbo Natale, facendolo seguire dai propri meteorologi. Sono anche disponibili alcuni siti web che seguono Babbo Natale tutto l'anno, mostrando le attività che si svolgono presso la sua fabbrica di giocattoli. In molti casi sono pubblicati anche indirizzi e-mail a cui inviare una versione più moderna delle letterine cartacee a Babbo Natale.

Tradizioni della Vigilia di Natale

Negli Stati Uniti la tradizione vuole che la sera della vigilia di Natale si lascino un bicchiere di latte e dei biscotti per Babbo Natale, in Inghilterra il suo pasto consiste invece di mince pie e sherry. I bambini inglesi e statunitensi lasciano anche fuori casa una carota per le renne di Babbo Natale; un tempo veniva detto loro che se non fossero stati buoni tutto l'anno avrebbero trovato nella calza un pezzo di carbone al posto dei dolci.

Secondo la tradizione olandese e spagnola di Sinterklaas, invece, i bambini "mettono fuori la scarpa", ovvero riempiono una scarpa con del fieno e una carota e prima di andare a dormire la lasciano fuori di casa (in alcuni casi il rito viene fatto diverse settimane prima della sera di San Nicola, la sinterklaas avond.

La mattina del giorno successivo il fieno e la carota sono stati sostituiti da un regalo, spesso una figurina di marzapane. Ai bambini cattivi si diceva che avrebbero trovato una fascina, ma questa usanza ormai è stata abbandonata.

I Nomi di Babbo Natale in uso oggigiorno

In Europa e Nord America, di solito, le tradizioni legate a Babbo Natale coincidono, anche se in alcuni paesi possono variare il nome, alcune caratteristiche e la data di consegna dei doni. Talora il medesimo ruolo è assunto da Gesù Bambino, il quale può essere chiamato "Cristo Bambino" o semplicemente "Gesù".

Albania

Plaku i Vitit te Ri = Il vecchio dell'anno nuovo (imposto dal regime comunista dopo la chiusura delle istituzioni religiose)

per i cattolici e per molti musulmani si tratta di San Nicola (Shën Nikola) ma viene chiamato anche Padre Inverno (Babadimri)

Armenia

Հատ_կ Ան_ն

Austria

Christkind ("Cristo Bambino")

Belgio

Sinterklaas, Saint-Nicolas ("San Nicola"); Kerstman, Père Noël ("Babbo Natale")

Bosnia ed Erzegovina

Djed Mraz

Bulgaria

Дядо Коледа (Djado Koleda, "Nonno Natale") Дядо Мраз (Nonno Gelo)

Canada

Santa Claus

Croazia

Djed Božićnjak o Djed Mraz ("Nonno Natale")

Rep. Ceca

Svatý Mikuláš ("San Nicola"); Ježíšek (diminutivo di Ježíš ("Gesù"))

Danimarca

Julemanden

Estonia

Jõuluvana

Fær Øer

Jólamaður

Finlandia

Joulupukki

Francia

Père Noël ("Babbo Natale"); Père Noël è la forma più comune nei paesi in cui si parla il francese

Georgia

თოვლის პაპა (tovlis papa)

Germania

Weihnachtsmann ("L'Uomo di Natale"); Christkind ("Cristo Bambino") nelle regioni più meridionali

Gran Bretagna

Father Christmas; Santa Claus

Grecia

Άγιος Βασίλης ("San Basilio")

Irlanda

Santa Claus, Santy o Daidí na Nollag

Italia

Babbo Natale, Gesù Bambino (in alcune regioni anche San Nicola da Bari o San Nicolò)

Islanda

Jólamaður

Liechtenstein

Christkind

Lituania

Kalėdų Senelis

Macedonia

Дедо Мраз (Dedo Mraz, "Nonno Gelo")

Malta

San Niklaw

Paesi Bassi

Sinterklaas (arriva la sera del 5 dicembre)

Norvegia

Julenissen

Polonia

Święty Mikołaj / Mikołaj ("San Nicola"); Gwiazdor in alcune regioni

Portogallo

Pai Natal ("Babbo Natale")

Romania

Moş Crăciun ("Babbo Natale": 25 dicembre); Moş Nicolae ("Babbo Nicola": 6 dicembre)

Russia

Дед Мороз (Ded Moroz, "Nonno Gelo", il suo amico Yamaliri vive al sopra del Circolo Polare Artico in una città unica Salekhard.)

Serbia

Деда Мраз (Deda Mraz, "Nonno Gelo")

Slovacchia

Svätý Mikuláš ("San Nicola"); Ježiško (diminutivo di Ježiš ("Gesù"))

Slovenia

Dedek Mraz ("Nonno Gelo"); Božiček (da "Božič"-Natale); è presente anche la ricorrenza di Sveti Miklavž (San Nicola) il 6 dicembre, con modalità del tutto simili.

Spagna

Papá Noel

Stati Uniti

Santa Claus; Kris Kringle; Saint Nicholas o Saint Nick ("San Nicola")

Svezia

Jultomten

Svizzera

Christkind, San Nicola o Gesù Bambino in Ticino

Turchia

Noel Baba ("Babbo Natale")

Ungheria

Mikulás ("Nicola"); Jézuska o Kis Jézus ("Gesù Bambino")

America Latina

Di solito Babbo Natale in America Latina si chiama Papá Noel, ma ci sono alcune piccole differenze tra i vari paesi.

Argentina

Papá Noel

Brasile

Papai Noel (leggesi:Papai Noeu)

Cile

Viejito Pascuero

Colombia

Papá Noel, Niño Dios, Niño Jesus (lettura:nigno hésùss) ("Gesù Bambino")

Messico

Santa Claus; Niño Dios ("Dio Figlio"); Los Reyes Magos ("I Re Magi")

Venezuela

San Nicolás

Ecuador

Papa Noel

Perù

Papa Noel

Estremo Oriente

In Estremo Oriente, in particolare nei paesi che hanno adottato i costumi occidentali, si festeggia il Natale non in senso cristiano ma integrando alle religioni orientali tradizioni simili sui portatori di doni dell'Occidente.

Corea del Sud

Santa Claus

Giappone

Santa Claus/Santa San / , il "san" sta come in italiano per Sig. (Signore).

Taiwan

una derivazione di Santa Claus chiamata o ("Babbo Natale", lett. "Vecchio del Natale")

Filippine

Santa Claus

Africa e Medio Oriente

Le popolazioni cristiane dell'Africa e del Medio Oriente che celebrano il Natale, in generale, riconoscono le tradizioni dei paesi europei da cui hanno importato la festività, di solito tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Anche i discendenti dei coloni che abitano ancora in quei luoghi seguono le tradizioni dei loro antenati.

Iran

(Baba Noel)

Egitto

Papa Noël

Sudafrica

Sinterklaas; Santa Claus

 

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La Storia di Nero - il 07/10/2014 00:00 con Wald23

La Storia di un Cane chiamato Nero

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Nero era un meticcio, probabile incrocio tra un Pastore Maremmano ed un Pastore Tedesco anche se sembrava più un Lupo, tutto nero con un pelo foltissimo.

L'incontro con Nero avvenne una tarda sera di maggio del 2001, quando sulla statale che arriva a Torino, nel rettilineo che attraversa il parco di Stupinigi,  rimanemmo bloccati dalla fila di macchine che in entrambi i sensi di marcia andavano a passo d’uomo.

Subito si pensò ad un incidente poi ci accorgemmo che in mezzo alla strada camminava un cucciolone un po’ spaventato, che sembrava rincorrere le auto di passaggio, ci fermammo nella prima piazzola disponibile, intanto il cane aveva abbandonato il centro della carreggiata e si era infilato in un campo. Ci dicemmo subito: quel cane è stato scaricato da un’automobile e sta cercando di correre dietro al padrone.

Cercammo di chiamare il cane e sfruttando una pagnotta, dura e rinsecchita che era lì in terra, riuscimmo a farlo avvicinare, era molto timoroso e diffidente, ma aveva anche molta fame e divorò quella pagnotta,  piano piano si lasciò avvicinare ed accarezzare, provammo a chiamare i Vigili, i Carabinieri ma ci dissero di chiamare il canile, che però non rispondeva al telefono. A vederlo così aveva apparentemente 6-7 mesi, presupponemmo fosse stato un regalo di Natale abbandonato perché divenuto troppo grande .

Cosa fare... non volevamo abbandonarlo per strada con il pericolo che un autoveicolo lo mettesse sotto, a casa non potevamo portarlo essendo, benché cucciolo di taglia grande. Ci venne l’idea di telefonare ad una nostra amica che aveva già due Pastori Tedeschi chiedendole se poteva ospitarlo, visto le circostanze, ci rispose di portarglielo.

Il problema era come farlo salire in auto, dopo alcuni tentativi, con dei biscottini che avevamo, riuscii a caricarlo in auto, appariva più tranquillo ma affamatissimo. Giunti dalla nostra amica, lei stava preparando le ciotole con il mangiare per le sue due cagnette, ne aggiunse un’altra per il nuovo arrivato. Le due cagnette lo avevano accettato ma gli avevano già fatto capire che era un ospite. Non ho mai visto un cane mangiare in quel modo, probabilmente per la fame patita, ingurgitava il cibo come fosse un aspirapolvere.

Dopo una quindicina di giorni la nostra amica ci comunicava che aveva difficoltà a tenerlo, in quanto si era adattato benissimo ed era praticamente diventato il Capo Branco, ma la sua esuberanza e la sua vivacità creava non pochi problemi.

Convincemmo la mamma della mia compagna a tenerlo, nonostante lei avesse già un Pastore Tedesco maschio, di nome Molos, si convinse a tenerlo in attesa di una sua nuova sistemazione, visto il suo colore fu chiamato Nero.

