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    Notizie

    Si può essere ricchi o poveri, giovani o anziani, famosi e potenti o del tutto irrilevanti e sconosciuti, la morte non quarda in faccia a nessuno.

    Si possono avere opinioni diverse su di lui, ma ci si deve inchinare alla sua genialità, correttezza, caparbietà, lungimiranza, innovazione, spirito di negoziatore e voglia di fare. Le sue basi erano, onestà, serietà, senso del dovere, disciplina e spirito di servizio.

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    Sergio Marchionne era nato a Chieti il 17 giugno 1952 da Concezio, Maresciallo dei Carabinieri, e Maria Zuccon, veneto-istriana, dopo la pensione Concezio porta la sua famiglia in Canada, dove già viveva la sorella di Maria la zia materna Anna Zuccon, allora Sergio aveva 14 anni.
    Qui Sergio studia e consegue ben tre lauree, la prima delle tre lauree conseguite da Sergio Marchionne è infatti in filosofia, presso l'Università di Toronto, le altre sono in Giurisprudenza con il massimo dei voti alla Osgoode Hall Law School della York University (Ontario, Canada), poi in Economia con un master in Business Administration, presso la University of Windsor (Ontario, Canada). esercita quindi come dottore commercialista (Institute of Chartered Accountants in Canada) dall’85 e procuratore legale e avvocato (nella regione dell’Ontario) dall’87.

    Ma vediamo le tappe della sua carriera:
    1983 - 1985 - lavora alla Deloitte & Touche come dottore commercialista
    1985 - 1988 - lavora alla Lawson Mardon Group di Toronto come procuratore legale ed avvocato.
    1989 - 1990 - lavora alla Glenex Industries con la carica di Executive Vice President
    1990 - 1992 - lavora alla Acklands Ltd come CFO (Chief Financial Officer)
    1992 - 1994 - lavora alla Lawson Mardon Group (gruppo Algroup) come CFO e con responsabilità sullo sviluppo legale
    1994 - 2000 - con l'acquisizione da parte di Algroup (Alusuisse-Lonza, gruppo metalchimico svizzero) di Lawson Mardon Group, Marchionne si trasferisce a Zurigo dove in poco tempo diventa il CEO vale a dire l'amministratore delegato di Algroup.
    2000- 2002 - diventa prima Amministratore delegato e poi Presidente della Lonza Group Ltd (società nata dalla separazione da Algroup).
    2002- 2003 - diventa prima amministratore delegato del Gruppo SGS(Société Générale de Surveillance) di Ginevra, grande gruppo leader mondiale di certificazione aziendale e controllo della movimentazione merci con oltre 50.000 dipendenti, che Marchionne riesce a risanare in soli due anni guadagnando subito la stima e gli onori da parte degli ambienti economici e finanziari internazionali, nel 2006 diventa anche presidente della SGS. I risultati di Marchionne non passano inosservati e Umberto Agnelli, lo convince ad entrare e lo nomina nel consiglio di amministrazione della FIAT.
    Giugno 2004 - Diventa Amministratore Delegato di Fiat Auto e del Gruppo Fiat.
    Giugno 2009 - Diventa Amministratore Delegato di Chrysler Group.
    Ottobre 2014 - dal 13 ottobre 2014 è presidente della Ferrari.

    Quando Umberto Agnelli muore diventa Amministratore Delegato di Fiat Auto e del Gruppo Fiat, la Fiat perdeva circa due milioni di Euro al giorno il salvataggio appariva una cosa disperata. Marchionne  è consapevole di avere davanti una situazione disperata, il sabato e la domenica la passa a girare per lo stabilimento di Mirafiori da solo, controlla mense, docce, gabinetti, disse quindi «Come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato». Ripulisce e risistema tutti gli ambienti, dando quindi il via ad una rifondazione totale dell'intera azienda, licenzia una serie di dirigenti e da il via al concetto di squadra. Negozia con la General Motor, la trattativa dura un anno, appaiono le sue doti di negoziatore, conscio che la General Motor non fosse in grado di rilevare il ramo auto, alla  fine porta a casa circa 2 miliardi di dollari. La Fiat era anche fortemete indebitata con le banche e Marchionne converte i debiti in azioni vendendo il rilancio dell'azienda. Risanate le casse applica un nuovo piano industriale con progetti di progettazione e produzioni più rapidi. Nascono la nuova cinquecento, la Grande Punto, le nuove Alfa romeo e Lancia. Si rende conto che deve espandere il Gruppo.

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    Nell’aprile del 2009 Marchionne aveva cominciato lunghe e travagliate trattative per l’acquisizione di Chrysler con i sindacati e il governo americani. Si raggiunge un accordo che prevede l’acquisizione da parte del Lingotto del 35% della Chrysler, in cambio del know how e delle tecnologie torinesi. Nasce così il sesto gruppo automobilistico del mondo. L’annuncio viene dato dallo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che voleva salvare la Chrysler a tutti i costi.

    Nel 2014, il 13 ottobre, Sergio Marchionne assume la presidenza della Ferrari per rilanciare il reparto corse a secco di vittorie da 6 anni. Il nuovo presidente dichiara che l'obiettivo primario è dare credibilità alla Ferrari in pista. Vincere in pista non è negoziabile per Marchionne.

    Sabato 21 luglio 2018 il gruppo FIAT diffonde un comunicato stampa in cui si dichiara che Marchionne abbandona le cariche di amministratore delegato del gruppoe (FCA) e la presidenza di Ferrari per il suo stato di salute.

    Mercoledì 25 luglio 2018 viene ufficialmente comunicata la morte di Marchionne ed entra di fatto nella leggenda del mondo del business.

    Curiosità su Sergio Marchionne:
    Della sua vita privata si conosce ben poco, nonostante i riflettori, il manager italo-canadese è riuscito, per sua precisa volontà, a mantenere uno stretto riserbo sulla sua vita privata, per prima la scelta di mantenere in Svizzera la propria residenza, nel cantone di Zugo, dove abitano anche la prima moglie Orlandina, italiana abruzzese con origini canadesi, e i due figli Alessio Giacomo,nato nel 1989, e Jonathan Tyler,nato nel 1994. Dopo sei anni dalla fine del primo matrimonio, ha trovato una nuova compagna in Manuela Battezzato, che lavora nella comunicazione di Fca.
    Marchionne aveva una passione per le Ferrari, che acquistava di tasca propria, per la musica lirica e la musica classica (era grande estimatore della Callas).
    Accanito  fumatore si dice fumasse più di due pacchetti di Muratti al giorno, anche se ultimamente era passato alla sigaretta Elettronica. Il suo vezzo, diventato 'mitico', era quello di presentarsi persino alla Casa Bianca o al Quirinale con un informale maglioncino scuro, diventato il simbolo di un'era come lo era stato l'orologio sopra il polsino di Gianni Agnelli.

    Non era un frequentatore dei salotti di Torino ne dei ristoranti storici od alla moda. Anziche al ristorante del Cambio di piazza Carignano preferiva la pizzeria Cristina di corso Palermo.
    Marchionne amava la cucina semplice, “i sapori, la sostanza e non la forma”, e cucinare “mi rilassa – diceva il top manager - la mia specialità è il ragù alla bolognese”.
    Amava il vino, passione che ha scoperto tardi, “Non ero mai riuscito a bere vino, ho incominciato a farlo a 43 anni col Brunello che mi ha strutturalmente corrotto”.
    Tifava Juve ed aveva come idolo, Omar Sivori.

    La notizia della morte di Sergio Marchionne campeggia in prima pagina sulle principali testate del mondo.

    L'ultima apparizione in pubblico di Sergio Marchionne è avvenuta il 26 giugno scorso, in occasione della consegna della Jeep Wrangler in dotazione all'Arma dei carabinieri. Seppur sorridente e con la battuta pronta, era apparso, a chi lo ha incontrato, affaticato, stanco e pallido.


    Questa è la storia di un galantuomo che ebbe come unica colpa quella di non essere abbastanza allineato con certe idee e con certa stampa, un uomo onesto, integerrimo, colto e perfino signorile diventato il simbolo dell'ingiustizia.

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    Enzo Claudio Marcello Tortora, era il suo nome, nacque a Genova il 30 novembre 1928, figlio di Salvatore Tortora e Silvia, entrambi di origini napoletane ma emigrati al nord.

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    ( Enzo Tortora con i Genitori)

    E’ stato un conduttore televisivo, autore televisivo, conduttore radiofonico, attore, giornalista e politico italiano.
    Collaborò sin da giovanissima età con la Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, con propri testi e insieme alla sorella Anna, in seguito autrice televisiva.
    Nel 1947 entrò nell'Orchestra di Totò Ruta come percussionista, esibendosi nei night club di tutta Italia. Dopo aver conseguito la laurea presso l'Università degli studi di Genova, lavorò per alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, prima di entrare in RAI a ventitré anni. In quello stesso periodo facevano il loro ingresso nella radio di stato Piero Angela e Luigi Marsico (con cui Tortora lavorò in radio a Torino). Tre anni dopo, al giovane Enzo fu affidato lo spettacolo radiofonico Campanile d'oro. Il 26 dicembre 1953 Tortora si sposò a Rapallo con Pasqualina Reillo, dalla quale ebbe la figlia Monica. La coppia si separò nel marzo del 1959 e successivamente il loro matrimonio fu dichiarato nullo dalla Sacra Rota.
    La prima apparizione in video risale al 1956, come valletto di Silvana Pampanini, Primo applauso, di cui divenne poi conduttore. Le sue prime trasmissioni di grande successo, andate in onda seconda metà degli anni cinquanta, furono Telematch e soprattutto Campanile sera, in cui era spesso inviato esterno. Insieme a Silvio Noto condusse nel 1957 il programma Voci e volti della fortuna, gara musicale abbinata alla Lotteria di Capodanno che negli anni successivi diventerà un appuntamento fisso con i telespettatori con il nome di "Canzonissima".
    Sul finire degli anni cinquanta fu anche interprete di fotoromanzi per il periodico femminile Grand Hotel.
    Nel 1957 e nel 1958 presentò il Festival della Canzone di Vibo Valentia, nel 1959 il Festival di Sanremo. Nel 1962 fu allontanato dalla RAI per un'imitazione che Alighiero Noschese fece di Amintore Fanfani. Dopo un triennio passato alla Televisione Svizzera, in cui presentò il programma Terzo grado, tornò nell'emittente italiana di stato per condurre in radio Il gambero.
    Il 19 dicembre 1964, a Fiesole, si unì in matrimonio a Miranda Fantacci, un'insegnante ventisettenne incontrata 3 anni prima a Firenze. Da questa unione nacquero Silvia, nel 1962, e nel 1969 Gaia (in seguito giornalista e conduttrice del TG LA7), ma questo matrimonio, però, sebbene nato sotto i migliori auspici, non sarà destinato a durare a lungo, dopo meno di dieci anni, infatti, si concluderà.

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    Diventa Conduttore della trasmissione radiofonica a quiz Il gambero e della Domenica sportiva negli anni dal 1965-69.
    Enzo Tortora, un uomo che non la manda a dire a nessuno. Una persona con il coraggio di esprimere il proprio pensiero senza timore, ed è questo lato del suo carattere, probabilmente, a non renderlo simpatico agli "addetti ai lavori", e questo fa si che venga cacciato dalla Rai, a causa di  una intervista rilasciata al settimanale Oggi in cui criticava pesantemente l'ente di Stato e il monopolio televisivo. Ma Lui non se ne fa troppo un problema per quella "cacciata" che forse aveva anche previsto. Si rimette subito al lavoro collaborando con varie testate giornalistiche tra cui “La Nazione”, “il Resto del Carlino” e “Il Nuovo Quotidiano”.  Accetta la vicepresidenza di una società che gestisce la prima televisione via cavo italiana, Telebiella, ed è tra i fondatori di Telealtomilanese, dove è l'ideatore della trasmissione “Pomofiore”, che conduce anche, con grandissimo successo di pubblico per una piccola televisione privata.

