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    Notizie

    Arrestato Piromane - il 15/04/2015 00:00 con Webmaster

    Sembra sia stato arrestato il piromane autore del rogo di "Rifugio Italia"

    e_01.jpg

    Oggi rimbalza su numerosi siti la notizia, tutta da verificare, secondo la quale è stato arrestato dal capo delle milizie di Kiev, Trojan Vadim, l'autore del rogo al canile "Rifugio Italia" di Kiev, costato la vita a 76 cani.

    Purtroppo la notizia non sembra vera, vi è in corso su di questa persona un indagine criminale, ma nessun arresto.

    Sembra quindi confermata così l'origine dolosa del rogo. L'uomo pare abbia affermato che non era sua intenzione uccidere gli animali, sperava che i cani venissero liberati prima che perdessero la vita.
    Il contadino sembra Volesse impossessarsi delle terre del canile, e sperava bruciando tutto che il canile venisse abbandonato per poter entrare in possesso dell'appezzamento di terra.

    Una grossa ondata mediatica di sdegno, era già avvenuta alla notizia dell'incendio e sembra aumentare alla notizia dell'origine dolosa per il rogo ed alla scoperta del piromane, accompagnata anche da richieste di giustizia sommaria nei confronti della scellerata persona.

    La Lega Nazionale per la Difesa del Cane -LNDC- aveva scritto, attraverso il presidente Piera Rosati, all'Ambasciatore Ucraino Perelygin chiedendo aiuto per Andrea Cisternino e la sua opera di salvataggio degli animali, richiedendo un'intervento rapido di giustizia e l'individuazione dei responsabili dell'accaduto.

    La solidarietà internazionale e l'interesse dei media pare stia dando i suoi frutti, con l'arresto del piromane dopo che anche molti ukraini erano rimasti colpiti dall'incendio.

    Su internet e Facebook si susseguono appelli ed iniziative per aiutare Andrea Cisternino, nella ricostruzione di "Rifugio Italia".


    Rifugio Italia News - il 14/04/2015 00:00 con Webmaster

    Dopo la Brutta notizia di Ieri

    Andrea fa presente che :

    I dog hunters si dissociano dall'incendio

    In Ucraina e' scoppiato un caso , moltissimi ucraini ci inviano fondi per ricostruire , i dog hunters dicono nel loro sito : noi non uccidiamo cani nei canili ma solo per strada .
    Alexey Sviatagor leader dei dog hunters ucraini scrive : noi non uccidiamo i cani nei canili e' una manovra
    di Cisternino per fare soldi .
    Forse dopo questo casino anche i dog hunters iniziano a preoccuparsi ???

    D_02.jpg

    "Purtroppo i sospetti sono verita' , usate bombe molotov , pista dog hunters

    Oggi altra giornata dura , sono arrivate molte tv ucraine e domattina abbiamo una diretta tv alle 7 dal Rifugio , poi sono arrivati : il sindaco del paese , un deputato e un incaricato del comune di Kiev e Yana Renk nostra grande amica animalista ucraina .
    Stamattina la nostra amica Polina di Etn/Paws ci ha portato 25 sacchi di crocche e ciotole nuove , le nostre tutte bruciate .
    Purtroppo sta venendo fuori la dinamica dell'incendio , e' stato un attentato con Molotov e probabilmente compiuto dai dog hunters , il tutto e' durato 6 minuti , ce lo hanno detto dei guardacaccia che appena visto l'incendio sono corsi al Rifugio e si sono buttati tra le fiamme per salvare dei nostri cani e hanno tolto dalla cucina la bombola del gas , mi hanno detto che hanno fattouscire dei cani , ma gli altri scappavano dentro i box di altri e non hanno potuto fare piu' nulla , li ringrazio di Cuore .
    Stanno donando tanti ucraini sconvolti da questa tragedia .
    Ho iniziato oggi a scavare dentro al Rifugio una fossa per mettere a riposare i corpi straziati dei nostri 75 amori randagi , poi metteremo una lapide per ricordare il loro sacrificio .
    Siamo molto stanchi , molto , i ragazzi del Rifugio hanno una forza bestiale , piangendo stanno iniziando a lavorare per ricostruire , voglio molto bene a queste persone

    D_01.jpg

    NELLA FOTO : ecco come siamo , accampati con i sopravvissuti , a 10 metri a destra il disastro .

    Chi volesse fare delle donazioni segue puo farlo come sottoindicato :

    Il versamento potrà essere effettuato tramite Bonifico Bancario

    Banca Monte dei Paschi di Siena
    Conto intestato a: Andrea Cisternino
    Cod. IBAN : IT 02 O 01030 01661 000001396774
    Cod. BIC/SWIFT : PASCITM1645
    Causale: DONAZIONE BENEFICA I.A.P.L. ONLUS UKRAINA

    Attenzione: se fate copia e incolla del codice IBAN controllate che ci siano tutti i numeri.

    Link a http://www.iaplonlus.org/donazioni/

    D_Rifugio_Italia.jpg


    Bruciato Rifugio Italia - il 13/04/2015 00:00 con Webmaster

    Hanno Bruciato "Rifugio Italia", purtroppo la bestialità umana non ha limiti.

    Avevamo già parlato di “Rifugio Italia” nelle notizie di febbraio 2014 e di Andrea Cisternino nel’agosto del 2013.

    Ricordo brevemente che Andrea Cisternino è un fotoreporter, che ha dedicato con la moglie Vlada, tempo, investimenti personali ed energie per salvare i randagi in Ucraina.

    Si inizia a conoscere l’attività di Andrea in occasione degli Europei di calcio  del 2012, quando il governo Ucraino dà il via alla strage dei cani randagi nelle città che avrebbero ospitato le partite di calcio. Molti di questi animali vengono uccisi nelle maniere più crudeli e sbrigative. I dog hunters (uccisori di cani) non hanno pietà, il loro compito è uccidere, eliminare. L’obiettivo è liberarsi degli scomodi cani senza dimora che sporcano, secondo loro. le strade della città ospitanti le partite. Andrea Costernino documenta con fotografie le stragi perpetuate, riesce a strappare a morte certa gli animali che incontra e trova ancora vivi, nonostante venga minacciato di morte dai dog hunters ucraini.

    Nel suo libro “Randagi, storie di uomini e di animali” racconta la sua esperienza in Ucraina a Kiev, le sue fotografie non lasciano spazio a parole.

    Libro.jpg randagistory.jpg

    Il suo sogno, che è diventato anche quello di molti suoi sostenitori, è la costruzione di un canile modello in cui portare i randagi e difenderli dai pericoli. Molti dei volontari di strada ucraini sono con lui per difendere quelli che considerano i loro animali dalle spregevoli e crudeli azioni dei dog hunter.

    La costruzione di “Rifugio Italia”, a Kiev in Ucraina avviene grazie all’impegno di Andrea e di moltissime donazioni fatte.

    rifugio italia.jpg

    Andrea con la mogle Vlada crea anche la Fondazione International Animal Protection League Onlus, che  ha sede a Kiev in Ucraina, il cui scopo e’ quello di salvare animali in Ucraina e nel Mondo .

    C_01.jpg C_02.jpg

    Qualcuno, probabilmente dei dog hunter, ha dato fuoco a Rifugio, dalle prime notizie sembra che almeno 75 cani sono morti bruciati vivi. Questa notizia non avremmo mai voluto darla.

    Appresa con sgomento questa notizia solo poche ore fa ho voluto scrivere questo articolo, vista la gravità do quanto accaduto, questi cani e gatti riparati a “Rifugio Italia” non davano fastidio a nessuno.

    C_03.jpg

    Al momento attuale non si hanno ancora notizie precise di quanti animali siano riusciti a salvarsi, sembra che i maledetti abbiano versato del liquido infiammabile attorno al perimetro di Rifugio Italia per poter appiccare l’incendio ed ardere vive le povere bestiole che Andrea ed i volontari di strada avevano salvato dai dog hunter.

    Purtroppo dopo l’iniziale clamore mediatico all'epoca di Euro2012, le grandi associazioni, le testate giornalistiche e le agenzie di stampa hanno abbandonato queste notizie. Andrea e il suo “Rifugio Italia” viene seguito e supportato solo dall’impegno e la costanza di semplici cittadini, qualche blog e qualche piccola organizzazione animalista.

    Spero che siano molti a dare il loro appoggio ad Andrea, che ho contattato, ma come ben potete immaginare si sentirà stanco e distrutto. Appena sarà possibile inserirò il link per poter fare delle donazioni e contribuire alla ricostruzione di “Rifugio Italia”

    C_04.jpg

    Pagina Facebook "Io Non posso parlare sei tu la mia voce"

    https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=891960260846260&id=121691147873179

    Verrà il giorno in cui l'uccisione di un Animale sarà considerata alla stessa stregua dell'uccisione di un Uomo"
    Leonardo Da Vinci


    Storia Banda cittadina - il 08/04/2015 00:00 con Webmaster

    Banda cittadina

    L'espressione banda cittadina, spesso utilizzata anche nella versione inglese citizens' band, sigla CB, identifica una banda di frequenze radio attorno ai 27 MHz, corrispondente a 11 metri di lunghezza d'onda, destinata all'uso privato.

    Storia
    La citizens' band nacque negli Stati Uniti come uno dei vari servizi radio regolamentati dopo il 1945 dalla Federal Communications Commission (FCC) per consentire ai cittadini di utilizzare una banda di frequenze radio per la comunicazione personale (ad esempio i modellini radiocomandati, le chiacchiere fra parenti ed amici, le piccole imprese).
    Originariamente, la CB era stata permessa nel segmento 460-470 MHz della banda UHF, ed indicata come servizi A e B della banda cittadina. Viste le difficoltà tecniche nel produrre negli anni cinquanta un ricetrasmettitore UHF economico, l'11 settembre 1958 venne destinata una porzione di banda centrata attorno ai 27 MHz al servizio CB di tipo "D": quello che sarebbe stato poi conosciuto universalmente come "CB".
    Le frequenze vennero recuperate riassegnando le frequenze destinate ai radiocomandi e la adiacente banda radioamatoriale degli 11 metri (che era compresa tra 26,96 e 27,23 MHz), poco utilizzata dai radioamatori.
    La banda venne quindi canalizzata ottenendo 26 canali, cinque dei quali vennero utilizzati per i radiocomandi, ed aggiungendo un ulteriore canale, il 23, centrato a 27,255 MHz.
    Anche in Italia nella seconda metà degli anni sessanta la CB ebbe il suo momento di grande successo dovuta all'importazione di apparecchi a transistor tipo importati dagli Stati Uniti.

    Nonostante fossero vietati e perseguibili la diffusione fu rapidissima.

    001.jpg002.jpg

    I primi apparati importati, come quelli qui sopra e sotto erano a 23 canali.

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    Visto l'enorme successo del sistema, altri Stati successivamente permisero l'utilizzo di sistemi simili, sia come uso della frequenza, che come tipo di apparati utilizzabili che per il tipo di regolamentazione, come per esempio il General Radio Service in Canada.
    Nei paesi dell'Est europeo, come ad esempio la Polonia, le frequenze dei canali erano spostate 5 kHz più in basso rispetto a quelle USA, mentre nel Regno Unito si dovette attendere il 1981 per avere allocati 40 canali, ma tra 27,60125 e 27,99125 MHz e la modulazione utilizzata era la FM.