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I due cani andavano abbastanza d’accordo, avevano un giardino dove poter correre, ma il problema era che Nero era effettivamente molto esuberante, vivacissimo ed anche un poco grossolano, voleva giocare con l’altro cane ma quest’ultimo, essendo già adulto, non accettava di buon grado l’esuberanza del cucciolone, dovemmo cosi dividere il giardino in due parti.

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Anche se ogni tanto restavano insieme, ciò creava qualche problema in quanto a Nero era rimasta la fame atavica, e se riusciva ad entrare in cucina cercava sopra i mobili qualcosa da mangiare, soprattutto pane. Un giorno aveva tirato giù dal mobile il cestino della frutta e mentre Molos, ghiotto di frutta, la mangiava, Nero cercava di arrivare a prendere il Pane.

Il tempo passava, avevamo cercato di dare una nuova sistemazione a Nero, ma non  trovammo nessuno disposto a prendersene cura amorevolmente e cosi rimase lì in attesa, anche se pian piano ci si affezionava sempre di più.

Circa un anno più tardi Molos morì, stranamente  Nero lo cercò per parecchio tempo, anche se erano divisi si erano affezionati l’un l’altro.

Rimasto solo Nero divenne presto il padrone di casa. La sua indole di giocherellone vispo ed esuberante era rimasta, ma diventando adulto si mise a fare la guardia, ed all’infuori delle persone che lui conosceva non ne accettava altre. Abbaiava a chiunque si avvicinasse troppo alla recinzione e vi era il rischio che mordesse.

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Passarono gli anni, a Nero la sua razza meticcia aveva dato forza ed energia, e non contrasse mai nessuna malattia.

Per una serie di coincidenze nel 2009 arrivo Maya, un meticcio di Yorkshire Terrier. Quando andavamo a trovare Nero evitavamo di fargliela vedere  per paura che la mordesse, poi un giorno per caso si incontrarono ed andarono subito d’accordo, anzi la piccola aveva il sopravvento e se non voleva che lui si avvicinasse lo faceva capire.

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La vita di Nero scorreva felice e spensierata, invecchiava e cominciava ad avere i primi acciacchi, ma giocava ancora con la sua amica.

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Passavano gli anni e  Nero invecchiava, il suo colore nero nella parte della coda aveva preso una colorazione bruna e cominciava a far fatica nel correre.

Piano piano la vecchiaia si faceva sentire, non riusciva più a correre e camminare come voleva, di tanto in tanto le zampe posteriori gli cedevano e lui scivolando cadeva rovinosamente, per fortuna senza farsi male. Inoltre gli venne qualche problemino ai reni e dovette cambiare la sua dieta con delle crocchette apposite, ed ogni tanto un po’ di disfunzione cognitiva, che nel cane anziano è molto simile al morbo di Alzheimer dell'uomo.

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Ben quattordici anni sono passati, da un giorno all’altro Nero non riusciva più ad alzarsi senza fare fatica, respirando affannosamente ed ansimando, poi d’un tratto non si alzo più nemmeno per fare i suoi bisogni, tentava di alzarsi, spelandosi le zampe anteriori, ma non vi riusciva, e si vedeva che stava male.

Vederlo in quello stato creava una pena enorme, nel nostro subconscio speravamo ci lasciasse lui, per non vederlo soffrire ma ciò non avveniva, ci guardava con quei suoi occhi buoni come per dire fate qualcosa.

La sensazione di sconfitta ed impotenza davanti a quei due occhi che ci guardavano nella ricerca di una soluzione, faceva maturare la decisione che non volevamo prendere, volevamo una Veterinaria amante degli animali per avere consiglio.

Per fortuna un’amica ci ha consigliato una brava veterinaria, che visitatolo non ci ha dato molte speranze al massimo due settimane di vita, ma che vita e in che condizioni. La qualità della sua vita era arrivata ad un punto tale che non poteva più mangiare, bere, muoversi o fare i suoi bisogni da solo.

Quando ti trovi nella situazione di dover decidere se l'eutanasia è la cosa giusta, il benessere del cane dovrebbe sempre avere la precedenza. Bisogna purtroppo dimenticare l'attaccamento, le emozioni e il nostro egoismo di volerlo vicino ad ogni costo, e scegliere per il  bene dell'animale.

È una decisione difficile da prendere, il legame che esiste tra una persona e il proprio animale è qualcosa di molto speciale, parlare d’eutanasia diventa difficile, anche se il significato della parola, tradotto dall'antico greco significa "Dolce Morte", vederlo soffrire così, porta nostro malgrado a questa scelta.

La Veterinaria è stata molto carina, gentile e compassionevole, Nero è rimasto nel suo posto preferito ed è stato assistito fino in fondo.

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Un antica leggenda Indiana "La leggenda del Ponte dell’Arcobaleno" narra che davanti all'entrata del Paradiso c'è un luogo chiamato "Ponte Dell'Arcobaleno" per i bellissimi colori da cui è formato .

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Tra la terra ed il cielo esiste un posto chiamato "Ponte dell'Arcobaleno" per i bellissimi colori da cui è fomato.

Quando un animale muore, specialmente se è stato amato da una persona qui sulla terra, va in un luogo che si trova all'inizio di questo ponte.

E' un posto bellissimo dove l'erba è sempre fresca e profumata, i ruscelli scorrono tra le colline e gli alberi, dove i nostri piccoli amici possono correre e giocare insieme.
Trovano sempre il loro cibo preferito, l'acqua fresca per dissetarsi ed il sole splendente per riscaldarsi e così i nostri cari amici sono felici. Se in vita erano malati o vecchi qui ritrovano salute e gioventù, se erano menomati o infermi qui ritornano sani e forti.

In questo luogo gli animali che abbiamo tanto amato stanno bene, eccetto che per una piccola cosa, sentono la mancanza della persona speciale che hanno lasciato sulla terra.

Così accade di vedere che durante il gioco qualcuno si fermi improvvisamente e scruti sulla collina, tutti i sensi sono in allerta, i suoi occhi si illuminano e le sue zampe iniziano una grande corsa. Tu sei stato visto e quando incontri il tuo amico speciale lo stringi fra le braccia con grande gioia, il tuo viso è baciato ancora e ancora ed i tuoi occhi incontrano i suoi occhi sinceri che tanto ti hanno amato. Adesso insieme potrete attraversare il Ponte dell'Arcobaleno per non lasciarvi mai più....

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Il dolore che si prova in seguito alla perdita di un cane è normale e naturale. Non è assolutamente sciocco, folle, o troppo sentimentale piangere. Durante gli anni trascorsi con noi, il cane è diventato una parte rilevante e costante della nostra vita, è diventato un membro della famiglia. E’ stato una fonte di conforto e di compagnia, d’amore incondizionato, di divertimento e di gioia. Quindi non dobbiamo stupirci se ci sentiamo devastati dalla perdita di un animale con cui avevamo  questo rapporto. Vi sono persone che non capiscono il legame che può esserci con un animale non possono quindi capire il dolore che stiamo provando.

Buon viaggio Nerino, arrivederci al Ponte dell'Arcobaleno.

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Chi sono i Valdesi - il 20/08/2014 00:00 con Webmaster

Con questo termine si indica uno dei principali movimenti religiosi medievali,  successivamente confluito nella "Riforma protestante", i Valdesi furono i primi riformisti della Storia.

Un po di Storia

La Storia della Chiesa Valdese inizia a Lione dove, Pietro Valdo, Valdès de Lyon (1140-1217),  commerciante, ricco banchiere e cittadino di Lione, chiamato anche dagli storici Pierre Valdo, Valdus, Waldo, Valdes, Valdius, Valdesio, Valdensis o Valdecius e Valdesius. 

01.jpg La statua di Valdo di Lione, che si trova a Worms (Germania)

Non si hanno molte informazioni riguardo Pietro Valdo, sono ignote sia le origini che la fine della sua vita. Per ciò che riguarda il cognome esatto, esiste solamente una forma latinizzata (Valdesius) e il nome Pietro, datogli dalla tradizione nel XIV secolo che lo definiva così come nuovo apostolo, tali informazioni provengono dagli archivi dell’Inquisizione e dalle leggende Valdesi.

Valdo vivamente colpito della morte improvvisa di uno dei suoi amici, tutto accadde quando in una riunione di piacere, mentre era a tavolo con alcuni amici uno di essi cadde improvvisamente morto. Questo avvenimento lo colpi talmente che si pose la domanda “Sono pronto ad incontrare Dio, se morissi adesso ?”.

Confidò la sua preoccupazione al suo confessore che gli affermò che il migliore medio di assicurare la sua serenità era di fare ciò che Gesù aveva detto al giovane uomo ricco: "Vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri."

Si interesso alle Scritture ed era stato toccato dal racconto della vita di Sant'Alessio che aveva venduto tutti i suoi beni ed aveva intrapreso un pellegrinaggio in Terra-Santa. Un teologo attirò l'attenzione di Valdo su queste parole del Signore in Mattia 19.21 "Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che possiedi, dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi".

Decise di devolvere tutti i suoi beni, si presume fosse l’anno 1173, fa in modo che la sua famiglia sia al riparo dal bisogno, dando a essa ciò che occorre loro per vivere, pagò ciò che doveva e vendette il resto per poi distribuirlo ai poveri, rinuncia alle sue ricchezze e predica il vangelo, alzandosi contro la dittatura del clero che vuole che solo i suoi membri possono insegnare al popolo

Ad inizio del 12 secolo, il,  popolo era analfabeta, anche i nobili ed i cavalieri non sapevano né leggere né scrivere. Solo il clero ed i commercianti facevano eccezione, questi ultimi perché il loro commercio esigeva certe conoscenze.

In quel tempo la Bibbia e le messe si pronunciavano solamente in latino, ed il popolo non comprendeva niente.