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    ( Enzo Tortora e Renzo Villa )

    Inoltre, torna a collaborare con la televisione svizzera, dove conduce programmi molto seguiti come “La Domenica Sportiva” e “Si rilassi”. Rientra in Rai nel 1976 con la conduzione di Portobello-Il mercatino del venerdì di cui è anche l’ideatore con Mario Carpitella, trasmesso su Rete 2 oggi Raidue in varie edizioni, dal 1977 al 1983, diventando così uno dei personaggi più amati dal pubblico televisivo che apprezza la sua eleganza, la sua competenza, la sua cultura, la sua umanità ed il suo sorriso.

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    Il programma ha successo in quanto presenta nuove formule, come il contatto diretto con il pubblico tramite telefono, la presentazione di nuove invenzioni talora bizzarre e due rubriche rivolte alla ricerca delle persone scomparse ed ai cuori solitari, famosa la sua frase «Bing-Beng ha detto stop», come ospite fisso vi è anche un simpatico pappagallo.

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    ( Enzo Tortora e Renée Longarini )

    Nel 1982 passò a Mediaset, approdando a Retequattro, per condurre "Cipria", mentre nella primavera del 1983 Tortora fu impegnato assieme a Pippo Baudo alla guida della rubrica elettorale "Italia parla".
    Il 17 giugno del 1983 il noto presentatore viene svegliato alle quattro e un quarto di mattina dai Carabinieri di Roma all’ Hotel Plaza ed arrestato, nel corso di un’ operazione diretta dalla Procura di Napoli, accusato di "associazione a delinquere di stampo camorristico", i suoi accusatori sono ‘pentiti’ Pasquale Barra (detto “‘O animale” per l’efferatezza dei suoi delitti), Giovanni Pandico e Giovanni Melluso (detto Gianni il bello), che dichiarano che è un corriere di stupefacenti per conto della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, a questi si aggiungono poi altri 17 testimoni che non solo confermano le accuse ma le coloriscono di particolari , ad «inchiodare» Tortora è una agendina con il suo nome ed un numero di telefono, si scoprirà poi che in realtà vi era scritto Tortona e non Tortora ed il numero telefonico non corrispondeva a quello del Presentatore. Nello stesso giorno vennero arrestate altre 856 persone in tutta Italia delle quali solo 137 rimasero in carcere.
    Dopo il suo arresto all’alba in un albergo del centro di Roma, fu portato in carcere solo in tarda mattinata, quando fotografi, cineoperatori e telecamere, avvertiti, furono pronti a ritrarre l’ imputato in manette, le immagini di Tortora ammanettato e sconvolto sono mandate in onda di continuo e più di un giornalista e collega a prendere le distanze dal noto presentatore, la stampa, che in fatti di cronaca si ritrovò più spesso nel coro dei “colpevolisti”, non esercitò il doveroso senso critico, base dell’informazione democratica, anzi diede il peggio di se solamente rari giornalisti quali Vittorio Feltri, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Giampaolo Pansa e Dino Biondi scrissero parole come “Lessi le carte, capii che era innocente” (Feltri), “E seTortora fosse innocente” Enzo Biagi.

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    Il suo caso divenne “Il Caso Tortora”, una delle pagine più ignobili della giustizia italiana ed il suo nome è ricordato anche per questo caso di malagiustizia di cui fu vittima .
    Tortora resta sette mesi di carcere, tra Regina Coeli e Bergamo, poi grazie al tribunale della libertà ottiene gli arresti domiciliari a Milano. Nel giugno del 1984, a un anno esatto dal suo arresto, Enzo Tortora fu eletto deputato al Parlamento europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sostenne le battaglie giudiziarie, il 20 luglio 1984 tornò in libertà ed annunciò che avrebbe chiesto al Parlamento europeo di concedere l’ autorizzazione a procedere nei suoi riguardi, autorizzazione che fu data il 10 dicembre.
     Il 17 settembre 1985, i due pubblici ministeri del processo, Lucio Di Pietro e Felice di Persia, – tra l’incredulità generale e del suo pubblico – fanno condannare Tortora, benché non vi siano prove sostanziali a 10 anni di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti, così i pubblici ministeri hanno finalmente trovato un modo per assurgere all'onore delle cronache

    La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta il 15 settembre 1986, quando venne infine definitivamente assolto dalla Corte d'appello di Napoli ed i giudici smontarono tutte le accuse rivoltegli dai camorristi, per i quali iniziò un processo per calunnia.

    Tortora tornò in televisione il 20 febbraio del 1987, ricominciando il suo Portobello.

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    ( Enzo Tortora con Ambrogio Fogar ed il cane Armaduk )

    Il ritorno in video fu toccante, il pubblico in studio lo accolse con un lunghissimo applauso alzandosi in piedi. Tortora con evidente commozione pronunciò la famosa frase:« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete, molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo, io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta. »

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    Nell'autunno 1987 condusse il suo ultimo programma televisivo intitolato "Giallo", ma purtroppo le sue condizioni di salute non gli permisero di proseguire.

    La prima sezione penale della Cassazione confermò definitivamente l’ innocenza del presentatore il 13 giugno 1987 dove fu assolto con formula piena. Questo errore giudiziario clamoroso lo provò psicologicamente e fisicamente, disse infatti “mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro”, tanto che l’anno successivo, la mattina del 18 maggio 1988, morì per questa pena accessoria dell’esperienza umana e giudiziaria a cui fu sottoposto.

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    I funerali, cui parteciparono amici e colleghi tra i quali Marco Pannella, Enzo Biagi, Piero Angela, la fedele Renée Longarini, si tennero presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.

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    Le ceneri riposano nel famedio del cimitero monumentale di Milano. Tra le sue disposizioni testamentarie, vi fu di avere nell'urna con le sue ceneri una copia del libro di Alessandro Manzoni "Storia della colonna infame" nell'edizione con prefazione di Leonardo Sciascia, uno dei primi casi documentati di giustizia sbagliata in Italia.


    Caduta Tiangong 1 - il 02/04/2018 08:00 con Webmaster

    Dopo alcuni giorni di apprensione la Stazione Spaziale Tiangong-1 (Palazzo Celeste-1 o Tempio del Cielo 1) è precipitata sulla Terra e distruggendosi alle 2,16 (ora italiana) di oggi 2 aprile 2018 nelle acque dell’oceano Pacifico a nord-ovest dell’isola Thaiti nella Polinesia Francese.

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    Il suo lancio era avvenuto il 29 settembre del 2011, aveva ospitato diverse missioni spaziali cinesi, ospitando anche la prima astronauta cinese donna Liu Yang.

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    Era stata pensata come il primo laboratorio orbitale cinese lanciato nello spazio. La messa in orbita era stata  originariamente pianificata per la fine del 2010, poi successivamente posticipata al 2011. Il laboratorio-test per esperimenti e attracco delle varie navette Shenzhou, questa atazione faceva parte del ben più ampio Programma Tiangong che prevede per la Cina avere nello spazio una stazione orbitante da 20 tonnellate (su modello della Mir) entro il 2022 e in Tiangong un modulo di rifornimento, chiamato Tianzhou. Il corpo principale della navicella, lungo 10,4 metri ed una altezza di circa 3,5 metri, è costituito da due cilindri di lunghezza pressoché uguale, un modulo di servizio ed un modulo sperimentale. Il modulo di servizio più sottile fornisce alimentazione e capacità di controllo dell'orbita per la stazione. Ha due pannelli solari, ciascuno dei quali misura approssimativamente 3 x 7 metri. Il modulo di servizio più corposo comprende una sezione conica frontale chiusa, ed un modulo con una porta di attracco dotato di sistema di tipo APAS per il collegamento tra il laboratorio e le navicelle Shenzhou, una sezione cilindrica e un sezione conica posteriore. Il modulo sperimentale è abitabile gli astronauti potevano vivere e condurre attività di ricerca, disponendo di una quindicina di metri cubi di volume utile. La Tiangon 1 a un peso di poco più di 8,5 tonnellate.

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    Il lancio, previsto inizialmente per il 17 agosto 2011, è stato poi posticipato al 29 settembre alle 13:16 UTC dal centro spaziale di Jiuquan,il 30 settembre 2011 alle 03:16:03:507 ora universale, a bordo di un razzo Long March 2F/G dal centro di lancio satellitare di Jiuquan, nel deserto dei Gobi, Mongolia continentale, Cina, ha portato la Tiangong 1 nell'orbita terrestre (LEO) e dopo 2 manovre di correzione orbitali, il laboratorio è stato posizionato ad un apogeo di 362 km. Il 10 ottobre Tiangong ha trasmesso a Terra la prima foto scattata dal suo apparecchio fotografico di bordo.

    Il suo obiettivo principale è stato quello di testare e gestire le tecnologie relative all'avvicinamento ed attracco in orbita. È identificabile con il suo codice UN COSPAR ID 2011-053A. La vita operativa della Tiangong 1 era prevista in non più di due anni, ed in questo lasso di tempo, si sono succedute 3 missioni con navicelle Shenzhou (navetta divina) . La prima con lo Shenzhou 8, un veicolo automatico di rifornimento, lanciato senza equipaggio il 1º novembre 2011, servito essenzialmente per testare le capacità di aggancio nello spazio tra le 2 navicelle, rappresentando una prima assoluta nel campo spaziale cinese. In seguito hanno attraccato 2 missioni umane nel 2012 la Shenzhou 9, e l'anno successivo la Shenzhou 10, entrambe abitate con un equipaggio formato da tre astronauti con il compito di effettuare test e vari esperimenti. Il primo equipaggio che ha abitato il laboratorio è rimasto in orbita per 13 giorni, di cui 6 sul laboratorio, ed un anno dopo l'equipaggio della Shenzhou 10 ha abitato il laboratorio per 11 giorni. Dopo quest’ultima, la stazione Tiangong-1 è rimasta deserta anche se gli esperimenti a bordo hanno continuato a funzionare e i dati raccolti hanno permesso di monitorare le condizioni degli oceani e delle aree verdi del pianeta, contribuendo anche a definire le zone più colpite durante l'alluvione della città cinese di Yuyao.

    Missione Data di lancio Data di atterraggio Equipaggio Permanenza sul laboratorio
    Shenzhou 8 31 ottobre 2011 17 novembre 2011 Senza equipaggio
    Shenzhou 9 16 giugno 2012 29 giugno 2012 Jing Haipeng - Liu Wang - Liu Yang 6 giorni e 17 ore
    Shenzhou 10 11 giugno 2013 26 giugno 2013 Nie Haisheng - Zhang Xiaoguang - Wang Yaping 11 giorni e 18 ore

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    A fine marzo 2016,l'Agenzia spaziale cinese ha comunicato di non ricevere più i dati di telemetria del laboratorio dal giorno 21. Perdendo quindi il controllo della Stazione Spaziale il centro di controllo ha però perso ogni possibilità di contatto e di conseguenza di fornire comandi, come l’accensione dei razzi ausiliari. Da quel momento, invece di stazionare nella fascia denominata come “cimitero spaziale”, ha iniziato a perdere quota, fino ad entrare nell’atmosfera terrestre, rischiando di disseminare i vari frammenti sul pianeta. I frammenti più pericolosi erano i circa 3 quintali e mezzo di propellente usato per le manovre (idrazina).

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    Come è nato il Borgo Medievale di Torino - il 26/02/2018 00:00 con Webmaster

    Tempo fa mi domandavo il perché vi fosse un Borgo Medioevale sulle sponde del Po, chi lo aveva costruito e perché in quella posizione. Facendomi ingannare dal nome "Borgo Medievale di Torino" pensavo risalisse al medioevo, ho poi scoperto che non era un vecchio Borgo con Castello ma era stato costruito in occasione dell’"Esposizione Generale Italiana Artistica e Industriale", tenutasi da Aprile 1884 a Novembre del 1884.

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    Organizzata dalla "Società promotrice dell'industria nazionale", esposizione era suddivisa in otto categorie, Belle arti, Produzioni scientifiche e letterarie, Didattica, Previdenza e assistenza pubblica, Industrie estrattive e chimiche, Industrie meccaniche, Industrie manifatturiere, Agricoltura e materie alimentari.

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    Il Borgo Medievale nacque come "Padiglione della Sezione di Storia della Arte Antica", realizzato per illustrare i vari aspetti della vita in Piemonte riproducendo un borgo feudale del XV secolo.