    In Italia, la regolamentazione del diritto a irradiare le proprie trasmissioni sulla banda CB è stata ufficializzata nel 1973 con l'utilizzo di 23 canali, che vennero portati prima a 34 canali e poi a 40.
    Lo sviluppo e la richiesta di canali per scopi specifici, i cosiddetti punti 1/2/3/4 e 7 dell'art. 334, portò poi negli anni novanta ad assegnare ulteriori frequenze per questo uso attorno ai 43 MHz.
    Queste nuove frequenze non ebbero grande successo, sia perché rendevano necessario utilizzare nuovi apparati e nuove antenne, non utilizzabili con i CB sui 27 MHz, sia perché alla fine degli anni novanta lo sviluppo della telefonia cellulare rese molto meno popolare l'uso della CB, specie per scopi "specifici".
    Inoltre per utilizzo professionale e a corto raggio, PMR 446 e LPD, sono più piccoli e maneggevoli rispetto ad un portatile per i 27 o 43 MHz, non soffrono di disturbi dovuti alla propagazione ionosferica, alle interferenze elettromagnetiche di vario genere, e sono comunque più adatti per la maggiore portata in "linea retta" e tra le vie dei centri urbani.
    In diversi casi le associazioni di protezione civile hanno sostituito od affiancato l'uso di appartati CB con l'uso di apparati per uso civile.
    Anche l'utilizzo a scopo generico della banda cittadina si è di molto ridotto alla fine degli anni novanta, e le frequenze un tempo piene di segnali sono spesso vuote.
    Per trasmettere sulla banda CB in Italia occorre inviare una denuncia di inizio attività al Ministero delle Comunicazioni e pagare una quota annua di 12 euro (anno di riferimento 2014), che è indipendente dal numero di apparecchi posseduti - artt. 105 e 145 del Codice delle Comunicazioni - D.Lgs. 259 del 01/08/2003. L'autorizzazione è valida 10 anni, sempre che si paghi il contributo previsto annualmente, diversamente, il mancato pagamento anche per una sola annualità (entro il 31 gennaio di ogni anno) comporta la decadenza dell'autorizzazione. Alla scadenza dei 10 anni si deve ripresentare la denuncia d'inizio attività. Non c'è obbligo di inviare comunicazione di eventuale cessazione anticipata, come invece è previsto per i PMR per i quali si applicano le norme degli artt. 104 e 107 del citato decreto e vanno indicate le quantità, le marche ed i modelli degli apparati che si posseggono.

    L'uso degli apparati radio CB, come dei sistemi di comunicazione deregolamentati (ad es. PMR 446, LPD), differisce dall'uso di apparati radioamatoriali, che sono subordinati al superamento un esame scritto del futuro operatore e da altri numerosi obblighi, conoscenze e "approcci" nel comunicare.

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    Apparati a 40 canali

    Caratteristiche tecniche
    In Italia, le apparecchiature utilizzabili devono avere una omologazione ministeriale. I tipi di modulazione ammessi sono AM, FM e SSB, questi ultimi sono per i modelli a 34 canali. La potenza massima concessa è di 4,5 watt per AM ed FM, mentre è di 12 watt di picco per la SSB. La portata degli apparati, se si usano con antenne mobili è di circa 5–10 km e può diminuire in presenza di ostacoli.
    In particolari condizioni di propagazione, soprattutto utilizzando antenne ad alto guadagno, è possibile tuttavia effettuare collegamenti a distanze molto maggiori, arrivando talvolta a collegamenti intercontinentali.


    Canalizzazione
    Negli anno 70 il maggior numero di apparati erano a 23 canali, con l'arrivo di nuove apparecchiature i canali arrivarono a 40 canali. Le radio CB omologate a 40 canali possono utilizzare un massimo di 40 frequenze fisse (canali) comprese tra 26,965 e 27,405 MHz, secondo lo schema seguente:

    Canali.jpg

    Come si vede i canali sono organizzati con una spaziatura di 10 kHz e ci sono alcune frequenze saltate, attribuite ai radiocomandi oppure ai sistemi cercapersone, in Italia indicati rispettivamente come punto 4 e punto 5 dell'articolo 334 del D.P.R. 156/73 (detto anche Codice Postale). Questi canali vengono colloquialmente chiamati canali alpha e sono posizionati 10 kHz sopra i canali 3, 7, 11, 15 e 19.

    Queste frequenze non sono di utilizzo generico, ma sono da utilizzarsi per scopi specifici, come indicato dall'articolo 334 del Codice Postale e successive modificazioni.

    Alcuni canali, che in un primo tempo erano riservati ad un uso specifico, sono poi passati ad un utilizzo di Apparati a 43 MHz, infatti con il  D.P.R. n° 107 del 29 aprile 1994, vengono assegnate delle frequenze per usi specifici, nella banda dei 43 MHz. Di proposito non vengono assegnate frequenze per l'uso come al punto 8 dell'art.334, per cercare di favorirne l'uso per scopi non generici.

    Linguaggio CB

    Il cosiddetto linguaggio CB è un insieme di sigle, abbreviazioni e modi di dire in uso nelle comunicazioni radio nella banda cittadina, ed è frutto in parte dal gergo utilizzato dai radioamatori, principalmente alcune sigle del Codice Q
    e della sua iniziale clandestinità.
    A differenza dei radioamatori gli operatori CB sono utenti di un sistema di comunicazione deregolamentato, pertanto
    nella trasmissione orale alcune sigle hanno finito per assumere sfumature diverse. Ad esempio la sigla QRA, che
    dal significato originario di nominativo della stazione da cui il radioamatore trasmette, è diventato la famiglia in
    senso lato, per cui è un comune atto di cortesia per un CB concludere un collegamento estendo i saluti "a tutto il
    QRA familiare".
    Durante il lungo periodo iniziale di clandestinità, durato in Italia almeno 26 anni, ai tecnicismi derivanti dall’adattamento del Codice Q si sono mescolate altre fonti, quali la ricerca di un gergo per confondere la Polizia Postale, ad esempio "puffo" per "poliziotto", "ciabatta" per amplificatore di potenza (detto anche "booster"), a tutt’oggi vietato.
    La libera interpretazione di alcuni elementi tecnici: per esempio la potenza con cui viene ricevuto il segnale radio viene indicata con l'abbreviazione S (per strength o signal). Nel linguaggio CB la S è diventata "Santiago", nonostante nell'Alfabeto fonetico NATO, oggi adottato anche dai CB, corrisponda a "Sierra".
    Il codice 10, usato dai CB in varie parti del mondo, è derivato da abbreviazioni in codice numerico che la polizia americana (quando impiegava le frequenze della radiodiffusione) usava per abbreviare le comunicazioni e renderle meno comprensibili agli ascoltatori esterni. È abbastanza diffuso presso i CB anglofoni ed ispanici – per esempio "diesquatro" (dieci-quattro) per "ricevuto".
    La seguente lista include alcune frasi e abbreviazioni comuni tra i CB di lingua italiana.

    TERMINE

    SIGNIFICATO

    144

    Essere a letto (‘buona notte’ = "buon 144"). 144 MHz corrisponde infatti alla lunghezza d'onda di due metri (vedi sotto)

    15

    Fratello, Sorella

    2 metri (orizzontale)

    Il letto. Analogamente al radioamatore, che può spostarsi ad operare sulla lunghezza d'onda dei due metri, anche il CB si sposta sui 2 metri ma "in orizzontale".

    25

    Fidanzata, fidanzato

    50

    Moglie, marito

    51

    Auguri (si legge sia "cinquantuno" che "cinque uno")

    73

    Saluti ("settantatré" o "sette tre")

    73 + 51

    Saluti e auguri (sette tre cinque uno)

    88

    Baci

    Antenna spezzata

    Operatore non in regola. Azione delle Autorità verso un CB non in regola

    Ascoltone o

    Orecchie Pelose o

    Orecchie d'oro o

    Orecchie di gomma

    Uno che sta in ascolto senza intervenire. Equivale al ‘lurking’ dei Newsgroup e delle Chat

    Bailame /

    Bailamme

    Confusione

    Baraccamento

    L’insieme dell’attrezzatura della stazione trasmittente

    Baracchino

    Ricetrasmettitore CB

    Baraccone

    Grosso ricetrasmettitore CB

    Barra

    Stazione di trasmissione (b. fissa = a casa; b. mobile = in macchina; b. pesante = sul camion; b.turistica = sul pullman; b. nautica = su un natante). Per regolamento, in caso di trasferta, i radioamatori devono far precedere o seguire il proprio nominativo dall'indicatore della zona ove si trovino in quel momento (es. I0AAA/1 potrebbe essere un radioamatore laziale che opera in Liguria). Nel linguaggio CB si è prima mutuata la "/" con significato simile (es. "Corsaro/mobile" o "Corsaro in barra mobile") per poi farle assumere quello di tipo o posizione della stazione.

    Bassa

    Telefonata. Da "bassa frequenza" in contrapposizione all'alta frequenza tipica dei segnali radio.

    Bianco in frequenza

    Richiesta di rimanere in ascolto senza intervenire (v. anche "Ascoltone").

    Binario

    Canale (v.)

    Birra

    Potenza d'uscita della stazione trasmittente in antenna

    Break/Brecco

    Richiesta di inserimento in una conversazione

    Cambio

    Passo la parola ad un altro (vedi anche "K’")

    Canale

    Una delle 40 frequenze fisse in cui è divisa la C.B. (vedi anche "Rubinetto" e "Binario")

    Carica batteria

    Mangiare

    Carichetta

    Mangiare

    Carica elettrolitica

    Bere

    Carica pupille

    Dormire

    Controllo, controllino

    Richiesta di definizione di "Santiago" (v.) e di "Radio" (vedi). (Vedi anche "QRK")

    Copiare

    Ricevere, comprendere, capire

    CQ

    Segnale generale di chiamata (la pronuncia inglese di CQ suona come "seek you", "ti cerco")

    DX

    Collegamento con una stazione particolarmente distante

    Grande

    Autostrada (esempio: "essere sulla Grande")

    Grande Acca

    L’ospedale

    Gringhella/o o

    Ghiringhella/o

    Ragazza non sposata (vedi anche "XYL") o ragazzo, figlia/o, nipote

    HI (acca-i)

    Che ridere! Equivale al "Lol" dei Newsgroup e delle Chat sebbene possa indicare uno scherzo insito nel linguaggio usato

    HI³ (acca-i al cubo)

    Una risata incontenibile! Equivale al "ROTFL" dei Newsgroup e delle Chat

    IH (i-acca)

    Contrario di HI, stato d'animo angosciato o triste

    In verticale

    Di persona (riferito ad un incontro)

    K

    Passo la parola ad un altro (v. anche "cambio"). Viene dalla telegrafia, dove la lettera K in codice Morse sta per "cambio", "passo".

    Kappa Emme

    Chilometri

    lineare/stufetta

    Amplificatore di potenza. Detto anche booster, "scarpone" (vedi) e "Alfa Lima" (dalle iniziali di: Amplificatore Lineare). È vietato dalla legislazione italiana

    Liscio (essere liscio)

    Regolare, senza alcun amplificatore

    Luce Blu

    la Polizia (v. anche ‘Puffi’)

    Mike

    il microfono

    Modulare

    Parlare

    Negativo

    No

    Neri

    I Carabinieri detti anche Charlie Charlie (da C.C.)

    OM

    Radioamatore (dall’inglese Old man)

    Pacco

    Lo scherzo che consiste nel far credere di trasmettere da una posizione molto più distante da quella in cui ci si trova per dare l’impressione di essere in un DX (v.). Si scopre di essere stati vittime di un ‘pacco’ con arrivo della QSL (v.)

    Portante

    Segnale non modulato

    Portantero

    Un sabotatore che disturba o impedisce un QSO (v.) utilizzando la propria portante (v.)

    Puffi

    La Polizia

    QRA

    Abitazione, indirizzo, nome personale (per estensione: la famiglia)

    QRK

    Controllo di comprensibilità del segnale, che viene reso in ‘Radio’ (v.) e "Santiago" (v.). Vedi anche "Controllino"

    QRM

    Rumore di fondo. Disturbo di ricezione

    QRN

    Disturbi atmosferici

    QRT

    Chiudo la trasmissione

    QRX

    Rimanere in ascolto. Aspettare un momento

    QRZ

    L’identificativo di chi chiama. Equivale al "nickname" dei Newsgroup e delle Chat

    QSB

    Evanescenza del segnale

    QSL

    Cartolina postale che conferma l’avvenuto collegamento

    QSO

    Collegamento, chiacchierata

    QSY

    Spostarsi su un altro canale (v.)

    QTC

    Messaggio

    QTH

    Località (città da cui trasmetto)

    QTR

    L’ora

    Radio (o Erre)

    Livello di qualità del segnale (da 0 = incomprensibile, a 5 = perfetto e senza rumori di

    sottofondo) con cui si fornisce un "QRK" (v.) o ‘controllino’ (v.)

    ROGER

    Ok, ricevuto. Va bene (è infatti deprecato dovendosi usare: "si conferma").

    Rubinetto

    Canale (v.)