Valdo era letterato, intelligente, devoto e benefico, aveva letto gli scritti di padri della chiesa e constatato quanto la chiesa romana si era allontanata dal cristianesimo, particolarmente mediante il dogma della transustanziazione e dell'adorazione dell'ostia, fu preso allora di un grande desiderio di conoscere bene le Scritture, e si dedico così a leggere con attenzione la Bibbia. Si dice anche che tradusse alcuni libri dal latino in lingua volgare. Si dedicò anche allo studio dei Padri della chiesa, e si fa fare una traduzione dei Vangeli e di altri libri della Bibbia nella lingua locale, l'arpitan, più correntemente chiamato "franco-provenzale", anche se questa designazione causa a volte malintesi, utilizzando dei chierici per tradurne certe parti.

Pietro Valdo con un piccolo gruppo di simpatizzanti, prendono d'assalto le vie di Lione annunciando la Buona Novella, con la loro Bibbia tradotta e fanno diffusione delle Sante Scritture in lingua popolare.

La sua casa diventa una fiorente scuola ed un ospedale pubblico, per ospitare e nutrire i poveri che vengono dall’estero per essere istruiti. Poco a poco, formò dei discepoli che andavano due per due predicare il vangelo nelle vie e nei posti pubblici, ascoltati ed apprezzati grandemente, erano trattati con tutti i segni del rispetto e dell'affetto, guadagnando cosi dei fedeli.

I suoi discepoli non avevano né beni, né focolare, né famiglia. Talvolta rompevano i legami già formati. Conducevano una vita di abnegazione, di privazioni e di pericoli. Viaggiavano nelle condizioni di estrema semplicità, senza denaro e senza vestito di ricambio, contando sui fratelli che visitavano per i loro bisogni materiali. Andavano sempre due a due, l'un più vecchio che l'altro, il più giovane servente il suo maggiore.

Per fronteggiare i pericoli dell'epoca, circolavano spesso come commercianti. I più giovani vendevano delle merci leggere, dei coltelli, degli aghi, ecc. non richiedevano mai niente. Molti tra essi facevano dei seri studi di medicina per essere in grado di curare i malati che incontravano.

Valdo ed i suoi compagni viaggiarono e predicarono, ciò li fece chiamare i "Poveri di Lione", come Valdo anche i suoi condannavano gli errori di Roma, rigettavano il purgatorio, le indulgenze ed il culto dei santi e le pratiche dei preti della Romana Chiesa, il Clero ingiunse loro di smettere il loro insegnamento sotto pena di essere scomunicati, giudicati e bruciati come eretici.

I Poveri di Lione espulsi dalla diocesi di Lione dall'arcivescovo, il monaco cistercense Guichard di Pontivy, il quale aveva rifiutato loro l'autorizzazione a predicare liberamente in lingua volgare nelle strade e nelle piazze della loro città, si recano allora a Roma nel 1179, quando Alessandro III convoca il terzo concilio del Laterano. E gli presentano per l'approvazione le versioni in volgare «Gallico» dei testi biblici da utilizzare per la predicazione.

Il papa Alessandro III li accoglie bene ma non invece il Curia Pontificia, che cerca di accertare se essi siano in possesso di una cultura teologica di stampo chiericale e nel corso dell'esame Walter Map non ha nessuna difficoltà a metterli in trappola. I Poveri di Lione, infatti, laici, inesperti in dispute scolastiche, ignorano la sottilissima distinzione che si fa nella teologia dogmatica: la Vergine non è la madre di Cristo, ma la madre di Dio.

Vengono comunque autorizzati a predicare purché l'arcivescovo di Lione sia di accordo, Guichard di Pontivy, si sensibilizza alle tesi riformatrici del movimento li autorizza.

I Vaudois crescono in numero. Ma il successore di Guichard di Pontivy , l'arcivescovo Jean di Bellesmains è ostile. Perciò convoca Valdo per vietargli di continuare a predicare, ma questo, seguendo fedelmente la Bibbia, risponde citando "Atti capitolo 5 versetto 29", come fece l'apostolo Paolo in una situazione identica, e si difende dochiarando "Dobbiamo ubbidire a Dio, nella sua qualità di Capo, piuttosto che agli uomini". Per la loro persistenza nel predicare nelle vie di Lione, i Vaudois sono perseguitati e forzati a lasciare la città.

L'arcivescovo di Lione cercò di far catturare anche Valdo, ma questo aveva tanti amici in città che potè restare nascosto per ben tre anni, insegnando, incoraggiando e fortificando i fedeli.

Valdo fu poi costretto a fuggire, con un certo numero di seguaci, e si rifugiarono nelle piccole comunità cristiane in disaccordo con Roma e molto unite tra esse, nel sud dell'Italia ed a nord della Germania,

Pietro Valdo, si reco poi con parecchi dei suoi discepoli nel sud della Francia, dove dovette nuovamente fuggire recandosi in Piccardia, in Germania ed infine in Boemia, lavorando sempre all'opera del Signore. È in questa regione che finì pacificamente i suoi giorni, morendo pare nel 1217, altri individuano la sua morte nel 1206.

Alla morte di Pietro Valdo, il suo movimento, sembra vicino ad una riconciliazione con la Chiesa, il papa Innocente III era infatti disposto anche al dialogo.   

Così, più di tre secoli prima della proclamazione delle 95 tesi di Lutero, nascevano, con Pietro Valdo, i primi riformisti della Storia.

I Poveri di Lione, furono un mezzo che permise al Vangelo di spargersi in tutte le contrade dove passavano. In Piemonte, raggiunsero di altri esiliati che si chiamava i Valdesi e portarono ad essi la loro Bibbia che era stata ricopiata accuratamente. Le persecuzioni esercitate con perseveranza e crudeltà dall'inquisizione ed il clero ebbero finalmente ragione di questi piccoli gruppi di cristiani disseminati e che rifiutavano di sottoporsi a Roma.

I Valdesi

I Valdenses o Valdesi erano già conosciuti sotto questo nome, prima di 1144, e di conseguenza molto prima Pietro Valdo. Anche se le relazioni di Pietro Valdo coi Valdesi furono così intime che molto lo designarono come fondatore di questa comunità, mentre per altri il nome di "Valdesi" proviene delle valli alpestri - Vallenses - dove questi credenti vivevano in grande numero, infatti Vallenses deriva da Valli o da Valle, o più generalmente da vallisdensa, valle folta. Un vecchio pastore della valle di Sant-Martin, nel territorio attuale dei Valli Valdesi, ha dichiarato che, secondo la tradizione, la valle che abita si chiamava, una volta, Valle Ombrosa.

Valdo ed i suoi predicatori diedero un impulso straordinario alle opere missionarie dei Valdesi che, fino ad allora, erano restati piuttosto isolati nelle loro valli remote, ma che, da allora, se ne andarono a predicare dovunque la Parola di Dio. 

I Valdesi furono condannati ufficialmente al concilio di Verona, il 4 marzo 1184, dal papa Lucio III. Questa condanna fu rinnovata al 4 concilio Laterano, il 30 novembre 1215, dal papa Innocente III.

Queste comunità desideravano restare tuttavia in seno alla Chiesa Romana, annunciando però la loro nuova fede, ciò che Roma non poteva certamente tollerare .

Infatti i primi Valdesi non intendevano contestare più di tanto la Chiesa istituzionale. Si definivano “veri cattolici” che rispettavano i consigli dei Vangeli diversamente da quanto facevano i “falsi cattolici”.

Si installarono e trovano rifugio nelle valli del Piemonte le cosiddette “Valli Valdesi”, in Germania, ed in Europa centrale. Con il termine Valli Valdesi si intendono tre valli dell'Italia nord-occidentale, tutte situate in Piemonte nella provincia di Torino che sono, la Val Pellice, la Val Chisone e la Val Germanasca.)

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In queste vallate subirono le più terribili persecuzioni da parte della Chiesa Cattolica e dell'Inquisizione.

Dopo la crociata contro gli Albigeois, infatti la Chiesa Cattolica concentra i suoi attacchi verso i Valdesi. L'inquisizione entra in azione nel 1230, per paura, i Valdesi fermano la predicazione che faceva parte della loro particolarità. Somigliando oramai più ai protestanti classici. Li si accusa di eresia, di stregoneria, ed anche di adorare il Diavolo, vengono inoltre diffamati. I Valdesi tra di loro erano molto uniti, si sposavano infatti tra loro, ciò che ha contribuito a creare il patrimoni dei Valdesi.

Nel XVI Secolo, la Riforma arrivo con le guerre di religione. I protestanti ed i Valdesi si avvicinano ulteriormente. I primi incoraggiano i secondi a finanziare una traduzione in francese. Paradossalmente, pochi Valdesi compredevano il francese ma ciò vece si che tale lingua diventasse la loro prima lingua.  Certi abitanti dubitano della fedeltà dei Valdesi e li accusano di turbare l'ordine pubblico. L'editto di Mérindol scatena un orribile bagno di sangue. In numerose regioni, i Valdesi sono massacrati, infilzati, bruciati vivi.

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            Tortura di Anna Charboniere             Massacro di bambini Valdesi nel 1655 durante le "Pasque piemontesi"

Le atrocità commesse sono terribili. Nelle loro sofferenze, i Valdesi si vedono costetti a ricorrere anche alle armi per difendersi. Questi conflitti li spingeranno ad allearsi ai Protestanti ed a diventare come essi.

Nel 1163, un concilio della Cattolica Chiesa Romana, convocato a Tour dal papa Alexandro III , vieta ogni relazione coi Valdesi, a causa della loro "dannabile eresia, conosciuta da molto tempo nel territorio di Tolosa".