    L’ideazione del Borgo si deve all’architetto-archeologo Alfredo D’Andrade, facoltoso portoghese studioso dell'architettura italiana, in particolare di quella medievale. D’Andrade era coadiuvato da altri studiosi quali Giuseppe Giocosa, Vittorio Avondo e Pietro Vayra, che studiarono e selezionarono le costruzioni ispirandosi a castelli della Val d’Aosta, della Val di Susa, del Cuneese come modelli.

    La Sotto-Commissione per l'Arte antica era così composta.
    Presidente : Scarampi di Villanova Marchese Fernando.
    Membri : AVONDO cav. Vittorio, BALBO cav. Ottavio, BELLI cav. Luigi, BKAIDA ing Eiccardo, BREME di Sartirana duca Alfonso, CALANDRA Edoardo, CANTÙ Luigi Segretario, Dì SAMBUY conte Ernesto, D'ANDRADE comm. Alfredo, FERRI comm. Augusto, GAMBA barone Francesco, GERMANO ing. Ottavio, GìaACOSA comm. Giuseppe, GILLI cav. prof. Alberto Maso, JANETTI cav. Francesco, NIGRA ing. Carlo, PASTORIS conte Federico, PUCCI-BARDANA ing., S. MARTINO di Valperga conte Guido, TEJA cav. Casimiro, VAYRA cav. Pietro.

     Il complesso fu studiato e realizzato con cura e perizia con scopi didattici, educativi, volti alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico medievale piemontese e valdostano, la posa della prima pietra avvenne 12 dicembre 1882, per la Rocca, mentre per il Borgo avvenne il 6 giugno 1883.

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    Il Castello era destinato a sopravvivere anche dopo l’Esposizione pertanto fu posto nella sua costruzione particolare attenzione alla cura dei dettagli delle diverse sale e delle finiture,  Il cortile è una copia del castello di Fénis, riproduce infatti fedelmente lo scalone semicircolare, le balconate in legno, gli affreschi dei santi e San Giorgio che uccide il drago.

    Il Borgo/villaggio, che al momento dell’inaugurazione, avvenuta il 27 aprile 1884 alla presenza dei sovrani d'Italia, Umberto e Margherita di Savoia, era dotato di una  serie di botteghe quali quella del vasaio, della tessitrice, dello speziale, del falegname, del fabbro, del ramaio, la bottega in cui si riproducevano oggetti artistici, nella Casa di Borgofranco vi era la Taverna dettà '"Osteria all'usanza antica" (in cui venivano serviti cibi medievali) ed attiguo il ristorante San Giorgio detto  "l'Osteria all'usanza moderna" (in cui venivano serviti contemporanei).

    Questa struttura era destinata  alla demolizione, una volta che la manifestazione fosse terminata, ma visto l'enorme successo ottenuto sia dalla critica che dal pubblico la Città di Torino lo acquistò a fine manifestazione, entrando poi a far parte dei Musei Civici solo molto più tardi nel 1942, dal 2003 fa parte della Fondazione Torino Musei.

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    Per la costruzione del Borgo e della Rocca si ispirarono a numerosi castelli del Piemonte e della Valle d’Aosta, la ricerca e l'ideazione fu accurata, vennero presi a modello le seguenti costruzioni:

    Castelli Chiese Case
    Castello di Issogne Chiesa del borgo dalla chiesa di Avigliana

    Palazzo Serralunga presso Alba

    Castello di Verrès Chiesa di San Giovanni Battista e il portico di via Vittorio Emanuele presso Ciriè Casa Aschieri e la Locanda della Croce Bianca presso Bussoleno
    Castello di Ivrea Chiesa di San Giorgio presso Valperga Casa di via Borgo Vecchio detta del Gran Bastardo di Carignano
    Castello diStrambino Parrocchiale dei SS. Vito e Modesto e la Chiesa della Confraternita di Piossasco Casa dei Villa presso Chieri
    Castello di Montalto Dora Precettorìa di Sant’Antonio di Ranverso Casa di Re Arduino presso Cuorgnè
    Castello di Manta Casa dei Bressani di Mondovì
    Castello di Challant Torre-Porta del Ricetto di Oglianico
    Castello di Ozegna Fontana di Oulx
    Castello di Pavone Canavese Palazzo del Senato presso Pinerolo
    Castello di Malgrà presso Rivarolo Canavese

    La località prescelta, si presentava come un sito molto pittoresco, le difficoltà e gli ostacoli che furono risolte e superati felicemente, anche sfruttando le naturali accidentalità che la riva delo fiume presentava.
    La forma dell'area è quella di un quadrilatero non regolar e, con uno dei lati maggiori bagnato dal Po. La superficie occupata è di circa 8.550 mq di cui 2.750 mq. sono di area coperta, contiene vie, piazze, cortili, giardini, tettoie, torri, una chiesa , una quindicina di case, la rocca ed altri accessori. La distribuzione delle fabbricazioni, come può veders i dalla figura, non fu fatta regolare, le case del Villaggio si sviluppano su due lati per lasciare interposta una viuzza tortuosa ed irregolare, che dalla torre d'ingresso sbocca nel grande piazzale sottostante alla Rocca.

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    Il perchè di questa distribuzione è stato ricercato nello intento di aggiungere vari effetti pittorici, senza bruschi passaggi, e senza che nessuna cosa prevalesse a danno dell'altra, presentandosi nel modo più effìcace al visitatore.
    La strada fu studiata appositamente stretta ed incassata tra case onde dare l'impressione di chi entrava nel Villaggio di trovarsi a vivere in altri tempi evitando la vista di edifici moderni, senza contare che nello stesso tempo stesso si doveva celare nel miglior modo possibile la povertà dello spazio di cui si disponeva, senza contare che cosi si rese bella ed importante anche la veduta esterna di quel piccolo Villaggio.

    Arrivando all'entrata sulla sinistra troviamo l'immagine di S. Teodoro, inserita in una specie di tabernacoletto o tavola dipinta,  composto da due assicelle a spioventi, che ci appare come la prima insegna o guida alla via al Villaggio.

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    Oggi le costruzioni del Borgo si susseguono lungo la via maestra, in un percorso suggestivo. Esse ripropongono edifici piemontesi e valdostani, accostati a costituire un nucleo abitato animato dalle botteghe artigiane. Dalla fontana alla tettoia del forno per il pane, dal laboratorio del maniscalco, all'Ospizio per accogliere i pellegrini. Sotto il portico della Casa di Bussoleno è allestita una cartiera, costituita da dei magli per sfilacciare gli stracci per creare la carta.

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    Dietro alla facciata della chiesa da pochi anni allestita una sala mostre, dove, in determinati periodi, si propongono al pubblico esposizioni e allestimenti temporanei.

    Il Castello elevato rispetto al percorso del Borgo, dispone di stanze sontuose ricche di mobili, suppellettili e tessuti, che evocano gli usi ed i costumi di vita del Quattrocento.

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    Le corazze, le armi, ed i passatempi esposti nel camerone degli uomini d'arme, la sala da pranzo, la cucina, la sala del trono, la camera da letto e la cappella offrono una idea di un castello sabaudo del XV secolo.

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    Il Giardino Medievale, che è stato allestito nel 1998, ha accesso dalla tettoia delle armi da assedio, è diviso in tre parti, il Giardino delle delizie, che si presenta ricco di piante da fiore ed il Giardino dei "rimedi semplici", coltivato ad erbe aromatiche e medicamentose, utilizzati nella farmacia medievale, e l'Orto, con il capanno per ricoverare gli attrezzi, per lavorare il terreno, erbe essicate e sementi.

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    Il Borgo Medioevale è oggi visitabile gratuitamente, mentre il Castello ed il Giardino sono a pagamento.

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    Per ulteriori informazioni ed orari cliccate sul logo del borgo, si aprira una nuova scheda con le indicazioni per la visita.

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    Una Video Clip del Borgo Medioevale

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    Attacco al Sito - il 01/02/2018 00:00 con Webmaster

    Purtroppo il Sito è stato offline per un po di tempo a causa di un crawler (detto anche web crawler, spider o robot), che è un software che analizza i contenuti di una rete (o di un database) in un modo metodico e automatizzato, in genere per conto di un motore di ricerca. Un crawler è un tipo di bot (programma o script che automatizza delle operazioni), e i crawler solitamente acquisiscono una copia testuale di tutti i documenti visitati e le inseriscono in un indice.

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    Questo crawler mi ha creato un inimmagimabile traffico (34 Gigabyte) che ha portato al blocco del sito, accedendo al sito in modo aggressivo, rallentando drasticamente la fruizione del sito stesso da parte degli altri utenti.

    Se calcolate che il sito non ha un database MySQL, che potrebbe creare del traffico in più, il traffico viene creato quando un utente od un ospite accede al sito ad esempio se  un immagine di 3 Mb viene visualizzata 4 volte il traffico usato è di 12 Mb, quindi se calcolate che 5 Gigabyte di traffico corrispondono a circa 50.000 pagine viste al mese, ipotizzando una dimensione media della pagina di circa 50kB, questo crawler ha visitato continuamenteil sito.

    Ci scusiamo pertanto con i nostri affezionati visitatori, sperando che ciò non accada più.


    Segui Babbo Natale - il 01/12/2017 00:00 con Webmaster

    Anche quest'anno Il NORAD è pronto a seguire il volo di Babbo Natale

    Segui anche tu Babbo Natale e le sue renne - Saetta (Dasher), Ballerino (Dancer), Schianto (Prancer), Guizzo (Vixen), Cometa (Comet), Cupido (Cupid), Tuono (Donner), Lampo (Blitzen) e Rodolfo (Rudolph) che grazie al suo naso rosso luccicante, può illuminare la via anche in caso di nebbia o neve.

    Clicca sulle immagini del Norad e si aprirà una nuova scheda sul sito di Norad Trak Santa.

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    Elefanti pericolo di estinzione - il 18/08/2017 00:00 con Webmaster

    Salviamo gli Elefanti ed i Rinoceronti con il 000.jpg

    Migliaia di elefanti muoiono ogni anno, ad opera di bracconieri, in quanto l’avorio delle loro zanne, soprattutto per è un materiale da cui si possano ricavare oggetti sacri.la Cina,Thailandia e Vietnam

    Da secoli l’avorio era utilizzato per le tastiere dei pianoforti, le palle da biliardo, addirittura le bacchette per il riso, crocifissi (nelle Filippine) e vari souvenir turistici di pessimo gusto.

    Nel 1989 si chiuse il mercato internazionale dell’avorio, ma nel 2007 4 Paesi africani (Sudafrica, Namibia, Botswana e Zimbabwe) ottennero dalla Cites, l’organizzazione che regola il mercato mondiale dei prodotti di specie a rischio, la possibilità di vendere alla Cina l’ avorio cosiddetto “legale”, ovvero gli stock accumulati durante i vent’anni precedenti la moratoria.

    Purtroppo questo fece si che bracconieri senza alcun scrupolo, incentivati da commercianti ed intermediari sia europei che orientali, svilupparono un mercato nero dell’avorio abbattendo numerosissimi elefanti.

    In Asia la situazione è diversa, in quanto solo gli elefanti maschi hanno le zanne in avorio, ma la loro caccia provoca una alterazione demografica in quanto rimangono solo femmine e conseguentemente sono poche ad avere un piccolo.

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    Da diversi anni gli ambientalisti denunciano la progressiva diminuzione del numero degli Elefanti africani, a causa essenzialmente del bracconaggio. Ma a parte indagini locali e quindi non complete, non esisteva un censimento generale della specie in Africa. Attualmente un nutrito gruppo di scienziati, con i fondi stanziati da Paul Allen, filantropo ed imprenditore, cofondatore di Microsoft, e dell’associazione Elephants Without Borders, ha stanziato fondi per il Progetto Great Elephant Census.

    Il Progetto Great Elephant Census, che coinvolge studiosi di molti Paesi, inizio nel 2014, proprio al fine di definire con maggior precisione quanti fossero ancora gli animali esistenti in Africa. Il conteggio è stato effettuato col aerei ed elicotteri, la situazione è visibile nell’immagine postata di seguito.