    Ruota

    Gruppo di partecipanti ad una trasmissione

    Santiago (o Esse)

    Livello di ricezione del segnale, da 1 a 9+ (1-2 molto debole, 3-4 debole, 5-6 discreto, 7-8 forte, 9 molto forte, 9+10 fortissimo, 9+30 molto forte distorto)

    Sblaterare

    Quando una emissione disturba i canali adiacenti a quello in uso (dal termine inglese "splatter")

    Scarpone (o scarpa)

    V. "lineare"

    Scarrellare (o spazzolare)

    Fare "zapping", saltare da un canale (v.) all’altro

    Spire

    (numero di) indica l’età (numero di anni)

    Stazione fissa

    parlare da casa(v. barra)

    SWL

    Stazione d’ascolto o, anche, chi fa ascolto sulle onde corte

    Trabacco / trabaccare

    Posto di lavoro, lavorare

    TVI

    TeleVision Interferences, disturbi alla ricezione di segnali televisivi

    Verticale

    incontro di persona

    Wiskey

    Watt

    XYL

    Signora, moglie (dall’inglese ex young lady)

    YL

    Ragazza, bambina (dall’inglese young lady. È una delle abbreviazioni del codice Morse) (v. anche "Gringhella")

    Codice Q
    Il codice Q è una raccolta standardizzata di messaggi codificati di tre lettere, che iniziano tutti con la lettera Q, sviluppata inizialmente per le comunicazioni commerciali via telegrafo e successivamente adottata per altre comunicazioni via radio, in particolare dai radioamatori. Sintetizzano una domanda, quando seguite da un punto interrogativo, o una risposta dettagliata. Il significato di ogni codice deve, o può, essere ampliato o completato con l'aggiunta di nominativi di chiamata, nomi di luoghi, cifre, numeri ecc. I dati sono opzionali.
    Sebbene fossero stati inventati quando le comunicazioni avvenivano unicamente in codice Morse, i codici Q continuarono ad essere utilizzati anche dopo l'avvento delle trasmissioni in voce. Per evitare confusione, spesso è vietato assegnare alle stazioni di trasmissione nominativi che iniziano per Q o che contengono una sequenza di tre lettere che inizia per Q.
    I codici da QAA a QNZ sono riservati per uso aeronautico e sono definiti dalla International Civil Aviation Organization (ICAO). I codici da QOA a QQZ sono riservati per uso marittimo, mentre le combinazioni da QRA a QUZ sono utilizzate per tutti i tipi di comunicazioni; entrambi sono definiti dall'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU).
    Di seguito si riportano le più importanti voci del codice, tra quelle usate anche dai radioamatori:

    Codice

    Domanda

    Risposta

    QRA

    Qual è il nome della tua stazione?

    Il mio nominativo è...

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    La mia posizione è...

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    L'ora esatta è...

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    Da dove viene Babbo Natale - il 25/12/2014 00:00 con wald23

    La storia di Babbo Natale

    Babbo Natale si sa arriva dal Polo Nord, è un vecchietto allegro un po sovrappeso con una folta barba bianca.

    Torna tutti gli anni la notte tra il 24 e il 25 dicembre, portando regali ai bimbi di tutto il mondo., viaggiando su una slitta trainata da renne il cui capo branco si chiama Rudolf, una renna speciale con il naso rosso che si illumina.

    Ma la storia di Babbo Natale è lunga ed affascinante quasi come la sua leggenda.

    Babbo Natale nasce sulle rive del Mediterraneo, si evolve nell’Europa del Nord e assume la sua forma definitiva (Santa Claus) nel Nuovo Mondo, da dove poi si ridiffonde quasi in ogni parte del globo.


    L'Inizio

    Avvenne con San Nicola, che nacque probabilmente a Pàtara di Licia, tra il 261 ed il 280, da Epifanio e Giovanna che erano cristiani e benestanti. Cresciuto in un ambiente di fede cristiana, perse prematuramente i genitori a causa della peste, diventando così erede di un ricco patrimonio. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra, oggi Demre nell’attuale Turchia,  dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Durante gli anni delle persecuzioni dei cristiani, emanate da Diocleziano, si guadagnò la reputazione di fiero difensore della fede venne imprigionato ed esiliato nel 305d.C.,  trascorse molti anni in prigione finché, nel 313 d.C., fu poi liberato da Costantino e riprese l'attività apostolica.

    Vi sono diverse sue immagini, soprattutto in formato di icone, ma di queste  nessuna somiglia a quello che oggi chiamiamo Babbo Natale.

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    Infatti il professore di patologia forense presso l'Università di Bari, Francesco Introna, sapendo degli avanzamenti nella tecnica diagnostica ha assunto, nel 2004, un antropologo facciale esperto, Caroline Wilkinson, dell’Università di Manchester, in Inghilterra, per costruire un modello di testa del santo sfruttando anche le misurazioni precedenti raccolte nel 1950, ha cercato di ricostruirne il vero aspetto basandosi sui resti umani conservati nella cripta della Basilica di San Nicola a Bari, dove le presunte reliquie del santo furono traslate da Myra a Bari, 8 maggio 1087, da un gruppo di marinai e sacerdoti baresi.

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    Caroline Wilkinson ha aggiornato il suo lavoro originale del 2004, dieci anni dopo, nel 2014. Questa nuova immagine incorpora la più recente tecnologia interattiva 3D e sistema di ricostruzione facciale come l'aveva ulteriormente sviluppata presso l'Università di Dundee e Liverpool John Moores University. Lavorando nel nuovo laboratorio alla Scuola di Arte e Design, lei e Mark Roughley hanno prodotto un'immagine del volto, utilizzando le norme anatomiche e tecniche di immagini grafiche le più avanzate. Il risultato è un uomo di mezza età, dalla pelle olivastra, con una lunga barba e capelli grigi, testa rotonda, e mascella quadrata, San Nicola ha avuto anche un naso rotto gravemente che è guarito asimmetricamente.

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    Un documentario della BBC dal titolo “The Teal Face of Santa”, “La reale faccia di Babbo Natale”, ha illustrato queste ricerche.

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    Dopo la morte di San Nicola avvenuta a Myra il 6 dicembre presumibilmente dell'anno 343, forse nel monastero di Sion. Il culto di San Nicola si diffuse dapprima in Asia Minore con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell'abitato di Myra. Numerosi scritti in greco ed in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal meridione d'Italia, allora soggetto a Bisanzio. San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del Cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.

    Molte professioni (ad esempio i marinai), città e intere nazioni lo adottarono e ancora lo venerano come loro patrono. E’ infatti il santo patrono della città di Amsterdam e della Russia.  Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, Sinterklaas viene festeggiato il 6 dicembre, giorno in cui distribuisce i doni.

    Ma perché diventò anche protettore dei bambini e mitico dispensatore di doni?

    Vi sono delle leggende che intorno al 1200 ebbero diffusione in Europa, nella prima si narra che Nicola, giovane vescovo,  venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l'abbia gettato nella casa dell'uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio. La leggenda vuole che la terza notte San Nicola trovò tutte le finestre inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie.
    Nella seconda, Nicola entra in una locanda il cui proprietario ha ucciso tre ragazzi, li ha fatti a pezzi e li ha messi sotto sale, servendone la carne agli ignari avventori. Nicola non si limita a scoprire il delitto, ma resuscita anche le vittime. Nella terza leggenda, Nicola regalò a tre bambini poveri tre mele rosse che nottetempo si tramutarono in oro garantendo il loro sostentamento.

    Per questi episodi venne venerato come protettore dei bambini e dei fanciulli.

    In molte località dell'Italia settentrionale il 6 dicembre,il giorno di San Nicola, è una festa molto radicata nella tradizione, come in tutte le terre dell'ex Impero Austro-ungarico.                                                                                In Russia San Nicola è di sicuro il santo più venerato. I credenti più umili si rivolgono sempre a lui nei momenti difficili della vita, quelli del bisogno, chiedendo prosperità, felicità e salute. In tante città russe continuano a costruire chiese in suo onore. La Chiesa Russa Ortodossa celebra la festa di San Nicola due volte l’anno, nel giorno della sua morte ( 6/19 dicembre ) e nel giorno della traslazione delle reliquie a Bari da Myra ( 9/22 maggio ).

    Così i bambini scrivono a san Nicola (o sankt Niklaus) una letterina che lasciano sul tavolo della cucina la sera precedente la festa e la mattina del 6 dicembre trovano sul cuscino una mela lucida e tonda, dolcetti, mandarini, biscotti, cioccolato, mandorlato e doni.

    Come si arriva da San Nicola a Santa Claus – Babbo Natale

    E’ difficile spiegare come abbia fatto questo Santo Mediterraneo a spostarsi al Polo Nord e sia stato associato al Natale. In realtà per molti secoli il culto di san Nicola e la tradizione di fare regali ai bambini, continuò ad essere celebrata il 6 dicembre, come avviene tuttora in diverse zone dell’Italia del Nord e dell'arco alpino ed in Germania.

    Col tempo al santo vennero attribuite alcune caratteristiche tipiche di divinità pagane preesistenti, come il romano Saturno o il nordico Odino, anch’essi spesso rappresentati come vecchi dalla barba bianca in grado di volare.                   San Nicola era anche incaricato di sorvegliare i bambini perché facessero i buoni e dicessero le preghiere.

    Con l’avvenire della Riforma protestante, a partire dal Cinquecento, si abolì il culto dei santi in gran parte dell’Europa del Nord. Questo diventò un problema infatti non si sapeva a chi far portare “i doni ai bambini ”. In molti casi il compito fu attribuito a Gesù Bambino, e la data venne spostata dal 6 dicembre a Natale. Ma al piccolo Gesù non si poteva far portare troppi regali, e soprattutto non poteva minacciare i bambini cattivi. Così gli fu spesso affiancato un aiutante più forzuto, in grado anche di mettere paura. Nacquero così nel mondo germanico alcune figure a metà tra il folletto e il demone. Alcune, come i krampus (i diavoli), servono da aiutanti dello stesso san Nicola, in altre il ricordo del Santo sopravvive nel nome, come Ru-klaus (Nicola il Rozzo), Aschenklas (Nicola di cenere) o Pelznickel (Nicola il Peloso). Erano loro a garantire che i bambini facessero i buoni, minacciando punizioni come frustate o rapimenti. Per quanto possa sembrare strano, anche da questi personaggi nasce la figura dell’allegro vecchietto in slitta.

    Infatti gli immigrati nordeuropei portarono con sé queste leggende quando fondarono le prime colonie nel Nuovo Mondo. Quelli olandesi, rimasti affezionati a san Nicola, diffusero il suo nome, sotto il nome di "Sinterklaas", queste leggende piacquero anche ai coloni inglesi che trasformarono il nome in Santa Claus. Gli abiti di Santa Claus sono simili a quelli di un Vescovo. Porta una mitra rossa (copricapo liturgico) con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale. Il richiamo al Vescovo di Myra città della Turchia è molto evidente. Santa Claus ha un cavallo bianco od un asinello con il quale vola sui tetti. I suoi aiutanti scendono nei comignoli a lasciare doni nelle scarpe dei bambini buoni.

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    Ma nell’America di quei tempi il Natale era molto diverso da come lo consideriamo oggi. Nel puritano New England era del tutto snobbato, mentre altrove era diventato una specie di festa pagana dedicata soprattutto al massiccio consumo di alcol. Cosi era anche in Inghilterra, e non vi era nessun magico dispensatore di doni.

    Nei primi decenni dell’Ottocento, diversi poeti e scrittori cominciarono a impegnarsi per trasformare il Natale in una festa di famiglia, recuperando anche la leggenda di san Nicola. In un libro del 1809, Washington Irving immaginò un Nicola che passava sui tetti con il suo carro volante portando regali ai bambini buoni, poi fu la volta di un libretto anonimo in versi, The Children’s Friend, con la prima vera apparizione di Santa Claus, associato al Natale, ma privato di qualsiasi caratteristica religiosa. Questo Santa Claus porta doni ma infligge anche punizioni ai bambini cattivi, e il suo carro è trainato da una sola renna.

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    Nel 1822 le renne diventano otto ed il carro diventa una slitta nella poesia scritta da Clement Clark Moore per i suoi figli, dal titolo “A Visit from St. Nicholas”, “Una visita di San Nicola”, più nota con il titolo “La notte di Natale ( The Night Bifore Christmas) ” stampata sul giornale Sentinel della città di Troy (stato di New York) il 23 dicembre 1823. Santa Claus viene descritto come un signore un po’ tarchiato. A sua disposizione ci sono otto renne che vengono nominate per la prima volta con i nomi di Kasher, Dancer, Prancer, Vixen Comet, Cupid, Dander e Blitzen. Fu aggiunta in seguito Rudolph, la nona renna,in una canzone di Gene Autry. Per molti anni ancora Santa Claus viene rappresentato in vari modi,  con vestiti di varie forme e colori. Solo verso la fine del secolo, grazie soprattutto alle illustrazioni fatte da Thomas Nast, grande disegnatore e vignettista politico, una  classica versione di Santa Claus, disegnata nel 1863 per la rivista Harper's Weekly,  Nast, disegnò un uomo anziano, paffuto, barbuto, in pelliccia come lo conosciamo ancor oggi.