Verso la fine del dodicesimo secolo, c'era a Metz una chiesa Valdese importante che aveva in uso delle traduzioni della Bibbia. A Colonia, una chiesa esisteva fin dai vecchi tempi, quando nel 1150 un gran numero dei suoi membri furono perseguitati, il giudice dichiarò: "Camminano alla morte, non solo con pazienza, ma con entusiasmo". In Spagna, il re Alponso di Aragona emise, nel 1192, un editto contro i Valdesi, dove dichiarava di agire come i suoi predecessori. Erano numerosi in Francia, in Italia, in Austria ed in altri paesi. Nel 1260, li si trova in quarantadue parrocchie della diocesi di Passau ed un prete di Passau scriveva allora: "In Lombardia, in Provenza ed altrove, gli eretici hanno più scuole dei teologi e molto più di ascoltatori, discutono liberamente ed invitano il popolo a solenni riunioni nei posti di mercato, od in campi. Nessuno osa resister loro a causa del potere e del gran numero di loro ammiratori." 

A Strasburgo, nel 1212, i Dominicani avevano fermato e fatti prigionieri già cinquecento persone che facevano parte delle chiese Valdesi. Appartenevano a tutte le classi, nobili, preti, ricchi e poveri, uomini e donne. I prigionieri dichiararono che avevano molti fratelli in Svizzera, in Italia, in Germania, in Boemia. Ottanta di essi, con altri dodici preti e ventitre donne, furono bruciati sul rogo. Il loro vecchio direttore, chiamato Jean, dichiarò prima di morire: "Siamo come ogni peccatore, ma non è la nostra fede che ci rende tali, e noi non siamo colpevoli di bestemmia per cui ci si accusa senza ragione. Contiamo sul perdono dei nostri peccati, e ciò senza il soccorso degli uomini, né a causa del merito delle nostre opere." I beni dei martiri furono divisi tra la Chiesa Cattolica e le autorità civili il cui potere era al servizio della Chiesa. 

Nel 1263, un decreto del papa Gregorio IX dichiara: "Scomunichiamo e colpiamo di anatema tutti gli eretici, Catari, Patarins, Poveri di Lione, Arnoldistes ed altri, qualunque sia il loro nome, perché, sebbene avendo differenti facce, sono riuniti tra loro e si incontrano in un stesso punto per la loro vanità."

L'inquisitore Davide di Asburgo ammette che "prima era solamente una setta" che si univa di fronte ai loro nemici. In certi paesi, erano così numerose ed influenti che godevano di una grande libertà, mentre altrove erano esposte alle più crudeli persecuzioni.

Le dottrine e le pratiche di questi fratelli - conosciuti sotto il nome di Valdesi - mostrano per il loro carattere che non erano frutto di una prova della riforma delle Chiese Romana e Greca, infatti non portano nessuna influenza di queste Chiese. Indicano al contrario la continuità di una vecchia tradizione derivata da tutta altra sorgente quale l'insegnamento della scrittura e le pratiche della Chiesa Primitiva.

La loro esistenza prova che ci sono sempre stati degli uomini di fede, di grande potere ed intelligenza spirituale, che hanno mantenuto nelle Chiese una tradizione molto simile a quella conosciuta nei tempi apostolici e molto lontani di quella che avevano elaborato le Chiese dominanti.

All'infuori delle Sacre Scritture, i Valdesi non avevano nessuna confessione di fede, né nessuna altra regola. Nessuno uomo, per tanto eminente che fosse, aveva il diritto di mettere da parte l'autorità delle Scritture. Tuttavia, attraverso i secoli, ed in tutti i paesi, confessarono le stesse verità e si conservarono le stesse forme di culto.

Lo spirito di Cristo, dicevano, agisce in ogni uomo nella misura in cui questo uomo ubbidisce a Cristo e lo segue fedelmente. Solo il Signore può renderci capaci di comprendere le sue parole. Quello che l'ama custodirà i suoi comandi.

Si opponevano ad ogni spargimento di sangue, come pure alla pena di morte. Non adoperavano mai la forza per imporre la loro fede e non intentavano processo a coloro che facevano loro torto.

Tuttavia un buon numero adoperò le armi per difesa personale o quella delle loro famiglie, quando vennero attaccati nelle loro Valli.

Negli affari di Chiesa, i Valdesi amavano la semplicità e nulla ricordava le forme adottate dalla chiesa di Roma, ciò non impediva alle Chiese ed agli Anziani di accettare le loro responsabilità col la più grande serietà. I credenti si univano agli anziani per le decisioni da prendere in materia di disciplina e per nominare un Anziano.

La “Santa Cena” era per tutti i credenti e veniva distribuita in memoria del corpo del Signore.

I mezzi più ricercati per mantenere la vita spirituale erano la lettura personale delle Scritture, il culto regolare con la famiglia e delle frequenti conferenze.

Questi credenti non prendevano parte agli affari governativi, dicevano che gli Apostoli erano comparsi spesso davanti ai tribunali, ma non si erano mai stati seduti come giudici. Apprezzavano l'educazione accanto alla spiritualità. Parecchi di quelli che annunciava la Parola avevano ottenuto un Istruzione Universitaria.

Il papa Innocente III (1198-1216) rese loro una doppio testimonianza, dicendo che, tra i Valdesi, i laici educati si incaricavano della predicazione, e che i Valdesi non volevano ascoltare nessun uomo che non fosse Dio. 

La pace relativa nelle Valli Valdesi fu turbata quando nel 1380 il papa Clemente VII mandò un monaco come inquisitore per punire gli eretici.

Nei tredici anni che seguirono, circa 230 persone furono bruciate ed i loro beni ripartiti tra gli inquisitori ed i magistrati del paese.

Durante l'inverno di 1400, la persecuzione si estese e molte famiglie si rifugiarono sulle alte montagne dove numerosi bambini, donne ed anche uomini morirono di fame e di freddo.

Nel 1486, una bolla di Innocente VIII autorizzò l'arcivescovo di Cremona ad estirpare gli eretici, 18.000 uomini invasero le Valli ed allora i contadini cominciarono a difendersi, approfittando della natura montagnosa del paese, che ben conoscevano, respinsero le forze nemiche. Tale conflitto durò più di un centinaio di anni.

All'inizio della Riforma Protestante, (vasto movimento iniziato da Martin Lutero nel 1517, che partendo dalla contestazione della vendita delle indulgenze e della corruzione della chiesa provocò la scissione dalla Chiesa Cattolica). Gli aderenti alla Riforma Protestante negavano il ruolo della Chiesa quale intermediaria tra l'uomo e Dio, con la funzione di rimettere i peccati in quanto tutti gli uomini, sono in rapporto diretto con il loro creatore del quale devono conoscere e interpretare la parola contenuta nelle Sacre Scritture, i sacramenti vengono ridotti al Battesimo e all'Eucaristia.

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Monumento di Chanforan

I Valdesi aderirono alla Riforma Protestante nell'assemblea del 1532 a Chanforan. Su iniziativa di Guglielmo Farel, si tenne un sinodo a Chanforan in alta Val d’Angrogna (Piemonte), che segnò una svolta nella storia Valdese. Tale sinodo era stato preceduto da incontri regolari tra i Barba (Zio in piemontese e franco provenzale) e numerosi Riformatori, quali Oecolampadius, Bucer e Farel. Con tale sinodo i Poveri aderirono definitivamente alla Riforma.

Il simbolo più netto di tale adesione fu l’adozione da parte dei centoquattro Barba delegati di una confessione di fede composta da ventiquattro articoli, dall’impronta prettamente riformatrice.

Un ulteriore effetto del Sinodo di Chanforan fu La Bibbia di Olivetan, richiesta e finanziata, dedicando 500 scudi, dai delegati della “Povera Chiesa” menzionata dal traduttore nella sua prefazione.

Luigi Oliviero, più noto con il nome di Pietro Robert Olivetan, nacque a Noyon in Picardia, cugino di Giovanni Calvino, nato ne 1506, morì a Roma nel 1538. Studiò il Greco e l’Ebraico a Strasburgo. Nel momento in cui ricevette la richiesta dei “barba”, esercitava la professione di precettore a Neuchâtel dove viveva. Amava chiamarsi con lo pseudonimo di “Belishem de Belimakon” (senza nome e senza luogo).

La traduzione di Olivetan è basata sul Nuovo Testamento di Lefebvre d’Etaples, stampato da Martin L’Empereur, ad Anversa, nel 1528. Tradusse l’Antico Testamento a partire dall’ebraico tenendo conto della versione latina di Sate Pagnini. Tale traduzione rivela come Olivetan fosse un umanista appassionato di lingue antiche ed un profondo conoscitore dei commentari  rabbinici.

La Bibbia di Olivetan fu stampata il 4 giugno 1535 a Neuchâtel da Pietro de Wingle, un altro “picard”, rifugiato li dopo Lione.

La Bibbia di Olivetan verrà poi utilizzata per altre importanti traduzioni del mondo protestante, in particolare quella di Ostervald. Inoltre fu il frutto di diversi autori che affiancarono Olivetan, tra cui Thomas Malingre, il poeta Bonaventure Desperriers, redattori degli indici, e il giovane Giovanni Calvino, autore di varie prefazioni nelle quali difende un tema caro ai Valdesi e ai Riformatori “l’accessibilità alla lettura dei testi sacri da parte del popolo”.

Un ulteriore simbolo fu l’edificazione dei primi templi nel 1555 nelle valli valdesi a San Lorenzo d’Angrogna ed al Ciabas.

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Queste “Capanne”, così definite nel "Trattato di Cavour" per via della loro nudità, testimoniavano la volontà di offrire un luogo di Culto diverso a comunità Cristiane altrettanto diverse, oltre ad affermare la loro reale esistenza.

Dal XVI al XIX, la specificità Valdese svanì per garantire la propria sopravvivenza in mezzo ad una serie continua di correnti riformatrici che costituì una successione apostolica parallela a quella del cattolicesimo, fondata non sull’istituzione ma sulla fedeltà allo stesso messaggio.