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    Contando sia gli animali vivi che le carcasse ci sia accorse del notevole calo di animali, sembra che dal 2007 al 2014 vi sia stata una diminuzione di 144.000 animali, la maggior parte dovuta al bracconaggio per l'avorio causato dalle richieste dei Paesi del Sud Est Asiatico, in modo particolare Cina, Thailandia e Vietnam. I paesi da cui proviene la maggior parte dell’avorio sono Mozambico e Tanzania. In Gabon l’80% degli Elefanti di foresta sono stati abbattuti, si stima che in 10 anni siano stati uccisi 25.000 esemplari, benché il Gabon abbia introdotto legge severissime per la tutela degli Elefanti ed effettui la distruzione sistematica dell’avorio sequestrato.

    Nell'anno 1948 il Maggiore David Leslie William Sheldrick, nato ad Alessandria in Egitto il 23 novembre 1919, il più giovane Ufficiale del KAR, Fucilieri Africani del Re. All'età di 28 anni diventa fondatore e Direttore del Parco nazionale dello Tsavo, il più grande parco nazionale del Kenia. Già allora dovette affrontare il problema dei bracconieri armati, che era costretto a combattere utilizzando personale del Dipartimento di Vigilanza dei Parchi Nazionali. Con una superficie complessiva di 21.812 km², lo Tsavo è il più grande parco naturale del paese. Appartiene a un sistema di parchi adiacenti che include il parco nazionale delle colline Chyulu, la riserva naturale di Ngai Ndethia e la riserva naturale di South Kitui, per una superficie totale complessiva di oltre 23.000 km² (pari all'intera Toscana). Il parco fu aperto nell'aprile del 1948 e nel maggio dello stesso anno venne suddiviso, ai fini amministrativi, in Parco Nazionale dello Tsavo orientale (Tsavo East National Park) e Parco Nazionale dello Tsavo occidentale (Tsavo West National Park). I due parchi sono divisi dalla strada che va da Nairobi a Mombasa (la A109) e dalla ferrovia, parte della Uganda Railway costruita dagli inglesi alla fine del XIX secolo. Entrambi sono amministrati dal Kenya Wildlife Service. Il centro abitato più vicino è il villaggio di Voi, nella contea di Taita-Taveta, Coast Province. Il parco prende il nome dal fiume Tsavo, che lo attraversa. La fauna più abbondante e varia nello Tsavo est comprende numerosissime specie endemiche africane tra cui sciacalli, babbuini gialli, bufali, civette africane, dik-dik, galaghi, tragelafi striati, caracal, gatti selvatici, ghepardi, licaoni, ghiri africani, celalofi azzurri, silvicapre, elefanti, otocioni, genette, gherenuc, giraffe, lepri africane, lepri saltatrici del Capo, alcelafi di Coke, ricci dell'Africa orientale, iene maculate, iene striate, procavie, procavie arboricole, impala, saltarupi, cudù minori, leopardi, leoni, manguste, manguste nane, clorocebi, scimmie di Sykes, orici, pangolini, istrici, topi del bambù, ratti giganti, eterocefali glabri, tassi del miele, cervicapre redunche, rinoceronti neri, serval, scoiattoli di terra, facoceri, antilopi d'acqua, zebre comuni, zebre di Grévy e damalischi di Hunter. Vi vivono inoltre numerosissime specie di uccelli quali struzzi, uccelli tessitori, martin pescatori, ed aironi. Le specie più a rischio sono gli Elefanti ed i Rinoceronti neri.

    Il Maggiore David Leslie William Sheldrick ha studiato ogni aspetto dello stile di vita degli elefanti e sulla loro salvaguardia, raccogliendo dati sulle loro fonti di cibo e, insieme a sua moglie, la dottoressa Veterinaria Daphne, salvando ed accudendo elefanti, rinoceronti ed antilopi, tutte specie vulnerabili.

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    David Sheldrick ha contribuito fortemente a sviluppare le infrastrutture del Parco nazionale dello Tsavo essendo anchè un famoso naturalista . Quando arrivò non vi erano ne strade né edifici. Ha fatto costruire 1087 chilometri di strade turistiche, 853 miglia di strade amministrative e 287 chilometri di piste. Ha anche supervisionato alla costruzione di una strada in cemento attraverso il fiume Galana. Purtroppo il 13 giugno del 1977 muore per un attacco di cuore.

    Per più di 25 anni la dottoressa Daphne Marjorie Sheldrick, nata in Kenya, ha vissuto e lavorato insieme a David, con il quale hanno recuperato e salvato con successo molte specie selvatiche. Il coinvolgimento di Daphne Sheldrick con la fauna selvatica ha attraversato la sua vita e ora è un'autorità internazionale, riconosciuta sull'allevamento di creature selvagge è stata la prima persona a perfezionare la formula del latte necessaria allevamento per gli elefanti e i rinoceronti neonati. La dottoressa, nel 1989. viene insignita del titolo di Dame Commander of the Order the British Empire dalla regina Elisabetta II, per la sua dedizione nella cura degli animali selvaggi.

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    Per i piccoli cuccioli di elefante a cui è stata uccisa la madre non vi sono praticamente possibilità di salvezza in natura, il branco infatti sovente li abbandona. Quando un piccolo elefante rimane orfano, è il più delle volte dovuto al fatto che sua madre e la sua famiglia sono stati uccisi per rifornire il brutale commercio di avorio. Per un elefante, la famiglia è particolarmente importante. L'esistenza stessa dei cuccioli dipende dal latte materno per i primi due anni di vita.

    Dalla morte del marito David Sheldrick, sua moglie, la dottoressa Daphne Sheldrick in suo onore e memoria crea il David Sheldrick Wildlife Trust - DSWT.

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    La Fondazione David Sheldrick Wildlife Trust gestisce il programma di salvataggio, cura, riabilitazione, svezzamento e rimessa in libertà degli orfani di elefante più grande del mondo ed è una delle pionieristiche organizzazioni di conservazione della fauna e della protezione degli habitat nell'Est Africa. La David Sheldrick Wildlife Trust e il suo progetto pioniere per gli orfani chiamato “Progetto Orphans (Orfani)”, lavora a stretto contatto con il Kenya Wildlife Service, il Kenya Forest Service e le comunità locali per raggiungere l'obiettivo a lungo termine di garantire luoghi sicuri per la fauna selvatica, attraverso la gestione efficace e la protezione di importanti ecosistemi e le aree selvagge in Kenya.

    La figlia minore dei coniugi Sheldrick, Angela Sheldrick, che è diventata CEO (Amministratore Delegato) di D.S.W.T., coadiuvata dal marito Robert Carr-Hartley Fotografo ed imprenditore, racconta che una delle femmine, Lisa che ha 30 anni. "È tornata con una gamba rotta che è stata curata e guarita perfettamente, tornata in liberta ha avuto cinque elefantini che ha portato a conoscere a quella che per lei è la famiglia. Il suo primo nascituro è poi ritornato con il suo piccolo. Quindi dichiara Angela con contentezza, siamo grandi-nonni e da questi avvenimenti si può realmente misurare il successo di questo progetto".

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    Su richiesta ogni giorno dell'anno, il David Sheldrick Wildlife Trust viaggia in tutto il Kenya per salvare gli elefanti ed i rinoceronti orfani lasciati da soli senza speranza di sopravvivenza. Molti degli orfani che sono stati salvati sono vittime del bracconaggio e si trovano stressati ed in stato di deperimento.

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    Dopo ogni salvataggio di un orfano, inizia il lungo e complesso processo di riabilitazione presso la scuola materna di DSWT, immersa nel Parco Nazionale di Nairobi. I piccoli cuccili di elefante dipendono dal latte, ed in questa fase cruciale vengono curati e guariti sia emotivamente che fisicamente dal team di Keepers, dedicato da DSWT agli elefanti, che assumono il ruolo e la responsabilità di diventare famiglia adottiva di ogni orfano durante la loro riabilitazione, i cuccioli sono assistiti 24 ore al giorno e per ognuno vi è una stalla a lui dedicata in cui vi è lo spazio per il custode.

    Ogni elefante rimane presso la scuola materna di David Sheldrick Wildlife Trust, nel parco nazionale di Nairobi, finché non sono pronti a fare il viaggio in una delle tre stazioni di riabilitazione a Voi od a Ithumba nel parco nazionale Tsavo East, oppure presso la loro unità di reintegrazione Umani Springs. Questa seconda fase di riabilitazione può durare fino a dieci anni, a secondo del carattere individuale di ciascun elefante, poi gli elefanti orfani si trasformano gradualmente nelle mandrie selvatiche del Parco Nazionale dello Tsavo. Sovente gli Elefanti che dopo la riabilitazione sono rimessi in libertà tornano a salutare quella che loro considerano la loro famiglia originale.
    Ad oggi, il David Sheldrick Wildlife Trust ha raccolto con successo oltre 200 piccoli elefanti ed ha reinserito in natura oltre 100 elefanti orfani nelle mandrie selvatiche del Parco Nazionale di Tsavo. Più di 25 elefantini sono nati dagli elefanti orfani, che sono stati cresciuti da questi, vivendo in natura.

    La dottoressa Daphne Sheldrick continua la sua opera, nonostante l'età, pubblicando libri, uno dei più famosie è "An African Love Story (Una storia d'amore africana - L'Amore, la vita e gli Elefanti".

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    Va ricordato che è stata la prima persona ad aver perfezionato la formula di un latte idoneo ai processi digestivi di questi animali rimasti orfani e la sua modalità della sua somministrazione, gli Elefanti infatti non digeriscono il latte vaccino comune. Tutto è iniziato con l'arrivo di Aisha meglio conosciuta come “Shmetty” (farfalla). La dottoressa al suo arrivo si rese conto che l'elefantino era il più piccolo che avesse mai visto, la guida che la aveva recuperata l'aveva portata alla famiglia Sheldrick perché sapeva che se vi era una speranza di salvezza per la cucciola era li. La piccola aveva bisogno di latte, non poteva infatti essere affidata ad Eleonor, una elefantessa allevata dalla dottoressa Sheldrick che si è trasformata nella Matriarca del gruppo degli orfani. Passavano le settimane e le numerose prove effettuate, miscelando vari tipi di latte e cambiando le formule, non davano i risultati sperati la piccola infatti deperiva sempre più. La dottoressa si ricordo che le avevano dato una lattina di latte che conteneva olio di cocco ed una base senza grassi, ed avendo letto che l'olio di cocco era la cosa più simile al latte di elefante la provo, e con sua grande soddisfazione vide che questa ricetta funzionava, la piccola si ristabilì e incominciava a crescere. Purtroppo la piccola si affeziono cosi tanto alla dottoressa Daphne che quando questa si dovette assentare per una settimana, nonostante fosse stata affidata ad una baby sitter che la curava, al ritorno la ritrovo in fin di vita, a causa della depressione per l'abbandono, Aisha spiro quella notte con gran dolore della signora Daphne. La morte di Aisha è una tragedia di cui ancora oggi Dame Daphne ha difficoltà a parlarne. Da allora la dottoressa Daphne decise che per evitare che i cuccioli si affezionino ad una sola persona siano più custodi ad occuparsene costituendo quindi delle squadre di guardiani (keepers) che si alternano nell'allevare gli elefantini, questi vivono con loro 24 ore al giorno, ogni cucciolo ha la sua stalla, dove vi è il posto anche per un guardiano.

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    Il David Sheldrick Wildlife Trust non salva solo gli Elefanti, ma anche i Rinoceronti ed ogni specie che a bisogno di aiuto, sotto le fotografie di alcuni esemplari salvati.

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    David Sheldrick Wildlife Trust dispone dei seguenti mezzi :

    Squadre Anti-Bracconaggio

    Per combattere il commercio di avorio e della carne di animali selvatici, David Sheldrick Wildlife Trust dispone di squadre Anti-Bracconaggio che in collaborazione con il Kenya Wildlife Service (KWS ). Alla fine di marzo 2017, le unità DSWT/KWS avevano fatto più di 2800 arresti e sequestrato oltre 140.000 zanne.