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    La versione “standard" è quella di un adulto corpulento, vestito di rosso con i bordi di pelliccia bianca, che parte dal Polo Nord con la sua slitta trainata da renne e sta attento a come si comportano i bambini.

    Il Ritorno in Europa di Santa Claus avvenne grazie anche alla “The Coca-Cola Company” che introdusse pubblicità di Natale nel 1920, che ritraevano un uomo dallo sguardo severo sul modello di quello di Thomas Nast, durante la Seconda mondiale a diffonderlo sono stati anche i soldati americani, e l’allegro uomo paffuto finisce per simboleggiare la generosità degli USA nella ricostruzione dell’Europa occidentale.

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    I nomi di Babbo Natale sono diversi a secondo della nazione come Père Noel, Father Christmas o Babbo Natale e sostituisce man mano i vecchi portatori di doni.

    Naturalmente, c'è anche chi nel Babbo Natale di origine yankee vede nient'altro che il simbolo della deriva consumista del Natale. Altri lo rifiutano o lo snobbano semplicemente in nome della tradizione, come i non pochi italiani ancora affezionati a santa Lucia, alla Befana o al vecchio, originale san Nicola.

    Dimora di Babbo Natale

    La dimora tradizionale di Babbo Natale cambia a seconda delle tradizioni.

    Negli Stati Uniti si sostiene che abiti al Polo Nord (situato per l'occasione in Alaska) mentre in Canada il suo laboratorio è indicato nel nord del paese.

    In Europa è più diffusa la versione finlandese che lo colloca in un villaggio vicino alla ben più grande città finlandese di Rovaniemi, in Lapponia esattamente sul Circolo Polare Artico.

    Secondo i norvegesi la sua residenza è Drøbak, dove si trova l'ufficio postale di Babbo Natale. Altre tradizioni parlano di Dalecarlia, in Svezia, e della Groenlandia. Nei paesi dove viene identificato con San Basilio viene talvolta fatto abitare a Cesarea in Cappadocia.

    Seguire Babbo Natale

    Con l'avvento di Internet, sono stati pubblicati alcuni siti web affinché i bambini e gli adulti interessati potessero simbolicamente seguire via radar il percorso di Babbo Natale.

    In realtà si tratta di un jet della US Air Force che parte da una base canadese per arrivare a Città del Messico, ma l'intento di seguire le gesta di Babbo Natale sono di molto precedenti.

    Ad esempio, nel 1955 Sears Roebuck, un grande magazzino di Colorado Springs, negli Stati Uniti, distribuì ai bambini il fantomatico numero di telefono di Babbo Natale, da chiamare il giorno della vigilia. Per un errore di stampa il numero corrispondeva però al comando della difesa aerea, che allora si chiamava CONAD (Continental Air Defense Command), un precursore del NORAD (North American Aerospace Defense Command). Harry Shoup, il comandante di turno quella sera, quando cominciò a ricevere le prime telefonate dei bambini si rese conto dell'errore e disse loro che sui radar c'erano davvero dei segnali che mostravano Babbo Natale in arrivo dal Polo Nord.

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    Harry Shoup ed il manifesto pubblicitario della Sears Roebuck

    Dal 1958, anno di creazione del NORAD, statunitensi e canadesi hanno approntato un programma congiunto di monitoraggio di Babbo Natale, che ora è disponibile sul sito web del comando della difesa aerea.

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    Allo stesso modo, molte stazioni televisive locali sparse per il Canada e gli Stati Uniti danno conto ai propri telespettatori della posizione di Babbo Natale, facendolo seguire dai propri meteorologi. Sono anche disponibili alcuni siti web che seguono Babbo Natale tutto l'anno, mostrando le attività che si svolgono presso la sua fabbrica di giocattoli. In molti casi sono pubblicati anche indirizzi e-mail a cui inviare una versione più moderna delle letterine cartacee a Babbo Natale.

    Tradizioni della Vigilia di Natale

    Negli Stati Uniti la tradizione vuole che la sera della vigilia di Natale si lascino un bicchiere di latte e dei biscotti per Babbo Natale, in Inghilterra il suo pasto consiste invece di mince pie e sherry. I bambini inglesi e statunitensi lasciano anche fuori casa una carota per le renne di Babbo Natale; un tempo veniva detto loro che se non fossero stati buoni tutto l'anno avrebbero trovato nella calza un pezzo di carbone al posto dei dolci.

    Secondo la tradizione olandese e spagnola di Sinterklaas, invece, i bambini "mettono fuori la scarpa", ovvero riempiono una scarpa con del fieno e una carota e prima di andare a dormire la lasciano fuori di casa (in alcuni casi il rito viene fatto diverse settimane prima della sera di San Nicola, la sinterklaas avond.

    La mattina del giorno successivo il fieno e la carota sono stati sostituiti da un regalo, spesso una figurina di marzapane. Ai bambini cattivi si diceva che avrebbero trovato una fascina, ma questa usanza ormai è stata abbandonata.

    I Nomi di Babbo Natale in uso oggigiorno

    In Europa e Nord America, di solito, le tradizioni legate a Babbo Natale coincidono, anche se in alcuni paesi possono variare il nome, alcune caratteristiche e la data di consegna dei doni. Talora il medesimo ruolo è assunto da Gesù Bambino, il quale può essere chiamato "Cristo Bambino" o semplicemente "Gesù".

    Albania

    Plaku i Vitit te Ri = Il vecchio dell'anno nuovo (imposto dal regime comunista dopo la chiusura delle istituzioni religiose)

    per i cattolici e per molti musulmani si tratta di San Nicola (Shën Nikola) ma viene chiamato anche Padre Inverno (Babadimri)

    Armenia

    Հատ_կ Ան_ն

    Austria

    Christkind ("Cristo Bambino")

    Belgio

    Sinterklaas, Saint-Nicolas ("San Nicola"); Kerstman, Père Noël ("Babbo Natale")

    Bosnia ed Erzegovina

    Djed Mraz

    Bulgaria

    Дядо Коледа (Djado Koleda, "Nonno Natale") Дядо Мраз (Nonno Gelo)

    Canada

    Santa Claus

    Croazia

    Djed Božićnjak o Djed Mraz ("Nonno Natale")

    Rep. Ceca

    Svatý Mikuláš ("San Nicola"); Ježíšek (diminutivo di Ježíš ("Gesù"))

    Danimarca

    Julemanden

    Estonia

    Jõuluvana

    Fær Øer

    Jólamaður

    Finlandia

    Joulupukki

    Francia

    Père Noël ("Babbo Natale"); Père Noël è la forma più comune nei paesi in cui si parla il francese

    Georgia

    თოვლის პაპა (tovlis papa)

    Germania

    Weihnachtsmann ("L'Uomo di Natale"); Christkind ("Cristo Bambino") nelle regioni più meridionali

    Gran Bretagna

    Father Christmas; Santa Claus

    Grecia

    Άγιος Βασίλης ("San Basilio")

    Irlanda

    Santa Claus, Santy o Daidí na Nollag

    Italia

    Babbo Natale, Gesù Bambino (in alcune regioni anche San Nicola da Bari o San Nicolò)

    Islanda

    Jólamaður

    Liechtenstein

    Christkind

    Lituania

    Kalėdų Senelis

    Macedonia

    Дедо Мраз (Dedo Mraz, "Nonno Gelo")

    Malta

    San Niklaw

    Paesi Bassi

    Sinterklaas (arriva la sera del 5 dicembre)

    Norvegia

    Julenissen

    Polonia

    Święty Mikołaj / Mikołaj ("San Nicola"); Gwiazdor in alcune regioni

    Portogallo

    Pai Natal ("Babbo Natale")

    Romania

    Moş Crăciun ("Babbo Natale": 25 dicembre); Moş Nicolae ("Babbo Nicola": 6 dicembre)

    Russia

    Дед Мороз (Ded Moroz, "Nonno Gelo", il suo amico Yamaliri vive al sopra del Circolo Polare Artico in una città unica Salekhard.)

    Serbia

    Деда Мраз (Deda Mraz, "Nonno Gelo")

    Slovacchia

    Svätý Mikuláš ("San Nicola"); Ježiško (diminutivo di Ježiš ("Gesù"))

    Slovenia

    Dedek Mraz ("Nonno Gelo"); Božiček (da "Božič"-Natale); è presente anche la ricorrenza di Sveti Miklavž (San Nicola) il 6 dicembre, con modalità del tutto simili.

    Spagna

    Papá Noel

    Stati Uniti

    Santa Claus; Kris Kringle; Saint Nicholas o Saint Nick ("San Nicola")

    Svezia

    Jultomten

    Svizzera

    Christkind, San Nicola o Gesù Bambino in Ticino

    Turchia

    Noel Baba ("Babbo Natale")

    Ungheria

    Mikulás ("Nicola"); Jézuska o Kis Jézus ("Gesù Bambino")

    America Latina

    Di solito Babbo Natale in America Latina si chiama Papá Noel, ma ci sono alcune piccole differenze tra i vari paesi.

    Argentina

    Papá Noel

    Brasile

    Papai Noel (leggesi:Papai Noeu)

    Cile

    Viejito Pascuero

    Colombia

    Papá Noel, Niño Dios, Niño Jesus (lettura:nigno hésùss) ("Gesù Bambino")

    Messico

    Santa Claus; Niño Dios ("Dio Figlio"); Los Reyes Magos ("I Re Magi")

    Venezuela

    San Nicolás

    Ecuador

    Papa Noel

    Perù

    Papa Noel

    Estremo Oriente

    In Estremo Oriente, in particolare nei paesi che hanno adottato i costumi occidentali, si festeggia il Natale non in senso cristiano ma integrando alle religioni orientali tradizioni simili sui portatori di doni dell'Occidente.

    Corea del Sud

    Santa Claus

    Giappone

    Santa Claus/Santa San / , il "san" sta come in italiano per Sig. (Signore).

    Taiwan

    una derivazione di Santa Claus chiamata o ("Babbo Natale", lett. "Vecchio del Natale")

    Filippine

    Santa Claus

    Africa e Medio Oriente

    Le popolazioni cristiane dell'Africa e del Medio Oriente che celebrano il Natale, in generale, riconoscono le tradizioni dei paesi europei da cui hanno importato la festività, di solito tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Anche i discendenti dei coloni che abitano ancora in quei luoghi seguono le tradizioni dei loro antenati.

    Iran

    (Baba Noel)

    Egitto

    Papa Noël

    Sudafrica

    Sinterklaas; Santa Claus

     

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    La Storia di Nero - il 07/10/2014 00:00 con Wald23

    La Storia di un Cane chiamato Nero

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    Nero era un meticcio, probabile incrocio tra un Pastore Maremmano ed un Pastore Tedesco anche se sembrava più un Lupo, tutto nero con un pelo foltissimo.

    L'incontro con Nero avvenne una tarda sera di maggio del 2001, quando sulla statale che arriva a Torino, nel rettilineo che attraversa il parco di Stupinigi,  rimanemmo bloccati dalla fila di macchine che in entrambi i sensi di marcia andavano a passo d’uomo.

    Subito si pensò ad un incidente poi ci accorgemmo che in mezzo alla strada camminava un cucciolone un po’ spaventato, che sembrava rincorrere le auto di passaggio, ci fermammo nella prima piazzola disponibile, intanto il cane aveva abbandonato il centro della carreggiata e si era infilato in un campo. Ci dicemmo subito: quel cane è stato scaricato da un’automobile e sta cercando di correre dietro al padrone.

    Cercammo di chiamare il cane e sfruttando una pagnotta, dura e rinsecchita che era lì in terra, riuscimmo a farlo avvicinare, era molto timoroso e diffidente, ma aveva anche molta fame e divorò quella pagnotta,  piano piano si lasciò avvicinare ed accarezzare, provammo a chiamare i Vigili, i Carabinieri ma ci dissero di chiamare il canile, che però non rispondeva al telefono. A vederlo così aveva apparentemente 6-7 mesi, presupponemmo fosse stato un regalo di Natale abbandonato perché divenuto troppo grande .

    Cosa fare... non volevamo abbandonarlo per strada con il pericolo che un autoveicolo lo mettesse sotto, a casa non potevamo portarlo essendo, benché cucciolo di taglia grande. Ci venne l’idea di telefonare ad una nostra amica che aveva già due Pastori Tedeschi chiedendole se poteva ospitarlo, visto le circostanze, ci rispose di portarglielo.