Questo concetto di “libera interpretazione delle Sacre Scritture (Bibbia)”, unitamente a motivazioni di ordine sociali, politiche, economiche e culturali, determinò il rapido frazionamento delle chiese riformate.

Fra le principali Chiese riformate e bene ricordare, la Chiesa Luterana, la Calvinista e l'Anglicana, ma moltissime sono le correnti e sotto correnti tutte accomunate dalla contestazione della Chiesa Cattolica.

Emarginati dall'istituzione ecclesiastica, i Valdesi conobbero tuttavia una progressiva larghissima diffusione tra il sec. XIII e il XIV in Lombardia, in Linguadoca e in Provenza (fine sec. XII). Elementi di predicazione Valdese vennero recepiti da ambienti già legati all'eterodossia, dando luogo a un movimento religioso caratterizzato da una tendenza anti-istituzionale particolarmente radicale e da una notevole capacità di espansione missionaria, che portò i Valdesi, attraverso la Svizzera, l'Austria e la Germania, sino nell'Ungheria e nella Boemia (dove considerevole fu poi l'apporto Valdese alla rivoluzione hussita del sec. XV.

Altre aree di diffusione Valdese furono le vallate alpine del Piemonte occidentale, del Delfinato e, nell'Italia meridionale, la Calabria e le Puglie.

La strategia dell'autorità ecclesiastica non escluse tentativi, parzialmente riusciti,  l'istituzionalizzazione monastica dei Valdesi (i poveri cattolici in Francia nel 1208, i poveri riconciliati in Lombardia nel 1210), tesa a neutralizzarne la carica contestativa, ma rimase essenzialmente repressiva.

I motivi fondamentali del Valdismo medievale risiedevano in una prassi che univa la predicazione itinerante del Vangelo al popolo con la povertà di vita. Di qui derivò la divisione tra ministri itineranti (distinti poi secondo i tre ordini dell'episcopato, del presbiteriato e del diaconato) e semplici fedeli.

La predicazione dei Valdesi, sostenuta da un'estesa attività di volgarizzazione della Scrittura, si arricchì di motivi esplicitamente antitradizionali, negazione del purgatorio e delle messe per i defunti, della validità dei sacramenti amministrati da sacerdoti indegni, riduzione del numero stesso dei Sacramenti al Battesimo, all'Eucarestia e alla Penitenza. Rifiuto della gerarchia ecclesiastica e dei tradizionali ruoli di culto. Verso l'ordinamento civile, nonché ecclesiastico del tempo, i Valdesi erano apertamente contestatori rifiutando il giuramento e la violenza.

Nel sec. XV i Valdesi di Boemia si unirono con gli Hussiti e confluirono nella Unitas Fratrum, quelli di lingua neolatina aderirono nel sec. XVI alla Riforma protestante, adottando le Ordonnances ecclesiastiche ginevrine.

Dalla metà del sec. XVI in poi, la storia dei Valdesi è un alternarsi di persecuzioni e di effimere tregue, ottenute grazie alla resistenza armata e alla coesione sociale dei Valdesi delle Valli,

Nel 1551 i Valdesi delle Valli ottennero da Emanuele Filiberto di Savoia il riconoscimento di una relativa libertà di culto. Costituivano nelle valli di San Martino, oggi Val Germanasca, e di Luserna, oggi val Pellice, una popolazione di circa 12.500 persone.

Ma nel secolo successivo, la persecuzione antivaldese ebbe i suoi momenti culminanti nel 1655, allorché furono compiute le stragi note come le Pasque Piemontesi, e nel 1683-85 quando i Valdesi vennero espulsi dalle valli e costretti ad un esilio che li portò nella Svizzera e nella Germania meridionale.

Infatti seguendo la politica di Luigi XIV di Francia, Vittorio Amedeo II impose ai suoi sudditi di Religione Riformata di cessare ogni manifestazione pubblica, demolire i luoghi di culto, allontanare i loro ministri e battezzare i figli nella Chiesa romana.

I valdesi però rifiutando l’ipotesi di un esilio decisero di resistere, ma furono massacrati. Deportati nelle prigioni e nelle fortezze perirono di stenti. Poco meno di 2.500 poterono ritirarsi in Svizzera e e nella Germania meridionale.

Il Glorioso Rimpatrio

Ritornarono in Italia nell’agosto del 1689, la situazione internazionale infatti si volse in loro favore, Guglielmo III d’Orange diventato re d’Inghilterra ricostituì il fronte anti francese della Legge di Augusta e nel quadro della guerra contro la Francia finanziò una spedizione militare in Piemonte composta da un migliaio di uomini che per la maggioranza erano Valdesi.

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A fine agosto, per la precisione il 26, un gruppo di un migliaio di esuli Valdesi ed Ugonotti, condotti da Henri Arnaud (1643-1721 -già ministro di culto a Pinasca all’epoca della cacciata e fautore della disperata resistenza Valdese successiva) fu indotto a tentare una difficile e rischiosa spedizione attraverso le Alpi per raggiungere militarmente le valli piemontesi. L’impresa è poi passata alla storia col nome di “Glorieuse Rentrée”, ad evidente richiamo della “Glorious Revolution” inglese che l’aveva indirettamente resa possibile. Ottenuto infatti l’appoggio politico e finanziario dallo storico avversario di Luigi XIV, Guglielmo III d’Orange, da poco insediatosi sul trono d’Inghilterra a seguito appunto della “Gloriosa Rivoluzione” e tenace tessitore dell’alleanza europea antifrancese.

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I circa mille uomini di Arnaud si concentrarono segretamente nei pressi del lago Lemanno da cui la spedizione partì, marciando per 13 giorni, attraversarono la Savoia e si scontrarono a Salbertrand con le truppe francopiemontesi che vennero sconfitte. Proseguirono quindi per Prali, in Val Germanasca dove Arnaud, con la spada in una mano e la Bibbia nell’altra celebrò una funzione religiosa in un tempio Valdese. Proseguendo la marcia arrivarono in Val Pellice ed a Bobbio Pellice, nella frazione di Sibaud, i Valdesi, per evitare sbandamenti, pronunciarono un solenne giuramento, ovvero di mantenere fra loro unione e solidarietà. Questo impegno venne chiamato con il nome di “Giuramento di Sibaud”.

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Stretti dalle truppe francesi si trovarono impegnati in mesi di guerriglia e furono costretti ad asserragliarsi alla Balsiglia, una borgata sopra a Massello, in val Germanasca. L’attacco nel maggio 1690 delle truppe franco-sabaude stava per segnarne la fine ma li salvò l’improvviso cambiamento nelle alleanze politiche, che portò il duca di Savoia Vittorio Amedeo II ad abbandonare la sua alleanza con la Francia per firmarne una con Inghilterra e Olanda e quindi gli divenne strategicamente utile impiegare i valdesi in funzione anti-francese. Liberò i prigionieri, favorì il rientro dalla Svizzera degli esiliati e offrì il cosiddetto Editto di Reintegrazione, con il quale i Valdesi furono riconosciuti legittimi proprietari dei loro territori.

La situazione rimase favorevole ai Valdesi solo fino al 1696, quando, grazie al trattato di pace firmato con la Francia, Vittorio Amedeo II si mise nuovamente a perseguitarli, 3.000 di essi, sotto il comando di Arnaud, si rifugiarono nel ducato di Württemberg, in Germania, sotto la protezione del duca Eberardo Luigi (1677-1733), e qui Arnaud divenne pastore di Durrmenz-Schonenberg, vicino a Stoccarda, nel 1699.

Negli ultimi anni della sua vita, Henri (Enrico)Arnaud, si dedicò alla stesura della sua «Histoire de la glorieuse rentrée des Vadois dans leurs vallées » (Storia del glorioso rimpatrio dei valdesi nelle loro valli), che fu pubblicata nel 1710.  Enrico Arnaud morì a Schonenberg nel 1721.

Solo nel 1848 Carlo AlbertoCon le « Lettere Patenti di Carlo Alberto » ( lunedi 17 febbraio 1948)

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"Carlo Alberto, per la grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, duca di Savoia, di Genova ecc.ecc. Principe di Piemonte ecc.ecc.
 
Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti di devozione delle popolazioni Valdesi, i Reali nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili. E noi stessi, seguendo le loro tracce abbiamo concedute a questi Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle medesime leggi. Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risluti a farli partecipare di tutti i vantaggi con le massime generali della nostra legislazione.
 
Epperciò per le presenti, di Nostra certa scienza. Regià autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:

I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici dei nostri sudditi, frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.

Nulla però è innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.

Deroghiamo ad ogni legge contraria  alle presenti, che mandiamo ai Nostri Senati, alla camera de'Conti, al Controllo generale di registrare, ed a chiunque spetti di osservarle, volendo che sieno inserite nella raccolta degli atti del Governo, e che alle copie stampate nella Tipografia reale si presti fede come all'originale: tale è Nostra mente.

Firmate in Torino addì diciasette del mese di febbraio. Anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.  »

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Da questo momento, i Valdesi, poterono così dedicarsi a un'attività di evangelizzazione, che ne estese la presenza nel corso della seconda metà del sec. XIX in numerose città e centri minori della penisola italiana.

Alla fine del XVIII secolo la comunità valdese appariva confinata alle Valli come in una sorta di ghetto, vi si trovavano 6000 persone suddivise in quindici paesini.

Nel XIX secolo, le comunità valdesi ricevettero da Francia, Svizzera e Inghilterra un impulso revivalistico che modificò la loro spiritualità e la loro teologia. Vistisi riconoscere i propri diritti civici i Valdesi si aprirono all’Italia.

Torino fu la prima tappa di questa conquista. Jean-Pietro Meille vi giunse nel 1850 e l’edificazione di un imponente tempio fu conclusa nel 1853. La comunità celebrava i culti in italiano. Meille fondò un periodico di evangelizzazione popolare, La Buona Novella e una casa editrice, la Claudiana.