    Dieci unità proteggono la maggiore area di conservazione del Parco dello Tsavo che copre un vasto 60.000 km2, mentre una unità mobile è in funzione in tutto il paese recandosi dove è più necessario. Questi team di che lavorano in prima linea sono totalmente addestrati, vengono accompagnati da Rangers KWS armati, sono dotati di veicoli, attrezzature da campeggio, radio, unità GPS e telecamere, e pattugliano quotidianamente la savana per combattere la caccia all'elefante ed al rinoceronte. Il sostegno a queste squadre di terra fondamentali è un'unità di reazione rapida anti-uccisione gestita dai ranghi armati di KWS selezionati dalle reclute di primo livello del servizio.

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    Unità Cinofile

    Il David Sheldrick Wildlife Trust gestisce un'unità cinofila specializzata composta da tre Mallinois belgi, Naiko, Max e Tania, che sono stati addestrati per monitorare e rilevare prodotti illegali della fauna selvatica come l'avorio, il corno del rinoceronte e la carne della fauna selvatica, nonché trovare pistole e munizioni. I tre cani sono accompagnati da sei conduttori perfettamente addestrati.

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    Sorveglianza aerea

    A coadiuvare gli sforzi fatti a terra, David Sheldrick Wildlife Trust dispone di una unità aerea, composta da quattro aeromobili ed un elicottero, di cui un Supercub due Topcubs un Cessna 187 ed un elicottero Hughs MD 500, questi sono attivi in tutto il Parco dello Tsavo e nel distretto di Lamu. Ogni giorno, una unità aerea partecipa con le pattuglie di sicurezza e fornisce assistenza agli interventi di ricerca e assistenza veterinaria per la fauna selvatica ferita, nonché per tutte le operazioni di ricerca e salvataggio dei cuccioli di elefanti e rinoceronti orfani e tutte le emergenze che riguardano la fauna selvatica.

    La ricognizione aerea è uno strumento fondamentale per una prevenzione efficace delle attività illegali e la combinazione delle squadre di terra con le unità aeree della DSWT hanno portato a molti successi nella prevenzione degli attacchi dei bracconieri, nel catturare i delinquenti e nel recupero delle zanne, salvando la vita a molti elefanti feriti ed altre specie di fauna selvatica.

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    Unità veterinarie mobili

    Il David Sheldrick Wildlife Trust gestisce quattro unità mobili veterinarie completamente attrezzate e un'iniziativa di Sky Vet, guidata da Kenya Wildlife Service Vets, per alleviare le sofferenze degli animali selvatici feriti. Tutte e quattro le unità sono dotate di veicoli su misura, ripiani per attrezzature, frigorifero, tavolo operatorio ed i medicinali e le attrezzature necessarie per una risposta veterinaria rapida ed efficace. Le quattro unità sono posizionate come segue :

    • L'unità veterinaria mobile di Tsavo, con sede al quartier generale di KWS a Voi, copre un'ampia area tra cui la maggiore zona di conservazione del Parco dello Tsavo, il parco nazionale dei Chyulu Hills e la riserva nazionale Shimba Hills.
    • L'unità veterinaria mobile di Mara copre la Riserva Nazionale di Masai Mara, l'adiacente Triangolo Mara, le aree comunitarie vicine, così come le aree del Lago Naivasha e Nakuru all'interno della Rift Valley; Quando necessario l'unità opera anche all'est ovest come Parco nazionale di Ruma e il lago Victoria.
    • L'unità veterinaria Mobile Meru opera nel Parco Nazionale Meru e fornisce un sostegno veterinario permanente all'ecosistema più grande di Meru, composto da Meru National Park, Parco Nazionale di Bisanadi e Riserva Naturale di Kora, comprese tutte le aree di dispersione della fauna selvatica attorno all'area di conservazione orientale. Servizi in parchi e riserve aggiuntivi nell'area di conservazione settentrionale.
    • L'Amboseli Mobile Veterinary Unit opera nel Parco Nazionale di Amboseli e gestisce l'Area di Conservazione del Sud che comprende Kajiado, Namanga, Magadi, Lago Natron e l'area del Sud Tsavo Ovest, incluso il Lago Jipe, un ecosistema famoso per numerosi elefanti.

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    Il progetto Sky Vet fonda e coordina l'implementazione di veterinari KWS nei casi di emergenza in Kenya utilizzando le unità aeree che sono un'aggiunta vitale al programma veterinario della DSWT. Con le unità aeree e le quattro unità sono stati assistiti oltre 1.500 elefanti selvaggi e sono state salvate le vite di innumerevoli altre specie.

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    David Sheldrick Wildlife Trust inoltre a implementato le seguenti strategie:

    Acqua per la fauna selvatica

    Negli ultimi anni vi sono state scarse precipitazioni nell'area del Parco dello Tsavo, le aree aride come Tsavo e Lamu sono i primi luoghi a soffrire per una prolungata siccità. Per affrontare questa minaccia David Sheldrick Wildlife Trust ha costruito 14 buche e mulini a vento cosi da avere acqua anche nella stagione secca.

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    Salvataggio degli habitat

    Assicurandosi partenariati pubblici e privati ​​con il Kenya Forest Service e la Community Group Ranches, il David Sheldrick Wildlife Trust tutela gli habitat selvatici in pericolo che sono unici.

    Tsavo Conservation Area

    La Trust possiede 4.000 ettari di terreno adiacente al Parco Nazionale Tsavo Est. Questa terra, conosciuta come Area di Conservazione Peregrina(Peregrine Conservation Area), è un habitat primario della fauna selvatica e serve anche come sede del campo DSWT, fornendo supporto per tutti i progetti di David Sheldrick Wildlife Trust nel Parco dello Tsavo.

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    Foresta di Kibwezi

    In collaborazione con il Kenya Forest Service, il David Sheldrick Wildlife Trust si impegna a conservare e sostenere l'ambiente nella foresta di Kibwezi.

    La foresta di Kibwezi, una delle ultime aree boschive con delle acque sotterranee del Kenya, è un ecosistema unico che confina con il Parco Nazionale delle Colline Chyulu ed un eccezionale punto di biodiversità che fornisce un habitat per una serie di specie della fauna selvatica, tra cui l'elefante africano ed un'impressionante collezione di rari ed endemici mammiferi, uccelli, rettili, farfalle, invertebrati e pesci.

    Il progetto, che copre quasi 60 km², comprende programmi di conservazione e protezione, tra cui la gestione delle risorse naturali, le pattuglie anti-bracconaggio, la costruzione e la manutenzione di confini elettricamente recintati, garantendo la riabilitazione costante della zona, salvaguardando le comunità locali e le loro risorse di sussistenza dai danni della fauna selvatica. Altre attività di conservazione che si svolgono all'interno della foresta di Kibwezi comprendono il monitoraggio e l'estrazione dell'acqua, il controllo antincendio, il controllo delle specie invasive e degli habitat chiave e la gestione delle specie in pericolo, fornendo benefici alle comunità locali grazie all'utilizzo sostenibile delle risorse, quali istruzione e turismo.

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    Community Outreach

    Da oltre 15 anni, il David Sheldrick Wildlife Trust ha gestito un progetto comunitario di sensibilizzazione, che si è impegnato a migliorare i mezzi di sussistenza e gli standard educativi delle persone che vivono lungo i confini dei Parchi Nazionali e delle aree protette del Kenya attraverso l'introduzione di iniziative comunitarie e occupazione locale.

    Le loro iniziative comprendono:

    • Escursioni gratuite durante tutto l'anno nei parchi nazionali Tsavo East e West per le scuole che vivono sui confini dei Parchi.

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    • Programmi di coltivazione degli alberi. Il David Sheldrick Wildlife Trust ha sviluppato tre vivai di alberi, che producono migliaia di alberelli, questi sono distribuiti alle comunità locali ed alle scuole, incoraggiando le famiglie ed i bambini a coltivare, nutrire e proteggere i loro alberi e le aree boschive per instillare una migliore comprensione del valore delle loro risorse naturali.

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    • Film della fauna selvatica proiettati per le comunità locali.
    • Dal 2015, il David Sheldrick Wildlife Trust lavora con le comunità locali che abitano nel confine nord-occidentale di Tsavo East, per costruire una recinzione composta da alveari, gli Elefanti non gradiscono le Api, ad oggi sono state costruite delle Linee di recinzione con gli alveari di 2,6 km composti da 131 alveari in sette aziende agricole all'avanguardia confinanti con il parco.

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    • Finanziamento di programmi radio locali in una varietà di lingue locali che promuovono l'educazione alla fauna selvatica ed alle piante con dei membri del campo DSWT che parlano del loro lavoro e delle loro esperienze.

    Un breve filmato creato da Taru Carr-Hartley, il nipote maggiore di Dame Daphne Sheldrick.

    Il David Sheldrick Wildlife Trust per fare tutto quello che fa ha bisogno di finanziamenti e donazioni senza l'aiuto di molte persone sparse in tutto il mondo non sarebbe possibile l'attuazione del Progetto in quanto l'allevamento di un cucciolo di elefante è un impegno costoso e di lungo periodo, viene stimato un costo annuo di 10.000$ per la cura di ogni cucciolo, comprensivo del mantenimento, stipendi ed alloggi dei custodi, ed un costo di circa 2.500$ per ogni salvataggio. Il cucciolo dipende dal latte e da una squadra di custodi addestrati che rappresentano la sua famiglia, sono lì per il piccolo elefante fino a quando questi non si troverà tra le mandrie selvatiche, scegliendo di diventare indipendente. Il tempo che impiega per rendersi indipendente dipende interamente dalla personalità di ciascun individuo e anche da quanto possa ricordare la sua famiglia di elefanti, ma tutti gli orfani allevati dal David Sheldrick Wildlife Trust sono nuovamente "Elefanti Liberi", integrati nella comunità selvaggia all'età di dieci anni, anche se rimarrà sempre nel loro grandi cuori di Elefante un angolo per gli esseri umani che sono stati la loro famiglia di infanzia.

    Il David Sheldrick Wildlife Trust da inoltre la possibilità a chi lo desidera di adottare un cucciolo di Elefante. La donazione minima per adottare un cucciolo di Elefante o di un Rinoceronte per un anno è di 50$ circa 42/44 Euro. Se lo fate riceverete dal David Sheldrick Wildlife Trust un certificato di adozione, una copia della sua biografia, un dipinto ad acquarello con la sua immagine ed aggiornamenti regolari con foto e notizie sul suo stato. Inoltre se vai a Nairobi per visitare l’Orfanatrofio puoi prenotare una visita per vedere il tuo cucciolo che normalmente si svolge alle 17, senza la folla di turisti che vi è dalle 11 alle 12 durante le visite normali.

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    (Esempio di quello che riceverete adottando un Elefantino)

    Per ulteriori informazioni e per comprendere meglio il lavoro di David Sheldrick Wildlife Trust, consulta la sezione informazioni sul Progetto Orphan sul loro sito (clicca sulle fotografie qui sopra). Il sito è in inglese quindi se avete difficoltà per la lingua vi è un progetto italiano che supporta il D.S.W.F. è il Pengo Life Project (Salviamo gli Elefanti) clicca sul suo logo che è il seguente.

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    Molto interessanti sono anche i seguenti siti di David Sheldrick Wildlife Trust:

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    Bisogna ricordare che da una stima ogni 15 minuti viene ucciso un elefante, un altra campagna di David Sheldrick Wildlife Trust è il sito Iworry clicca sull'immagine sottostante:

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    Bisogna aggiungere che vi sono molte persone buone che si occupano della fauna selvatica che rischia l’estinzione qui sotto qualche esempio :

    In Thailandia a Chiang Mai – Elephant Nature Park

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    Inoltre si occupa dei Cani abbandonati con :

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    Lek Chailert, Founder of Save Elephant Foundation

    In Tanzania Wayne Lotter (recentemente ucciso dai bracconieri) con la PAMS Foundation

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    In ZimbabweZimbabwe Elephant Nursery

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    In South Africa il Wild Heart Wildlife Foundation

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    o il sito che offre la possibilità di fare del Volontariato nell'Africa Meridionale

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    o il sito che offre la possibilità di fare del Volontariato con i Ghepardi:

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    Disclaimer e Copyright

    Questo articolo è il frutto di mie esperienze e di ricerche fatte in Internet, ringrazio tutti coloro che hanno scritto qualche articolo e postato foto, se qualche visitatore ha più notizie mi scriva, sarò ben lieto di integrare l’articolo. Alcune delle immagini pubblicate sono tratte dal web, e dunque valutate di pubblico dominio. Su tali foto ed immagini il sito non detiene, quindi, alcun diritto d’autore e non è intenzione dell’autore del sito di appropriarsi indebitamente di immagini di proprietà altrui, pertanto, qualora il loro uso violasse diritti d’autore, il legittimo proprietario può contattarci inviando un’e-mail al Webmaster, indicando i vs. dati e le immagini in oggetto, si provvederà così a risolvere rapidamente il problema (ad esempio, con l’inserimento, gratuito e permanente, del nome dell’autore), oppure rimuovere definitivamente la foto.