    Il problema era come farlo salire in auto, dopo alcuni tentativi, con dei biscottini che avevamo, riuscii a caricarlo in auto, appariva più tranquillo ma affamatissimo. Giunti dalla nostra amica, lei stava preparando le ciotole con il mangiare per le sue due cagnette, ne aggiunse un’altra per il nuovo arrivato. Le due cagnette lo avevano accettato ma gli avevano già fatto capire che era un ospite. Non ho mai visto un cane mangiare in quel modo, probabilmente per la fame patita, ingurgitava il cibo come fosse un aspirapolvere.

    Dopo una quindicina di giorni la nostra amica ci comunicava che aveva difficoltà a tenerlo, in quanto si era adattato benissimo ed era praticamente diventato il Capo Branco, ma la sua esuberanza e la sua vivacità creava non pochi problemi.

    Convincemmo la mamma della mia compagna a tenerlo, nonostante lei avesse già un Pastore Tedesco maschio, di nome Molos, si convinse a tenerlo in attesa di una sua nuova sistemazione, visto il suo colore fu chiamato Nero.

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    I due cani andavano abbastanza d’accordo, avevano un giardino dove poter correre, ma il problema era che Nero era effettivamente molto esuberante, vivacissimo ed anche un poco grossolano, voleva giocare con l’altro cane ma quest’ultimo, essendo già adulto, non accettava di buon grado l’esuberanza del cucciolone, dovemmo cosi dividere il giardino in due parti.

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    Anche se ogni tanto restavano insieme, ciò creava qualche problema in quanto a Nero era rimasta la fame atavica, e se riusciva ad entrare in cucina cercava sopra i mobili qualcosa da mangiare, soprattutto pane. Un giorno aveva tirato giù dal mobile il cestino della frutta e mentre Molos, ghiotto di frutta, la mangiava, Nero cercava di arrivare a prendere il Pane.

    Il tempo passava, avevamo cercato di dare una nuova sistemazione a Nero, ma non  trovammo nessuno disposto a prendersene cura amorevolmente e cosi rimase lì in attesa, anche se pian piano ci si affezionava sempre di più.

    Circa un anno più tardi Molos morì, stranamente  Nero lo cercò per parecchio tempo, anche se erano divisi si erano affezionati l’un l’altro.

    Rimasto solo Nero divenne presto il padrone di casa. La sua indole di giocherellone vispo ed esuberante era rimasta, ma diventando adulto si mise a fare la guardia, ed all’infuori delle persone che lui conosceva non ne accettava altre. Abbaiava a chiunque si avvicinasse troppo alla recinzione e vi era il rischio che mordesse.

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    Passarono gli anni, a Nero la sua razza meticcia aveva dato forza ed energia, e non contrasse mai nessuna malattia.

    Per una serie di coincidenze nel 2009 arrivo Maya, un meticcio di Yorkshire Terrier. Quando andavamo a trovare Nero evitavamo di fargliela vedere  per paura che la mordesse, poi un giorno per caso si incontrarono ed andarono subito d’accordo, anzi la piccola aveva il sopravvento e se non voleva che lui si avvicinasse lo faceva capire.

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    La vita di Nero scorreva felice e spensierata, invecchiava e cominciava ad avere i primi acciacchi, ma giocava ancora con la sua amica.

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    Passavano gli anni e  Nero invecchiava, il suo colore nero nella parte della coda aveva preso una colorazione bruna e cominciava a far fatica nel correre.

    Piano piano la vecchiaia si faceva sentire, non riusciva più a correre e camminare come voleva, di tanto in tanto le zampe posteriori gli cedevano e lui scivolando cadeva rovinosamente, per fortuna senza farsi male. Inoltre gli venne qualche problemino ai reni e dovette cambiare la sua dieta con delle crocchette apposite, ed ogni tanto un po’ di disfunzione cognitiva, che nel cane anziano è molto simile al morbo di Alzheimer dell'uomo.

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    Ben quattordici anni sono passati, da un giorno all’altro Nero non riusciva più ad alzarsi senza fare fatica, respirando affannosamente ed ansimando, poi d’un tratto non si alzo più nemmeno per fare i suoi bisogni, tentava di alzarsi, spelandosi le zampe anteriori, ma non vi riusciva, e si vedeva che stava male.

    Vederlo in quello stato creava una pena enorme, nel nostro subconscio speravamo ci lasciasse lui, per non vederlo soffrire ma ciò non avveniva, ci guardava con quei suoi occhi buoni come per dire fate qualcosa.

    La sensazione di sconfitta ed impotenza davanti a quei due occhi che ci guardavano nella ricerca di una soluzione, faceva maturare la decisione che non volevamo prendere, volevamo una Veterinaria amante degli animali per avere consiglio.

    Per fortuna un’amica ci ha consigliato una brava veterinaria, che visitatolo non ci ha dato molte speranze al massimo due settimane di vita, ma che vita e in che condizioni. La qualità della sua vita era arrivata ad un punto tale che non poteva più mangiare, bere, muoversi o fare i suoi bisogni da solo.

    Quando ti trovi nella situazione di dover decidere se l'eutanasia è la cosa giusta, il benessere del cane dovrebbe sempre avere la precedenza. Bisogna purtroppo dimenticare l'attaccamento, le emozioni e il nostro egoismo di volerlo vicino ad ogni costo, e scegliere per il  bene dell'animale.

    È una decisione difficile da prendere, il legame che esiste tra una persona e il proprio animale è qualcosa di molto speciale, parlare d’eutanasia diventa difficile, anche se il significato della parola, tradotto dall'antico greco significa "Dolce Morte", vederlo soffrire così, porta nostro malgrado a questa scelta.

    La Veterinaria è stata molto carina, gentile e compassionevole, Nero è rimasto nel suo posto preferito ed è stato assistito fino in fondo.

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    Un antica leggenda Indiana "La leggenda del Ponte dell’Arcobaleno" narra che davanti all'entrata del Paradiso c'è un luogo chiamato "Ponte Dell'Arcobaleno" per i bellissimi colori da cui è formato .

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    Tra la terra ed il cielo esiste un posto chiamato "Ponte dell'Arcobaleno" per i bellissimi colori da cui è fomato.

    Quando un animale muore, specialmente se è stato amato da una persona qui sulla terra, va in un luogo che si trova all'inizio di questo ponte.

    E' un posto bellissimo dove l'erba è sempre fresca e profumata, i ruscelli scorrono tra le colline e gli alberi, dove i nostri piccoli amici possono correre e giocare insieme.
    Trovano sempre il loro cibo preferito, l'acqua fresca per dissetarsi ed il sole splendente per riscaldarsi e così i nostri cari amici sono felici. Se in vita erano malati o vecchi qui ritrovano salute e gioventù, se erano menomati o infermi qui ritornano sani e forti.

    In questo luogo gli animali che abbiamo tanto amato stanno bene, eccetto che per una piccola cosa, sentono la mancanza della persona speciale che hanno lasciato sulla terra.

    Così accade di vedere che durante il gioco qualcuno si fermi improvvisamente e scruti sulla collina, tutti i sensi sono in allerta, i suoi occhi si illuminano e le sue zampe iniziano una grande corsa. Tu sei stato visto e quando incontri il tuo amico speciale lo stringi fra le braccia con grande gioia, il tuo viso è baciato ancora e ancora ed i tuoi occhi incontrano i suoi occhi sinceri che tanto ti hanno amato. Adesso insieme potrete attraversare il Ponte dell'Arcobaleno per non lasciarvi mai più....

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    Il dolore che si prova in seguito alla perdita di un cane è normale e naturale. Non è assolutamente sciocco, folle, o troppo sentimentale piangere. Durante gli anni trascorsi con noi, il cane è diventato una parte rilevante e costante della nostra vita, è diventato un membro della famiglia. E’ stato una fonte di conforto e di compagnia, d’amore incondizionato, di divertimento e di gioia. Quindi non dobbiamo stupirci se ci sentiamo devastati dalla perdita di un animale con cui avevamo  questo rapporto. Vi sono persone che non capiscono il legame che può esserci con un animale non possono quindi capire il dolore che stiamo provando.

    Buon viaggio Nerino, arrivederci al Ponte dell'Arcobaleno.

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    Chi sono i Valdesi - il 20/08/2014 00:00 con Webmaster

    Con questo termine si indica uno dei principali movimenti religiosi medievali,  successivamente confluito nella "Riforma protestante", i Valdesi furono i primi riformisti della Storia.

    Un po di Storia

    La Storia della Chiesa Valdese inizia a Lione dove, Pietro Valdo, Valdès de Lyon (1140-1217),  commerciante, ricco banchiere e cittadino di Lione, chiamato anche dagli storici Pierre Valdo, Valdus, Waldo, Valdes, Valdius, Valdesio, Valdensis o Valdecius e Valdesius. 

    01.jpg La statua di Valdo di Lione, che si trova a Worms (Germania)

    Non si hanno molte informazioni riguardo Pietro Valdo, sono ignote sia le origini che la fine della sua vita. Per ciò che riguarda il cognome esatto, esiste solamente una forma latinizzata (Valdesius) e il nome Pietro, datogli dalla tradizione nel XIV secolo che lo definiva così come nuovo apostolo, tali informazioni provengono dagli archivi dell’Inquisizione e dalle leggende Valdesi.

    Valdo vivamente colpito della morte improvvisa di uno dei suoi amici, tutto accadde quando in una riunione di piacere, mentre era a tavolo con alcuni amici uno di essi cadde improvvisamente morto. Questo avvenimento lo colpi talmente che si pose la domanda “Sono pronto ad incontrare Dio, se morissi adesso ?”.

    Confidò la sua preoccupazione al suo confessore che gli affermò che il migliore medio di assicurare la sua serenità era di fare ciò che Gesù aveva detto al giovane uomo ricco: "Vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri."

    Si interesso alle Scritture ed era stato toccato dal racconto della vita di Sant'Alessio che aveva venduto tutti i suoi beni ed aveva intrapreso un pellegrinaggio in Terra-Santa. Un teologo attirò l'attenzione di Valdo su queste parole del Signore in Mattia 19.21 "Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che possiedi, dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi".

    Decise di devolvere tutti i suoi beni, si presume fosse l’anno 1173, fa in modo che la sua famiglia sia al riparo dal bisogno, dando a essa ciò che occorre loro per vivere, pagò ciò che doveva e vendette il resto per poi distribuirlo ai poveri, rinuncia alle sue ricchezze e predica il vangelo, alzandosi contro la dittatura del clero che vuole che solo i suoi membri possono insegnare al popolo

    Ad inizio del 12 secolo, il,  popolo era analfabeta, anche i nobili ed i cavalieri non sapevano né leggere né scrivere. Solo il clero ed i commercianti facevano eccezione, questi ultimi perché il loro commercio esigeva certe conoscenze.

    In quel tempo la Bibbia e le messe si pronunciavano solamente in latino, ed il popolo non comprendeva niente.

    Valdo era letterato, intelligente, devoto e benefico, aveva letto gli scritti di padri della chiesa e constatato quanto la chiesa romana si era allontanata dal cristianesimo, particolarmente mediante il dogma della transustanziazione e dell'adorazione dell'ostia, fu preso allora di un grande desiderio di conoscere bene le Scritture, e si dedico così a leggere con attenzione la Bibbia. Si dice anche che tradusse alcuni libri dal latino in lingua volgare. Si dedicò anche allo studio dei Padri della chiesa, e si fa fare una traduzione dei Vangeli e di altri libri della Bibbia nella lingua locale, l'arpitan, più correntemente chiamato "franco-provenzale", anche se questa designazione causa a volte malintesi, utilizzando dei chierici per tradurne certe parti.

    Pietro Valdo con un piccolo gruppo di simpatizzanti, prendono d'assalto le vie di Lione annunciando la Buona Novella, con la loro Bibbia tradotta e fanno diffusione delle Sante Scritture in lingua popolare.

    La sua casa diventa una fiorente scuola ed un ospedale pubblico, per ospitare e nutrire i poveri che vengono dall’estero per essere istruiti. Poco a poco, formò dei discepoli che andavano due per due predicare il vangelo nelle vie e nei posti pubblici, ascoltati ed apprezzati grandemente, erano trattati con tutti i segni del rispetto e dell'affetto, guadagnando cosi dei fedeli.

    I suoi discepoli non avevano né beni, né focolare, né famiglia. Talvolta rompevano i legami già formati. Conducevano una vita di abnegazione, di privazioni e di pericoli. Viaggiavano nelle condizioni di estrema semplicità, senza denaro e senza vestito di ricambio, contando sui fratelli che visitavano per i loro bisogni materiali. Andavano sempre due a due, l'un più vecchio che l'altro, il più giovane servente il suo maggiore.