12.jpgTempio di Torino

L’affermazione di Charles Beckwith : “Ormai o siete missionari o non siete nulla”, costituì una parola d’ordine per la seconda metà del XIX secolo. Le valli formarono e inviarono pastori, insegnanti e colportori. Un comitato di evangelizzazione fu fondato nel 1860. L’espansione missionaria valdese seguì di pochissimo la costituzione dell’unità d’Italia: Lombardia e Toscana, Sicilia, Veneto.

Nel 1889, in occasione del bicentenario di questi avvenimenti, vennero inaugurate la Casa Valdese a Torre Pellice ed una scuola-monumento alla Balsiglia.

L’edificazione del tempio di Piazza Cavour a Roma, inaugurato nel 1914, segnò il pieno ingresso della Chiesa valdese nel panorama religioso italiano.

13.JPGTempio di Piazza Cavour Roma

Parallelamente a ciò, nuove denominazioni, di origine anglosassone, fanno la loro comparsa nel corso del XIX e XX secolo, spesso tramite convertiti di origine Valdese od immigrati, Assemblee dei Fratelli, Battisti, Metodisti, Pentecostali. La Chiesa Valdese svolge un ruolo determinante nell’unità di questo neo-protestantesimo italiano, nel 1979 si unisce alla Chiesa Metodista, mantiene un dialogo privilegiato con le Chiese Battiste e con esse conduce la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane.

Attualmente la Chiesa Valdesi è presente in Italia con circa un centinaio di comunità, il nucleo più numeroso di Valdesi permane nelle Valli del Pinerolese, ed attiva attraverso iniziative di carattere culturale (p. es. la facoltà Valdese di teologia in Roma, la libreria editrice Claudiana di Torino, la stampa periodica) e sociale (scuole, ospedali, centri per minori o anziani), la sua struttura organizzativa è di tipo presbiteriale-sinodale. È stata inoltre attuata l'integrazione tra la Chiesa Valdese e la Chiesa Evangelica Metodista d'Italia.

Centri di cospicua presenza Valdese fuori dell'Italia sono in Francia ed in Svizzera (Losanna, Ginevra, Basilea, Zurigo), negli Stati Uniti d'America (Chiesa di New York, Chiese di Valdese, città dello Stato della Carolina) e soprattutto in Uruguay e in Argentina, dove una ventina di comunità direttamente legate alla Chiesa italiana raccolgono diverse migliaia di persone.


Un locale in cui ritornare volentieri - il 27/07/2014 12:10 con Webmaster

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Da anni frequentiamo questo ristorante, che si trova in Valpellice, nel piccolo paesino di Rorà, e non ci ha mai delusi.

Lo chef Marco Lussiana, crea dei piatti seguendo l'andamento delle stagioni, utilizzando materie prime di alta qualità, piatti curati con passione e fantasia, Menù vari.

Ottimo rapporto qualità- prezzo.

Sicuramente vale la pena viaggiare qualche chilometro in più per raggiungere il paesino di Rorà e gustare le delizie del cuoco.

Il servizio seguito da Costanza è accurato, come La squisita accoglienza, sempre professionale, ma quasi familiare, un po come se fossimo gli amici graditi ospiti del pranzo domenicale.

Non aggiungo altro se non qualche immagine dei piatti

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OSTU DI BRUSAPERE - piazza Fontana 4, Rorà. Info 0121/93163


Rifugio Italia - il 03/02/2014 18:06 con   Webmaster

Arrivata la Casa dei Guardiani

La costruzione di Rifugio Italia, da parte di Andrea Cisternino per fortuna prosegue.

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Rifugio Italia è un rifugio per dare protezione ai randagi (cani e gatti) dell'ucraina a rischio uccisione, sara' un rifugio piu' piccolo del previsto , 9000mq su 20.000 mq , purtroppo infatti le donazioni nel 2013 ne sono arrivate pochine, speriamo che nel 2014 ve ne siano molte di più, magari trovando qualche sponsor importante.
 
Comunque la costruzione va avanti e dopo varie peripezie, finalmente è arrivata la casa prefabbricata per i guardiani armati ( purtroppo ) di Rifugio Italia.

Altre notizie le trovate qui

Nelle foto carico e scarico della casa dei custodi
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Segui Babbo Natale - il 24/12/2013 16:49 con Webmaster

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Anche quest’anno il NORAD seguirà Babbo Natale.
Per chi non lo sapesse, il NORAD è l’organizzazione internazionale che difende i cieli di Canada e Stati Uniti da incursioni aeree ed attacchi missilistici.

Il Comando di difesa aerea del Nord America ha messo online, come ogni anno, il sito che consente ai bambini di "tracciare" il percorso della slitta di Babbo Natale (Santa Claus) durante il suo giro del mondo per portare i regali.

Anche quest'anno per il secondo anno consecutivo niente Google, che dal 2007 si affidava a Google Maps e Google Earth per individuare il vecchietto e la sua slitta volante, quindi dopo  quattro anni di collaborazione e stato abbandonato, a favore di Bing e Microsoft.
L’azienda di Redmond, che ha evidentemente fatto un’offerta “che non si poteva rifiutare” e lasciato a BigG il suo Google Santa Tracker inaugurato lo scorso anno.

Il Norad, (North American Aerospace Defense Command, il Comando di difesa aerea del Nord America) come ogni anno,a partire dal 1955, segue Babo Natale. La storia  nacque nel 1955 a Colorado Springs, quando il locale supermercato della catena Sears-Roebuck & Co (la stessa che nel 1973 trasferì il suo quartier generale nella famosa Sears Tower di Chicago, all'epoca il più alto edificio mai costruito) pubblicò un annuncio pubblicitario per invitare i bambini a telefonare a Santa Claus, come negli USA chiamano Babbo Natale.

Un banale errore tipografico fece sì che, al posto del numero telefonico del supermercato, venisse pubblicato quello del centro operativo del NORAD (con sede appunto a Colorado Springs) il cui direttore, colonnello Harry Shoup, si ritrovò letteralmente bombardato dalle più strane richieste di doni. Lungi dal dimostrarsi infastidito dal contrattempo, il colonnello Shoup stette al gioco, incaricando i suoi uomini di fornire ai bambini che telefonavano "informazioni" circa la rotta seguita dalla mitica slitta.
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Da allora, all'approssimarsi del Natale, il NORAD attiva delle speciali linee telefoniche, alle quali rispondono centinaia di volontari.

Con l'avvento di internet, le operazioni NTS (NORAD Santa Tracking) si sono dotate anche di un sito dedicato, dove oltre alle tracce radar e satellite di Babbo Natale, è possibile trovare tutta una serie di contenuti interattivi che vanno dalla ricostruzione della casa al Polo Nord a una squadriglia di caccia che ha il compito di scortare e proteggere renne, slitta, vecchio e regali.

E proprio quest'ultima iniziativa ha nelle ultime settimane sollevato le proteste di numerose associazioni parentali ed educative degli Stati Uniti, le quali vedono di cattivo occhio l'associazione di un simbolo natalizio, che per definizione dovrebbe veicolare concetti di pace e fratellanza, con mezzi di guerra, e si spingono ad accusare senza mezzi termini il NORAD di sfruttare l'immagine di Babbo Natale a fini di propaganda militare, per ovviare in qualche modo al calo di domande di arruolamento.

Insomma, secondo autorevoli esperti di comunicazione come Amy Hagopian, professore alla Washington University, oltre ad essere ormai un'icona del consumismo più sfrenato, Babbo Natale sta addirittura correndo il rischio di diventare uno spot pubblicitario militarista


Ha messo online il sito http://www.noradsanta.org/ che consente ai bambini di "tracciare" il percorso della slitta di Babbo Natale nei cieli del mondo.

Microsoft stavolta non ha badato a spese e per l’occasione il team di Internet Explorer ha completamente ridisegnato la pagina di tracking del NORAD e l’ha resa touch friendly, abbracciando quindi quella sempre crescente fetta di pubblico che accede al sito da dispositivi touch, ha integrato il tutto con Skype per permettere agli utenti di ricevere aggiornamenti in tempo reale e rilasciato un’applicazione ufficiale per Windows e Windows Phone.
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Il sito, oltre a permette di seguire gli spostamenti di Babbo Natale, offre tutta di altre attività che faranno sicuramente felici i più piccoli.
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Video, ospitati su YouTube, spiegano il backstage del progetto e altre curiosità, una biblioteca con curiosità e informazioni su Babbo Natale e sulla sua storia, brani musicali natalizi e tanti giochini scopribili giorno dopo giorno in un calendario dell’Avvento.

Sul sito NORAD Tracks Santa sono disponibili informazioni in tempo reale, con tanto di mappa radar e video in streaming con le immagini dei luoghi già visitati. Le informazioni sono rese disponibili in numerose lingue fra cui, oltre all'italiano, l'inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco, il giapponese ecc.

Oltre a Norad quest'anno anche Google dà la possibilità di seguire Babbo Natale http://www.google.com/santatracker. La multinazionale di Mountain View ha messo a disposizione un'anteprima del quadro comandi di cui si serve per controllare la tecnologia che fa funzionare la slitta durante il suo viaggio intorno al mondo. Si legge nel sito: "Abbiamo ricevuto questa speciale anteprima da uno dei vari elfi sviluppatori di Babbo Natale che sono al lavoro al Polo Nord per aiutare Babbo Natale a prepararsi per il giorno più importante. Il quadro comandi di Babbo Natale, con l'ultima e più moderna tecnologia di Google Maps e le più innovative soluzioni per le slitte, ti permetterà di seguire Babbo Natale in tutto il mondo.