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    Grazie in anticipo della collaborazione


    Le Pubblicità che Lasciano il Segno - il 23/07/2017 00:00 con Webmaster

    Siamo ormai in estate, quest'anno è stata preceduta da un maggio e giugno particolarmente caldi.
    Vi sono pubblicita estive che nel tempo sono sparite, una di queste è quella del Coppertone, la cui immagine principale era una bimba a cui il suo cagnolino abbassava il costume.

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    Coppertone è il marchio di una crema solare americana, di proprietà del Gruppo Bayer,che la acquisita dalla Merck & Co.Inc., precedentemente Schering-Plough, distribuito ora in Italia da TAVOLA SPA .

    Molti ricorderanno questa pubblicità i cui cartelloni spiccavano sulle strade che portavano al mare.

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    Ho voluto ricercare la storia di questo prodotto e che fine aveva fatto quella famosa pubblicità.
    Questa crema solare nacque nel 1944 creata dal farmacista Benjamin Green per un impiego areonautico, infatti i piloti americani che sorvolavano l'Oceano Pacifico nel corso della della Seconda Guerra Mondiale erano esposti ai raggi del sole. E cosi Benjamin Green, che era anche pilota invento questa crema protettiva, il cui scopo era di proteggere gli aviatori dai raggi del sole.

    Passata la guerra Benjamin Green brevetto la sua invenzione col nome di "Red Vet Pet" o RVP, era una gelatina prodotta con del petrolato veterinario rosso, burro ed olio di cacao e di cocco, e lo commerializzo fondando la Douglas laboratories Corp .

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    Nei primi anni Cinquanta Green cedette il suo brevetto chè viene acquistato dalla Coppertone, la cui traduzione letterale "Tono di Rame", che ne migliora il prodotto e lo commecializza con i marchi "Coppertone Girl" e "Bain de Soleil".

    Il logo di Coppertone era la figura di un Capo Indiano accompagnato dallo slogan "Non essere un viso pallido". Ma queste immagini non erano in quegli anni accolti bene infatti i nativi americani si lamentavano che il logo e lo slogan erano per loro offensivi.

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    Allora la società si rivolse ad un'agenzia pubblicitaria, l'agenzia Taly Embry, per sviluppare una nuova campagna di marketing ed un logo. Si presume che, l'ispirazione per la ragazza di Coppertone venne da Deborah Martin, che era la nipote del primo proprietario di Coppertone Charles E. Clowe. La moglie di Clowe Sophia notò che i pantaloni di allenamento di Martin erano scivolati e esposti il ​​suo fondo mentre erano a bordo piscina. Poi fece osservare al marito che una simile immagine di un cartellone pubblicitario sarebbe più attraente delle ragazze sexy.

    Nel 1954 apparve il primo disegno caratterizzato da una bambina bionda i cui slip erano abbassati da un cocker spaniel, lo slogan che accompagnava la pubblicità continuava ad essere "Non essere un viso pallido", il disegno era stato realizzato da Joyce Ballantyne Brand, una nota (soprattutto negli States) disegnatrice di pin-up e pubblicità, che si ispiro utilizzando come modella sua figlia di tre anni Cheri e per il cane si ispirò allo Spaniel nero dei suoi vicini di casa. Per quel lavoro artistico fu retribuita con 2500 $, ampiamente "ammortizzati" dalla Coppertone che vide aumentare esponenzialmente il valore e la notorietà del suo marchio nonchè le vendite proprio grazie a quell'icona ingenua e divertente. Vale la pena ricordare brevemente i suoi esordi nonchè la sua brillante carriera. Durante gli anni della Grande Depressione produceva e vendeva graziose bambole di carta da vestire, in seguito disegnò molti calendari ("con ragazze sempre vestite", amava ricordare a chi l'intervistava), e creò immagini per l'industria automobilistica, alimentare e persino "il bimbo che dorme" apparso sulle confezioni di pannolini Pampers. Per 20 anni è stata anche illustratrice per lo Sports Afield magazine. I suoi artwork sono da sempre ricercatissimi da collezionisti d'arte e memorabilia.

    Questo marchio fu un successo, con la bimba a cui il cagnolino abbassava il costume, fece il giro del mondo e venne riprodotto su molti pannelli stradali per pubblicizzare la crema solare.

    Vennero anche creati dei cartelloni meccanici che avevano il fondo del costume da bagno della ragazza si muovevano in su e in giù con il cane meccanizzato. Questi cartelloni pubblicitari della Coppertone Girl sono ormai scomparsi ne sopravvive ancora uno a Miami, sul lato di un edificio.

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    Qui sotto potrete trovare alcune immagini pubblicitarie degli anni 50/80 della Coppertone.

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    Negli anni 60/70 moltissimi gadget della Coppertone vennero prodotti come magliette, teli-mare, borse da spiaggia, frisbee ed altri.

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    Negli anni l'immagine della bimba bionda col cagnolino è stata più volte aggiornata, anche con spot televisivi, uno di questi spot, prodotto nel 1965, ha segnato l'esordio come attrice di Jody Foster all'età di soli 3 anni di seguito qel filmato.

    Nel 1972 la Coppertone era diventata pioniera, con il suo centro di ricerche di Memphis, per i test sui fattori di Protezione (FPS), collaboro con la Food and Drug Administration per sviluppare una metologia di calcolo dei fattori di protezione solare, tale metologia viene utilizzata ancora oggi.

    Nel 1987 lanciò la prima protezione solare per i bambini, sviluppando dei protettivi specifici.

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    Nel 1993, per celebrare il quarantesimo anniversario della protezione solare, si è tenuto un concorso al Disney's Polynesian Hotel di Orlando in Florida per trovare "The Coppertone Girl", infatti Cheri Brand era cresciuta e bisognava trovare una nuova testimonial. Il concorso è stato ospitato da Regis Philbin che insieme a Cheri che era uno dei giudici. La vincitrice è stata scelta sulla base della maturità, congenialità, eloquenza, fiducia del concorrente e soprattutto per quanto bene assomigliasse al disegno originale. La vincitrice aveva quattro anni ed era Alexis Durgee, scelta tra oltre 100.000 modelle e venti finaliste rimaste.

    Nel 2008 lancio l'Acceleratore di abbronzatura.

    Nel 2014 il logo viene rivisto ed ammodernato

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    Oggi il Marchio ed i Prodotti esistono ancora andandosi ad inserire nei numerosi Brand di creme solari prodotte dalla Bayer.022.jpg

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    Grazie in anticipo della collaborazione


    La visita di Papa Francesco in Egitto mi ha fatto ricordare un Viaggio fatto nel passato in questo paese.
    Con questo articolo desidero dare una descrizione dei luoghi visitati sperando di aiutare chi voglia intraprendere questa avventura, visitando la terra che ha una storia lunghissima, risalente ad oltre 3 millenni prima di Cristo.

    Avevamo scelto il Viaggio con la formula, otto giorni e sette notti, composto dalla Crociera di quattro notti da Luxor ad Aswan ed il soggiorno di tre notti in Hotel al Cairo.

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    001.jpg(Italia Luxor)

    Partiti da Milano Malpensa con volo speciale Alpitour per Luxor dell’Euro Fly, sorvoliamo l'Italia, la Sicilia e le isole Greche, entriamo in Egitto sorvolando il deserto e poi il Nilo.
    Arriviamo a Luxor nel tardo pomeriggio e siamo accolti all'aeroporto da un simpatico Assistente Locale dell'Alpitour che ci aiuta ad espletare le pratiche doganali, bellissimo il timbro sul passaporto, veniamo quindi indirizzati al Pullman, dove troviamo dei ragazzi che ci chiedono la mancia per caricare le valigie sul Bus.
    Dopo un breve tragitto il Pullman raggiunge l'imbarcadero dove ci aspetta la motonave Lady Sohia, veniamo accolti e sistemati nella camera. Dopo la prima cena a bordo, abbiamo un meeting, nella sala conferenze, per incontrare un Egittologo locale che ci spiega, in perfetto italiano, come si svolgerà la crociera ed i siti che visiteremo. Quindi ci rechiamo sul ponte superiore da dove si può ammirare la città di Luxor, che era l’antica capitale egizia Tebe, e l'innumerevole numero di motonavi che vi sono in porto.

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    004.jpg(Luxor - Esna)

    La mattina seguente sveglia all'alba (5,30), ci viene presentata la nostra guida Gabriel, lì per li restiamo un po’ delusi in quanto pensavamo che la guida fosse il simpatico ragazzo che ci aveva accolto all'arrivo, ma poi scopriremo che anche Gabriel è sia molto simpatico, che profondo conoscitore dell'egittologia.
    Si parte dopo aver ammirato le numerose mongolfiere che vi sono in cielo.

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    Prima rapida fermata ai Colossi di Memnon per qualche fotografia, si riparte quindi per la Valle delle Regine.
    Questa Valle era conosciuta come Ta-Set-Neferu che significa "il luogo della bellezza" od anche come "il luogo dei figli del re", in quanto vi si trovano sepolti sia Regine che figli di Re.

    Qui giunti visitiamo la tomba QV55 costruita durante la XX dinastia per Amen Khopsher, figlio maggiore di Ramses III, principe ereditario, scriba reale, che è morto all'età di 15 anni, questa tomba è stata scoperta e studiata nel 1904 da una spedizione archeologica italiana guidata da Ernesto Schiapparelli, nella tomba vi è un sarcofago di granito ed una piccola scatola rosa contenente un feto avvolto in bende, probabilmente un altro figlio di Ramses III.

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    Nella stessa valle vi è anche la tomba di Nefertari, Gabriel ci spiega che purtroppo non è visibile in quanto l’accesso a questa tomba viene effettuato solo qualche volta e solamente per un numero limitato di visitatori onde evitare il deterioramento ai decori, a causa della fragilità degli stessi.
    Proseguiamo quindi per Deir el Bahari al Tempio di Hatshepsut, veniamo imbarcati su una specie di trenino a ruote che ci porta sino alla spianata del Tempio funerario della regina Hatshepsut figlia di Tutmosis I, costruito dall’architetto Senemut. La costruzione, è incastonata in un costone roccioso, una serie di rampe conduce a tre livelli sovrapposti, vi sono numerose statue e molti affreschi, vicino al Tempio su di un costone roccioso è stata ritrovata la tomba dell'architetto Senemut, che anche dopo la morte ha voluto essere vicino alla sua amata.

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    Numerosi falchi sorvolano il tempio provenendo dal costone roccioso.

    Si prosegue quindi per la Valle dei Re,
    La valle, il cui nome originale era, in lingua egizia, Ta-sekhet-ma'at ("il Grande Campo".)
    Il nome della necropoli, in caratteri geroglifici, era il seguente
    :

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    La Valle che si trova sulla sponda ovest del NILO dove tramonta il sole, che per gli antichi egizi era dove finisce la vita, prima di scendere dal Pullman il bravo Gabriel ci consiglia di lasciare le videocamere nel Pullman in quanto sono vietate le riprese video, anche qui un trenino a ruote ci porta sino all'entrata dopodiché visitiamo la tomba di Ramesse III e di Seti II, evitiamo quella di Tutankhamon vista la marea di gente che ci va .