    Per fronteggiare i pericoli dell'epoca, circolavano spesso come commercianti. I più giovani vendevano delle merci leggere, dei coltelli, degli aghi, ecc. non richiedevano mai niente. Molti tra essi facevano dei seri studi di medicina per essere in grado di curare i malati che incontravano.

    Valdo ed i suoi compagni viaggiarono e predicarono, ciò li fece chiamare i "Poveri di Lione", come Valdo anche i suoi condannavano gli errori di Roma, rigettavano il purgatorio, le indulgenze ed il culto dei santi e le pratiche dei preti della Romana Chiesa, il Clero ingiunse loro di smettere il loro insegnamento sotto pena di essere scomunicati, giudicati e bruciati come eretici.

    I Poveri di Lione espulsi dalla diocesi di Lione dall'arcivescovo, il monaco cistercense Guichard di Pontivy, il quale aveva rifiutato loro l'autorizzazione a predicare liberamente in lingua volgare nelle strade e nelle piazze della loro città, si recano allora a Roma nel 1179, quando Alessandro III convoca il terzo concilio del Laterano. E gli presentano per l'approvazione le versioni in volgare «Gallico» dei testi biblici da utilizzare per la predicazione.

    Il papa Alessandro III li accoglie bene ma non invece il Curia Pontificia, che cerca di accertare se essi siano in possesso di una cultura teologica di stampo chiericale e nel corso dell'esame Walter Map non ha nessuna difficoltà a metterli in trappola. I Poveri di Lione, infatti, laici, inesperti in dispute scolastiche, ignorano la sottilissima distinzione che si fa nella teologia dogmatica: la Vergine non è la madre di Cristo, ma la madre di Dio.

    Vengono comunque autorizzati a predicare purché l'arcivescovo di Lione sia di accordo, Guichard di Pontivy, si sensibilizza alle tesi riformatrici del movimento li autorizza.

    I Vaudois crescono in numero. Ma il successore di Guichard di Pontivy , l'arcivescovo Jean di Bellesmains è ostile. Perciò convoca Valdo per vietargli di continuare a predicare, ma questo, seguendo fedelmente la Bibbia, risponde citando "Atti capitolo 5 versetto 29", come fece l'apostolo Paolo in una situazione identica, e si difende dochiarando "Dobbiamo ubbidire a Dio, nella sua qualità di Capo, piuttosto che agli uomini". Per la loro persistenza nel predicare nelle vie di Lione, i Vaudois sono perseguitati e forzati a lasciare la città.

    L'arcivescovo di Lione cercò di far catturare anche Valdo, ma questo aveva tanti amici in città che potè restare nascosto per ben tre anni, insegnando, incoraggiando e fortificando i fedeli.

    Valdo fu poi costretto a fuggire, con un certo numero di seguaci, e si rifugiarono nelle piccole comunità cristiane in disaccordo con Roma e molto unite tra esse, nel sud dell'Italia ed a nord della Germania,

    Pietro Valdo, si reco poi con parecchi dei suoi discepoli nel sud della Francia, dove dovette nuovamente fuggire recandosi in Piccardia, in Germania ed infine in Boemia, lavorando sempre all'opera del Signore. È in questa regione che finì pacificamente i suoi giorni, morendo pare nel 1217, altri individuano la sua morte nel 1206.

    Alla morte di Pietro Valdo, il suo movimento, sembra vicino ad una riconciliazione con la Chiesa, il papa Innocente III era infatti disposto anche al dialogo.   

    Così, più di tre secoli prima della proclamazione delle 95 tesi di Lutero, nascevano, con Pietro Valdo, i primi riformisti della Storia.

    I Poveri di Lione, furono un mezzo che permise al Vangelo di spargersi in tutte le contrade dove passavano. In Piemonte, raggiunsero di altri esiliati che si chiamava i Valdesi e portarono ad essi la loro Bibbia che era stata ricopiata accuratamente. Le persecuzioni esercitate con perseveranza e crudeltà dall'inquisizione ed il clero ebbero finalmente ragione di questi piccoli gruppi di cristiani disseminati e che rifiutavano di sottoporsi a Roma.

    I Valdesi

    I Valdenses o Valdesi erano già conosciuti sotto questo nome, prima di 1144, e di conseguenza molto prima Pietro Valdo. Anche se le relazioni di Pietro Valdo coi Valdesi furono così intime che molto lo designarono come fondatore di questa comunità, mentre per altri il nome di "Valdesi" proviene delle valli alpestri - Vallenses - dove questi credenti vivevano in grande numero, infatti Vallenses deriva da Valli o da Valle, o più generalmente da vallisdensa, valle folta. Un vecchio pastore della valle di Sant-Martin, nel territorio attuale dei Valli Valdesi, ha dichiarato che, secondo la tradizione, la valle che abita si chiamava, una volta, Valle Ombrosa.

    Valdo ed i suoi predicatori diedero un impulso straordinario alle opere missionarie dei Valdesi che, fino ad allora, erano restati piuttosto isolati nelle loro valli remote, ma che, da allora, se ne andarono a predicare dovunque la Parola di Dio. 

    I Valdesi furono condannati ufficialmente al concilio di Verona, il 4 marzo 1184, dal papa Lucio III. Questa condanna fu rinnovata al 4 concilio Laterano, il 30 novembre 1215, dal papa Innocente III.

    Queste comunità desideravano restare tuttavia in seno alla Chiesa Romana, annunciando però la loro nuova fede, ciò che Roma non poteva certamente tollerare .

    Infatti i primi Valdesi non intendevano contestare più di tanto la Chiesa istituzionale. Si definivano “veri cattolici” che rispettavano i consigli dei Vangeli diversamente da quanto facevano i “falsi cattolici”.

    Si installarono e trovano rifugio nelle valli del Piemonte le cosiddette “Valli Valdesi”, in Germania, ed in Europa centrale. Con il termine Valli Valdesi si intendono tre valli dell'Italia nord-occidentale, tutte situate in Piemonte nella provincia di Torino che sono, la Val Pellice, la Val Chisone e la Val Germanasca.)

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    In queste vallate subirono le più terribili persecuzioni da parte della Chiesa Cattolica e dell'Inquisizione.

    Dopo la crociata contro gli Albigeois, infatti la Chiesa Cattolica concentra i suoi attacchi verso i Valdesi. L'inquisizione entra in azione nel 1230, per paura, i Valdesi fermano la predicazione che faceva parte della loro particolarità. Somigliando oramai più ai protestanti classici. Li si accusa di eresia, di stregoneria, ed anche di adorare il Diavolo, vengono inoltre diffamati. I Valdesi tra di loro erano molto uniti, si sposavano infatti tra loro, ciò che ha contribuito a creare il patrimoni dei Valdesi.

    Nel XVI Secolo, la Riforma arrivo con le guerre di religione. I protestanti ed i Valdesi si avvicinano ulteriormente. I primi incoraggiano i secondi a finanziare una traduzione in francese. Paradossalmente, pochi Valdesi compredevano il francese ma ciò vece si che tale lingua diventasse la loro prima lingua.  Certi abitanti dubitano della fedeltà dei Valdesi e li accusano di turbare l'ordine pubblico. L'editto di Mérindol scatena un orribile bagno di sangue. In numerose regioni, i Valdesi sono massacrati, infilzati, bruciati vivi.

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                Tortura di Anna Charboniere             Massacro di bambini Valdesi nel 1655 durante le "Pasque piemontesi"

    Le atrocità commesse sono terribili. Nelle loro sofferenze, i Valdesi si vedono costetti a ricorrere anche alle armi per difendersi. Questi conflitti li spingeranno ad allearsi ai Protestanti ed a diventare come essi.

    Nel 1163, un concilio della Cattolica Chiesa Romana, convocato a Tour dal papa Alexandro III , vieta ogni relazione coi Valdesi, a causa della loro "dannabile eresia, conosciuta da molto tempo nel territorio di Tolosa".

    Verso la fine del dodicesimo secolo, c'era a Metz una chiesa Valdese importante che aveva in uso delle traduzioni della Bibbia. A Colonia, una chiesa esisteva fin dai vecchi tempi, quando nel 1150 un gran numero dei suoi membri furono perseguitati, il giudice dichiarò: "Camminano alla morte, non solo con pazienza, ma con entusiasmo". In Spagna, il re Alponso di Aragona emise, nel 1192, un editto contro i Valdesi, dove dichiarava di agire come i suoi predecessori. Erano numerosi in Francia, in Italia, in Austria ed in altri paesi. Nel 1260, li si trova in quarantadue parrocchie della diocesi di Passau ed un prete di Passau scriveva allora: "In Lombardia, in Provenza ed altrove, gli eretici hanno più scuole dei teologi e molto più di ascoltatori, discutono liberamente ed invitano il popolo a solenni riunioni nei posti di mercato, od in campi. Nessuno osa resister loro a causa del potere e del gran numero di loro ammiratori." 

    A Strasburgo, nel 1212, i Dominicani avevano fermato e fatti prigionieri già cinquecento persone che facevano parte delle chiese Valdesi. Appartenevano a tutte le classi, nobili, preti, ricchi e poveri, uomini e donne. I prigionieri dichiararono che avevano molti fratelli in Svizzera, in Italia, in Germania, in Boemia. Ottanta di essi, con altri dodici preti e ventitre donne, furono bruciati sul rogo. Il loro vecchio direttore, chiamato Jean, dichiarò prima di morire: "Siamo come ogni peccatore, ma non è la nostra fede che ci rende tali, e noi non siamo colpevoli di bestemmia per cui ci si accusa senza ragione. Contiamo sul perdono dei nostri peccati, e ciò senza il soccorso degli uomini, né a causa del merito delle nostre opere." I beni dei martiri furono divisi tra la Chiesa Cattolica e le autorità civili il cui potere era al servizio della Chiesa. 

    Nel 1263, un decreto del papa Gregorio IX dichiara: "Scomunichiamo e colpiamo di anatema tutti gli eretici, Catari, Patarins, Poveri di Lione, Arnoldistes ed altri, qualunque sia il loro nome, perché, sebbene avendo differenti facce, sono riuniti tra loro e si incontrano in un stesso punto per la loro vanità."

    L'inquisitore Davide di Asburgo ammette che "prima era solamente una setta" che si univa di fronte ai loro nemici. In certi paesi, erano così numerose ed influenti che godevano di una grande libertà, mentre altrove erano esposte alle più crudeli persecuzioni.

    Le dottrine e le pratiche di questi fratelli - conosciuti sotto il nome di Valdesi - mostrano per il loro carattere che non erano frutto di una prova della riforma delle Chiese Romana e Greca, infatti non portano nessuna influenza di queste Chiese. Indicano al contrario la continuità di una vecchia tradizione derivata da tutta altra sorgente quale l'insegnamento della scrittura e le pratiche della Chiesa Primitiva.

    La loro esistenza prova che ci sono sempre stati degli uomini di fede, di grande potere ed intelligenza spirituale, che hanno mantenuto nelle Chiese una tradizione molto simile a quella conosciuta nei tempi apostolici e molto lontani di quella che avevano elaborato le Chiese dominanti.

    All'infuori delle Sacre Scritture, i Valdesi non avevano nessuna confessione di fede, né nessuna altra regola. Nessuno uomo, per tanto eminente che fosse, aveva il diritto di mettere da parte l'autorità delle Scritture. Tuttavia, attraverso i secoli, ed in tutti i paesi, confessarono le stesse verità e si conservarono le stesse forme di culto.

    Lo spirito di Cristo, dicevano, agisce in ogni uomo nella misura in cui questo uomo ubbidisce a Cristo e lo segue fedelmente. Solo il Signore può renderci capaci di comprendere le sue parole. Quello che l'ama custodirà i suoi comandi.

    Si opponevano ad ogni spargimento di sangue, come pure alla pena di morte. Non adoperavano mai la forza per imporre la loro fede e non intentavano processo a coloro che facevano loro torto.

    Tuttavia un buon numero adoperò le armi per difesa personale o quella delle loro famiglie, quando vennero attaccati nelle loro Valli.

    Negli affari di Chiesa, i Valdesi amavano la semplicità e nulla ricordava le forme adottate dalla chiesa di Roma, ciò non impediva alle Chiese ed agli Anziani di accettare le loro responsabilità col la più grande serietà. I credenti si univano agli anziani per le decisioni da prendere in materia di disciplina e per nominare un Anziano.

    La “Santa Cena” era per tutti i credenti e veniva distribuita in memoria del corpo del Signore.