Aiutiamo un Italiano eccezionale - il 07/08/2013 16:06 con Webmaster

Andrea Cisternino

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Da molto tempo mi occupo della sensibilizzazione e dell'informazione sulla difesa degli animali, sulla loro tutela ed il loro benessere, in fondo al cuore sono un animalista attivista (se mi passate questo termine ).

Sono convinto che gli animali, trattati come si deve, ridiano all'uomo un affetto ed un calore impagabile, come molti proprietari di animali sanno.

Volevo segnalarvi un iniziativa molto interessante sul salvataggio dei cani e dei gatti in Ukraina. Questa attività è il frutto di un Amico, Andrea Cisternino, nostro connazionale,  che si dedica da molto tempo alla lotta contro le uccisioni, torture e sevizie perpetuate a questi poveri animali a Kiev in Ukraina dove vive e lavora.

Ho conosciuto Andrea su internet in occasione degli Europei di calcio - Euro 2012, premetto che non sono un appassionato di calcio, pero come molti, non appassionati, in occasione di partite internazionali le seguivo, tranne che in quell'occasione, in quanto allora ho saputo seguendo i reportages di Andrea, che, diciamo cosi per ripulire le strade dai "Randagi", e non rovinare il business che veniva da Euro2012, in Ukraina hanno pensato bene di uccidere tutti i randagi che potevano,
io nel mio piccolo avevo postato su Facebook queste immagini.

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Andrea è un fotoreporter professionista , che si occupa di pubblicita, moda sport, infatti pensavo fosse a Kiev per Euro 2012, ho poi scoperto che li ci vive e lavora, ed  è uno dei pochi, che con coraggio ed abnegazione, ha documentato questi orrendi episodi.
   

Finiti gli Europei e spentesi le luci sull'avvenimento le uccisioni dei "Randagi" sono continuate e molti di quelli che si erano scandalizzati e avevano promesso il loro impegno, associazioni animaliste italiane comprese, sono spariti, Andrea è rimasto li a lottare da solo.

In Ukraina, come anche in Russia, non è tanto la popolazione ma vi sono i dog hunter ("cacciatori di cani"), che nella maggior parte dei casi non sono altro che crudeli aguzzini, che seviziano e torturano questi animali indifesi, visto anche che il governo ucraino è particolarmente mite nel condannare chi commette abusi sugli animali.

Bisognerebbe ricordarsi che il male che si semina cresce come l'edera, e puo ritorcersi contro, come pare sia successo ad uno dei più noti dog hunter di nom
e Vedula Alexey, che ha subito in carcere, da altri detenuti che forse non gradivano quello che lui aveva fatto agli animali, lo stesso trattamento che lui aveva riservato ai randagi.

Alcune immagini del suo processo conclusosi con una condanna.
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La ragazza tiene il cartello che dice  Dove nascondere un senzatetto da un senz'anima.

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I cartelli, dicono Chiediamo il massimo della pena per Vedula - il sadico

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La ragazza tiene il ritratto di Vedula sul cartello, dice Attenzione! Lui è il tuo vicino di casa

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Andrea ha continuato il suo instancabile lavoro anche dopo che sono finiti i mondiali, infatti le uccisioni continuano e pare che Andrea ed i volontari di strada che si occupano di questi poveri randagi sono stati più volte minacciati.

Andrea sta creando " Rifugio Italia ", un Rifugio che dia protezione ai randagi (cani e gatti) dell'ucraina a rischio uccisione, questo progetto, sogno di Andrea, sta andando in porto grazie alle donazioni volontarie di molti. Questo rifugio nel quale cani e gatti non debbano più essere bersaglio di botte, pallotole, bocconi al veleno e di tutte quele violenze e sevizie che i frustati dog hunter usano.

E' un progetto importante, ma anche molto grande, servono tantissime donazioni, anche le più piccole faranno la differenza, pensate che su facebook Andrea ha circa 60.400 persone, se avessero tutti donato un Euro, sarebbe stato un grandissimo aiuto.

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Andrea è quasi solo in questa ardua impresa, i volontari di strada che lo aiutano non hanno molte disponibilità, e "Rifugio Italia" va avanti man mano che arrivano offerte.

Aveva pubblicato un bellissimo libro, che purtroppo è esaurito

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Puoi contribuire anche tu facendo una donazioni.jpganche poco servirà ad aiutare i "Randagi" a ritrovare un poco di pace e di affetto.

Ti consiglio anche di visitare il suo sito Cisternino.jpg

o seguirlo su Facebook

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Il Giardino Botanico più alto d'Europa - il 23/07/2013 14:53 con   Webmaster

Il Giardino Botanico Alpino "Bruno Peyronel"

Il Giardino Botanico Alpino "Bruno Peyronel" è una riserva naturale di circa  17.000 m²., che riveste un particolare interesse per la flora alpina.

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È situato in alta Val Pellice, al Colle Barant (comune di Bobbio Pellice), ad un’altitudine di 2290 metri.

Il giardino ha aperto nel 1991 con una dedica alla memoria del naturalista e botanico Bruno Peyronel (1919-1982).

Innanzi Tutto vediamo chi era Bruno Peyronel
Nato il 29 marzo del 1919 a Roma dove il padre Beniamino era assistente alla stazione di Patologia Vegetale, frequentò il liceo classico a Firenze e l'Università a  Torino, dove si laureò in scienze naturali nel 1941.
Iniziò la carriera universitaria con un breve periodo da sperimentatore all'Osservatorio Fitopatologico di Torino. Poi si trasferì come assistente alla cattedra di botanica dell'Università di Ferrara. Nel 1951 fece ritorno a Torino con l'incarico di botanica sistematica alla Facoltà di Agraria.
Nel 1955 conseguì la libera docenza in botanica e nel '59 divenne assistente ordinario alla Facoltà di Scienze Docente di botanica sistematica all'Università. di Torino fino al 1981. Aveva una carattere arguto, ironico, polemico il giusto, sempre critico, a volte caustico, provocatorio. Ma soprattutto grande entusiasta e generoso combattente per le idee in cui credeva, capace di intuizioni che precorrevano i tempi è stato uno dei padri dell' ambientalismo italiano .
In anticipo di decenni Bruno Peyronel si era battuto per far capire la fragilità del nostro ecosistema, e  della necessità di variare i comportamenti affinché vi fosse un futuro migliore, ed ad oggi queste sue battaglie restano di straordinaria attualità.
E stato un pioniere in tanti campi, nell'ecologia, nella protezione della biodiversità e nella gestione dei parchi naturali, un gran difensore dell’ambiente naturale alpino, studioso, naturalista e noto botanico.
Il prof. Bruno Peyronel  segui numerosi Giardini Botanici, in modo particolare il  “Giardino botanico Chanousia” al colle del  Piccolo San Bernardo e fu uno degli artefici della sua rinascita, e direttore per alcuni anni,  e così scrisse nel 1982: « Il Colle del Piccolo San Bernardo, tra la Val d' Aosta e la Savoia, 2200 metri di altitudine: una quota relativamente modesta, ma un clima da 3000 metri o poco meno: normalmente sei metri di neve, spesso anche otto o più; una buona stagione di un paio di mesi (da metà luglio a metà settembre); temperature invernali che toccano spesso i 25-30° sotto zero; nevicate, quasi tutti gli anni, perfino in agosto. Ma un panorama meraviglioso su un pianoro in fiore tra monti scintillanti di neve, sullo sfondo della massa imponente del Monte Bianco.
In questa meravigliosa cornice sta rinascendo un Giardino Alpino ultracentenario che aveva raggiunto fama mondiale e che la stupidità e l' incuria degli uomini avevano distrutto».

Il Prof. Bruno Peyronel ha pubblicato e curato la versione italiana di numerosi Libri tra i quali :
Guida ai fiori d'Europa -  Edizioni Zanichelli - 1984
Parco-castello di Stupinigi - Regione Piemonte, 1980
La montagna in fiore, giardino di tutti - A cura della Pro Torre Pellice, 1961
Vita nell'acquario - A. Mondadori, 1974
L'«Herbarium Alpium Occidentalium», di Bruno Peyronel e Giovanna Dal Vesco, con contributi di Annalaura Pistarino, Giuliana Forneris, Maurizio Bovio, Enrica Matteucci e Guglielmo Pandolfo.
Il libro, edito dal Museo Regionale di Scienze Naturali della Valle d'Aosta rappresenta un contributo alla conoscenza della flora valdostana e piemontese".

Un Libro a cura di Walter Giuliano lo ricorda
Tra natura e società : l'impegno ambientalista di Bruno Peyronel con  prefazione di Piero Bianucci - Edito da Torino  Pro Natura

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Mori il 14 Novembre 1982 per un  improvviso ictus venne sepolto in un piccolo cimitero sulla collina di Torino -  ( Cimitero di Cavoretto)

Il Giardino Botanico alpino Bruno Peyronel
Il Giardino è situato in alta Val Pellice al Colle Barant (Comune di Bobbio Pellice), sul versante della Conca del Prà a 2.290 metri di quota, nel cuore dell' oasi di protezione faunistica del Barant, destinata alla riproduzione ed alla tutela dei selvatici,  3850 ettari, pari al 41% del territorio comunale e al 13% della superficie dell'intera valle.
Il Giardino è composto da un'area di 17.000 mq. di particolare interesse botanico ed è interamente recintato, il percorso di visita dispone di appositi cartelli indicatori delle singole specie e degli ambienti floristici.