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    La visita alle Valli delle Regine e dei Re e è uno dei momenti più emozionanti del viaggio in Egitto, anche se purtroppo i tesori che vi erano all’interno delle tombe non sono più lì ma sono esposti nei Musei.
    Rientriamo a Luxor, che si trova sulla riva est ovvero dalla parte dove sorge il sole e quindi dove inizia la vita, per visitare i templi di Luxor e Karnak
    .

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    Il Tempio di Luxor iniziato da Amenophis III, dedicato al dio Sole Amon-Ra, alla sposa Mut e al loro figlio, la divinità lunare Khonsu, poi continuato da Tutankhamon e abbellito da Ramsete II .

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    Saliamo quindi in Pullman e proseguiamo per il Tempio di Karnak, dedicato al dio Amon, grande complesso, che i faraoni man mano che si susseguivano lo ingrandivano e lo trasformavano, vi sono, infatti, tutta una serie di templi, statue, sale e pareti decorate magistralmente. Il suo massimo splendore viene raggiunto tra la XVIII e la XX dinastia .

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    Vicino al lago vi è una statua di uno scarabeo, l'usanza vuole che porti fortuna a chi vi farà tre 3 giri intorno. Ritornando alla Motonave, chiedo a Gabriel il perché della levataccia, mi spiega che se fossimo partiti più tardi la temperatura soprattutto nelle Valli delle Regine e dei Re sarebbe stata insopportabile, ripartiamo navigando alla volta di Esna per il passaggio della chiusa.
    La navigazione prosegue per alcune ore, il paesaggio è stupendo, dal ponte osservo il lento scorrere delle acque, con piccole imbarcazioni a remi che gettano le reti da pesca, altre che attraversano il fiume, alcuni bambini si tuffano allegramente nell’acqua girandosi solo per salutare con le mani il passaggio delle Motonavi
    .

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    Arriviamo alle chiuse che è quasi buio, ci vuole un po’ di tempo per superarle in quanto passano solamente due navi per volta, nell'attesa la Motonave viene circondata da numerose piccole barche a remi con dei venditori ambulanti che cercano di vendere tovaglie, lenzuola o vestiti tradizionali, a chi è interessato vengono lanciati fino al ponte superiore e chi acquista rilancia il denaro nello stesso modo sulle barche, qualcosa finisce in acqua ma viene prontamente recuperato.

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    E' ormai sera quando riusciamo ad entrare nello stretto passaggio, chiuse le porte posteriori questo viene rapidamente allagato sollevando la Motonave e permettendogli così di superare la chiusa .

    034.jpg( Esna -Edfu - Kom Ombo )

    Arriviamo ad Edfu, detta anticamente Iunyn o Ta-Sened ed in epoca tolemaica Latopolis Magna, con delle carrozzelle veniamo portati dall'imbarcadero al Tempio di Edfu dedicato a Khnum, considera protettore delle sorgenti del Nilo e della potenza creatrice delle inondazioni, raffigurato come un uomo con la testa di ariete, a volte sormontata da una croce, mentre tiene in mano l'Ankh .

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      Il viaggio prosegue e durante la navigazione ci viene proposta la visita alla cabina di comando della motonave, qui scopriamo che il comandante, come tutti i comandanti delle motonavi che fanno la crociera sul Nilo proviene da un piccolo paese nei pressi di Luxor, non ha una divisa da comandante ma veste semplicemente una galabia tradizionale. La motonave viene pilotata con un piccolo joystick molto sensibile e benché il pilotaggio sembri facile non lo è affatto in quanto il Nilo a una profondità media di soli 3 metri e durante il suo corso vi sono numerosi banchi di sabbia e secche, il pilota li conosce perfettamente e ciò evita che la motonave si incagli .

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    Con l'occasione ci vengono comunicati alcuni dati tecnici interessanti sulla motonave Lady Sophia, è dotata di 62 cabine doppie con ampie finestre panoramiche, 6 cabine singole con grandi finestre panoramiche e due suite con balcone, è equipaggiata con tre motori Mercedes da 400 HP ciascuno, dispone di due generatori di corrente che producono 220 Volt, l'equipaggio è composto da circa 70/80 persone. La lunghezza della motonave è di 72,60 metri, la larghezza 14,50 metri, l'altezza di 11,50 metri con un pescaggio di 1,55 metri .

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    Durante la navigazione veniamo sorpassati.
    E'buio quando arriviamo a Kom Ombo dove già dal fiume ammiriamo il tempio di Sobek (dio della fertilità) e Haroeris (dio del sole), la costruzione è di origine greco-romana con grandi colonne
    di notevole bellezza (sala ipostila) che contribuiscono ad accentuare la solennità del luogo, inoltre nella parte del tempio dedicato a Sobek, il dio coccodrillo, vi è una cappella dedicata alla dea Hathor ove vi sono alcuni coccodrilli mummificati .

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    Tornati sulla motonave partecipiamo alla cena in costume tradizionale "Galabya party", vestiti appunto con una tunica lunga tradizionale egiziana che si chiama Galabya. Dopo cena ci viene offerto un cocktail e ci vengono presentati i vari responsabili dei servizi della motonave.
    La motonave riprende la via verso la Nubia alla volta di Assuan, che significa mercato
    .

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    050.jpg( Kom Ombo -Aswan )

    Da Assuan con delle piccole barche a motore veniamo portati al villaggio Nubiano, in navigazione incontriamo dei bambini che con minuscole imbarcazioni a remi si avvicinano e cantano canzoncine italiane, cercano di raggranellare qualche spicciolo, qualcuno dice di essere spagnolo e loro cantano in spagnolo. Costeggiamo l’Isola Elefantina, il Mausoleo dell’Aga Kahn, delle belle ville in stile coloniale, e arriviamo al villaggio nubiano, dove visitiamo la scuola ed una tipica casa nubiana dove ci viene offerto del te e fatti vedere dei piccoli coccodrilli, che a turno qualcuno prende in mano per farsi fotografare .

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    Tornando verso Assuan costeggiamo la riva destra dell'isola Elefantina e passiamo sotto all'Hotel Old Cataract in perfetto stile coloniale, dove vi era anche la residenza del re Faruk e vi visse per qualche tempo anche Agatha Cristie, famoso inoltre perché qui vi furono girate alcune scene del film "Assassinio sul Nilo".

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    Nel pomeriggio veniamo portati con delle barche a motore Tempio di File, che è sull'isola di Agilkia, dove sono i templi stati ricostruiti per preservarli dalle acque del lago Nasser, e poi in pullman sino alla diga di Assuan.

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    061.jpg( Aswan - Abu Simbel - Cairo )

    Si lascia un poco a malincuore la Motonave Lady Sophia per prendere l'aereo che ci porterà ad Assuan e poi al Cairo, siamo un po’ preoccupati pensando che ci faranno volare con dei piccoli aerei, ma per fortuna non è così scopriamo infatti che è lo stesso aereo dell’Euro Fly che ci aveva portati a Luxor, il volo dura meno di un’ora e si arriva ad Abu Simbel, constatiamo con piacere che anche l'equipaggio dell'aereo si cambia e si avvia con noi verso il complesso salvato dalle acque del lago Nasser con un ingegneristico smontaggio e rimontaggio.

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    Il Tempio più grande appare con delle statue colossali di Ramses II, seduto sul trono, con la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto. Al suo interno dispone di una sala ipostila, con le pareti finemente decorate, al fondo Ramses siede fra le statue degli dei, e qui due volte all'anno, il 21 febbraio, il giorno della nascita di Ramses II, ed il 21 ottobre, giorno della sua incoronazione il primo raggio del sole si focalizza sul volto della statua del faraone e illuminano parzialmente anche Amon e Ra, ma non il dio Ptah, dio delle tenebre, che non viene mai illuminato.
    Ad un centinaio di metri dal Tempio di Ramses II si trova il cosiddetto tempio piccolo dedicato alla dea Hathor ed a Nefertari moglie di Ramses II, la facciata è ornata da sei statue che
    raffigurano il faraone, con lato di dimensioni minori i figli, e la regina Nefertari con le figlie.
    Ripartiamo quindi alla volta del Cairo dove veniamo accompagnati all’Hotel Heliopolis, qui la serata è libera e facciamo una passeggiata serale per il Cairo
    .

    066.jpg ( Cairo )

    Partenza in Pullman per la piana di Giza di prima mattina, durante il percorso ci accorgiamo che la città del Cairo è piena di miseria, sporcizia e povertà, costeggiamo un fiumiciattolo pieno di rifiuti.

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    Arriviamo a Giza le piramidi sono coperte di una nebbiolina, ci dicono che sparirà è solo perché siamo lì molto presto. Visitiamo il museo della Barca Solare, si trova a sud della Piramide di Cheope, dove è esposta una grande imbarcazione di legno, ritrovata insieme ad altre barche vicino alla piramide di Cheope, che è stata riassemblata ed per essere esposta in questo piccolo museo. Il nome Barca Solare deriva dalla somiglianza con i dipinti trovati in cui il Dio Sole compie il suo viaggio attraverso i cieli. Si presuppone che fu usata per trasportare il corpo di Cheope da Menfi alla tomba di Giza. Col Pullman veniamo quindi accompagnati in una zona panoramica da cui si possono vedere e fotografare le tre grandi piramidi, Cheope Chefren e Micerino.

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      Ritorniamo alle piramidi dove è possibile visitarne una, oggi è il giorno di quella di Chefren, infatti le piramidi sono visitabili a rotazione, nonostante l'enormità della piramide accesso all’interno è stretto e per un tratto bisogna camminare chini, per poi proseguire per un corridoio stretto ed alto per giungere alla camera sepolcrale del faraone dove vi è rimasto solo un sarcofago di granito scuro.
    Usciti la nostra guida ci lascia un po’ di tempo per girare nella piana e scattare qualche foto, ci dirigiamo poi al complesso della Sfinge, vista da vicino è un’emozione, anche se ci si rende conto
    che il tempo, il vento e la sabbia ha fatto il suo lavoro deteriorandone il corpo.

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    Riprendiamo il Pullman e ci dirigiamo a Memphis, la più antica capitale d'Egitto, di cui non rimane molto, i pochi resti dell'antica MEMPHIS sono esposti nel museo dedicato alla città, sull'area dove sorgeva l'antica cinta del tempio di Ptah, all'interno del museo vi è il colosso di Ramesse II, mentre all'aperto vi è un giardino con altre statue tra cui una piccola sfinge di alabastro che reca il cartiglio del faraone Amon-Ofis (Amenhotep) II, e si dice sia raffigurante la regina Hatshepsut, ed statua più piccola di Ramsete II.

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    Al ritorno nel Pullman l'autista offre a tutti dei datteri freschi che a raccolto mentre ci aspettava, chi a paura di prendersi dei disturbi gastrointestinali, la cosi detta "La vendetta del faraone", non li mangia altri li divorano.
    Si prosegue quindi per la necropoli di Saqqara, dove vi è la famosa “Piramide a Gradoni” di re Djoser (III dinastia) ed altre tombe di nobili e dignitari
    .

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    Veniamo quindi condotti a pranzo in un ristorante locale per poi ritornare in Hotel.

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    Visita della Cittadella, situata sulla collina di Heliopolis, la cui attrazione maggiore è la Moschea di Muhammad Ali la più antica del Cairo, detta anche moschea d'alabastro, costruita tra il 1830 e il 1848. Dopo esserci tolti le scarpe per rispetto possiamo entrare a visitare questo luogo di culto, all’interno troviamo una grande cupola finemente decorata, contornata da 4 semicupole, centinaia di lampade di Murano appese che ne illuminano l’interno. Nel cortile vi è un orologio dono a Muhammad Ali da parte di Luigi Filippo di Francia, ricambiato poi con l'obelisco di Luxor che ora è al centro di Place de la Concorde a Parigi, la nostra guida Gabriel ci dice che l'orologio non funziona. All’uscita troviamo un grande cortile che termina con una grande terrazza da cui si può godere di una splendida vista sulla città.