    I mezzi più ricercati per mantenere la vita spirituale erano la lettura personale delle Scritture, il culto regolare con la famiglia e delle frequenti conferenze.

    Questi credenti non prendevano parte agli affari governativi, dicevano che gli Apostoli erano comparsi spesso davanti ai tribunali, ma non si erano mai stati seduti come giudici. Apprezzavano l'educazione accanto alla spiritualità. Parecchi di quelli che annunciava la Parola avevano ottenuto un Istruzione Universitaria.

    Il papa Innocente III (1198-1216) rese loro una doppio testimonianza, dicendo che, tra i Valdesi, i laici educati si incaricavano della predicazione, e che i Valdesi non volevano ascoltare nessun uomo che non fosse Dio. 

    La pace relativa nelle Valli Valdesi fu turbata quando nel 1380 il papa Clemente VII mandò un monaco come inquisitore per punire gli eretici.

    Nei tredici anni che seguirono, circa 230 persone furono bruciate ed i loro beni ripartiti tra gli inquisitori ed i magistrati del paese.

    Durante l'inverno di 1400, la persecuzione si estese e molte famiglie si rifugiarono sulle alte montagne dove numerosi bambini, donne ed anche uomini morirono di fame e di freddo.

    Nel 1486, una bolla di Innocente VIII autorizzò l'arcivescovo di Cremona ad estirpare gli eretici, 18.000 uomini invasero le Valli ed allora i contadini cominciarono a difendersi, approfittando della natura montagnosa del paese, che ben conoscevano, respinsero le forze nemiche. Tale conflitto durò più di un centinaio di anni.

    All'inizio della Riforma Protestante, (vasto movimento iniziato da Martin Lutero nel 1517, che partendo dalla contestazione della vendita delle indulgenze e della corruzione della chiesa provocò la scissione dalla Chiesa Cattolica). Gli aderenti alla Riforma Protestante negavano il ruolo della Chiesa quale intermediaria tra l'uomo e Dio, con la funzione di rimettere i peccati in quanto tutti gli uomini, sono in rapporto diretto con il loro creatore del quale devono conoscere e interpretare la parola contenuta nelle Sacre Scritture, i sacramenti vengono ridotti al Battesimo e all'Eucaristia.

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    Monumento di Chanforan

    I Valdesi aderirono alla Riforma Protestante nell'assemblea del 1532 a Chanforan. Su iniziativa di Guglielmo Farel, si tenne un sinodo a Chanforan in alta Val d’Angrogna (Piemonte), che segnò una svolta nella storia Valdese. Tale sinodo era stato preceduto da incontri regolari tra i Barba (Zio in piemontese e franco provenzale) e numerosi Riformatori, quali Oecolampadius, Bucer e Farel. Con tale sinodo i Poveri aderirono definitivamente alla Riforma.

    Il simbolo più netto di tale adesione fu l’adozione da parte dei centoquattro Barba delegati di una confessione di fede composta da ventiquattro articoli, dall’impronta prettamente riformatrice.

    Un ulteriore effetto del Sinodo di Chanforan fu La Bibbia di Olivetan, richiesta e finanziata, dedicando 500 scudi, dai delegati della “Povera Chiesa” menzionata dal traduttore nella sua prefazione.

    Luigi Oliviero, più noto con il nome di Pietro Robert Olivetan, nacque a Noyon in Picardia, cugino di Giovanni Calvino, nato ne 1506, morì a Roma nel 1538. Studiò il Greco e l’Ebraico a Strasburgo. Nel momento in cui ricevette la richiesta dei “barba”, esercitava la professione di precettore a Neuchâtel dove viveva. Amava chiamarsi con lo pseudonimo di “Belishem de Belimakon” (senza nome e senza luogo).

    La traduzione di Olivetan è basata sul Nuovo Testamento di Lefebvre d’Etaples, stampato da Martin L’Empereur, ad Anversa, nel 1528. Tradusse l’Antico Testamento a partire dall’ebraico tenendo conto della versione latina di Sate Pagnini. Tale traduzione rivela come Olivetan fosse un umanista appassionato di lingue antiche ed un profondo conoscitore dei commentari  rabbinici.

    La Bibbia di Olivetan fu stampata il 4 giugno 1535 a Neuchâtel da Pietro de Wingle, un altro “picard”, rifugiato li dopo Lione.

    La Bibbia di Olivetan verrà poi utilizzata per altre importanti traduzioni del mondo protestante, in particolare quella di Ostervald. Inoltre fu il frutto di diversi autori che affiancarono Olivetan, tra cui Thomas Malingre, il poeta Bonaventure Desperriers, redattori degli indici, e il giovane Giovanni Calvino, autore di varie prefazioni nelle quali difende un tema caro ai Valdesi e ai Riformatori “l’accessibilità alla lettura dei testi sacri da parte del popolo”.

    Un ulteriore simbolo fu l’edificazione dei primi templi nel 1555 nelle valli valdesi a San Lorenzo d’Angrogna ed al Ciabas.

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    Queste “Capanne”, così definite nel "Trattato di Cavour" per via della loro nudità, testimoniavano la volontà di offrire un luogo di Culto diverso a comunità Cristiane altrettanto diverse, oltre ad affermare la loro reale esistenza.

    Dal XVI al XIX, la specificità Valdese svanì per garantire la propria sopravvivenza in mezzo ad una serie continua di correnti riformatrici che costituì una successione apostolica parallela a quella del cattolicesimo, fondata non sull’istituzione ma sulla fedeltà allo stesso messaggio.

    Questo concetto di “libera interpretazione delle Sacre Scritture (Bibbia)”, unitamente a motivazioni di ordine sociali, politiche, economiche e culturali, determinò il rapido frazionamento delle chiese riformate.

    Fra le principali Chiese riformate e bene ricordare, la Chiesa Luterana, la Calvinista e l'Anglicana, ma moltissime sono le correnti e sotto correnti tutte accomunate dalla contestazione della Chiesa Cattolica.

    Emarginati dall'istituzione ecclesiastica, i Valdesi conobbero tuttavia una progressiva larghissima diffusione tra il sec. XIII e il XIV in Lombardia, in Linguadoca e in Provenza (fine sec. XII). Elementi di predicazione Valdese vennero recepiti da ambienti già legati all'eterodossia, dando luogo a un movimento religioso caratterizzato da una tendenza anti-istituzionale particolarmente radicale e da una notevole capacità di espansione missionaria, che portò i Valdesi, attraverso la Svizzera, l'Austria e la Germania, sino nell'Ungheria e nella Boemia (dove considerevole fu poi l'apporto Valdese alla rivoluzione hussita del sec. XV.

    Altre aree di diffusione Valdese furono le vallate alpine del Piemonte occidentale, del Delfinato e, nell'Italia meridionale, la Calabria e le Puglie.

    La strategia dell'autorità ecclesiastica non escluse tentativi, parzialmente riusciti,  l'istituzionalizzazione monastica dei Valdesi (i poveri cattolici in Francia nel 1208, i poveri riconciliati in Lombardia nel 1210), tesa a neutralizzarne la carica contestativa, ma rimase essenzialmente repressiva.

    I motivi fondamentali del Valdismo medievale risiedevano in una prassi che univa la predicazione itinerante del Vangelo al popolo con la povertà di vita. Di qui derivò la divisione tra ministri itineranti (distinti poi secondo i tre ordini dell'episcopato, del presbiteriato e del diaconato) e semplici fedeli.

    La predicazione dei Valdesi, sostenuta da un'estesa attività di volgarizzazione della Scrittura, si arricchì di motivi esplicitamente antitradizionali, negazione del purgatorio e delle messe per i defunti, della validità dei sacramenti amministrati da sacerdoti indegni, riduzione del numero stesso dei Sacramenti al Battesimo, all'Eucarestia e alla Penitenza. Rifiuto della gerarchia ecclesiastica e dei tradizionali ruoli di culto. Verso l'ordinamento civile, nonché ecclesiastico del tempo, i Valdesi erano apertamente contestatori rifiutando il giuramento e la violenza.

    Nel sec. XV i Valdesi di Boemia si unirono con gli Hussiti e confluirono nella Unitas Fratrum, quelli di lingua neolatina aderirono nel sec. XVI alla Riforma protestante, adottando le Ordonnances ecclesiastiche ginevrine.

    Dalla metà del sec. XVI in poi, la storia dei Valdesi è un alternarsi di persecuzioni e di effimere tregue, ottenute grazie alla resistenza armata e alla coesione sociale dei Valdesi delle Valli,

    Nel 1551 i Valdesi delle Valli ottennero da Emanuele Filiberto di Savoia il riconoscimento di una relativa libertà di culto. Costituivano nelle valli di San Martino, oggi Val Germanasca, e di Luserna, oggi val Pellice, una popolazione di circa 12.500 persone.

    Ma nel secolo successivo, la persecuzione antivaldese ebbe i suoi momenti culminanti nel 1655, allorché furono compiute le stragi note come le Pasque Piemontesi, e nel 1683-85 quando i Valdesi vennero espulsi dalle valli e costretti ad un esilio che li portò nella Svizzera e nella Germania meridionale.

    Infatti seguendo la politica di Luigi XIV di Francia, Vittorio Amedeo II impose ai suoi sudditi di Religione Riformata di cessare ogni manifestazione pubblica, demolire i luoghi di culto, allontanare i loro ministri e battezzare i figli nella Chiesa romana.

    I valdesi però rifiutando l’ipotesi di un esilio decisero di resistere, ma furono massacrati. Deportati nelle prigioni e nelle fortezze perirono di stenti. Poco meno di 2.500 poterono ritirarsi in Svizzera e e nella Germania meridionale.

    Il Glorioso Rimpatrio

    Ritornarono in Italia nell’agosto del 1689, la situazione internazionale infatti si volse in loro favore, Guglielmo III d’Orange diventato re d’Inghilterra ricostituì il fronte anti francese della Legge di Augusta e nel quadro della guerra contro la Francia finanziò una spedizione militare in Piemonte composta da un migliaio di uomini che per la maggioranza erano Valdesi.

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    A fine agosto, per la precisione il 26, un gruppo di un migliaio di esuli Valdesi ed Ugonotti, condotti da Henri Arnaud (1643-1721 -già ministro di culto a Pinasca all’epoca della cacciata e fautore della disperata resistenza Valdese successiva) fu indotto a tentare una difficile e rischiosa spedizione attraverso le Alpi per raggiungere militarmente le valli piemontesi. L’impresa è poi passata alla storia col nome di “Glorieuse Rentrée”, ad evidente richiamo della “Glorious Revolution” inglese che l’aveva indirettamente resa possibile. Ottenuto infatti l’appoggio politico e finanziario dallo storico avversario di Luigi XIV, Guglielmo III d’Orange, da poco insediatosi sul trono d’Inghilterra a seguito appunto della “Gloriosa Rivoluzione” e tenace tessitore dell’alleanza europea antifrancese.

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    I circa mille uomini di Arnaud si concentrarono segretamente nei pressi del lago Lemanno da cui la spedizione partì, marciando per 13 giorni, attraversarono la Savoia e si scontrarono a Salbertrand con le truppe francopiemontesi che vennero sconfitte. Proseguirono quindi per Prali, in Val Germanasca dove Arnaud, con la spada in una mano e la Bibbia nell’altra celebrò una funzione religiosa in un tempio Valdese. Proseguendo la marcia arrivarono in Val Pellice ed a Bobbio Pellice, nella frazione di Sibaud, i Valdesi, per evitare sbandamenti, pronunciarono un solenne giuramento, ovvero di mantenere fra loro unione e solidarietà. Questo impegno venne chiamato con il nome di “Giuramento di Sibaud”.

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    Stretti dalle truppe francesi si trovarono impegnati in mesi di guerriglia e furono costretti ad asserragliarsi alla Balsiglia, una borgata sopra a Massello, in val Germanasca. L’attacco nel maggio 1690 delle truppe franco-sabaude stava per segnarne la fine ma li salvò l’improvviso cambiamento nelle alleanze politiche, che portò il duca di Savoia Vittorio Amedeo II ad abbandonare la sua alleanza con la Francia per firmarne una con Inghilterra e Olanda e quindi gli divenne strategicamente utile impiegare i valdesi in funzione anti-francese. Liberò i prigionieri, favorì il rientro dalla Svizzera degli esiliati e offrì il cosiddetto Editto di Reintegrazione, con il quale i Valdesi furono riconosciuti legittimi proprietari dei loro territori.