Come si Raggiunge
Le possibilità sono due :
1 ) – Con circa un ora e mezza di marcia, dal Rifugio Lowrie Barbara ( Comba dei Carbonieri )
Provenendo da Torre Pellice prima di raggiungere Bobbio Pellice , si imbocca la deviazione per la Comba dei Carbonieri, attraverso una strada asfaltata giunti in prossimità del Rifugio Lowrie Barbara si lascia l’auto in un area appositamente attrezzata e si prosegue a piedi su di una  vecchia strada
militare in ascesa, con tornanti e suggestive vedute sulla valle, per un dislivello di cira 700 metri.
Giunti in cima al colle Barant (mt. 2373), troviamo sulla sinistra un vecchio caseggiato militare, ora ristrutturato, da cui si gode un meraviglioso panorama sul gruppo del Monviso, la vetta del Granero, la Comba dei Carbonieri e lo snodarsi della strada percorsa.

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Proseguendo in discesa si giunge al “Giardino Botanico Bruno Peyronel”.

2) – (Dal Rifugio Jervis - Conca del Prà) Provenendo da Torre Pellice si attraversa Bobbio Pellice e si prosegue diritti verso Villanova , qui giunti si lascia l’auto e si prosegue a piedi attraversando il piccolo agglomerato di Villanova ( mt. 1223) ed inerpicandosi per la mulattiera da cui si possono godere delle viste suggestive, si tocca il vecchio Forte di Mirabuc, di cui restano ben poche rovine .
Volendo invece si può proseguire per la pista sterrata carrabile, in tutti e due i casi a un certo punto un poco prima della cascata del Pis i due percorsi si riuniscono, si prosegue quindi verso il Pian dei Morti e con un ultimo sforzo si raggiunge la conca del prà ed il Rifugio Willy Jervis (mt.1732) tempo di percorrenza da Villanova circa ore 1,20 - 1,40.

Da qui si attraversa il pianoro, verso sinistra, e si va a cercare la vecchia strada militare per il Col Barant che si inerpica attraverso un saliceto, usciti dal bosco si affrontano gli ultimi tornanti in ascesa che si snodano per circa Km. 5,5 in mezzo all’Oasi del Barant (area di 3850 ettari compresa tra i confini naturali del torrente Pellice e del Guicciard, la Francia e la provincia di Cuneo), si giunge al Giardino Botanico del Peyronel tempo di percorrenza circa con un'ora e mezza di marcia

Si segnala la possibilità di salire in auto per lo sterrato fino al Rifugio Jervis pagando 5 Euro, ma attenzione vi sono due vincoli, max 50 auto al giorno e salita vincolata dalle 8,30 alle 10,30 e discesa dalle 16 alle 17.

Particolarità delle salite :
Con un poco di fortuna si possono vedere marmotte, o la Salamandra Lanzai ( Salamandra di Lanza), specie endemica della Alpi Cozie in particolare della Val Pellice sopra i 1200 mt.
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Il Giardino Botanico Alpino " Bruno Peyronel "
Scendendo dal Col Barant si visualizza subito l’avvallamento con una staccionata di legno che delimita il giardino botanico, un piccolo cancello d’accesso, la casetta-magazzino degli attrezzi con bacheche illustrative ed una stazione meteorologica , nivo-pluviometrica. consultabile via internet al seguente indirizzo: http://webgis.arpa.piemonte.it/webmeteo/meteo.php?CODTOT=001026900

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Varcato il cancello, agli occhi del visitatore si offrono, in uno spazio circoscritto, un piccolo lago, ambienti naturali diversi, varie specie protette di flora.

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La definizione di giardino è dovuta al fatto che è del tutto naturale e inalterato, si presenta così come è, mentre l'orto botanico si ottiene trapiantando le varie specie.


Troviamo zone che si diversificano per la qualità del suolo e della vegetazione, dove si potranno osservare
il pascolo alpino ( viole, garofanini e potentille )
le zone umide  ( il giallo delle pinguicole )
la valletta nivale (sotto neve per 9 mesi) (blu delle genziane e viola delle soldanelle)
la zona di greto
la vegetazione delle rocce calcaree ( stelle alpine, camedrio e salice reticolato )
la vegetazione delle rocce silicee (con genepì, antennaria e semprevivo ragnateloso )
la zona dei salici
le zone degli arbusti contorti (con i mirtilli, i fiori dei rododendri e le foglie dei salici nani )

Sono presenti sulla sua superficie oltre 300 specie di piante alpine autoctone, molte delle quali contrassegnate da cartelli indicanti il loro nome.
Le specie ospitate comprendono Carex sempervirens, Dryas octopetala, Festuca violacea e Salix erbacea, Salix serpyllifolia ( l'albero più piccolo del mondo), Salix reticulata Pinguicola vulgaris, Botrychium lunaria, arnica montana, festuca violacea, dianthus neglectus, lotus alpinus, artemisia umbelliformis,  thymus serpyllum, lichene, Chenopodium bonus-henricus, Artemisia umbelliformis (il genepì), il rododendro, la genziana, le primule e molte altre.
Pressochè tutte piante endemiche, cioè esclusive di un certo territorio, in questo caso in Val Pellice troviamo specie endemiche esclusive del massiccio del Monviso come la Veronica allionii e la Gentiana rostani.
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Dal lato a Nord-Ovest si può ammirare lo splendido panorama sulla Conca del Pra con le sue baite della Partia d’Amunt, alpeggio dove greggi di pecore e gruppi di cavalli pascolano liberamente.
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E’ un luogo favoloso per un botanico esperto, ma anche per il ‘naturalista’ o per il visitatore comune,  chi ha provato l’emozione di inoltrarsi in questo microcosmo, sicuramente ci ritorna.

Da tener presente che viste le abbondanti nevicate molto probabilmente quest’anno la fioritura avverrà con certo ritardo rispetto agli anni passati.

Disclaimer e Copyright
Questo articolo è il frutto di ricerche fatte in internet, ringrazio tutti coloro che hanno scritto qualche articolo e postato foto di questo magnifico Giardino Botanico, onestamente la parte più difficile è stata la ricerca sul Prof. Bruno Peyronel, di cui ho trovato veramente poco, se qualche visitatore ha più notizie mi scriva, sarò ben lieto di integrare l’articolo.

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E' morta Margherita Hack aveva 91 anni - il 29/06/2013 16:08 con   Webmaster

Addio a Margherita Hack, regina delle stelle e degli animaliMARGHE-articolo.jpg

L'astrofisica Margherita Hack è morta la notte scorsa all'ospedale di Cattinara (Trieste) dove era ricoverata da una settimana. Aveva compiuto 91 anni il 12 giugno scorso.
La Hack è morta la notte scorsa alle 4,30 nel polo cardiologico.       

Era stata ricoverata sabato scorso in seguito al riacutizzarsi dei problemi cardiaci che la affliggevano. Con lei c'erano il marito, Aldo, con il quale era sposata da 70 anni, Tatiana, che la assisteva da tempo, la giornalista Marinella Chirico, sua amica personale, e il responsabile del polo cardiologico, Gianfranco Sinagra.
 

Era nata a Firenze - Astrofisica di fama mondiale, la Hack era nata a Firenze nel 1922 e si era trasferita a Trieste nel 1963, dove viveva in una casa nel quartiere di Roiano. Senza figli, donna impegnata socialmente, vegetariana da sempre, grande divulgatrice, la Hack era anche una appassionata animalista: aveva otto gatti e un cane.

Il suo ricovero era stato tenuto segreto per sua volontà, così come ha lasciato indicazioni di essere sepolta nel cimitero di Trieste senza alcuna funzione né rito ma con una cerimonia esclusivamente privata. Le persone che gli sono state vicine fino alla fine hanno riferito che per rispettare le sue volontà non saranno resi noti né giorno né orario della sepoltura.
 

"Amica delle stelle" - Toscana Doc e atea convinta, Margherita Hack - 'amica delle stelle' come si era essa stessa definita in una sorta di autobiografia pubblicata nel 1998 - ha trascorso buona parte della sua vita a Trieste. Qui ha diretto per oltre 20 anni l'Osservatorio astronomico, portandolo a un livello di rilievo internazionale, ed ha insegnato nell'università dal 1964 al 1992.

Nota al grande pubblico soprattutto per le due doti di divulgatrice, nel mondo della ricerca ha occupato una posizione di primo piano fin dall'inizio della sua lunga carriera. Celebri anche le sue battute taglienti ed i modi schietti, conditi dal forte accento toscano che non ha mai abbandonato, così come la sua grande gentilezza.
Nata da genitori vicini alle dottrine teosofiche, dopo aver compiuto gli studi (senza sostenere gli esami di maturità a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale) presso il Liceo Classico "Galileo" di Firenze, si è laureata in fisica nel 1945 con una votazione di 101/110, con una tesi sulle Cefeidi, le stelle 'pulsanti' che si sono rivelate fondamentali nella misurazione delle distanze delle galassie

A Firenze aveva anche conosciuto il marito Aldo quando avevano, rispettivamente 11 e 13 anni, e al quale è stata vicina per 70 anni.

Dopo aver ottenuto alcune collaborazioni in Italia e incarichi in università straniere, tra cui Berkeley, Princeton, Parigi, Utrecht e Ankara, a 42 anni aveva ottenuto la cattedra di astronomia nell'Istituto di Fisica Teorica all'Università di Trieste, assieme all'incarico all'osservatorio.

Nel 1978 ha fondato la rivista 'L'Astronomià ed ha scritto decine di libri divulgativi. Grazie alla sua popolarità ha saputo avvicinare la scienza al grande pubblico negli innumerevoli incontri dal vivo in rassegne e festival, in teatri e auditorium, nelle partecipazioni televisive.

Per i diritti degli animali

È stata una animalista convinta ed una vegetariana sin da bambina.
Riguardo alla carne, ha dichiarato: «Non la mangerei mai, perché mi sembra veramente atroce uccidere milioni e milioni e milioni di animali... è veramente un'ecatombe ogni giorno sulla terra»

 

Una Citazione
Credo che uccidere qualsiasi creatura vivente, sia un po' come uccidere noi stessi e non vedo differenze tra il dolore di un animale e quello di un essere umano.