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    Ritornando in Hotel per pranzo attraversiamo la città costeggiando la Città dei Morti, El'Arafa o Al Qarāfa in arabo, che è praticamente un enorme cimitero, circondato da un muro, le tombe più importanti sono le cosiddette dei Tombe dei Califfi o dei Mamelucchi . La guida ci spiega che il cimitero è abitato, infatti la maggior parte delle tombe sono state costruite con tre stanze, destinate ad ospitare le spoglie dei defunti una per i maschi, una per le donne e l'ultima destinata ai visitatori cioè ai parenti che venivano a visitare i loro cari defunti. Proprio in quest'ultima molti poveri sono andati ad abitare o qualcuno, visti i costi delle case, è andato ad abitare nella tomba della loro famiglia. Tuttora alcune cappelle ospitano nuove sepolture e gli abitanti di queste se non sono parenti del defunto si ritirano sino a che la cerimonia non termina.

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    La guida ci informa che questa zona non è molto raccomandabile in quanto qua vive la gente più disperata, ed è quindi pericoloso addentrarvisi.
    Nel pomeriggio si va all’affascinante mercato di Khan el Khalili, strade,stradine e vicoli
    affollatissimi, ricchi di suoni, colori, profumi e sporco, dove si trova di tutto, dai famosi foulard, ai papiri, dall'oggettistica dei souvenir, a oggetti in arte di Madreperla ed anche a falsi. Vi è una fiumana di gente ed alcuni non sembrano molto affidabili, la guida ci aspetta al caffè ma ci ha consigliato di stare attenti ai portafogli ed alle cose di valore e di non inoltrarsi troppo verso l’interno.
    Tornati in Hotel, dopo cena si va alle piramidi per lo spettacolo suggestivo di suoni e luci in cui viene raccontata la storia delle Piramidi e della Sfinge
    .

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    093.jpg( Cairo - Italia)

    Si parte per la visita al Museo del Cairo, qui non si possono fare fotografie, il Museo ospita la collezione di reperti egizi più importante del mondo, venne Fondato nel 1863 da Auguste Mariette, nell'ala dedicata a Tutankhamon, purtroppo, vi è una moltitudine di persone e non si può ammirare i vari reperti esposti con la dovuta calma, nel resto del museo vi sono reperti delle varie dinastie, il nostro fidato Gabriel,che è diventato più un amico che una guida, ci va visitare i reperti più significativi ed importanti, scopriamo così che non basterebbe un giorno intero per visitare tutto il Museo.

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    Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto, c'è chi rientra in Italia e chi prosegue la vacanza per il Mar Rosso Sharm el Sheik, Marsa Alam o Hurghada.

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    Non ho parlato di venditori ambulanti, che cercano di vendere loro vari souvenir, e con cui se interessati bisogna contrattare molto, ma che chi ha fatto la crociera li avrà senza dubbio incontrati .

    Inoltre durante la crociera vi è un cineoperatore ufficiale, che vi seguirà nelle vostre uscite, riprendendo tutti e tutto ed a fine crociera vi offrirà, chiaramente a pagamento, un DVD. Rientrando sulla Motonave troverete delle tovagliette umide, profumate di limone ed un buon the alla menta, inoltre nelle cabine troverete tutti i giorni gli asciugamani con una forma differente coccodrillo, cigno o scimmia dei veri artisti il personale di camera. Inoltre il mangiare e buono ed abbondante sia come cucina tipica che internazionale.

    Che altro dire, questo viaggio è stato uno dei viaggi più belli della mia vita, ci siamo arricchiti da un’esperienza unica e particolarissima, divertiti tantissimo, abbiamo conosciuto ed incontrato persone meravigliose e viste cose bellissime.

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    Una Cestovia che non c'è più - il 20/03/2017 00:00 con Webmaster

    Una Cestovia che non c'è più

    A Torre Pellice negli anni 60 esisteva una cestovia che ormai non esiste più "La Seggiovia del Vandalino".

    Voluta dalla Società Seggiovie Vandalino, diretta dal Generale Stefano Coisson, e di cui facevano parte numerosi valligiani, aveva una doppia funzionalità sia quella turistica, vista la crisi industriale della valle in quei tempi, con la chiusura della stamperia Mazzonis, e sia come mezzo di trasporto locale per l'accesso in quota alle baite ed ai pascoli.

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    La F.lli Marchisio,azienda italiana di costruzioni funiviarie in attività dal 1951 al 1984, ricevette l'incarico di costruire la Cestovia del Monte Vandalino che collegava la località “Rio Cros” alla Sea, località posta sulle pendici del Monte Vandalino con esposizione nord-est, la costruzione avvenne nell'anno 1964.

    L’impianto, il cui progetto definitivo fu redatto dell'Ing.Lello Prudenza è stato realizzato su commissione della Società Seggiovie Vandalino, venne approvato dalla commissione per le Funicolari Aeree e Terrestri in data 20 maggio 1964, la sigla tecnica delle cestovie è MGF (Monocable - Gondola - Fixed).
    La particolarità di questa Cestovia era quella di essere il più lungo impianto di questo tipo costruito dalla F.lli Marchisio, con una lunghezza totale sviluppata di 2.615 metri. Questo fece si che l'impianto determinò un particolare interesse funiviario, tanto da necessitare di opere di ricognizione disposte dalla stessa amministrazione ministeriale centrale, sia per la sua lunghezza che per le sue caratteristiche tecniche.

    Questa Cestovia aveva le seguenti caratteristiche :
    Lunghezza m. 2615
    Dislivello m. 658,52 ( fra la stazione di valle posta a 597 m.s.l.m. e la stazione di monte a 1282 m.s.l.m.)
    Velocità: m/sec 1,65/2
    Portata oraria persone 250/300
    Potenza motrice CV 120
    Diametro fune mm.30

    La fune era portante-traente, aveva un peso complessivo di c.a. 8.630 Kg pari a 3,3 kg/m, ed era costituita da 114 fili con cordatura crociata. Lo scartamento della linea costante, era di 3,25 m.
    La linea era composta da 21 Tralicci, poggiati su plinti in cemento armato, con disegno classico della F.lli Marchisio, prodotti dalle fonderie Ilva.
    Oltre ai tralicci vi erano 5 sostegni di ritenuta e 356 rulli disposti in bilancieri da 4, 6 od 8 rulli.
    L’impianto montava 108 classici “cesti” biposto, di disegno della F.lli Marchisio, del tipo aperto a bacchette, alternando le colorazioni gialla, verde, rossa e blu. I cesti erano distanti tra loro 48 metri e pesavano 60 kg a vuoto, compreso il morsetto. L'altezza massima della cabina aperta, comprensiva di sospensione, era di 304 cm. Nel corso della loro carriera non subirono nessuna modifica se non l'aggiunta del portasci esterno e la sostituzione del morsetto.

    La sua apetura venne Autorizzata il 29 ottobre del 1965, con protocollo 1533, la cestovia era utilizzata sia in estate sia in inverno.

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    Alla cestovia si aggiunse lo skilift "Sciovia Scarussera" che aveva le seguenti caratteristiche:
    Lunghezza m. 349
    Dislivello m. 114
    Velocità: m/sec 2,20
    Portata oraria pers. 320
    Potenza motrice cv 16
    Diametro fune mm 12

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    Pubblicità dell'epoca

    La Stazione a valle era composta da un ampio fabbricato in cemento armato rivestito in pietra e legno, ispirato alle caratteristiche costruzioni alpine, era stata costruita in località “Rio Cros” e costeggiava la strada provinciale che conduce da Torre Pellice all'alta Val Pellice. Essa comprendeva la stazione di rinvio-tenditrice a carro ponte e fossa contrappesi, un servizio di biglietteria e dgli spazi adibiti a magazzino e deposito materiale.
    Inoltre una parte era riservata ad albergo, con 7 camere per il pernottameto (12 posti letto), un Ristorante con 300 coperti, conosciuto ed apprezzato da molti a quei tempi per le specilità quali la Costata Vandalino ai funghie e la torta Vandalino a base di panna e castagne, ed un Bar.

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    La Stazione a monte, architettonicamente simile a quella a valle, era composta dalla sala macchine con motore, relativo volano ed il caratteristico pulpito di comando in uso sulle cestovie e seggiovie F.lli Marchisio di quegli anni. Disponeva inoltre di un ristorantino in stile tipico alpino, di un bar e alcuni spazi adibiti a magazzino. A poca distanza vi era un fabbricato dell'Enel con i trasformatori.

    Poco più in la si trovava una pista di pattinaggio naturale, utilizzata negli anni 70 anche dalla squadra di hockey della "Val Pellice" con leggendarie ascese in quota di arbitri, atleti e tifosi infreddoliti al seguito.

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    Il percorso si dipanava tra borgate alpine, costituite da case in pietra, prati, boschi di castagno e di frassino e faggio alternati a pascoli. La prima parte attraversava la borgata Servera, quindi passava sopra al piccolo torrente Biglione per poi inerpicarsi, raggiungendo la sua pendenza massima del 56,2%, per poi ritornare alla pendenza media del 27,3%.La media delle campate era di circa 98 metri ad esclusione dell'ultima che era di ben 256,47 metri, le altezze erano in media di 20 metri dal suolo salvo nel punto di salita maggiore che era di solo 2 metri dal suolo.

    In un primo momento l'idea era di far partire dalla Sea una altro impianto a fune ( cestovia o seggiovia ) per raggiungere quote più alte del monte Vandalino ed avere la possibilità di creare ulteriori piste da sci invernali, ma ciò non ha mai avuto seguito soprattutto per la mancanz di fondi ed i progetti di ampliamento rimasero nel solo cassetto dei sogni.

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    Tante che in una pubblicità di allora si notava il percorso per arrivare al Monte Vandalino.

    "A" - Sciovia Rocca Scarussera"
    "B"  - Cestovia Rio Cros-Sea di Torre
    "C"  - Ristorantino all'arrivo della cestovia
    "D" -  Percorso per il Monte Vandalino, ipotetica area di ampliamento degli impianti a monte.

    Il 29 luglio 1975 vi fu un incidente mortale, non si capì mai bene ciò che avvenne, a causa di più versioni discordanti tra loro, se furono gli addetti a valle che comunicarono ai colleghi a monte il numero del cesto errato o se i due ragazzi coinvolti fossero saliti abusivamente. Fatto sta che l'impianto venne fermato ed i due ragazzi restarono bloccati per alcune ore dopo di che uno dei ragazzi si arrampico sul cesto e quindi cerco aggrappandosi alla fune di raggiungere il traliccio più vicino, purtroppo scivolò e cadde nel vuoto su alcune rocce sottostanti morendo sul colpo. La ragazza che era con lui si mise ad urlare disperata, un agricoltore senti le sue urla e corse alla stazione per avvertire gli addetti, l'impianto venne fatto ripartire subito e vennero recuperati sia la ragazza che il corpo del ragazzo deceduto.

    Nel 1986 l'impianto venne chiuso, sia per la mancanza di neve alla Sea che per la presenza della strada che raggiungeva la località, inoltre vi erano da fare delle pesanti manutenzioni e la mancanza di fondi fece si che si passo alla chiusura definitiva.

    Oggi, lungo il vecchio percorso si trovano ancora alcuni tralicci parti dell'impianto, la stazione a Valle dopa anni di abbandono e degrado è stata ricostruita diventando un fabbricato ad uso residenziale. Mentre la stazione a monte è stata acquistata da un privato che pare intenderla adibire ad agriturismo.

    Bisogna ricordare che negli anni 60/80 a Torre Pellice vi era un notevole afflusso estivo di "Villeggianti", che usufruivano di Alberghi e Pensioni allora esistenti quali, l'Hotel du Park, la Pensione Malan, il Flipot ed il San Martino, ed inoltre di numerevoli appartamenti privati.

    Oggi a Torre Pellice sono spariti tutti gli Alberghi e Pensioni, Villeggianti non ne arrivano più, ci si domanda che il perchè il Turismo non sia stato sviluppato, non si sia cercato di recuperare la vecchia "Cestovia", che aveva contribuito allo sviluppo del turismo in valle.

    Se siete interessati ulteriormente alla storia di questo Impianto, alcuni siti ne hanno pubblicato degli articoli, cliccando sui link seguenti vi verrà aperta una nuova scheda con tali articoli :

    Funivie.org

    Pralimania.com

    Lost Lift - Sciare nel passato

    Retrofutur

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