    La situazione rimase favorevole ai Valdesi solo fino al 1696, quando, grazie al trattato di pace firmato con la Francia, Vittorio Amedeo II si mise nuovamente a perseguitarli, 3.000 di essi, sotto il comando di Arnaud, si rifugiarono nel ducato di Württemberg, in Germania, sotto la protezione del duca Eberardo Luigi (1677-1733), e qui Arnaud divenne pastore di Durrmenz-Schonenberg, vicino a Stoccarda, nel 1699.

    Negli ultimi anni della sua vita, Henri (Enrico)Arnaud, si dedicò alla stesura della sua «Histoire de la glorieuse rentrée des Vadois dans leurs vallées » (Storia del glorioso rimpatrio dei valdesi nelle loro valli), che fu pubblicata nel 1710.  Enrico Arnaud morì a Schonenberg nel 1721.

    Solo nel 1848 Carlo AlbertoCon le « Lettere Patenti di Carlo Alberto » ( lunedi 17 febbraio 1948)

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    "Carlo Alberto, per la grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, duca di Savoia, di Genova ecc.ecc. Principe di Piemonte ecc.ecc.
     
    Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti di devozione delle popolazioni Valdesi, i Reali nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili. E noi stessi, seguendo le loro tracce abbiamo concedute a questi Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle medesime leggi. Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risluti a farli partecipare di tutti i vantaggi con le massime generali della nostra legislazione.
     
    Epperciò per le presenti, di Nostra certa scienza. Regià autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:

    I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici dei nostri sudditi, frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.

    Nulla però è innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.

    Deroghiamo ad ogni legge contraria  alle presenti, che mandiamo ai Nostri Senati, alla camera de'Conti, al Controllo generale di registrare, ed a chiunque spetti di osservarle, volendo che sieno inserite nella raccolta degli atti del Governo, e che alle copie stampate nella Tipografia reale si presti fede come all'originale: tale è Nostra mente.

    Firmate in Torino addì diciasette del mese di febbraio. Anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.  »

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    Da questo momento, i Valdesi, poterono così dedicarsi a un'attività di evangelizzazione, che ne estese la presenza nel corso della seconda metà del sec. XIX in numerose città e centri minori della penisola italiana.

    Alla fine del XVIII secolo la comunità valdese appariva confinata alle Valli come in una sorta di ghetto, vi si trovavano 6000 persone suddivise in quindici paesini.

    Nel XIX secolo, le comunità valdesi ricevettero da Francia, Svizzera e Inghilterra un impulso revivalistico che modificò la loro spiritualità e la loro teologia. Vistisi riconoscere i propri diritti civici i Valdesi si aprirono all’Italia.

    Torino fu la prima tappa di questa conquista. Jean-Pietro Meille vi giunse nel 1850 e l’edificazione di un imponente tempio fu conclusa nel 1853. La comunità celebrava i culti in italiano. Meille fondò un periodico di evangelizzazione popolare, La Buona Novella e una casa editrice, la Claudiana.

    12.jpgTempio di Torino

    L’affermazione di Charles Beckwith : “Ormai o siete missionari o non siete nulla”, costituì una parola d’ordine per la seconda metà del XIX secolo. Le valli formarono e inviarono pastori, insegnanti e colportori. Un comitato di evangelizzazione fu fondato nel 1860. L’espansione missionaria valdese seguì di pochissimo la costituzione dell’unità d’Italia: Lombardia e Toscana, Sicilia, Veneto.

    Nel 1889, in occasione del bicentenario di questi avvenimenti, vennero inaugurate la Casa Valdese a Torre Pellice ed una scuola-monumento alla Balsiglia.

    L’edificazione del tempio di Piazza Cavour a Roma, inaugurato nel 1914, segnò il pieno ingresso della Chiesa valdese nel panorama religioso italiano.

    13.JPGTempio di Piazza Cavour Roma

    Parallelamente a ciò, nuove denominazioni, di origine anglosassone, fanno la loro comparsa nel corso del XIX e XX secolo, spesso tramite convertiti di origine Valdese od immigrati, Assemblee dei Fratelli, Battisti, Metodisti, Pentecostali. La Chiesa Valdese svolge un ruolo determinante nell’unità di questo neo-protestantesimo italiano, nel 1979 si unisce alla Chiesa Metodista, mantiene un dialogo privilegiato con le Chiese Battiste e con esse conduce la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane.

    Attualmente la Chiesa Valdesi è presente in Italia con circa un centinaio di comunità, il nucleo più numeroso di Valdesi permane nelle Valli del Pinerolese, ed attiva attraverso iniziative di carattere culturale (p. es. la facoltà Valdese di teologia in Roma, la libreria editrice Claudiana di Torino, la stampa periodica) e sociale (scuole, ospedali, centri per minori o anziani), la sua struttura organizzativa è di tipo presbiteriale-sinodale. È stata inoltre attuata l'integrazione tra la Chiesa Valdese e la Chiesa Evangelica Metodista d'Italia.

    Centri di cospicua presenza Valdese fuori dell'Italia sono in Francia ed in Svizzera (Losanna, Ginevra, Basilea, Zurigo), negli Stati Uniti d'America (Chiesa di New York, Chiese di Valdese, città dello Stato della Carolina) e soprattutto in Uruguay e in Argentina, dove una ventina di comunità direttamente legate alla Chiesa italiana raccolgono diverse migliaia di persone.


    Un locale in cui ritornare volentieri - il 27/07/2014 12:10 con Webmaster

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    Da anni frequentiamo questo ristorante, che si trova in Valpellice, nel piccolo paesino di Rorà, e non ci ha mai delusi.

    Lo chef Marco Lussiana, crea dei piatti seguendo l'andamento delle stagioni, utilizzando materie prime di alta qualità, piatti curati con passione e fantasia, Menù vari.

    Ottimo rapporto qualità- prezzo.

    Sicuramente vale la pena viaggiare qualche chilometro in più per raggiungere il paesino di Rorà e gustare le delizie del cuoco.

    Il servizio seguito da Costanza è accurato, come La squisita accoglienza, sempre professionale, ma quasi familiare, un po come se fossimo gli amici graditi ospiti del pranzo domenicale.

    Non aggiungo altro se non qualche immagine dei piatti

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    OSTU DI BRUSAPERE - piazza Fontana 4, Rorà. Info 0121/93163


    Rifugio Italia - il 03/02/2014 18:06 con Webmaster

    Arrivata la Casa dei Guardiani

    La costruzione di Rifugio Italia, da parte di Andrea Cisternino per fortuna prosegue.

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    Rifugio Italia è un rifugio per dare protezione ai randagi (cani e gatti) dell'ucraina a rischio uccisione, sara' un rifugio piu' piccolo del previsto , 9000mq su 20.000 mq , purtroppo infatti le donazioni nel 2013 ne sono arrivate pochine, speriamo che nel 2014 ve ne siano molte di più, magari trovando qualche sponsor importante.
     
    Comunque la costruzione va avanti e dopo varie peripezie, finalmente è arrivata la casa prefabbricata per i guardiani armati ( purtroppo ) di Rifugio Italia.

    Altre notizie le trovate qui

    Nelle foto carico e scarico della casa dei custodi
    .

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    Segui Babbo Natale - il 24/12/2013 16:49 con Webmaster

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    Anche quest’anno il NORAD seguirà Babbo Natale.
    Per chi non lo sapesse, il NORAD è l’organizzazione internazionale che difende i cieli di Canada e Stati Uniti da incursioni aeree ed attacchi missilistici.

    Il Comando di difesa aerea del Nord America ha messo online, come ogni anno, il sito che consente ai bambini di "tracciare" il percorso della slitta di Babbo Natale (Santa Claus) durante il suo giro del mondo per portare i regali.

    Anche quest'anno per il secondo anno consecutivo niente Google, che dal 2007 si affidava a Google Maps e Google Earth per individuare il vecchietto e la sua slitta volante, quindi dopo  quattro anni di collaborazione e stato abbandonato, a favore di Bing e Microsoft.
    L’azienda di Redmond, che ha evidentemente fatto un’offerta “che non si poteva rifiutare” e lasciato a BigG il suo Google Santa Tracker inaugurato lo scorso anno.

    Il Norad, (North American Aerospace Defense Command, il Comando di difesa aerea del Nord America) come ogni anno,a partire dal 1955, segue Babo Natale. La storia  nacque nel 1955 a Colorado Springs, quando il locale supermercato della catena Sears-Roebuck & Co (la stessa che nel 1973 trasferì il suo quartier generale nella famosa Sears Tower di Chicago, all'epoca il più alto edificio mai costruito) pubblicò un annuncio pubblicitario per invitare i bambini a telefonare a Santa Claus, come negli USA chiamano Babbo Natale.

    Un banale errore tipografico fece sì che, al posto del numero telefonico del supermercato, venisse pubblicato quello del centro operativo del NORAD (con sede appunto a Colorado Springs) il cui direttore, colonnello Harry Shoup, si ritrovò letteralmente bombardato dalle più strane richieste di doni. Lungi dal dimostrarsi infastidito dal contrattempo, il colonnello Shoup stette al gioco, incaricando i suoi uomini di fornire ai bambini che telefonavano "informazioni" circa la rotta seguita dalla mitica slitta.
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    Da allora, all'approssimarsi del Natale, il NORAD attiva delle speciali linee telefoniche, alle quali rispondono centinaia di volontari.

    Con l'avvento di internet, le operazioni NTS (NORAD Santa Tracking) si sono dotate anche di un sito dedicato, dove oltre alle tracce radar e satellite di Babbo Natale, è possibile trovare tutta una serie di contenuti interattivi che vanno dalla ricostruzione della casa al Polo Nord a una squadriglia di caccia che ha il compito di scortare e proteggere renne, slitta, vecchio e regali.

    E proprio quest'ultima iniziativa ha nelle ultime settimane sollevato le proteste di numerose associazioni parentali ed educative degli Stati Uniti, le quali vedono di cattivo occhio l'associazione di un simbolo natalizio, che per definizione dovrebbe veicolare concetti di pace e fratellanza, con mezzi di guerra, e si spingono ad accusare senza mezzi termini il NORAD di sfruttare l'immagine di Babbo Natale a fini di propaganda militare, per ovviare in qualche modo al calo di domande di arruolamento.

    Insomma, secondo autorevoli esperti di comunicazione come Amy Hagopian, professore alla Washington University, oltre ad essere ormai un'icona del consumismo più sfrenato, Babbo Natale sta addirittura correndo il rischio di diventare uno spot pubblicitario militarista


    Ha messo online il sito http://www.noradsanta.org/ che consente ai bambini di "tracciare" il percorso della slitta di Babbo Natale nei cieli del mondo.

    Microsoft stavolta non ha badato a spese e per l’occasione il team di Internet Explorer ha completamente ridisegnato la pagina di tracking del NORAD e l’ha resa touch friendly, abbracciando quindi quella sempre crescente fetta di pubblico che accede al sito da dispositivi touch, ha integrato il tutto con Skype per permettere agli utenti di ricevere aggiornamenti in tempo reale e rilasciato un’applicazione ufficiale per Windows e Windows Phone.
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    Il sito, oltre a permette di seguire gli spostamenti di Babbo Natale, offre tutta di altre attività che faranno sicuramente felici i più piccoli.
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    Video, ospitati su YouTube, spiegano il backstage del progetto e altre curiosità, una biblioteca con curiosità e informazioni su Babbo Natale e sulla sua storia, brani musicali natalizi e tanti giochini scopribili giorno dopo giorno in un calendario dell’Avvento.

    Sul sito NORAD Tracks Santa sono disponibili informazioni in tempo reale, con tanto di mappa radar e video in streaming con le immagini dei luoghi già visitati. Le informazioni sono rese disponibili in numerose lingue fra cui, oltre all'italiano, l'inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco, il giapponese ecc.

    Oltre a Norad quest'anno anche Google dà la possibilità di seguire Babbo Natale http://www.google.com/santatracker. La multinazionale di Mountain View ha messo a disposizione un'anteprima del quadro comandi di cui si serve per controllare la tecnologia che fa funzionare la slitta durante il suo viaggio intorno al mondo. Si legge nel sito: "Abbiamo ricevuto questa speciale anteprima da uno dei vari elfi sviluppatori di Babbo Natale che sono al lavoro al Polo Nord per aiutare Babbo Natale a prepararsi per il giorno più importante. Il quadro comandi di Babbo Natale, con l'ultima e più moderna tecnologia di Google Maps e le più innovative soluzioni per le slitte, ti permetterà di seguire Babbo Natale in tutto il mondo.



     
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